Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Liguria, rivalutiamo le antiche strade statali. Problema traffico ma anche buche. A Finale Ligure 3 strade imbattibili per groviera

Liguria, puntiamo sulle antiche strade statali per risolvere il problema del traffico e anche delle buche. L’ex calciatore e capitano dell’AS Roma e della nazionale italiana interpreta quindi nuovamente uno speciale “assistente vocale”, che risponde al comando “Hey Fra”.Nel nuovo spot di Very Mobile “l’assistente” Totti viene utilizzato come “navigatore” per calcolare il percorso per andare a Roma. Francesco Totti in questo caso risponde con ironia con il noto detto “tutte le strade portano a Roma”.

di Alesben B.

Il tragico collasso autostradale ligure non è l’esito di un destino cinico. L’autostrada dei Giovi da Serravalle a Genova è ancora la camionale inaugurata nell’ottobre del 1935 dal Re Vittorio Emanuele III, a meno di tre anni dalla posa della prima pietra. Allora, Genova contava 650mila abitanti: il suo ruolo di porto principale del Mediterraneo e regina dell’industria pesante reclamava collegamenti rapidi con il nord industriale. Oggi, circa 570mila.

Un tempo s’incontravano su queste curve le robuste berline Lancia Astura e i potenti camion Alfa Romeo 85G a gassogeno da 110 cavalli che consumavano di 16 chili di legna a chilometro, la novità più saliente sono i perenni restringimenti di corsia e le discusse barriere antirumore. Il blocco circolatorio ligure di questi giorni sta devastando una regione già provata da 50 anni di ignavia e presunzione, contrabbandata per orgoglio natio. È l’esito finale di politiche miopi, conservatrici, indolenti. Se poi oltre l’orgoglio natio entrano in gioco coloro che vogliono farsi “grandi” e sfruttare quel che resta dell’Italia politica, ecco ciò che rimane della fiera regione.

SAVONA, LA TORRE DEL BRANDALE E LA LIGURIA – La Liguria, nelle rare occasioni in cui si è mossa, lo ha fatto in ostaggio a una visione di Genova egocentrica, come le galassie che crescono perché “mangiano” quelle più piccole. Esempio chiarificatore dell’egemonia genovese è La torre del Brandale, chiamata anche Campanassa: era la torre più importante della città delle oltre cinquanta torri, delle mura di Savona. Costruita intorno all’anno  Mille, prese nome dai vari possessori, come gli Iolta e i Bava, ma di quest’ultima denominazione, ignota è l’origine. Una voce la deriva dal nome del papa Gregorio VII, Ildebrando. Il documento ufficiale più antico che la cita è un atto di vendita dai Curlaspedo a Arnaldo Iolta, nel 1178. Il nome Brandale, compare la prima volta, nel 1202, in un atto che riguarda il Comune e già nel 1203 vi era l’abitazione del Podestà.
Nel 1305, Oberto Bava la vende al Comune e diventa, così, la sede del Podestà.
Nel 1336, vicino ad essa, è costruito il Palazzo degli Anziani.
Nel 1349, fu issata la campana, per chiamare a raccolta la popolazione, per le varie manifestazioni o per annunciare un pericolo. Con la sottomissione a Genova, la torre fu abbassata di m.25,  (1552) poiché si voleva una migliore visuale tra la fortezza del Priamar e quella dello Sperone.

E l’unica infrastruttura autostradale oggi prevista nell’elenco di opere strategiche è la Gronda: in pratica, una bretella che consenta alla città di avere una nuova camionabile – declassando il vecchio tracciato autostradale – la tangenziale ovest mai costruita dalla comunità locale.

La tragedia dei trasporti liguri di questi giorni ha però un risvolto meno sgradevole. Permette a qualche avventuroso di attraversare gli Appennini e le Alpi Marittime sulle statali che da Piemonte ed Emilia conducono al mare. Riscoprire i passi della Scoffera e di Cadibona, percorrere il Melogno o il Sassello, il Cento Croci o il Colle di Nava apre il cuore a una mobilità dolce che abbiamo dimenticato. Spalanca gli occhi su paesaggi incantevoli, natura selvaggia, buche permettendo, landmark preziosi. E offre l’alibi per spuntini deliziosi.

