Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

Settimanale d’informazione senza pubblicità, indipendente e non a scopo di lucro Tel. 350.1018572 blog@trucioli.it

E’ tornata la Ghiandaia. E dalla Regione: allerta storno per danni autunnali

Quest’anno, oltre ai cambiamenti climatici, chi è proprietario di orti od di frutteti, sarà stato felice di aver raccolto poco. Tra i frutti: le albicocche, le ciliegie, le amarene, le susine, le prugne, l’uva bianca, nessuna tra queste qualità è riuscita a riempire il vassoio centro tavola. Con poche eccezioni.

COMUNICATO STAMPA DELLA REGIONE LIGURIA-

AGRICOLTURA, VICE PRESIDENTE PIANA: “PROSEGUE IL MONITORAGGIO DELLO STORNO”

Genova. Prosegue e si intensifica la raccolta di informazioni da parte delle aziende agricole e degli agricoltori non professionali sull’impatto dello storno per le coltivazioni con la sistematizzazione dei dati a cura del Settore Fauna selvatica, caccia e vigilanza venatoria. Ad annunciarlo il vice presidente e assessore regionale all’Agricoltura Alessandro Piana.
“Un’operazione che non prevede oneri a carico del bilancio regionale- aggiunge il vice presidente Piana-, decisamente utile per poter valutare l’effettiva entità degli storni e le conseguenze per le produzioni, in particolar modo olivicole, vitivinicole e di frutti autunnali. Approvato anche il modulo aggiornato di segnalazione danni, che già in passato ha consentito la predisposizione di un piano di prelievo in deroga alla specie nell’areale spezzino”.

di Alesben B.

Il comunicato svizzero qui appresso ci ha confortato specificando ciò che abbiamo visto in tutti questi mesi: la presenza sul territorio montano e collinare della Ghiandaia in un numero fuori dal comune. Il nome scientifico della specie, glandarius, deriva dal nome tardo latino utilizzato per designare questi uccelli come attestato negli scritti di Polemio Silvio, [Polemius Silvius;è stato un funzionario e scrittore romano del V secolo.

Di origine gallica e attivo nella Gallia sud-orientale, Polemio fu funzionario presso il palatium imperiale prima del 438. Scrisse un’opera, il Laterculus, un calendario giuliano annotato per l’anno 449, che costituisce un tentativo di integrare il tradizionale ciclo festivo romano con le nuove festività cristiane col significato di “produttore di ghiande” (in latino glans), in virtù delle abitudini alimentari di questi uccelli.

Corvide grande circa come un piccione, con corpo bruno rossiccio e parti inferiori più chiare. Coda nera, contrastante con il sopra coda bianco. Ali nere con evidente macchia bianca e copritrici primarie con bandeggiatura nero-azzurra. Ha inoltre un evidente mustacchio nero. La voce è forte e gracchiante. In Italia è sedentaria, nidificante, migratrice parziale e svernante.

La ghiandaia è un uccello tendenzialmente onnivoro: la porzione carnivoro/insettivora della dieta di questi animali, preponderante durante la stagione riproduttiva [quando il fabbisogno energetico risulta aumentato dalle attività di corteggiamento e allevamento della prole] comprende grossi insetti e larve.

Particolarmente importante è la funzione di pesticida naturale che questo uccello svolge nelle pinete a pino nero, dove tiene a bada la processionaria, piccoli mammiferi [roditori, pipistrelli e topiragni] e rettili [lucertole, gechi e piccoli serpenti], nidiacei e uova di piccoli uccelli reperiti nei nidi [dei quali le ghiandaie, sebbene molto meno rispetto alle “cugine” gazze, sono grandi razziatrici].

Sia dal nome comune che dal nome scientifico,   il cibo preferito della ghiandaia sono le ghiande, che costituiscono da sole più della metà della dieta di questo animale e che ne rappresentano la stragrande maggioranza del sostentamento durante i mesi freddi: la porzione vegetale dell’alimentazione della ghiandaia comprende inoltre faggiole, castagne, noci, nocciole, granaglie, bacche [more e sorbi] e frutti [in particolar modo mele e fichi].

È nota per essere molto attiva nello stipare il cibo in eccesso [soprattutto ghiande] in numerosi nascondigli posizionati nei ceppi, sotto la corteccia degli alberi o al suolo, in un ampio raggio [fino a 20 km di distanza dal sito di raccolta] del suo territorio, badando bene di non essere osservata da altri esemplari durante tale operazione: tali provviste vengono accumulate durante tutto l’anno, con picchi verso la fine dell’estate, allo scopo di far fronte agli eventuali rigori dell’inverno con scorte di cibo adeguate.


Il fatto che un singolo esemplare possa seppellire circa un migliaio di ghiande l’anno ha fatto sì che prima dell’intervento umano le ghiandaie siano state il principale vettore d’espansione della 
farnia e del leccio, in particolar modo la rapida espansione di queste specie verso nord subito dopo la fine dell’ultima era glaciale sembrerebbe in massima parte attribuibile alla dispersione da parte di questi uccelli.

La Ghiandaia presenta un ampio areale che abbraccia vaste porzioni del continente asiatico, il Nord Africa e gran parte dell’Europa, dove risulta assente solo dalle maggiori latitudini e altitudini, oltre il limite della vegetazione arborea. Nidifica diffusamente in tutta Europa a eccezione delle regioni più settentrionali.

