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Alassio Lo Spillo: agnello sacrificale della politica ponentina o un lupo travestito?

Melgrati agnello sacrificale della politica ponentina o lupo travestito da agnello? L’intervista a Omnibus sul La7  ha mostrato un sindaco vittima dell’ingiustizia della Giustizia (34 rinvii a giudizio e 34 assoluzioni, o forse anche meno… ).  Ultime novità: Il “toto” elezioni alla Provincia di Savona vedrebbe candidati il vice-sindaco Galtieri per Cambiamo! (Toti), l’avv. Giannotta per FDI, la consigliera Zucchinetti da fine luglio presidente del Consiglio comunale di Alassio che contenderebbe la candidatura della Lega al vice sindaco di Garlenda, Navone

Lo Spillo

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Quello che ha più sorpreso l’intervista a firma della giornalista Gaia Tortora,  a senso unico secondo i critici, persino di scarso valore professionale per altri. Gaia figlia di una vera vittima dell’ingiustizia. Tra gli accusatori di papà le soffiate di Gianni (Il Bello) Melluso che, per la storia, fu arrestato ad Alassio per rapina , detenzioni di armi, furti, con altri tre complici e processato in tribunale a Savona. Neppure il giornalista ospite in studio ha saputo controbattere, sollevando qualche lecita domanda, qualche lecito dubbio, sulla completa veridicità delle tesi sostenute da Melgrati. Anzi gli avrebbe tirato la volata in un assolo quasi stucchevole, si legge tra i commenti social.

Ora che Melgrati si voglia in qualche maniera assimilare nel proprio destino giudiziario allo sfortunato e compianto Enzo Tortora, è una iattura, un paragone difficilmente condivisibile. Una differenza di destini e di ‘aplomb’ personale oltreché culturale, che non trova concreto riscontro se non nella fantasia irrazionale. Un delirio egocentrico di chi si sentirebbe vittima del sistema ? O, invece, vittima di se stesso ? Una presunta vittima che auspicherebbe una giustizia prona e adeguata alle sue personali aspettative ? Giammai ! Siamo di fronte, utile ricordare, ad un personaggio pubblico e tra i longevi della politica alassina. Nel ‘parlamentino’ può fregiarsi di guinness: esordio da assessore in una giunta leghista e  surplus di progetti al punto da fargli dire: “Che colpa ho se i clienti scelgono me…! La legge non lo vieta, nessun conflitto di interessi…Ho interpellato anche la prefettura…”

Per la cronaca si può ancora citare l’intervento di Melgrati, a Roma, di circa un mese, fa al congresso Nazionale del partito Radicale che aveva come tema “per uno Stato di Diritto e una giustizia Giusta”, seguito a un’intervista a Radio Radicale di qualche tempo prima. Il primo cittadino, al suo terzo mandato, oltre all’autodifesa e spendersi come vittima immolata sull’altare della politica nazionale, nello scontro tra Magistratura e Politica, accusa sostanzialmente il sistema giudiziario italiano, puntando il dito contro la Magistratura inquirente che praticherebbe un’ asserita, tutta da dimostrare, persecuzione giudiziaria.

E cosa dovrebbero dire, allora, i suoi colleghi dell’epoca coinvolti dal ciclone ‘Spese pazze in Regione Liguria’, prosciolti in fase di indagine o neppure indagati… “Noi siamo i più fessi” ad aver tenuto un contegno rigoroso ed eticamente corretto nei confronti delle Istituzioni e degli interessi dei cittadini e del loro denaro !?

Detto questo, non vorrei che Melgrati si sia messo in testa di assimilarsi in qualche maniera artificiosa a un esponente del partito Radicale, ovvero Enzo Tortora. Prima l’onta del supercarcere e poi afflitto  dalla malattia. Melgrati è un politico “consumato” prima di tutto, premiato dagli elettori, forse capace di rendere possibili cose impossibili. Una vocazione che può diventare un lavoro, se volete ben retribuito, che fa gola a tanti. Vedi la praticata corsa di molti, di troppi, al Parlamento, in Regione, a caccia di poltrone: 15-18 mila euro al mese non sono da tutti.

Melgrati è  un personaggio popolare in Liguria, l’album fotografico lo testimonia, animatore del jet-set locale e monegasco, la sua spasmodica ricerca della “visibilità” (ovvio che non sia il solo, vedi il ‘rivale’ Vaccarezza meno mondano o osé ) lo fa volare alto nel basso della locale realtà. E gli fa fare cose che lo rendono a volte imbarazzante e anche fuori luogo. Irriguardoso del ruolo che i cittadini ‘annebbiati gli hanno donato con il loro voto ?

Ma torniamo per un attimo allo scampato pericolo di una condanna in appello nell’affaire  “Spese Pazze” in Regione, cioè quando Melgrati era consigliere d’opposizione e capogruppo di Forza Italia. Correvano gli anni dal 2010 al 2015, anno quest’ultimo in cui non venne rieletto per un secondo mandato regionale.

