Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Intervista a Mario Traversi. Varazzino, poeta e scrittore. Ex direttore TeleVarazze, presidente di U Campanin Russu. Cultore e insegnante di dialetto. Le sue galoppate con Serse Coppi. Il faccia a faccia con Romano Mussolini. Il rifiuto della nomina a Cavaliere della Repubblica

Varazzino doc, classe 1933. Poeta e scrittore di lungo corso. Ex direttore di Televarazze dopo alcune esperienze radiofoniche su reti locali. Per 20 anni combattivo presidente U Campanin Russu. Difensore dell’ambiente e delle tradizioni. Cultore e insegnante di dialetto. Le galoppate in bici con Serse Coppi. Gli amori estivi con le svedesine nei ruggenti anni ’60. Il faccia faccia con Romano Mussolini al Nautilus per parlare di jazz.

Le interviste con Achille Togliani, Fred Buongusto, Flo Sandon’s e i mitici Platters. Le corse in stazione per spedire le buste “Fuori Sacco” a Il Lavoro. Il rifiuto della nomina a Cavaliere della Repubblica. E tanto altro. Con lui, iniziamo un viaggio in oltre 60 anni della sua (e nostra) storia.

di Gian Luigi Bruzzone

Mario Traversi, nella foto di famiglia (4 generazioni): varazzino maturo, autodidatta, coltiva il culto per il nostro passato: passione encomiabile, poiché, come disse Cicerone, “nescire quid ante quam natus sis acciderit, id est semper esse puerum” (ignorare che cosa è accaduto prima che tu sia nato, significa essere un fanciullo per sempre).
Al giornalista pubblicista Mario Traversi uno degli ultimi premi della città di Varazze con il sindaco Bozzano ed il vescovo mons.Lupi.

Caro Signore, ci parli – ove non le dispiaccia – della sua famiglia e della sua patria varazzina.

Sono Mario Traversi, nato tanto tempo fa, nell’anno 1933 a Varazze. Mio padre Amedeo era pugliese e mia madre Rachele varazzina. Una famiglia tipo: un fratello maggiore primogenito, classe 1920, Alfonso, di tredici anni maggiore del sottoscritto, e due sorelle, Mariuccia e Ida rispettivamente del 1922 e 1924. Ho sempre amato la mia patria varazzina, godendone il piacevole ambiente umano, in cui primeggiava la conoscenza reciproca, l’aiuto nel bisogno e le comuni speranze.
Mi fu detto che lei scriveva già sui giornalini scolastici.
Sì, nella V Elementare al Collegio Don Bosco di Varazze, dove ho scritto una storia di fantasia sui pescatori. Ero versato in Italiano e nella Storia, pessimo in  matematica.
La sua passione scrittoria risale pertanto agli anni della puerizia. Com’è sbocciata?
Leggendo giornalini e qualche libro di mio fratello. Alla prima Comunione mi regalarono diversi libri di avventure e di fantasia. Ne ricordo ancora i titoli. Successivamente ho collaborato con alcuni giornali locali, dell’Azienda Autonoma di Soggiorno – della Parrocchia di S. Ambrogio, del Campanin Russu, e per molti anni sono stato corrispondente de «Il Lavoro»di Genova, come giornalista pubblicista iscritto all’Ordine Giornalisti di Genova dal 16 gennaio 1973. Inoltre ho ricoperto la carica di Direttore di Televarazze, dopo alcune esperienze radiofoniche su reti locali.
Per la poesia e la narrativa ho partecipato a numerosi concorsi nazionali e internazionali in Liguria e in altre regioni d’Italia, salendo su parecchi podi, non ultimo il concorso internazionale di poesia dedicato al soggiorno del pittore « Claude Monet » a Dolceacqua, da me vinto. Altre affermazioni in Emilia (Tarsogno), « Terni. Premio S. Valentino ». Ho curato particolarmente, sia con la poesia, sia con la narrativa, il mondo degli emigranti liguri in Sud America, organizzando a Varazze uno spettacolo di romantico gemellaggio tra la mia città e la Boca di Buenos Aires, ricevendo il riconoscimento della Società Ligure di Mutuo Soccorso di Buenos Aires, con la nomina a Socio Onorario. Testi di canzoni in ligure e in italiano hanno conseguito riconoscimenti in vari festival, tra cui quello di Albenga, tuttora in essere.
La mia Varazze.
Varazze, dove mi muovevo come un pesce nell’acqua. La mia famiglia era modesta, ma ferma nei valori, con un padre severo e giusto che « non voleva passeggiare con la maschera », come ripeteva sempre ai propri figli.
Il mio primo libro.
Mario Traversi nel chiostro di Santa Caterina

Il mio primo libro è stato « Una generazione irripetibile », la storia della mia  generazione, iniziato a scrivere in ospedale nel 1989.

