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Savona: se l’amministratore condominiale intasca

Si sta avviando ad una faticosa conclusione (ma non è detta l’ultima parola) una delicata questione deflagrata a gennaio  2021 quando un noto amministratore di condomini di Savona, con un avviato studio nel centro della città, aveva dovuto ammettere di aver distratto fondi nei confronti di un condominio per la somma di oltre 122 mila euro.

di Massimo Macciò

A partire dal 2017 il professionista, oltre a omettere di pagare molte forniture, aveva infatti cessato di versare gran parte delle somme dovute all’Agenzia delle Entrate; un’altra parte degli ammanchi sarebbe inoltre dovuta, per ammissione dello stesso amministratore, a storni di fondi verso altri condomini, per cui si può ipotizzare che la questione interessi ora più delle 48 famiglie direttamente coinvolte.

La situazione debitoria generata dall’operato del responsabile amministrativo in questione era dovuta, in sintesi, ad operazioni non autorizzate per lavori non effettuati o non fatturati e per pagamenti riferiti ad imposte per altri condomini di cui il soggetto in questione è parimenti gestore. Una situazione critica che ha destato grandi e giustificate preoccupazioni in molte famiglie, per l’enormità della cifra distratta e per l’evidente peggioramento, senza motivo apparente, di molti servizi condominiali.

Solo a gennaio di quest’anno, e di fronte al fatto che alcune aziende creditrici avevano infine interrotto le forniture agli stabili interessati, il professionista  Savonese sarebbe stato costretto ad ammettere la distrazione dei fondi suddetti, ottenendo alla fine dai condomini una sorta di proroga del mandato fino al 30 giugno, all’evidente scopo di tentare di far fronte agli ammanchi sotto il controllo degli stessi abitanti e la supervisione di un revisore dei conti di fiducia del condominio. Mentre la richiesta rivolta dal professionista agli inquilini di rinunciare ad attivare qualsiasi azione giudiziaria nei suoi confronti a fronte del riconoscimento del debito e dell’impegno alla rifusione non era andata a buon fine.

Il ripianamento del debito, che avrebbe dovuto terminare preferibilmente entro la fine di aprile 2021, è slittato più volte: alla fine i soldi sarebbero stati trovati, ma mancherebbero ancora le fatture di alcune imprese a quietanza. La partita, insomma, sembra vicina alla
conclusione ma potrebbe non essere chiusa del tutto.

Massimo Macciò

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Massimo Macciò

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