Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Il savonese. Prima abbellire i giardini pubblici o rendere sicure le strade. Ecco alcuni casi. Buon esempio a Quiliano. E le storie: è solo un gatto.

IL 29 settembre 2021 su Savonanew, si legge questa lettera al direttore: “Prima di abbellire i giardini pubblici sarebbe opportuno mantenere in condizioni di praticabilità delle strade”.

di Alesben B.

Buongiorno, penso che abbiate idea dove si trovino Kigali, Bujumbura, N’Djamena, Gaberones ecc… Senza voler fare dell’ironia ritengo che le condizioni delle strade di quelle città siano di gran lunga migliori di quelle di Savona. Il 99% , se non la totalità, di quelle cittadine sono con il manto stradale in pessime condizioni, costellato di buche, avvallamenti, crepe e sbrecciolature varie. Prima di abbellire, opera comunque degna di nota, i giardini pubblici sarebbe opportuno mantenere in condizioni di praticabilità le strade che quotidianamente i cittadini percorrono”. Sinceramente non capisco l’utilità di mantenere in vita l’Ufficio Strade, o forse più consono sarebbe denominarlo Ufficio Mulattiere, che non manutenziona o fa riasfaltare.

Saluti – Paolo Vacca

Savona – L’autostrada A10 che percorre per intero, assieme all’A12, l’arco del territorio ligure, non sarebbe così intasata da TIR che di fatto l’hanno trasformata in una “camionabile”, pericolosa in tutti i sensi; i recenti incidenti coinvolgono ribaltamenti di TIR e tamponamenti a catena con autovetture e con prezzi di vite umane [vedi tratta autostradale tra le gallerie Fighetto e Pecorile] e che fanno dire alla Procura di Savona, dopo l’ultimo schianto: «Incidentalità» e con una battuta da somari le Autostrade riparano la cunetta.

Ma non tocchiamo i punti relativi alle autostrade, soffermiamoci solo sulle strade nostrane: statali, provinciali e comunali, alle quali aggiungerei anche capezzagne [una strada sterrata di servizio agli appezzamenti coltivati adiacenti tra loro È una superficie improduttiva ma funzionale alla gestione delle colture, dal punto di vista pratico ed economico (rientrano nella valutazione di Servitù prediale). Nel gergo estimativo è compresa nelle “tare”]; strade bianche [strada sterrata di campagna priva di pavimentazione, adatta al transito di carri o macchine agricole, mezzi fuoristrada e, con difficoltà, di altri veicoli].

E mulattiere [La mulattiera è una strada rurale a fondo naturale simile al sentiero, ma più ampia e atta anche alla circolazione di animali da soma; essa si distingue inoltre dal tratturo per la minore larghezza] o per dirla alla D’Annunzio nella poesia I pastori, in cui scrive: «E vanno pel tratturo antico al piano, quasi per un erbal fiume silente» il tratturo [è un sentiero erboso assai largo, di ampiezza nettamente maggiore anche rispetto a una mulattiera; a tratti può essere arborato o talora pietroso o in terra battuta, ma sempre a fondo naturale, essendosi originato dal passaggio e dal calpestio delle greggi e degli armenti. Di norma la misura della larghezza della sede del tracciato viario è di 111 metri, corrispondenti a sessanta passi napoletani].

Or dunque:

A – via Nizza – Savona – S.S n°1 – è pur vero che la stanno rifacendo ma sarebbe opportuno che la chiudessero al traffico veicolare perché ora ha tutto l’aspetto di un percorso di dressaggio [dressage ‹dresàaˇ∫› s. m., fr. [propr. «raddrizzamento; addestramento», der. di dresser] manca solo il cavallo, quello a quattro zampe.

B – capo Noli – S.S n°1 – c’è sempre l’incognita della “margherita”: sta su, va giù, sta su, va giù ….

Perché l’incognita della “margherita ? Noli antico borgo medioevale ci sta a pennello: Per ricercare il significato di questo gesto bisogna tornare indietro nel tempo, almeno sino al Medioevo. Al tempo, la margherita veniva usata dalle fanciulle come risposta positiva ad una dichiarazione, se messe per ornare il blasone del pretendente. Quando venivano poste margherite sul capo della ragazza, invece, stava a significare che si nutrivano dubbi sulla dichiarazione ricevuta.