Presenterei così i miei volumi narrativi…
Un mix di realtà e fantasia, dove l’elemento onirico ha una sua parte essenziale.
Che cos’è la trilogia “Una generazione irripetibile”?
Si tratta di tre libri che si dipartono da «Una generazione irripetibile», per passare poi a «Un paese si racconta » e approdare a «L’ultimo sole», nei quali racconto praticamente la mia vita a partire dall’adolescenza, con la guerra il dopo-guerra e il carattere della mia città e dei suoi abitanti, fino al «boom  degli anni ’50 e ’60, che cambiò noi stessi a contatto con la gioventù che scese dai paesi del nord abbattendo, quasi di colpo i vecchi tabù della nostra rigida educazione paesana.
Se la mia impressione calza, Lei racconta la propria esperienza. Essa, frutto della sofferenza e della memoria, e attraverso la quale si compie la formazione umana, non può certo essere insegnata, ma raccontata sì.
Certo, raccontando si rivivono fatti ed esperienze personali e collettive, si riflette sul prima e sul dopo, sui nostri errori, sulle scelte compiute non per pigrizia o per altro, ci si forma e riforma, se possibile.
Ha composto e pubblicato queste sillogi poetiche: tanto in lingua italiana, quanto in  lingua varazzina.
«Le notti della bilancia» – Fammi bere alla tua fonte Signore »,- «Nel vento le  parole» – « Volando nel tempo » – « Canti di un trovatore in cerca di risposte » –  « Viaggi in buttiggia » – « Mesté de ‘na votta » – « Rie » – « In scio fa da seja ».  Per la narrativa ho scritto, oltre alla trilogia di cui sopra : «Al Madison  Ragazzo» – « E se…l’uomo di Cirene racconta» – «Liguria spicciola » -«Con il  sole e con la luna> «I giorni e le notti » – «Quei tre giorni di S. Caterina a  Varazze».
La sua città annovera altri poeti: anni or sono avevo conosciuto Silvio Craviotto, Ernesto Pisani, Giancarlo Ghione…

Sì potrei aggiungere Carlo Ghigliotti, Eugenio Venturino, Mario Garea del Forno, Mario Sala, Angiulin Regazzoni, Carlo Delfino.

Quale la funzione della poesia, nel mondo odierno?

La poesia riveste una funzione importante ai fini di ingentilire il lettore e farlo meditare in una maniera sintetica e appropriata soprattutto sui problemi umani e ambientali della nostra società. Personalmente sono un promotore del dialetto e lo divulgo anche nelle scuole, dove trovo molta attenzione riportando alle radici le nuove generazioni nel tentativo di indurle a serie considerazioni e riflessioni sulla loro città, dal passato al presente, sperando in un loro coinvolgimento e chissà ? forse per il futuro…

L’associazione “Campanin russu”: ne vuol tentare una sintesi diacronica?
Mario Traversi: è il giorno della festa -tradizione di Santa Caterina

Sorta nel 1950 per iniziativa di sei cittadini di Varazze, si propone la difesa degli usi e costumi nostrani, dell’ambiente, della cultura¸ e della storia, diventando col tempo centro motore di tante iniziative. È co-fondatrice della Consulta Ligure fra le Associazioni consimili. Dal 1984, pubblica il classico «Lunaio de Vaze», molto apprezzato non solo a Varazze, ma anche nella colonia balneare e presso i nostri concittadini residenti all’estero.

Che pensa della situazione culturale nel Ponente ligure?
Si potrebbe fare di più, come già si operava prima della pandemia. Oggi mancano i raccordi tra le varie componenti culturali dell’arco ligure. Comunque non ci si arrende e noti diversi segnali di ripresa, soprattutto qualche nuovo autore.
Lei è un promotore del dialetto…
In sostanza, a livello personale, posso dire di aver contribuito, modestamente, alla conoscenza della mia città nei suoi vari aspetti umani, morali, e caratteriali, diventando, mio malgrado,lo storico del paese,appellativo attribuitomi soprattutto perché sono rimasto uno degli ultimi ad interessarsi di questi temi, e non certo per la mia cultura, formatasi autodidatticamente attraverso la lettura, fonte unica e preziosa del mio sapere. Attualmente ho in cantiere altre opere che, pandemia permettendo, spero di pubblicare al più presto. Nonostante le mie molteplici primavere, vivo un autunno ancora attivo, sperando di accettare l’arrivo dell’inverno per, forse, trovare qualche germoglio primaverile che mi consenta di continuare in questa «malattia dello scrivere», alimento indispensabile per non cadere nella nullità circostante …
Caro Traversi, le sue risposte mi appaiono alquanto laconiche e però le domando: dica quello che le viene in mente…
Mario Traversi nel chiostro di San Domenico

Ha perfettamente ragione, caro prof. Bruzzone, di bacchettarmi sulla scheletricità delle mie risposte. Il tempo mi è avaro, ma avrei potuto dirle qualcosa di più: per esempio della mia infanzia di Balilla, figlio del Duce, quando ci vaccinavano negli Oratori delle Confraternite, spesso en plein air e senza tante storie e precauzioni e nessuna contestazione. Siamo cresciuti e diventati adulti e vecchi, subìto e combattuto una guerra, e molti sono poi morti in trincea regolarmente vaccinati.