In Italia la ghiandaia è diffusa in tutto il territorio nazionale, comprese le isole maggiori: nello Stivale e in Sicilia è presente la sottospecie albipectus, in Sardegna abita l’endemica sottospecie ichnusaenel settore alpino nidifica dalle basse quote ai 1.800 m e nel resto del territorio nazionale, comprese le grandi isole, è diffusa ovunque a eccezione del Salento, prevalentemente nelle aree collinari e alto-collinari dove è maggiore la copertura boschiva. La popolazione italiana è stimata in 300.000-600.000 coppie.

L’habitat di questi uccelli è rappresentato dalle foreste cedue e miste, con predilezione per le aree boschive a prevalenza di querce e carpini: la ghiandaia si rivela tuttavia un uccello molto adattabile, che abita senza grossi problemi anche la foresta boreale detta taiga, le pinete e la macchia mediterranea. Questi uccelli, inoltre, sebbene tendano a rimanere piuttosto schivi, non risentono eccessivamente della presenza umana, colonizzando i giardini, i parchi e le aree alberate suburbane, non di rado beneficiando della presenza di acqua e cibo.

La specie risulta stabile in Europa e viene considerata con stato di conservazione sicuro.

È in buono stato di conservazione anche in Italia, ove la sua presenza si sta contraendo in alcune zone agricole di pianura a elevata antropizzazione ma sta anche manifestando tendenze all’inurbamento ed è favorita dalla ricrescita del bosco in atto in aree collinari e soprattutto montane per l’abbandono delle attività agro-pastorali.

Sebbene sia un uccello tendenzialmente stanziale, la ghiandaia è un ottimo volatore, e soprattutto le popolazioni delle aree più fredde tendono a migrare verso climi più miti [o a quota più bassa, se si tratta di popolazioni montane] per sfuggire ai rigori invernali, seguendo modelli irregolari.

Da Keystone-ATS – Suisse – 03 novembre 2021 – 11:36- La stagione migratoria 2021 è da record per quel che riguarda la presenza di ghiandaie in Svizzera. Alla stazione di inanellamento del Col de Bretolet (VD), valico alpino delle Alpi svizzere nel Canton Vallese, vicino al confine tra la Svizzera e il dipartimento francese dell’Alta Savoia. Altitudine1.923 m, sono stati registrati 154 esemplari, quando la media abituale è di 13 all’anno.

I dati, rende noto in un comunicato odierno la Stazione ornitologica svizzera, suggeriscono una vera invasione. L’ultima volta era accaduto nel 2019. Questo fenomeno è dovuto all’amore di questo uccello per le ghiande: la disponibilità di queste ultime influenza gli spostamenti del piccolo corvide. In Svizzera la ghiandaia è un migrante parziale. La maggior parte degli uccelli rimane per l’inverno, ma alcuni migrano verso il sud della Francia.

L’indole della ghiandaia è sospettosa, non ama apparire allo scoperto e, in genere, mantiene un comportamento molto prudente. Vive in coppia, ma spesso forma piccoli gruppi, rispettando comunque una certa indipendenza territoriale. È un tipico uccello arboricolo, in grado di spostarsi tra i rami delle diverse stratificazioni arboree con una certa agilità, compiendo brevi voli o lunghi salti. Sul terreno si muove saltellando in maniera impacciata, così come non è molta aggraziata nei voli in ambiente aperto, dove procede in maniera irregolare.

La ghiandaia è un uccello rumoroso e vivace, il suo verso è caratteristico e inconfondibile, e viene emesso come richiamo nelle stagioni calde. Risuona spesso nel bosco, in modo aspro e stridente. Inoltre, è un volatile famoso per essere “l’imitatrice dei boschi”. In pratica riesce ad imitare alla perfezione i versi e i suoni percepiti nell’ambiente circostante, anche la voce umana. Grazie alle sue capacità imitatorie, questo uccello riesce a difendersi dai potenziali predatori, confondendoli e rendendosi praticamente invisibile.

Essendo un uccello monogamo, la ghiandaia forma coppie che vivono insieme per molti anni. Nelle zone più calde, già nei mesi di gennaio e febbraio avviene il rituale dell’accoppiamento, altrove in aprile e maggio. In questi periodi si può assistere a delle vere e proprie cerimonie di gruppo sui rami di uno stesso albero. Il maschio corteggia la femmina emettendo suoni rauchi e sgraziati, portando altresì preziose offerte di cibo. La deposizione avviene una volta l’anno, solitamente in primavera, con la femmina che depone 5-6 uova.

Entrambi i sessi della ghiandaia contribuiscono alla costruzione del nido, prediligendo gli alberi più grandi del bosco. Solitamente il nido viene costruito tra i 2 e i 5 m di altezza, ma può essere realizzato anche più in alto. Il nido viene fatto in maniera piuttosto semplice con dei rami intrecciati, ma all’interno è tappezzato di radici, fili d’erba e crini. Dopo la deposizione, entrambi i genitori provvedono alla covata, che dura circa 16-17 giorni. Una volta schiuse le uova, i piccoli di ghiandaia vengono accuditi dai genitori nel nido per 19-20 giorni.

La ghiandaia non è considerata una specie a rischio nell’areale Europeo. Tuttavia, la continua deforestazione, gli incendi, l’uso di pesticidi, la caccia consentita in alcuni periodi dell’anno, ne diminuiscono la popolosità della specie e intaccano l’equilibrio dell’eco-sistema, pregiudicando senza ombra di dubbio l’utilità ambientale di questo uccello.

Alesben B.

Avatar

Alesben B

Torna in alto