Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Il PNRR per risvegliare Savona dal distruttivo torpore. Ma gli uomini? No alla politica di personalismi agghiaccianti

Una tabella di marcia faticosa sta intravedendosi nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Si tratta per  l’Italia di spendere 221,5 miliardi di euro, di cui un terzo dei fondi saranno intercettati direttamente dagli enti locali con tutte le difficoltà sui tempi di realizzazione dei singoli progetti derivanti dalla solita burocrazia che peraltro coinvolge, e non pochi, gli stessi ministeri.

di Sergio Ravera

Ma al di là di ritardi impliciti nella natura stessa dei nostri enti, a livello territoriale il ruolo dei vari attori pubblici diventa imprescindibile nell’individuazione non solo degli obiettivi, ma delle singole competenze e della disponibilità delle strutture tecniche in grado di tradurre singoli bandi in interventi rilevanti per la comunità: sia sotto l’aspetto sociale, sia nel quadro economico. Già, perché di economia si dovrà necessariamente parlare anche in relazione allo stato delicato in cui si trovano territori delle singole province.

Ben vengano asili e ciclovie turistiche, ma il Ponente ligure ha necessità, ancora una volta, di verificare il sistema della mobilità, superando campanilismi che, da decenni, ne hanno ritardato ristrutturazione e potenziamento.

Un buon vento potrebbe favorevolmente alzarsi, oggi, con il coinvolgimento del sistema camerale   nell’attuazione del PNRR, specificatamente nei progetti delle amministrazioni centrali, delle Regioni e degli enti locali. Lo stabilisce il DL Recovery (decreto legge 152/2021), laddove richiama l’attenzione dei titolari dei programmi del Piano nell’avvalersi del supporto tecnico-operativo, oltre che di enti vigilati e di società a prevalente partecipazione pubblica, anche delle Camere di Commercio.

Con questa previsione, introdotta dal Parlamento, si è ampliato il numero dei soggetti che possono essere chiamati a dare attuazione al PNRR, chiarisce l’Unioncamere nazionale. Una misura importante perché permette di mettere in campo le Camere di commercio presenti nei diversi territori e questo consentirà di raggiungere più facilmente le imprese, soprattutto di piccole dimensioni, che rappresentano l’ossatura portante del sistema produttivo nazionale.

Un lavoro che, tempo addietro stante una situazione congiunturale difficile, sollecitò la Camera di Commercio di Savona a verificare e proporre iniziative nei vari settori dell’economia. Talune delle quali sono state determinanti: ricordiamo il Centro di Albenga tra le migliori strutture europee nel campo della sperimentazione e dell’assistenza in agricoltura; ricordiamo il Campo universitario di Savona.

E, poi, tutta l’azione promozionale svolta nelle varie branchie della nostra economia: sulle infrastrutture di trasporto e sul loro potenziamento; sul turismo per portarlo all’attenzione delle Regione assicurandogli la preminenza oggi riconosciuta nel contesto ligure; sugli obiettivi, le strategie, i progetti e i piani di marketing per la Val Bormida all’indomani – esattamente il mese successivo a dimostrazione di quanto la Camera seguisse l’evolversi della situazione – della chiusura di Ferrania; sulla valenza dell’agricoltura nell’albenganese, la sua dimensione economica l’interdipendenza con altre attività, la struttura aziendale e le tipologie produttive, per non sottacere dell’individuazione con relativo studio di fattibilità, di un autoporto nella piana ingauna.

Indirizzi e progettualità tra loro interdipendenti, volutamente ignorati, da un lato, sottovalutati, per altro verso, da enti fors’anche sollecitati e distratti da problematiche circoscritte e da difficoltà finanziarie.  Ma la politica fatta di personalismi agghiaccianti presenti all’interno dello stesso ente camerale, chiuse amaramente la speranza di un ritorno anni indietro, quando la provincia di Savona faceva massa critica a tal punto di ridiventare un modello di sviluppo per l’intera Liguria. Che la svolta possa (ri)manifestarsi con il Piano Nazionale di Ripresa e di Resilienza? Ma gli uomini?

Sergio Ravera 

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COMUNICATO STAMPA /UNIONCAMERE

Anche gli enti del sistema camerale tra i soggetti attuatori del PNRR

Roma, 17 gennaio 2022 – Anche il sistema camerale, nelle sue articolazioni (Unioncamere Camere di commercio, Unioni regionali, organismi strumentali e Camere italiane all’estero), potrà essere coinvolto nella realizzazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Lo stabilisce il DL Recovery (decreto legge 152/2021).

Le Camere di commercio e gli enti ad esse collegate potranno dare il proprio contributo alle amministrazioni centrali, alle Regioni e agli enti locali, titolari dei programmi del PNRR, per l’attuazione ai progetti attraverso la propria rete territoriale.

Modificando il Decreto Legge 77/2021 (Governance del PNRR), il Decreto Recovery, la cui legge di conversione è entrata in vigore il 1° gennaio, stabilisce che, per assicurare l’efficace e tempestiva attuazione degli interventi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, le amministrazioni centrali, regionali e locali possono avvalersi del supporto tecnico-operativo, oltre che di enti vigilati e di società a prevalente partecipazione pubblica, anche degli enti del sistema camerale.

Con questa previsione, introdotta dal Parlamento, si è ampliato il numero dei soggetti che possono essere chiamati a dare attuazione al PNRR”, chiarisce il presidente di Unioncamere, Andrea Prete. “E’ una misura importante perché permette di mettere in campo le Camere di commercio che sono presenti nei diversi territori e questo consentirà di raggiungere più facilmente le imprese, soprattutto di piccole dimensioni, che rappresentano l’ossatura portante del sistema produttivo nazionale”.

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Sergio Ravera

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