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Liguria e Basso Piemonte

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San Bernardo di Mendatica inedita: 127 anni fa. ‘Mi accolse la bella locandiera, si dormiva sulla paglia nel camerone senza distinzione di sesso’. Il racconto dell’avv. Bosazza di Imperia. Il libro

Una bella fanciulla nella veste di locandiera a San Bernardo di Mendatica.Accadeva 127 anni or sono. “Da  Genova a Nizza per le vette dell’Alpe. Relazione di viaggio dell’avv. Felice Bosazza di Imperia. 8 dicembre 1984. Tipografia salesiana”.  Il libro La Cappella delle Alpi, di don Antonio Allaria Olivieri e Luciano Frassoni, andato esaurito anche nella seconda edizione, edito dall’Associazione Culturale Sant’Erim, offre e rivela storie ed immagini inedite di paesi montani dell’imperiese e del cuneese.

Un’eccezionale e rarissima cartolina veduta di San Bernardo di Mendatica dopo la prima Grande Guerra (intorno 1925). La locanda, raccontata nel libro ‘La Cappella delle Alpi’, è il primo edificio a sinistra guardando la foto e una volta demolito è sorta l’osteria da ‘Settimia‘ che successivamente si trasferirà, anche come albergo, nel nuovo ed attuale edificio, sul lato opposto della provinciale per Monesi e Nava. Non siamo riusciti tuttavia a sapere cosa ospitava l’edificio ‘bianco’, a due piani, con tetto, ed una scritta evidente sulla facciata. Mentre l’edificio, con un’unica falda, da cui si erge una piccola torre (campanile) è la nuova chiesetta che ha preso il posto di quella più antica (vedi foto a fondo pagina). Il libro ‘Mendatica’ di Pietro Porro riporta: Con la crescente attività e costruzione di veri insediamenti abitativi stagionali ‘morghe’ al di là del Tanarello, il passo obbligatorio del San Bernardo  divenne sempre più importante. None esistono dati certi, si presume che nel XVII secolo  nel punto esatto del valico, fu costruita una chiesa di dimensioni abbastanza consistenti, dedicata a San Bernardo, destinata metà a culto  e metà a rifugio dove trovavano un po’ di rilasso e riparo i viandanti, sia provenienti da Mendatica che quelli  che rientravano  in paese provenienti dalle malghe dopo le pesanti  salite delle ‘Coste’ e delle ‘Rive’.  La chiesa fu demolita e ricostruita più in alto, con altro stile. Le strade non erano asfaltate ed il nucleo abitato era racchiuso in poche migliaia di mq. Allora i ‘clienti’ dell’oste erano pastori e carbonari soprattutto di Mendatica e Chiusa di Pesio. Sempre ai primi del 900 (1905) risalgono i primi ‘tecci’ di Monesi di Mendatica dove era attiva un’altra osteria con pernottamenti che secondo la testimonianza di Giovanni Beghelli che avevamo intervistato all’età di 88 anni, mente lucidissima nei ricordi, erano gestita da Tugnin di Gnancoi. Successivamente casa (oggi fatiscente) dove abitavano i coniugi Emilia Pelassa ( 1909-1984, dei Gnancoi) ed il marito Ricco (Enrico) Basso (1905-1985) di Frabosa. Due figli Bruna ( 1946-1960), Renzo (1936) vivente. Poco oltre si trovava una teleferica per il trasporto del legname (larici) da Piagga. In tempi di guerra nella zona si trovavano militari tedeschi,  della San Marco, partigiani e ‘camice nere’. Diversi i militari tedeschi fucilati, sepolti nelle ‘fasce’ di Monesi e successivamente, anni ’50, riesumati e riportati in Patria. Lo sviluppo turistico di San Bernardo ebbe inizio quando il Comune decise di vendere piccoli appezzamenti di terreno di sua proprietà, all’uopo frazionati e a prezzo conveniente. E da qui la costruzione di numerose ville e villette sia dalla parte verso Monesi che verso Colle di Nava formando un caratteristico  paesaggio montano.
Il libro di don Allaria Olivieri (compianto) e Luciano Frassoni, seconda edizione, è andato esaurito e non si trovano più copie. Contiene molte molte storie inedite delle Alpi Liguri e Valle dei Maestri. Un capitola narra di una bella fanciulla che faceva la locandiera a San Bernardo di Mendatica