Raccontare di quando tagliavo i fili telefonici tedeschi nel 1944, per recuperare la gomma al loro interno per confezionarne fionde e che per poco io e gli amici e le nostre famiglie non finimmo al muro. Raccontare dei bombardamenti aerei e delle fughe in campagna, di mio fratello fuggito da un lagher nazista, della mia famiglia perseguitata, della resa di un battaglione tedesco di stanza ai Piani d’Invrea, a cui assistetti (riempii le borracce ai tedeschi prigionieri perché mi facevano pena), dopo la notte precedente che aveva visto Varazze liberarsi da sola (prima città della Liguria, come annunciò Radio Londra.

Infatti c’è una via 24 aprile e non 25…), su ordine di Carlo Russo arrivato dalla riunione del C.L.N. della Liguria, che annunciava la sollevazione popolare. Del mio primo lavoro, a 12 anni, come segnalatore dello scoppio delle mine che abbattevano il muro antisbarco della Todt, e poi della mia costante presenza agli infuocati comizi elettorali dei vari Taviani, Russo, Cappa, Bettinotti, Natta, Pertini, dei quali non perdevo una parola (riferivo poi a Don Borella, salesiano, che era stato insegnante di Pertini, gli elogi che il tribuno di Stella non tralasciava di fare al suo maestro).
E poi altri mestieri, come apprendista fabbro, falegname, operaio ai Cantieri Baglietto, il servizio militare in Marina dal 1953 al 1955, quindi l’assicuratore nell’agenzia R.A.S di mio fratello Alfonso.
Mario Traversi e le meravigliose serate estive varazzine

Non Le ho spiegato, forse per un assurdo senso di pudore o per stupide inutili vanterie, dei miei meravigliosi amori olandesi e scandinavi nei favolosi anni ’60, della dolce vita al Margherita, al Boschetto, o al Cabiria. Della mia passione per il ciclismo, che frequentai con l’amico cellese Cerisola e i varazzini Lavoratti & c. Della fervida amicizia con Serse Coppi, in allenamento a Varazze con il fratello Fausto e la squadra della Bianchi, con il quale, quasi una mascotte (data la differenza di età) facevamo indimenticabili galoppate verso Finale Ligure per bere ad una particolare fontanella poco prima del centro urbano.

Non le ho detto abbastanza del mio lavoro come giornalista, iniziato al tempo delle Linotype e terminato oltre l’Off set“, quando correvo con la notizia dattiloscritta alla stazione ferroviaria per consegnarla, nella busta “Fuori Sacco“, al vagone postale che la portava a Genova. Quelle 5 lire a rigo, sudatissime e non pagate sempre. Mi permisero però esperienze molto interessanti, come quella con Romano Mussolini, che mi dedicò un pomeriggio in solitario al Nautilus di Varazze, dove mi raccontò la sua vita di amante dei Jazz, la musica degenerata che il padre perseguitava. “Io e alcuni amici”, mi spiegò,” Ascoltavamo i dischi di Glenn Miller e di Louis Armstrong nella cantina di Villa Torlonia, che mi portava lo zio Arnaldo dai suoi viaggi negli Stati Uniti e diventai un Jazzmen autodidatta senza conoscere la musica, mentre mio padre, che conosceva la musica, suonava il violino…male”.
Mario Traversi e gli anni della dolce vita

Altre belle esperienze con i cantanti di allora intervistati nelle estati varazzine: Achille Togliani, Fred Bongusto, Flo Sandon’s, i Platters, ecc. Una bella vita, quella, che mi ripagava di quelle 5 lire a rigo… Arrivò poi il matrimonio nel 1968 e sono passate già le Nozze d’oro. Per il ‘Campanin Russu‘ posso dir Le che ho lavorato sodo, Presidente per oltre vent’anni, combattendo battaglie storiche: come quella contro il progetto di costruire il porticciolo di Varazze ai Piani d’Invrea. vinta soprattutto per il nostro intervento e che oggi ci permette di godere la meravigliosa passeggiata di Corso Europa, e l’opposizione all’estrazione del minerale Rutilo dal monte Tarinè, nell’urbese, negli anni ’80 (oggi purtroppo nuovamente sul tappeto). Quante altre cose, quante altre battaglia ha portato avanti U Campanin Russu in tutti questi anni, Ora io ne sono Presidente Onorario (una promozione si dà sempre al vecchio rompiscatole…), ma un’altra promozione non l’ho accettata ed è stata quella di Cavaliere al Merito della Repubblica, perché da sempre contrario alle medaglie e alle patacche di ogni genere, naturalmente forse anarcoide.

Mi fermo qui. Sono stanco. Le dirò in confidenza che ho raggiunto gli 88 anni abbastanza bene, nonostante guai e infortuni vari, pur considerandomi un ospite di questo mondo così bello e sfortunato, insultato e continuamente in guerra e guerricciole, fame e miseria, ricchi e poveri, giustizia e ingiustizia. Ci dev’essere per forza un mondo migliore da qualche parte che ne dice? Resta la nostra amicizia.

Gian Luigi Bruzzone

 

I figuranti nella tradizionale festa di Santa Caterina

 

 

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