Sulla Statale 45 di Val Trebbia, dopo aver ammirato a Bobbio l’antico Ponte del Diavolo, occorre una sosta a Torriglia. Lo scapolo fortunato, può incontrare la bella di Torriglia, mito di più generazioni. Se meno fortunato, l’ex governatore della regione, Claudio Burlando, a cui chiedere lumi sui cinque chilometri della variante Aurelia Bis albisolese, di cui posò la prima pietra nel febbraio del 2012. Una incompiuta che aleggia come un incubo sui savonesi. Anche per le statali 336 e 28, 29 e 490, 456 e 523 potrà offrire un consiglio privato a chi voglia affrontare l’avventura. Sono tutte strade che, nonostante la funzione di garantire una diffusa rete di comunicazione tra nord e sud, testimoniano il fallimento delle politiche di mobilità nel nord-ovest. Queste arterie sono state sostanzialmente abbandonate, con tracciati spesso immutati da un secolo e attraversamenti pericolosi dei centri abitati.

Tutto ciò ha prodotto un sistema affatto privo di resilienza ovvero di Capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà, che, in virtù della mancata manutenzione autostradale, scopriamo perfino poco resistente, con un disastroso impatto sulla logistica e sul turismo. La Liguria ha bisogno di percorsi che evitino l’imbuto di Genova, una città che ha perduto quasi 300mila abitanti in 50 anni, la quasi totalità degli abitanti persi dalla Liguria dal 1971 a oggi.


Genova può anche costruire le tangenziali che non ha mai realizzato, magari a proprie spese, ma gli investimenti pubblici di interesse nazionale vanno concentrati sulle meravigliose statali appenniniche. Soltanto un sistema diffuso di attraversamento della catena costiera può sgonfiare l’intasamento delle strade litoranee, allargare la fascia turistica che oggi non supera il chilometro dalla costa, offrire nuove opportunità di insediamento nei territori collinari.

Se una nuova stagione di investimenti pubblici può aiutare questo povero Paese a risollevarsi, senza riprendere la via del declino, l’ancora di salvezza non la offrono soltanto le cosiddette “grandi” opere autostradali – un’araba fenice, spesso buona solo a ingrassare gli ingranaggi della finanza creativa – ma le reti infrastrutturali diffuse. L’emancipazione delle vecchie, storiche strade statali fa parte di questa sfida. Ogni strada ha le sue buche, l’entroterra ligure batte tutti. La ‘ricca Milano-Sanremo‘ della Provvidenza di 8 mesi fa purtroppo ne percorreva solo una parte.

Approvato alla Camera un subemendamento al dl Infrastrutture “predisposto dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri di concerto con il Governo”, che autorizza la Capitale a stipulare una convenzione con Anas per la messa in sicurezza e la manutenzione straordinaria delle strade di Roma. Lo annuncia il Campidoglio. Il subemendamento -si spiega – autorizza Anas a impiegare fino a 5 milioni di euro. –

TRE STRADE DI FINALE LIGURE – Nessuno ha dubbi: lo stato di salute delle strade italiane è assai preoccupante; quello dell’entroterra ligure, lo è ancora di più.  Viaggiare per non credere. Le migliaia di buche che popolano raccordi, statali, provinciali, vie urbane e persino autostrade ne sono il simbolo. Ma c’è anche il buon esempio di tre strade a Finale Ligure mentre via Calvisio è tornata una emerita fetta di groviera, peggio di come era prima. E un altro dei cattivi esempi sulla provinciale savonese 8 bis, in Località Carrara.


Pensando ai tratti stradali, che attraversano le nostre terre, ci viene in mente “Groviera (Roquefort)” – Un topo amico dei gatti, [da gli “Aristogatti” di W. Disney]. La prima menzione del termine gruière risale al 1072, quando a Gruyères si iniziarono a produrre le prime forme di questo formaggio, ma dopo l’antichità esso non designa più solo la città svizzera, ma anche il formaggio tipico che vi si produce. Durante il XVIII secolo, alcuni friburghesi si stabilirono nel canton Vaud, e nelle regioni francesi della Franca Contea, nel dipartimento del Giura e in Savoia, portando con sé le loro conoscenze tecniche.

Il termine “Gruviera” oggi giorno viene applicato alle nostre strade, quelle che dovrebbero avere la copertura della carreggiata in pietrisco bitumato o l’asfalto. Le strade statali hanno un manto di copertura eccellente se in programma c’è il passaggio di una corsa ciclistica nazionale o internazionale; ed è per questo motivo che la Provincia di Savona vorrebbe che la Milano-Sanremo attraversi tutta la provincia, chi finanzierebbe la copertura sarebbe o lo Stato o la Federazione ciclistica internazionale.

È  già stato scritto molte volte che non c’è più l’asfalto di una volta  perché sembra sbriciolarsi e fare crateri dopo un temporale. Fino a qualche tempo fa capitava di vedere che le strade malmesse dopo giorni di gelo o di temporali, ora lo sono a tempo pieno anche dopo una pioggia sottile, con buchi e buchetti profondi e insidiosi al centro della carreggiata come ai lati, tanto che quando arrivi in certi tratti non sai se evitare il cratere centrale e spingere la ruota in quello laterale o fare zig zag pericolosi per evitare tutti e due.