A parte i significati assunti dalla margherita nel corso dei secoli, secondo la versione più accreditata le origini del gesto derivano da Margherita di Provenza. Sarebbe stata proprio lei ad aver dato origine a questa pratica interrogatoria che vedeva il fiore come un qualcosa di profetico, una sorta di oracolo, a cui porre domande riguardo dubbi amoroso. Il fiore le sarebbe stato regalato da suo fratello, il quale avrebbe detto di sfogliarlo, recitando una preghiera per ciascun petalo che veniva staccato. Questo gesto le avrebbe permesso di sapere qualcosa sulle sorti di suo marito Luigi IX di Francia tenuto prigioniero dai saraceni. Secondo la leggenda, Margherita continuò ad interrogare le margherite finché suo marito non tornò. Una volta rientrato, ella gli mostrò tutti i pestali raccolti durante la sua assenza per dimostrare la sua devozione e la sua fedeltà. A quel punto, il re, commosso ed orgoglioso, decise di aggiungere tre margherite d’argento sullo stendardo del casato.

C – Prov. n° 8 e 8/bis – Spotorno – Calvisio – è tra una strada posta tra la strada bianca asfaltata ed un sentiero del tipo montano con pareti laterali scoscese se non addirittura a picco; prendiamo come esempio il percorso Valle Stretta il cui panorama è identico sopra tutto tra la Frazione San. Giorgio ed il cimitero di San. Filippo; tra San. Calogero e la borgata Berea valle; tra il bivio di Orco e la vecchia pizzeria:

D – Provinciale n°45 Le Manie, dove la Provincia la raccomanda quando chiude Capo Noli; chi la raccomanda deve avere un bel fegato da leone. Due auto, nella maggior parte del percorso non incrociano, visto la sezione della strada (!?) di circa tre metri. Un percorso costellato di tornanti e di, verso valle, inghiottitoi [ma questo gli automobilisti non lo sanno e non lo devono sapere].

E – Provinciale n°58 – Quiliano – Roviasca – Altare – Strade dell’entroterra che costeggiano torrenti il più delle volte asciutti, strade che si insinuano nel bosco, strade il cui fondo è una gettata di macadam rullata alla bene meglio. Strade che la vegetazione la fa da padrone, che nessun addetto alla manutenzione osa mettere piede, che nessuno si preoccupa di tagliare l’erba ai bordi, di porre in esercizio fossi di guardia, scivoli e pozzetti, tombini. Sulla massicciata di macadam andrebbe steso uno strato di legante bituminoso a caldo oppure di emulsione di bitume con graniglia e pietrischetto il tutto poi rullato. Ma per risparmiare normalmente impiegano come legante: catrame, e quando arriva un evento meteorico di rilievo ed il torrente asciutto si colma di acqua e quando la stessa tracima, ecco il risultato:

“La strada è diventata un fiume nella parte a monte e l’altra è crollata, l’unica via ora per tornare a casa è l’elicottero o il bosco”.

Questo il grido d’allarme di Flavio Cerro, cittadino di Quiliano che a causa delle violenti piogge di lunedì scorso ha visto crollare l’unica strada che porta alla sua abitazione (così come per altre famiglie) nella frazione di Roviasca in via Trexenda.

Ma nel bosco c’è di tutto sopra tutto. La strada, nel comune di Quiliano, che dalla località Tecci sale fino a Cadibona e confluisce in località Torre nella statale 29 del Piemonte, attraversando boschi e campagne è, soprattutto la notte, una trappola di animali selvatici e domestici, che l’attraversano all’apparire delle luci dei mezzi di passaggio. Sono spesso rospi, rane, ghiri e rettili ma anche volpi, caprioli, cuccioli di cinghiale, sprovveduti fagiani d’allevamento appena liberati per il ripopolamento venatorio, topi quercini [Eliomys quercinus], qualche gatto di colonia felina o di proprietà in passeggiata giornaliera. E tra gli animali, recentemente, c’è la comparsa del lupo”.

L’associazione segnalerà la situazione al comune per chiedere l’apposizione della segnaletica stradale indicante l’attraversamento di animali selvatici e, nelle zone a maggior frequenza d’impatto, di catarifrangenti prismatici (che reindirizzano la luce dei fari inducendo gli animali a fermarsi); ciò anche per la sicurezza degli stessi guidatori.

Il Codice della Strada, alla disposizione di cui all’art. 189, comma 9 bis, stabilisce che l’utente della strada, in caso di incidente stradale comunque ricollegabile al suo comportamento, da cui derivi un danno a uno o più animali da affezione, da reddito o protetti, ha l’obbligo di fermarsi e di porre ogni misura idonea ad assicurare un tempestivo intervento di soccorso agli animali che abbiano subito un danno.

