Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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L’ex magistrato: Rosy Bindi, Vangelo e Costituzione. E Mario Almerighi ‘giudice d’assalto’ con colleghi di ventura Adriano Sansa e Carlo Brusco

Rosy Bindi, Vangelo e Costituzione. È l’estate del 1995, in aula si discute la proposta di legge presentata il 28 febbraio col n. 2115 da Bassanini, Elia, Mattarella, Bindi, Del Gaudio e altre/i, per la modifica degli articoli 64, 83, 135, 138 della Costituzione.

di Michele Del Gaudio

Rosy Bindi e il presidente Mattarella

Lo scopo è di mantenere la maggioranza qualificata dei due terzi, senza scendere a quorum minori, in materia di regolamenti parlamentari, elezione del presidente della Repubblica, nomina dei giudici costituzionali, approvazione delle leggi costituzionali e di revisione della Costituzione.

La seduta è sospesa per un’ora.

Passo dalla posta: cianfrusaglie e una lettera di Luigi Berlinguer, il mio capogruppo, sui lavori della commissione contro stragi e terrorismo, di cui sono membro. Salgo nella Sala del Mappamondo per un breve incontro con gli indipendenti del Gruppo.

Poi entro nell’ascensore d’inizio ‘900.

  • Ciao Rosy, anche tu apprezzi l’antico?
  • Se questo è lontano, prendo i moderni; ma quando apro queste porte, elegantemente vetuste, provo una sensazione di storia!
  • Io evito i locomotori telematici, mentre sono sedotto dalle maniglie palpitanti di narrazione umana, dal parquet delicatamente consunto, compagno di ascesa e discesa di deputati illustri e malfattori… Hai qualche minuto per dialogare un po’?
  • Sì, con piacere, signor poeta!
  • Sono solo emotivo… anche verso le cose!
  • Sai che ti chiamano il gatto randagio della notte? Ma è vero che ti piace la camera a luci spente?
  • Sì, ormai conosco ogni angolo, ogni mobile, ogni quadro, ogni poltrona… La prima dopo la stupenda Sala Verde è la mia preferita: è la più morbida di tutte… è sta usata più delle altre per la sua posizione strategica, quasi quella del timoniere del Transatlantico;  che di giorno illumina e riflette luce intensa da ogni punto… di notte, nella apparente cecità, si veste di un buio selettivo che mi include; sviluppa in me una sensibilità più docile e sinuosa, che si appoggia sugli oggetti, assaporando colori e calori mutevoli secondo l’ora e il chiarore. Riesco a cogliere questi mutamenti che nessun altro è in grado di avvertire. Voglio quasi bene ad ogni particolare…
  • E allora vada per la Sala Verde!
  • Incanta anche te?
  • Ha un suo fascino! Quel liberty dell’arredamento, del lucernario in fiore, colorati in cangianti tonalità di speranza. Hai ragione, non è solo un ambiente confortevole per la lettura dei giornali.
  • È la mia alcova! Mi raccolgo a meditare! Ci dormirei e al mattino sarei radioso!
  • Rosy, ti coinvolge la proposta di legge?
  • L’ho firmata! E l’hai firmata anche tu!
  • No, è che comunque intende cambiare la Costituzione così cara a don Giuseppe Dossetti.
  • Gli ho parlato! È favorevole!
  • Sì, me lo ha detto che sei andata a trovarlo! Ti stima molto!
  • Stima anche te! Anzi penso che per te abbia un debole!
  • Da quando ha scritto la soffice, vigorosa, fertile prefazione al mio volumetto “Vi racconto la Costituzione”, è germogliato qualcosa di indescrivibile. È il mio maestro! Assieme ad Antonino Caponnetto! Sono le mie stelle comete: non le raggiungerò mai, ma mi indicano il cammino!
  • Io sono cresciuta, con don Giuseppe. È l’ispiratore del cattolicesimo democratico, in cui credo!
  • Ho chiesto la loro “benedizione” e poi ho accennato la mia convinzione a Franco Bassanini. Siamo seduti accanto! Mi ha risposto che gli frullava nella testa già da un po’: “Che ne pensa Dossetti?”. “È d’accordo!”. “Redigo l’atto!”.
  • Ma perché è lui il primo firmatario se la fonte sei tu?
  • Io sono un umile “peones”, al quale non interessa la paternità delle idee ma la loro diffusione. Faccio mille passi indietro di fronte a Franco! Che poi ha acquisito le sottoscrizioni di Leopoldo Elia, Sergio Mattarella e tanti altri nomi prestigiosi.
  • A me ha persuaso subito! Certo è strano che bisogna mutare la Costituzione per difenderla da una legge ordinaria!
  • È il sistema elettorale maggioritario! Una scelta dovuta dopo il referendum!
  • Leopoldo sostiene che le forze politiche che vincono le elezioni maggioritarie, godendo almeno del 51% dei seggi, possono, dopo le prime votazioni con i due terzi, riformare la Costituzione come vogliono con la maggioranza assoluta. Anche se resta il referendum: il popolo non accetterà ma lo stravolgimento della sua Carta Fondamentale!
  • Fra poco prende la parola!
  • Anche lui Dossettiano!
  • Per don Giuseppe la Costituzione è un armonioso piano architettonico, espressione della nostra civiltà, che deve anticipare e prevenire, onde avviare veramente una nuova struttura sociale.
  • Io amo le sue parole sulla persona che nasce libera, e perciò felice. La società che  toglie la libertà toglie la felicità. Occorre uno Stato con il fine esclusivo di difendere e lasciare operare la naturale libertà di cittadine e cittadini.
  • Alla Costituente è avvenuto qualcosa di arcano, di prodigioso! Nonostante il dibattito anche aspro, hanno sempre prevalso gli ideali e i sentimenti. Dossetti e Togliatti, grazie ai conflitti e alle sintesi, sono diventati “amici”, componenti della stessa squadra!

