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Liguria e Basso Piemonte

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Eletto LX Doge Goliardo Ligure: lo studente Giovanni Giacomo Grimaldi. La goliardia è cultura, intelligenza. Il pontefice cellasco Sisto IV

Goliardia, ossia la comunità degli studenti universitari, caratterizzata da spirito cameratesco e spensierato, sorge – si può affermare – insieme con le università stesse. Se non altro per sentito dire, alla memoria collettiva, al sentire il termine Goliardo, affiorano i canti goliardi in latino maccheronico, feste ed eventi più o meno parodistici e dissacranti, talora anche feroci, l’armamentario di insegne, di mantelli, di feluche e via snocciolando. Non di rado con la complicità dei docenti, essendo stati anch’essi discenti e goliardi.

di Gian Luigi Bruzzone

La Goliardia, ossia la comunità degli studenti universitari, caratterizzata da spirito cameratesco e spensierato, sorge – si può affermare – insieme con le università stesse. Se non altro per sentito dire, alla memoria collettiva, al sentire il termine Goliardo, affiorano i canti goliardi in latino maccheronico, feste ed eventi più o meno parodistici e dissacranti, talora anche feroci, l’armamentario di insegne, di mantelli, di feluche e via snocciolando. Non di rado con la complicità dei docenti, essendo stati anch’essi discenti e goliardi.

Si è soliti menzionare il Medio evo e la celebre università felsinea, ad esempio: di fatto a Bologna si è costituito un importante archivio sulla Goliardia.

Ma invero il fenomeno risulta ben più lontano nel tempo. Basti rammentare nientemeno che S. Agostino (354-430), vescovo e dottore della Chiesa!  Questo grandissimo filosofo e teologo, vera bussola della civiltà occidentale, quando era discente in Cartagine partecipava – com’è ovvio – alla vita studentesca, quanto mai ‘vivace’ per non dire turbolenta, nella città africana. La consuetudine perdurava anche negli anni successivi. Di fatto, una volta divenuto rettore Agostino volle andarsene da Cartagine, come narra egli stesso: “Decisi di andare ad insegnare a Roma, perché mi avevano detto che là gli studenti erano tenuti a freno da una più rigorosa disciplina e non facevano irruzioni con sfrontatezza negli ambienti scolastici. A Cartagine regnava smodata la licenza tra gli studenti Irrompevano nelle aule come pazzi, ingiuriando e per di più, protetti dalla consuetudini ed impuniti. Dovevo sopportare da insegnante quel che non avevo voluto da studente. Perciò mi sorrideva l’idea di trasferirmi dove mi dicevano che tale gazzarra non esisteva” (Confessioni, V, 8. 14).

Ma tornando agli anni del giovane Agostino, ecco quanto egli stesso confida nel suo capolavoro delle “Confessiones”“Ero già uno dei primi nella scuola di retorica e mi rallegravo con superbia, mi gonfiavo d’orgoglio, sebbene fossi molti pacifico – tu lo sai, o Signore – e del tutto estraneo alle prepotenze compiute dai goliardi, nomignolo questo tristo e diabolico che era considerato quale distintivo di urbanità. Ed io stando con essi senza vergogna mi vergognavo, perché non ero come loro!  Vivevo insieme ad essi e mi compiacevo delle loro amicizie, pur aborrendo sempre dalla loro condotta, ossia da quegli scherzi coi quali prendevano di mira con insolenza la timidezza degli ignari, burlando senza motivo alcuno di loro e cercando in tal modo occasione di malignamente divertirsi” (Confessioni, III, 3, 6).

Preciso, sant’Agostino non adopera il termine “goliardo”, allora inesistente, ma di sicuro i goliardi esistevano, quanto meno nell’agire e nelle caratteristiche che conosciamo per l’età medioevale, per quella moderna e per quella contemporanea. Si potrebbe affermare che si imputa alla così detta università di massa il drastico affievolimento della goliardia.

Ai tempi di Agostino il fenomeno risultava quanto mai radicato, tanto che ne tratta perfino il Codice Giustinianeovietandone molti aspetti. Il primo filosofo moderno, ossia il nostro Agostino, ne parla anche in un’altra opera: De vera religione, XL, 75.

***

La Goliardia è cultura ed intelligenza – un intelletto privo del senso dell’umorismo insospettisce! – è amore per la libertà, è consapevolezza delle proprie responsabilità personali e sociali, sia durante il corso degli studi medi e superiori, sia nella professione. Se bene intesa, significa pensare senza pregiudizi, superando – si badi – le remore ideologiche. Significa altresì culto delle prische tradizioni, riscontrabili nelle gloriose università medioevali d’Europa, quando in tutte si tenevano lezioni e si parlava in latino, la lingua universale.  Allora l’Europa era davvero unita nella medesima civiltà romana e cristiana, non una combriccola tirannica di poteri occulti, vessatoria dei cittadini ridotti a individui e non più persone.

Negli atenei del Basso Medio evo infatti la verità – a parte i legittimi dogmi della religione cristiana (unica rivelata e con concetti talmente profondi che la mente umana non li avrebbe neppure sfiorati) – si raggiungeva tramite dispute e discussioni, talora anche aspre. Paradigma di codesto costume è Pietro Abelardo (1079-1142), dialettico sommo, per quanto la sua figura e la sua opera siano talora strumentalizzati. Egli insegnò non una fede, bensì un metodo per trovarla. Ogni interlocutore – sosteneva – saprà mostrarsi buon conoscitore delle tradizioni altrui e ben presto emergerà l’attenzione per le convergenze, attraverso un confronto fra le dottrine, piuttosto che per le differenze.

La Goliardia è tutt’ora attiva, sia pure in modo più discreto del passato, non ostante il mutare dei tempi e col nuovo fenomeno che l’istruzione universitaria sia divenuta di massa.

Anche a Genova, la cui fondazione universitaria deve molto all’intervento del pontefice cellasco Sisto IV, fiorì la Goliardia. Purtroppo non risulta facile documentarla nei particolari. Non si trattava di una struttura ufficiale, con tanto di cancelleria e di segretari, ma mossa e resa viva dalle varie generazioni studentesche che via via si succedono nell’incedere inesorabile dell’umana esistenza.

Da settantaquattro anni peraltro esiste una documentazione sia pubblicistica, sia di manifestazioni più o meno burlesche, sia di vere e proprie nomine, atti ecc. per lo più concepiti in latino maccheronico. Chi scrive possiede vari documenti di vita goliardica risalenti ai primi decenni del secolo e si conoscono, fra l’altro, testimonianze di studenti savonesi degli anni Cinquanta.

A mo’ di conclusione provvisoria, si annuncia – ci teniamo su un tono alto, consueto ai goliardi! – l’avvenuta elezione in questi giorni del LX doge del Dogatum Genuense nella persona dello studente Giovanni Giacomo Grimaldi. La leggenda continua. I Goliardi, si sa, amano titoli altisonanti e ne fanno sfoggio birichino.

Gian Luigi Bruzzone

 

 

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