Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Riviera savonese, Lumassina, lo spumante che mancava. Vino da 4 versioni: due bianchi fermi, uno frizzante e uno spumante Charmat

Il Lumassina che interessa un’area abbastanza circoscritta della provincia di Savona, tra l’entroterra di Noli e quello di Finale Ligure [particolarmente nei dintorni della frazione di Varigotti], dove viene chiamato Mataòssu.

di Alesben B.

BUZZETTO, LUMASSINA, MATAOSSU

A Noli i vinificatori privati che trattano il Lumassina sono ben lungi dalla voce “vinificare“, il prodotto che viene a volte venduto o dato in beneficenza in damigiana, viene definito “piciorla” [dialetto piemontese, nel medioevo la prov. di Pavia era sotto il Piemonte]. Il suo nome Lumassina, in lingua ligure, significa anche lumachina.  Infatti secondo la tradizione locale il vino ottenuto dalle sue uve va bevuto accompagnato ad un piatto di lumache, nella zona chiamate ‘lumasse’. Verso la fine dell’800 era noto come una varietà locale genovese, anche se in seguito il Lumassina si è diffuso soprattutto in provincia di Savona.

Il Lumassina è indicato per la vinificazione in bianco, come vino secco, anche spumante. I suoi vini hanno colore giallo paglierino, profumo delicato tipicamente erbaceo. Al palato si ha conferma di quanto espresso dai profumi, con la caratteristica acidità in buona evidenza. La denominazione di riferimento per il Lumassina è la Colline Savonesi IGT. Dal punto di vista ampelografico, il vitigno Lumassina ha foglia medio-grande, orbicolare o cuneiforme, intera o trilobata; il suo grappolo è piramidale, compatto, alato. L’Acino è medio, colore verde/giallastro, buccia spessa. Matura a fine settembre.

La descrizione accurata del vitigno risale però al 1883 nel bollettino ampelografico che ne fa risalire l’origine nel genovesato per poi spostarsi e radicarsi esclusivamente in questo lembo di territorio. Dapprima utilizzato in uvaggio con il Bosco per il vino Nostralino, ora alcune cantine lo vinificano in purezza esaltando le qualità di bevibilità, leggerezza, freschezza e giovinezza. Inclusa nella denominazione Colline Savonesi IGT, dà un vino con una tonalità giallo paglierino e con richiami di erba sfalciata, frutta fresca e fiori delicati, come la camomilla. In bocca è caratterizzato da acidità, sapidità e da un’intensità non persistente, con sentori di frutta, in particolare di albicocca matura.

A Quiliano il vitigno prende il nome di Buzzetto, forse da buzzo cioè “acerbo”, per il suo gusto piacevolmente asprigno, questo vino è legato strettamente alle antiche origini del posto: sembra che già nel 1.200 i marchesi Del Carretto, signorotti locali, accettassero il pagamento dei tributi con questo pregevole vino; un po’ come succedeva in Romagna con l’onomatopeico “Pagadebit“.

A Finale e Varigotti invece il vitigno prende il nome di Mataossu.

Mario Soldati nel suo vagabondare per la Liguria tra Cantine e personaggi che hanno fatto la storia del vino, cita: “A Quiliano oltre alla Granaccia c’è il Buzzetto, e qui la disputa se sia lo stesso vitigno del Lumassina è ancora viva. Alcuni affermano che anche lo fosse, in questa zona il terreno cambia tutto, perché il Lumassina è coltivato nel Finalese, a Varigotti invece è coltivato il Buzzetto“; qui le vigne sono altissime, fino cinque o sei metri, strette e schiacciate fra la strada e la collina in una gola chiusa fra la strada e la collina aperta sul mare.