Passa Bassanini: “Riprende la seduta! Dobbiamo essere compatti! Grazie, Rosy, per il tuo proselitismo!”.

  • Allora c’è anche il tuo zampino!
  • Oh, Michele, guarda che sul comodino della mia casa e della mia vita ci sono il Vangelo e la Costituzione!

Michele Del Gaudio

Commento di Antonella Baccarini: Caro Michele, questo dialogo e soprattutto la sua parte finale, confermano l’opinione mia e di tanti altri: Rosy Bindi sarebbe la persona giusta per la carica più alta della Repubblica. La sua storia politica è lì a dimostrare valori, coerenza, passione e rispetto delle istituzioni.  Recentemente a una cena prima di una conferenza, mi diceva che nella Commissione Antimafia, da lei presieduta, era riuscita a fare approvare ogni atto all’unanimità e questo non può essere certo il risultato di una persona divisa. So che è difficile che accada, ma io accarezzo il sogno di vedere Rosy alla Presidenza della Repubblica.  Chissà!!!?

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Mario Almerighi: un grande uomo partito troppo presto.

Mario Almerighi, nato a Cagliari nel 1939, morto nel marzo 2017, entra in magistratura nel 1970. Opera inizialmente in Sardegna, poi a Genova, dove avvia il primo e più grande scandalo della storia repubblicana: la compravendita del parlamento da parte dei petrolieri italiani e delle multinazionali dell’oro nero attraverso il pagamento di tangenti ai partiti di governo. Nel 1976 è eletto al Consiglio superiore della magistratura. Giudice istruttore a Roma, si dedica al settore della criminalità organizzata internazionale. Ha indagato sulla morte di Roberto Calvi ribaltando la prima ipotesi di suicidio. È stato presidente di Sezione del Tribunale penale di Roma e presidente del Tribunale di Civitavecchia. Presidente per 48 ore dell’Associazione nazionale magistrati. E’ stato presidente dell’Associazione Sandro Pertini.

È domenica, ma Mario è in ufficio… a studiare il processo denominato “Lo scandalo dei petroli”. Il nuovo palazzo di giustizia del 1974 conserva il cortile interno, con il portico colonnato e lo scalone monumentale, dell’edificio settecentesco dell’ospedale di Pammatone, ma è fasciato da vetro, metallo e cemento in un connubio di luce remota e futura.

A Mario intriga, in pochi metri si percorrono secoli! E gli piace affidarsi alla stanza moderna, distaccata, fredda proprio perché l’attimo dopo può godere della superba, sensuale, antica architettura. Ci lavora volentieri, anche per i ricorrenti break visivi fra abrogato raffinato e vigente grezzo ma fecondo, soprattutto quando non ode transiti vocianti, carrelli appesantiti da vicende criminali, silenzi prontamente rimossi. Preferisce i bui fiochi dei pomeriggi invernali e delle laboriose ore notturne in attesa dell’atto decisivo, dell’intuizione determinante, del cerchio che si chiude.