E’ il caso del capitolo ‘Genova fino a Ponte di Nava attraverso i monti’. “Il 24 agosto 1894, l’alpinista giunto a Ponte di Nava visita il borgo, nel pomeriggio giunge a Case di Nava e si reca presso il Comando militare dei forti e chiedere il lasciapassare per poter attraversare le zone sotto la tutela militare.  Dopo aver fatto provviste si mette in cammino e giunge a San Bernardo di Mendatica  1260 metri sul livello del mare”.

La testimonianza. “Mi ricevette sulla soglia di un’umile ‘casupola’ una ragazza sul fior  degli anni, di forme e bell’aspetto piacevole….più che una ragazza vero tipo di donzella d’uomo maturato nei negozi;  nativa di Chiusa di Pesio di cui parlava in modo errato l’aspro, ingrato e quasi intellegibile linguaggio. Essa abita quel poco sicuro casolare sei mesi l’anno e col vecchio genitore vi esercita la professione di locandiera, traendo bastevole guadagno dal frequente passaggio dei ‘carbonai’ che lavorano perle selvose pendici del monte Fronté.

Nelle frequenti assenze del padre, il quale s’allontana giorni e notti intere,  essa con singolare coraggio resta a custodire la casa ed a servire dì e notte i passanti. Il casolare è diviso in due piani. Nel piano sotto vi ha una piccola cucina ed una stanza da mangiare; il piano superiore, al quale si accede di fuori per una scala mobile a pioli è tutto un gran camerone, il cui pavimento per tutta la sua lunghezza, a destra e a sinistra è coperto da due strati di paglia; su quella paglia si gettano,  secondo il bisogno, lenzuola e coperte formando tanti giacigli.

Solo l’ostessa ha per sé, ad un’estremità della stanza un saccone riempito della medesima paglia; del resto in quel camerone che pare un ospedale da campo, si spogliano e si coricano senza distinzione di sesso la padrona , i viandanti e quando non è assente il vecchio oste.

San Bernardo di Mendatica. Il vecchio edificio che ospitava il ristorante locanda ‘da Settimia’ ed in origine (primi del 900, fine 800) la  ‘ locanda’ citata nel libro. Anche a Monesi di Mendatica, ma ai primi del ‘900, era in attività un ‘oste’ per i viandanti. C’è da aggiungere che, riporta il libro di Pietro Porro, Pierin da Posta, la prima osteria (vedi altra foto)  portava il nome di  ‘Pinotta’, la seconda ‘Agacci’ e la terza ‘Bacilin’, successivamente subirono  migliorie e apri i battenti “Settimia’ e da ultimo la Gran Baita chiusa ormai a 30 anni.

Dopo un leggero pasto, chiesi all’ostessa, vero uomo in sottana, di essere guidato a riposo.Come mi affacciai nello stanzone non poteri nascondere la mia meraviglia sia per l’aspetto preistorico di quei giacigli, sia per la noncuranza, con cui  si mescolavano i due sessi nei riposi notturni; ma al mio stupe, quasi risentita e lasciando per un momento il suo barbaro dialetto, rispose in rozzo italiano: ‘Vedrà, o signore,  che se continua il viaggio per le Alpi si troverà ad alloggiare ben peggio’. ….Del resto giustizia vuole che io ricordi, fosse impostura o fosse un fondo di onesti principi conservati in tanta libertà di vita, che, venuta al riposo poco dopo di me, quella fanciulla, prima di entrare in letto fece apertamente le sue devozioni  e non terminò di togliersi gli indumenti, che dopo essere entrata sotto le coltri. ….Trovarmi accomunato in una camera con due femmine cioè l’ostessa  ed una viandante e con due carbonai, furono cagione che insonne trascorsi tutta quanta la notte. ….

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