Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Thailandia e le spiagge: più turisti che in Italia

Dopo tre anni la Thailandia ha deciso di riaprire Maya Bay, un paradiso tropicale sull’isola di Ko Phi Phi Leh reso famoso dal film del 2000 con Leonardo Di Caprio, “The Beach”, tratto dal romanzo “L’ultima spiaggia” (The Beach, 1996) di Alex Garland.

di Alesben B.



Le autorità avevano deciso di chiuderla perché presa d’assalto dai turisti, non sempre rispettosi del delicato ecosistema della baia e della spiaggia dove è stato ambientato il film. Un visitatore stupito arrivò a paragonarla a Times Square a New York.

La destinazione riaprirà l’1 gennaio 2022 con delle regole. Innanzitutto sarà limitato il numero di visitatori, dalle 10 alle 16, 300 alla volta, nel 2018 si arrivò a 5 mila al giorno, e per un massimo di un’ora. Non sarà più consentito l’ingresso alle barche perché danneggiano la barriera corallina. Saranno inoltre identificate delle aree dove si potranno praticare sport acquatici. “

La Thailandia o Tailandia ufficialmente il Regno di Thailandia è uno Stato del Sud-est asiatico, confinante con Laos e Cambogia a est, golfo di Thailandia e Malaysia a sud, con il mare delle Andamane e la Birmania a ovest e con Laos e Birmania a nord. Gli abitanti, ad aprile 2021, sono circa 70 milioni.

È nota anche come Siam che fu il nome ufficiale della nazione fino al 24 giugno 1939 e dal 1945 fino all’11 maggio 1949, data della definitiva assunzione dell’attuale denominazione. Tra gli anni 1980 e 1990, la Thailandia ha dato il via a un significativo processo di industrializzazione che l’ha portata ad essere una delle potenze a medio reddito tra i paesi che si affacciano sul Pacifico, diventando uno dei paesi più potenti del Sud Est asiatico; i settori chiave dell’economia thailandese sono quello turistico, il manifatturiero e l’export.

Dopo un colpo di stato militare messo a segno contro il governo di Yingluck Shinawatra, una giunta militare governa la Thailandia dal 22 maggio 2014. La giunta ha drasticamente limitato le attività politiche e la libertà di espressione. Vi sono state numerose violazioni dei diritti umani, compresa la tortura. Nell’ambito di una ‘tabella di marcia per la democrazia’, per il mese di agosto 2017 è previsto un referendum su una nuova costituzione, che successivamente potrebbe essere seguito da elezioni. Tuttavia, per garantire la stabilità, la giunta militare potrebbe rimanere al potere fino a quando non salirà al trono il successore del re. Nonostante gli stretti legami commerciali, l’UE ha sospeso la firma dell’accordo di partenariato e di cooperazione e i negoziati per un accordo di libero scambio fino a quando la democrazia non sarà ripristinata. Nell’aprile 2015 la Thailandia ha ricevuto un ‘cartellino giallo‘ di avvertimento da parte della Commissione europea per problemi di pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN).

Nonostante i precedenti dell’economia thailandese in termini di capacità di ripresa dagli shock esterni, dalle crisi politiche e dai disastri naturali, il colpo di stato del maggio 2014 ha provocato una forte decelerazione economica. Da Paese semisconosciuto sta acquistando in questi ultimi anni una notevole forza economica, che per oltre quarant’anni, gli ha consentito il passaggio da un’economia basata sull’agricoltura a un’economia industriale.

Predominanti nel settore sono le attività legate al turismo. I recenti sviluppi economici hanno dimostrato il ruolo positivo svolto dal settore dei servizi, che è cresciuto del 5 % nel corso del 2015 con un importante contributo alla ripresa generale da parte del turismo. Il turismo e i servizi connessi sono cresciuti del 20 % rispetto al 2014 come numero di turisti in arrivo. Ed appunto parlando di turismo, scopriamo che l’Europa e l’Itala in particolare vengono surclassate dal paese, emergente, asiatico.

Tutte le spiagge e gli isolotti che le contengono sono del Governo, qualcuna privata è possedimento del Re, come Koh Kradat, piccola isola, di proprietà della famiglia reale, situata a circa mezz’ora da Koh Chang e a circa 15 minuti da Koh Mak

Si tratta di un piccolo gioiello naturalistico della vera Thailandia e dell’arcipelago di Koh Chang perché offre l’opportunità di una gita rilassante e a misura di bambini. Qui i vostri figli potranno giocare, dare da mangiare ai cervi e raccogliere le noci da cocco in tutta libertà, vivendo un “safari” senza ombra di pericoli. Quella di Koh Kadrat è un’isola privata (la prima in Thailandia con un titolo di proprietà Chanote stabilito da Rama V ai tempi della colonizzazione francese del Sud-est asiatico per affermare la sua giurisdizione) e un’isola di rara bellezza pur nella sua essenzialità.


Qui non troverete, infatti, nè resort di lusso né centinaia di visitatori. Le strutture ricettive sono semplici e spartane, quanto basta per fornire un ottimo cibo thai e qualche camera per chi desiderasse pernottarvi. Quello che è possibile ritrovare a Koh Kadrat è invece uno spaccato di “autentica Thailandia”: natura vergine, mare cristallino, spiagge bianchissime e deserte, altalene di corda che oscillano in penombra per la gioia di bambini e non solo. Con in più una singolare attrattiva: una nutrita schiera di cervi, che da una prima coppia portata sull’isola senza un preciso motivo, è oggi diventata una colonia di 1500 esemplari, che vivono in branchi sia nell’entroterra che in prossimità delle spiagge.

