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Liguria e Basso Piemonte

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Giovani, bomba sociale. Nel 2021, provincia di Savona, 280 anziani ogni 100 giovani. Primi in Italia over 64 e quasi ultimi con meno di 15 anni


Giovani, bomba sociale. In provincia l’indice di vecchiaia dice che nel 2021 erano presenti 280 anziani ogni 100 giovani.

di Sergio Ravera

Apparentemente non si colgono in provincia  – sia pure in senso relativo e non foss’altro per ultradecennale routine – forti segnali di preoccupazione dinanzi ad un tasso di mortalità nella popolazione residente della nostra provincia superiore al tasso di natalità; in concomitanza alla crescita del primo indice, si assiste alla flessione del secondo. Ma allorchè si approfondisca la lettura dell’indice di vecchiaia, aumentato nel primo ventennio di questo secolo di oltre 30 punti, la questione diventa non solo serissima, oltre che  spinosa e pericolosa, collocandosi il Savonese nel suo complesso al 1° posto su 107  province quanto a percentuale di residenti con più di 64 anni d’età. Quindi, il contemporaneo, continuo scivolare negativo  in altre classifiche: 1° posizione per età media; 2° posto per vecchiaia; 105° posto per percentuale di residenti con meno di 15 anni. Una provincia, dunque, coinvolta nel poco rassicurante quadro offerto dall’andamento demografico.

Spostando l’attenzione sull’economia, la situazione diventa allarmante. Non solo per Piaggio e Funivie che ondeggiano su tavoli – direi – apparentemente ansiolitici. In aggiunta,  c’è un grande mondo di piccole-medie attività artigianali e commerciali, agricole e trasportistiche, di cui molte in perenne affanno sia per il Covid, sia in generale per mancanza di una lettura serena, quanto puntuale, dell’evoluzione da anni in atto nei rispettivi campi d’intervento.

Malissimo, poi,  il contesto in cui si opera. Diventa oltremodo pesante il carico sociale ed economico della popolazione non attiva, meglio configurabile  statisticamente come indice di dipendenza strutturale, per cui ogni 100 occupati hanno a carico 67 e oltre individui in un contesto che presenta, tra l’altro, un forte invecchiamento della popolazione in età lavorativa, cui si contrappone una flessione marcata nel suo ricambio; in provincia di Savona, nel 2021, l’indice di ricambio era pari a 166,8: a significazione di una popolazione in età lavorativa  molto anziana.

Scenario davvero poco rassicurante. Siamo in effetti – e da tempo – di fronte ad  un nodo non facile da sciogliere, nell’ambito di una economia matura che si dibatte tra convulsione demografica e delicati rapporti  generazionali. In particolare, dinanzi a squilibri nella popolazione del savonese che assumono rilevanza quando si pensi che ad un’incidenza sul totale dei residenti pari all’8,72% della classe di età tra i 25 e 34 anni corrisponde un 16,66% in quella tra i 45 e 54 anni. Divario significativo, circa 8 punti percentuali in meno. Diminuzione sensibilissima in valori assoluti aggirantesi sulle 21.600 unità, che coinvolge i più giovani da cui si attenderebbero migliori performance professionali.

Covid imperante, assistiamo tuttora in molte realtà del Paese, caratterizzate da un’economia stagnante,  a modificazioni nel mercato del lavoro,  con il risultato di privilegiare  over 55 che hanno scelto di rimanere in attività. Penalizzando le giovani generazioni costrette ad espatriare da un Paese che nel frattempo teneva e mantiene tutt’oggi aperte  – nonostante la quarta ondata del virus –   le porte d’ingresso ai migranti , a nord e a sud, al di là dei dovuti, necessari riscontri sulla reale possibilità di un loro inserimento nel sistema produttivo della nazione ospitante.

Assieme a scuola, magistratura e – più che mai – sanità, una approfondita analisi sui nostri giovani è diventata tema centrale del futuro di questa provincia che, a metà del secolo scorso, si distingueva a livello nazionale per il reddito medio pro-capite prodotto. Oggi è auspicabile una verifica diretta, a tutto campo, su quanto è rimasto del passato, le interconnessioni con l’hinterland, le opportunità offerte dall’evoluzione in atto nel Paese, al di là di vane attese di interventi pubblici risolutivi dall’alto, a livello centrale e periferico.

Una comunità sostanzialmente stanca, pur tuttavia capace di esprimere nel suo ambito professionisti, imprenditori, corpi intermedi in grado di coprire il vuoto che da tempo si avverte nella rappresentanza pubblica. Di qui, l’auspicio che attraverso processi di animazione territoriale si giunga, non ai vecchi superati, spesso tardivi ed inutili, tavoli di confronto, quanto ad incontri partecipati e partecipativi.

Sergio Ravera


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