Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Noli marinara con orgoglio. L’ingegnere, la Cristoforo Colombo, u Magnun e u Nanni Gaggiun. Da prodi marinai a pescatori

Con immenso piacere ho ricevuto in “omaggio” dall’ing. Lorenzo Magnone una sua originale ricerca storica che riguarda un episodio di famiglia, oltre che una tempesta patita dalla nave scuola a vela Cristoforo Colombo.

di Carlo Gambetta

Annotazioni, ricordi personali.
Il contenuto del “rapporto di navigazione” contiene un linguaggio marinaresco inerente la vela in parte a me sconosciuto, ma che mi ha fatto sognare i gloriosi tempi dei nostri avi: sacrifici, capacità, coraggio.
Le prime due foto ricordano Eugenio (u Magnun), celibe, pescatore e contadino per tutta la vita, con il quale ho condiviso per anni la pesca estiva delle acciughe con la “lampara” sulle barche di Giacomo Gambetta (u Pecettu).  Conosciuto come Vittorio (suo secondo nome), è stato l’armatore di quattro barche e  capo pesca che, primo a Noli, ha trattenuto il “quarto”, abbandonando il tradizionale “terzo” del pescato, aumentando così il guadagno da parte dell’equipaggio.
Esempio condiviso da subito sulla spiaggia di Noli.
Nelle due successive foto di gruppo, si riconoscono i due giovani nolesi imbarcati, Eugenio Magnone e Giovanni Caviglia (u Gaggiun).
Giovanni, anche lui celibe, grande tifoso di Fausto Coppi, per tutta la vita, assieme al fratello maggiore “Masciu”, ha fatto esclusivamente il pescatore di polpi, oltre saltuariamente il “tremaglio”.
Di lui ricordo, tra l’altro, un pomeriggio invernale degli anni 50 ( gennaio – febbraio, stagione in cui i grossi polpi si annidavano sotto gli scogli in prossimità della costa per accoppiarsi) quando ha depositato sui banchi di marmo del vecchio mercato del pesce due polpi da 15 kg l’uno.
Ricordo pure la sua tragica morte. Affondato con la barca mentre stava salpando il tremaglio sottocosta nella prateria di poseidonia in zona Bagni Nereo (non  ancora esistenti); moriva per annegamento a causa degli stivaloni che non era riuscito a togliersi, mentre il fratello riusciva a salvarsi con l’aiuto di Luigino Froio, abitante del casello ferroviario.
Due personaggi che ricordo con tanta nostalgia di quel tempo vissuto intensamente, educativo dal punto di vista sociale, pieno di emozioni, nel rispetto dell’ambiente marino.

Merita un’osservazione marinaresca la nota del Comandante sul “Rapporto di navigazione” ovvero il “Giornale di bordo”, del 25 gennaio: ….per ridurre il “tormento” dello scafo….
Personalmente ho potuto constatare quando la nave “soffre” a causa dei colpi di mare; trema, sussulta. Situazione critica che può essere risolta con un leggero cambiamento di rotta, diminuzione della velocità, o di entrambe. Ci sarà un perché gli inglesi da longevi esperti navigatori considerano la nave non una cosa (it) ma una persona “she”… in grado di soffrire?

Lutti cittadini
Vivaldo Giacomo (Mino) a 83 anni ha lasciato la moglie Grazia, le famiglie delle due figlie Antonella e Paola, i parenti. Mino, nolese, figlio di famiglia contadina, ha proseguito per tutta la vita la tradizione famigliare, adoperandosi anche come muratore.  Di carattere buono, riservato, di poche parole, era profondamente legato alla moglie, sempre insieme.  Uno degli ultimi esempi di civiltà contadina che la comunità di Noli oggi piange.
Russo Rita a 84 anni lascia il marito Giorgio Repetto e la figlia Desirèe.
Rita, immigrata dal sud, casalinga e contadina, assieme al marito ha condotto con profitto i poderi agricoli della famiglia.
Di fisico minuto, può essere ricordata come una donna socievole, dallo sguardo sempre sereno.

Carlo Gambetta

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C.Gambetta

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