Proprio perché trattasi di proprietà privata è necessario pagare una piccola tassa di 100 Baht [100 THB = 2,68 EUR]; proprio come in Italia, meglio in Liguria dove i prezzi esercitati sono da visita all’ISS – stazione spaziale, dove si trova un ombrellone ed un lettino, a volte “malridotti”, anche se casi rari, ma manca  la bellezza naturale costituita da una lingue di sabbia bianchissima, assolutamente incontaminata, [da noi ci sono le colline del disonore: le discariche del Nereo e della Serra], incorniciata lato mare da una ricca barriera corallina e lato terra da una fitta presenza di piante da cocco. I prezzi medi degli stabilimenti balneari nelle coste thailandesi, nell’estate 2021, dicono che per l’ombrellone servono 11,50 euro (più 3% sul 2020) mentre la sdraio è invariata a 6 euro e il lettino viene affittato a poco meno di 15 euro (meno 1%). [=Bath 648,97]

Una cornice perfetta, per un piccolo safari a misura di bambini e famiglie. Alcuni cervi arrivano senza problemi vicino ai bungalow ed è sufficiente munirsi di un po’ di erba o di foglie per far loro vincere l’atavica diffidenza nei confronti del genere umano, senza per questo violare il loro spazio, e pensare che sulle nostre spiagge è intollerante solo la presenza di un cane.

Altro argomento che è tabù per lo Stato Italiano nella fattispecie delle Amministrazioni Comunali, è lo spreco.  Quando sono in gioco soldi pubblici, si abbina quasi sempre agli interessi di una lobby che trae i suoi vantaggi a scapito dell’intera comunità. Un caso che fa scuola è quello degli stabilimenti balneari: ogni anno, quando arriva l’estate, si scopre che i gestori, al servizio delle lobby, pagano cifre ridicole per i canoni annuali di affitto ed ogni governo in carica finge di ignorare le due condanne europee all’Italia per concessioni marittime balneari senza gare. In compenso, il gigantesco regalo è puntualmente prorogato: l’ultima volta fino al 2034. Poi finisce l’estate e tutto passa in cavalleria: delle concessioni balneari non se ne parla più fino al prossimo anno.

Sui numeri c’è poco da discutere.  A fronte di un giro d’affari ufficiale (poi ci sono i ricavi in nero, esentasse…) di oltre 2 miliardi di euro, è questo il fatturato degli stabilimenti balneari made in Italy, lo Stato incassa canoni complessivi per poco più di 103 milioni di euro. E se andiamo a dividere questa cifra per le 52.619 concessioni elargite a “lor signori”, 30 mila concessionari che tramandano l’attività di padre in figlio, scordandosi che le spiagge sono di proprietà demaniale e non privata, si arriva alla conclusione che in Italia costa di più, in termini di affitto dello spazio, vendere la frutta con un carretto in mezzo alla strada che non gestire uno stabilimento balneare a cinque stelle.

Flavio Briatore, con la sua nuda e cruda confessione. Per lo stabilimento balneare più costoso d’Italia, da 300 a 1.000 euro al giorno solo per fare il bagno comodi, il Twiga beach di Marina di Pietrasanta, nel cuore della Versilia dagli affari d’oro a mare, il brillante imprenditore del turismo del lusso, paga allo Stato la bellezza di un canone annuo di 17.169 euro.

Nulla. Un vero regalo, e un gigantesco spreco di soldi pubblici. La spiaggia del Twiga, per capirci, offre ai suoi clienti, ricchi o molto benestanti, tre tipi di tende arabe, cabine esclusive e una piscina con acqua di mare: da qui i prezzi stellari, anche se il mare della Versilia non è certo il più bello d’Italia. Ma comunque parliamo di un’attività economica, che produce lavoro e indotto, guai a demonizzarla, e poi ognuno è libero, al mare come in montagna, di farsi spennare dove e come preferisce.

A parte Briatore, i cui soci spaziano da Daniela Santanché ai gemelli Soldano e Dimitri Kunz Asburgo di Lorena, la lobby del mare è molto trasversale. Ci sono ex banchieri, guarda caso coinvolti in disastri bancari come la Carige di Genova e la Popolare di Lodi: Gabriele Volpi e Giampiero Fiorani. Sono entrati dalla porta principale, e sempre con contratti super scontati, nel business delle spiagge della Riviera Ligure e anche in Costa Smeralda. Poi ci sono le vecchie, inossidabili e potenti famiglie: Gianluigi e Margherita Campodonico a Santa Margherita, Giuseppe Cinque a Positano, i fratelli Albanese a Capri, i fratelli Vellozzi a Gaeta, i Carbonelli a Sabaudia.

Finora la potente lobby del mare ha sempre vinto. E ci ritroviamo con concessioni di stabilimenti balneari [collocati su suoli demaniali] date a tariffe di maxi saldo, con un enorme spreco di denaro pubblico. Eppure affitti equi e di mercato, quel mercato di cui tanti parlano a sproposito, diventerebbero, da subito, un rubinetto per realizzare i vari obiettivi del governo, di un qualsiasi governo di turno. E non ci sarebbero più regali e privilegi anche per la parte opaca dell’industria della balneazione, quella dove hanno allungato le mani anche i clan della malavita.

Stranamente, in Parlamento più di un deputato e di un senatore, da anni, si sono accorti della vergognosa regalia ai “signori delle spiagge” e hanno avuto lo straordinario coraggio [magari sono eletti in qualche zona delle Dolomiti…] di chiedere una revisione dei prezzi, fermi al lontano 1989. Ma per ora non è accaduto nulla di sostanziale. E siamo fermi alla canzone di Mina: Parole, parole, parole.

Alesben B.

 

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