Sembrano le vigne irpine dell’Asprinio, e anche il vino assomiglia al vino campano, ma con più corpo e un leggero retrogusto amarognolo. Alcuni produttori però, anche se fuori zona vocazionale, vogliono nella loro carta dei vini anche il Lumassina; è il caso dell’azienda Durin di Ortovero, della Cooperativa Viticoltori Ingauni e di Cascina Praiè di Andora. Questa cantina, in collaborazione con l’azienda Sancio di Spotorno, produttore e assertore dell’autoctono vigneto, ha creduto nella spumantizzazione del Lumassina dando vita a Marì, acronimo di Massimo e Riccardo, i due produttori. Se uno spumante deve essere fresco, fruttato, poco alcolico, piacevole al palato, il Lumassina ha intrinseche tutte le caratteristiche per far sì che possa essere spumantizzato. Dopo alcuni tentativi nella scelta del metodo di rifermentazione per creare le bollicine, nel 2015 si sceglie definitivamente il metodo ancestrale; si parte da un vino che ha una fermentazione primaria bloccata, conservando quindi alcuni grammi di zucchero che non sono stati svolti in alcool. Si sfrutta quindi il residuo zuccherino, si aggiunge un particolare tipo di lievito facendo ripartire una seconda fermentazione in bottiglia chiusa con il tappo metallico tipico delle bibite.

I Francesi direbbero che viene imbottigliato Sur Lie per esaltarne la fragranza dei sentori e la spiccata personalità. All’interno della bottiglia si sviluppa una pressione massima consentita per un vino spumante, 2,5 bar. Il vino non viene sboccato (pulito quindi dai lieviti esausti che hanno compiuto il miracolo della presa di spuma) per cui il contatto con i lieviti sarà infinito come per tutti i prodotti col fondo. Ed è affascinante agitarlo leggermente prima di stapparlo per far sì che i lieviti ritornino in sospensione. Si ottiene quindi un vino dal colore paglierino con la sua tipica velatura; al naso prevalgono i sentori erbacei floreali e fruttati dove emergono la mela renetta, e gli agrumi, con percettibili sentori di lieviti, complesso e intenso. In bocca è sapido, citrico, persistente, leggera crosta di pane, piacevolmente amarognolo.

L’investimento sul Lumassina produce quattro versioni: due bianchi fermi (Mataossu e Lumassina), uno frizzante ed uno spumante metodo Charmat. Il Mataossu é un vino secco di colore giallo paglierino. E’ lievemente erbaceo, con sentori di erbe e fiori di campo, sapido e di buona acidità. Trattandosi di un vino bianco secco, accompagna una vasta gamma di piatti, tra cui i fritti alla ligure, i frisceu e la panissa e, ovviamente, le lumache. Scelta azzeccata quella di spumantizzare il vitigno proprio per le sue intrinseche qualità di acidità sapidità e leggera alcolicità; nascono quindi il frizzante Finarina e il metodo Charmat Varigotti.

Riccardo Sancio titolare dell’omonima cantina di Spotorno

Ubicata a Spotorno, la Cantina Sancio  è un’azienda vitivinicola della Liguria in rampa di lancio, grazie alla sempre crescente qualità dei suoi prodotti.  Chiacchierare anche solo per telefono con il titolare Riccardo Sancio, fa capire quanta passione metta nei suoi vini; la cantina è legata fortemente al vitigno declinato in varie interpretazioni, alcune novità assoluta

Il Lumassina fermo è fruttatato, fresco, minerale, un vino che mi ha sorpreso per la facilità di beva con un ottimo equilibrio: finire la bottiglia senza neanche accorgersene è indice di vino fatto bene. Lilaria è il vino frizzante della cantina: si tratta di uno Charmat breve brioso, fresco e fruttato, adatto per piccoli appetizer. Il Lumassina frizzante Marì è il vino nato in collaborazione con l’amico Massimo Viglietti della cantina Cascina Praiè, di qualche anno fa.

Massimo Viglietti della cantina Cascina Praiè

Riccardo va oltre e, se non fossimo stati in un periodo difficile di quarantena, mi rivela che stava per presentare al pubblico altre due espressioni di Lumassina antitetiche nel metodo di produzione: una ferma, affinata in anfora, e un metodo classico (con presa di spuma in bottiglia e sosta sui lieviti 24 mesi); il nome dato è alquanto provocatorio e dedicato ad una donna (grandi amanti di bollicine): Lady Chatterly.  Non vedo l’ora di degustarlo, ma so già sarà una grande scoperta vista la passione, la pulizia e il rispetto del territorio e del vigneto. 

Uno scenario con scorci di rara bellezza non soltanto dal punto di vista marittimo, ma anche borghi e angoli di notevole interesse, questa è la Riviera di Ponente nel territorio di Finale Ligure, zona costiera contraddistinta da spiagge intercalate da scogliere a picco sul mare dove sovente troneggia una torre saracena.

Alesben B.





 

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