Si accorge che la testa penzola e gli occhi arrossati reclamano un cuscino sognante. Ma, mentre comincia a raccogliere i fogli che ondeggiano sulla scrivania, ne fissa uno, con l’intestazione accattivante. È la svolta!  È una lettera! Dell’associazione petrolifera nazionale! È diretta a quella ligure: “Ci siamo accordati con i partiti per dare loro questa somma. Tutti hanno pagato; solo voi no. Volete versare la vostra quota?”.

È una prova documentale della corruzione fra petrolio e politica! Mario è eccitato! Nei suoi trentacinque anni non ha mai provato quell’emozione, non statica ma dinamica: una simbiosi in evoluzione fra gioia, leggerezza subito gravosa, responsabilità preoccupante, paura, inquietudine… Lui, il giudice, Mario ha le qualità per istruire un siffatto processo? le capacità per reggere un fardello così enorme ed informe? E il coraggio per incriminare ministri e deputati? Proprio il coraggio in quell’istante s’è rifugiato nell’andito più recesso del suo stomaco e lo ammonisce con una nausea mista a impercettibili conati.

Il tutto dura un oggettivo nanosecondo, una soggettiva era glaciale. Mario si tocca braccia e gambe e respira calmo. È o non è il giudice ragazzino che all’ultima assemblea dell’associazione magistrati si è beccato applausi convinti e prolungati? “Fino ad ora la gran parte della magistratura non è stata proprio indipendente. C’è stata una specie di coesione di tutta la classe dirigente del Paese, dai politici ai magistrati, ai professionisti, agli imprenditori, ai funzionari pubblici. Per cui, se si è accusato un giudice, o un medico, o un sindaco, si è teso a coprire. Ma nella base della magistratura si estende la voglia di indipendenza in attuazione della Costituzione. È il momento di non guardare più in faccia a nessuno. È tempo di procedere anche contro i potenti, senza nessun timore reverenziale!”.

Queste parole gli pulsano nelle vene e, se non gli infondono una solida fermezza, almeno neutralizzano la paura e le impediscono di paralizzarlo, di condizionare le sue scelte. L’indomani avrebbe preso in giro i colleghi di ventura Adriano Sansa e Carlo Brusco: “Leggete un po’! Grazie alla taccagneria di voi liguri scopriremo i santuari dello scambio di mazzette. Siete avari anche quando dovete pagare le tangenti!”. “Ma stai zitto, sardo scorbutico!” gli avrebbero risposto.

Ma è già domani, alle 7.00 bussa il custode. È come un secchio d’acqua fredda sul viso. Le energie si arrampicano per i polpacci, il fegato, il cuore, la mente.

“È già qui, dottor Almerighi?”.

“Sì, ci sono dolci zanzare che volteggiano…” accenna in confusione Mario.

“Mi faccio il caffè, ne vuole anche lei?” taglia corto il custode, depositario delle sue ripetute veglie.

Mario non è ancora consapevole di essere uno dei primi “giudici d’assalto”, quelli veramente e finalmente indipendenti. Spontanei e non organizzati si diffondono a macchia d’olio. L’indipendenza preme forte come il vento e negli anni ’80 sono tanti i processi contro persone influenti. La gran parte non arriva a conclusione, perché, se sono indipendenti i giudici, non lo sono ancora i capi degli uffici giudiziari. Salvo eccezioni come quello di Falcone e Borsellino… il maxi-processo si fa non solo per loro, ma anche grazie al capo indipendente: Antonino Caponnetto.

Mario non conosce ancora Susanna che sarà sua moglie. Non conosce ancora Valeria che sarà sua figlia, né Dario che sarà suo figlio… … né me che sarò il suo fratello minore: mi trasmette la sua utopia: sperare non è solo logico, ma vitale, perché ci obbliga all’impegno, ci rende felici già mentre sviluppiamo l’azione, a prescindere dal conseguimento dell’obiettivo… imparo osservando il suo agire, il suo trasformare ogni vittoria in umile tassello, ogni sconfitta in nuova energia, perché il bene sa vincere anche perdendo. Quella notte però Mario c’è già tutto. È l’espressione dell’umanità in divenire.

Michele Del Gaudio

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M. Del Gaudio

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