Io sono d’accordo che Melgrati rispetto ad altri consiglieri di minoranza, consiglieri di maggioranza e assessori  – regnava Claudio Burlando a presidente della Regione – sostanzialmente non ha fatto del denaro pubblico e dei rimborsi spese, carne di porco in quantità, come altri colleghi. Che persa la testa davanti a tanto ben di Dio, euforici, nuovi arricchiti dalla carica pubblica conquistata, regalavano (a quanto è dato apprendere dalla cronaca giornalistico – giudiziaria dei tempi) bottiglie di pregiato vino francese o viaggiavano a spese dei contribuenti per far visita a parenti o amici con false “missioni” che avrebbero dovuto avere una destinazione e poi, forse per problemi di “viabilità”, finivano per averne un’altra.

O qualche altro collega ancora che, preso da delirio di onnipotenza, dopo l’avvio di indagini giudiziarie, ebbe a sostenere che l’Ente regionale aveva una sua autonomia e che quindi un’inchiesta in tal guisa doveva essere vista come una indebita ingerenza. Una invasione di campo perché, nella partita, la Magistratura non doveva e non poteva entrarci: ma non fu così e si arrivò a una sentenza di condanna in primo grado, per molti personaggi della politica regionale, un risultato storico anche per le conseguenze (vedi ultimo caso, ad esempio, del prof. Pietro Oliva di Loano)!

Poi la grande paura, come l’ha delineata Melgrati, della sentenza in Corte d’Appello che avrebbe potuto tagliare le gambe, ovvero la carriera a molti, lui compreso: fu tale la paura che Melgrati narra di aver “rigettato” per lo stress sofferto… . Ma è andato tutto bene. Tutti assolti ! Giustizia è fatta, a destra e a sinistra. Come diceva mio nonno ”… meglio un colpevole in libertà che un innocente in galera…”.

Ma si sa… la “cosa pubblica” troppo spesso finisce per essere trattata come una prostituta… usata e abusata, ovvero di tutti e quindi di nessuno. In politica, nella Bella  signora Italia, di questo “modus operandi” si potrebbero riempire volumi da far impallidire lo spessore fisico e “scientifico” di quelli della famosa Enciclopedia Treccani, per contralto, per  tecniche di arguzia e spasmodica brama di accaparramento, poltrone e potere clientelare. Il tutto gestito sul filo del rasoio, quella sottile linea ideale, forse fatta di zone grigie o borderline.

E poi Melgrati vanta di fare tanta beneficenza (in ogni angolo sbuca qualcuno che ti chiede aiuto e metti mano al portafogli), per cui cosa sono per lui 3.800 euro …? Forse contano qualcosa pure per lui, le rette scolastiche dei figli da pagare e due famiglie …

E poi che caduta di stile, giusto per minimizzare il proprio agire agli occhi degli inquirenti e del popolino, l’affermazione melgratiana: “…in particolare le bottiglie di Champagne di basso livello che io davo a rappresentanti di polizia, Guardia di Finanza, a sindaci e parroci per le ricorrenze.“ Una giustificazione ‘infelice’ nei confronti di chi sarebbe stato “omaggiato”.  “Li farò sfilare in tribunale….se necessario”

In primis non vedo perché Melgrati avrebbe dovuto spendere denaro pubblico per fare suoi cadeaux  a servitori dello Stato o altri e secondo, mi permetto dire che forse avrebbe fatto meglio a omaggiare, ma con denaro delle sue tasche, bottiglie di ottimo spumante italiano, piuttosto che Champagne di basso livello: sbaglio ?

Il nostro povero e martoriato Paese, la nostra Patria, troppo spesso vittima di predoni, di bande di affaristi, di politici maneggioni, di massonerie deviate. E le condizioni a cui si è arrivati sono sotto gli occhi di tutti. Basta dare un’occhiata, peraltro, ai dati crescenti sulle percentuali di non votanti.

Quindi  non è lesa maestà se l’agire nella spendita di denaro dei contribuenti è oggetto di verifiche e controlli, vedi la Corte dei Conti. Perchè se è come sosteneva Aristotele, ovvero che l’essere umano è un “animale politico” (politikòn zôon), è altrettanto vero che la spesa di soldi pubblici, per l’acquisto di tanga e reggiseni, catenine, bottiglie di vino francese o Champagne o l’utilizzo improprio di strumenti che vengono dati in dotazione e finalizzati allo svolgimento dell’attività politica, non sono certo un punto di merito.

Nei Paesi della “mittel” Europa, comportamenti quantomeno disinvolti come quelli emersi a seguito dello scandalo “Spese Pazze”, avrebbero avuto una conseguenza immediata: dimissioni, Non sarebbe servita una legge come la cosiddetta Severino. Chi agisce in politica è li per “investire” al meglio le risorse pubbliche … non per “ spenderle” ad uso greppia.

Lo Spillo

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