Ogni tanto capita di vedere un camion con gli operai che rattoppano i buchi e i crateri, aggiustano la banchina e rialzano il piano dell’asfalto, ma sono ovviamente toppe che – come dice il proverbio – a volte sono peggio del buco. All’inizio tengono poi sprofondano e diventano un tranello: l’automobilista pensa che l’asfalto sia piatto e invece arriva il dislivello e ta-tac sussulto di pneumatici e ammortizzatori.

Ma gli Enti ed le Amministrazioni sia Comunali che Provinciali non hanno mai programmato l’esecuzione di una strada, pensando di risparmiare.  Finale Ligure, invece, con via Drione e via Porro e parte di via Molinetti, finalmente ha capito che rifare il volto ad una strada occorre anche procedere alla sistemazione del sottosuolo dove corrono tutti i servizi.

Via Calvisio di Finale Ligure – Un giorno, è apparsa agli utenti con una asfaltatura impeccabile; pia illusione, la sua trasformazione era in agguato. E arrivarono quelli dell’acquedotto che pensarono bene di eseguire alcune aperture di assaggio una ogni due metri. Sicuri che le tubature dell’acqua ci fossero ancora, riempirono gli scavi e completarono il tutto con due dita di macadam compattato a piastra.  E arrivarono quelli della fognatura….., poi quelli delle bande  ottiche….. e poi arrivarono chi doveva allargare la carreggiata stradale ed infine arrivarono coloro che dovevano sostituire le canalizzazioni. Ora via Calvisio è tornata una emerita fetta di groviera, peggio di come era prima.

Non basta mettere il limite dei 30 chilometri orari perché  quasi nessuno li rispetta. E se qualcuno va ai trenta c’è qualcuno che a clacson sfrenato preme virtualmente per superare. E finire magari in buca,  oppure a seguito dell’articolo 141 comma n. 6 del Codice della Strada, nelle maglie di un solerte Vigile Urbano, il quale, per “farsi bello” [forma dialettale], con la celebre frase,  chiede: “concilia?” l’importo dell’obolo che va da un minimo di 41 a un massimo di 169 Euro. … Ogni trasgressore è quindi punibile con una multa o sanzione amministrativa.

A volte si prendono multe per l’alta velocità, mancanza di rispetto della segnaletica, altre invece perché si va troppo piano. E’ il caso che si è verificato ad un automobilista di Cremona [Viale Trento e Trieste] che uscito da una casa di riposo andava in modo troppo lento tanto che non è passato inosservato da un vigile che gli ha richiesto l’obolo, comminandogli  39 euro + 10 di spese di multa. “Il verbale è eloquente: il conducente circolava a velocità talmente ridotta da costituire intralcio per il normale flusso della circolazione”. Meno male che nelle zone della Bassa di Api se ne vedono pochine. Qui cade il proverbio famoso “chi va piano va sano e va lontano”.

Chi si imbatte nelle buche rischia poi la beffa, oltre al danno. Perché non sempre è possibile ottenere il risarcimento, dovuto solo a determinate condizioni. Cioè – sentenze della Cassazione alla mano – quando il dissesto non è segnalato in maniera adeguata, quando la buca non può essere evitata o se la manutenzione non viene effettuata per trascuratezza. In caso contrario l’ente gestore della strada, non responsabile se il dissesto è provocato da eventi imprevedibili come le frane o nelle ipotesi di condotta imprudente di chi è alla guida, non è infatti tenuto al risarcimento. E allora, in una giungla di regole, la colpa ricade interamente su automobilisti e motociclisti: è in realtà la colpa di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato.

IN LOCALITA’ CARRARA – Alla fine del mese di gennaio, nel percorrere la provinciale 8 bis, in Località Carrara, a 20 metri circa dalla nostra auto, ecco che abbiamo visto un albero che scendeva dal versante di destra e si adagiava sulla carreggiata. A seguito ecco precipitare un cumulo di pietre di varie dimensioni; frenata all’improvviso e da parte nostra e da parte dell’ape del proprietario dello stabile a valle. Ora, con comodo, il servizio manutenzione della Provincia, ha esposto un cartello con la scritta: “Prudenza –  Frana” e due paletti segnalatori quelli a strisce bianche e rosse. Nient’altro; la circolazione prosegue a senso unico alternato per circa 15 metri. Se ci si ferma e si guarda verso l’alto, prima o poi scenderà un’altra frana che precipiterà sul mezzo o sulla testa del malcapitato di turno. E i giornali scriveranno che la colpa non è dell’Ente  bensì dell’imprudenza dell’individuo perché il tutto era stato adegua mente segnalato.

Alesben B.

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