In mancanza dell’osservanza di un tale precetto, la menzionata disposizione prevede la sanzione amministrativa del pagamento di una somma che va da 413,00 euro a 1.658,00 euro. Viene, altresì, prevista l’eventualità che la persona sia “coinvolta” nel sinistro a danno dell’animale. In questa ipotesi, la sanzione amministrativa comporta il pagamento della pena pecuniaria da 83,00 euro a 331,00 euro.

L’obbligo di soccorso non grava solo sul soggetto che ha cagionato l’incidente, quindi, ma anche su chi sia stato comunque coinvolto in esso. Cosa fare, dunque, se ci si trova coinvolti in un sinistro stradale con danni ad un animale per non incorrere in sanzioni? Il primo passo è quello di fermarsi immediatamente e di accertarsi dello stato di salute dell’animale. Non fare come recentemente un geometra E.T. dopo che la vicina ha investito il micio con rimostranze del proprietario, sbotta con la frase: “quante storie, è solo un gatto”, e con questa frase ha mostrato tutta la sua intelligenza.

Il secondo è quello di contattare chi di dovere al fine di prestare l’assistenza tecnica necessaria: il Servizio Veterinario dell’ASL, presso il quale è attivo un servizio di reperibilità 24 ore su 24. Pertanto, le operazioni di assistenza di animali domestici feriti possono essere richieste ai veterinari dipendenti, che le erogano direttamente oppure tramite operatori convenzionati. Quanto agli animali selvatici, la competenza è della polizia provinciale (che si avvarrà sempre del servizio veterinario).

Ricordiamoci, inoltre, che la norma prevede l’obbligo di assistenza non solo con riguardo a cani e gatti, ma anche con riferimento agli animali selvatici. In queste circostanze, sarà, però, necessario contattare il numero unico nazionale di emergenza ambientale 1515 o la Polizia Provinciale competente per territorio. Ricordiamo che gli animali appartenenti alla fauna selvatica non possono in nessun caso essere prelevati dai privati cittadini, nemmeno se feriti.

Il Codice della Strada non è, tuttavia, l’unica disposizione a regolamentare, disciplinare e punire l’omissione di soccorso nei confronti di animali. Nell’ipotesi in cui sopravvenga la morte dell’animale dovuta al mancato soccorso e, pertanto, derivata dalla condotta omissiva dell’investitore, potrebbe configurarsi il reato [sanzione penale] di cui all’art. 544 bis c.p.: “Uccisione di animali”. Tale delitto prevede la pena della reclusione da quattro mesi a due anni.

«L’automobilista che dopo aver accidentalmente investito un animale domestico ometta, senza giustificazione alcuna, di soccorrere la bestiola impedendo altresì ad altre persone di prestare all’animale le dovute cure, può essere chiamato a rispondere del reato di cui all’art. 544 bis c.p. in caso di morte dell’animale investito. È, infatti, riconducibile alla fattispecie criminosa de qua ogni condotta, non solo commissiva ma anche omissiva, che, per crudeltà o senza necessità, cagioni la morte di un animale». Soccorrere un animale coinvolto in un sinistro stradale non costituisce soltanto un dovere morale ma è anche una condotta richiesta dalla legislazione italiana.

Il sindaco di Quiliano Nicola Isetta ha svolto continui sopralluoghi sul territorio e nei luoghi più colpiti, a partire dal crollo di un ponte in via Tecci (che sta isolando un’azienda agricola e una famiglia) passando proprio per le criticità della frazione. ” A Roviasca la situazione è molto complessa, Vaccamorta è semi isolata (7 le famiglie in difficoltà) e via Trexenda lo è completamente, la strada è stata portata via dal fiume [e chiamamolo fiume] e stiamo pianificando le modalità per poter intervenire per poter garantire la transitabilità immediata al più presto alle famiglie isolate” ha detto il primo cittadino quilianese. La strada che collegava con Altare ormai non esiste più, è stata completamente distrutta dalle piogge degli ultimi giorni.

Un aspetto positivo rappresenta la tenuta del torrente Quiliano, oggetto di diversi interventi per la messa in sicurezza così come i lavori effettuati alla Faia, nella stessa Roviasca e ai Tecci messi completamente in ginocchio dall’alluvione del 23-24 novembre 2019. “In questa drammatica situazione si sono gestiti con gli eventi meteorologici del 2019 per i quali ci sono stati 3-5 milioni di danni, una grande soddisfazione è stato veder realizzati gli interventi che in questa occasione hanno tenuto, consentito di mitigare ulteriormente la condizione di criticità limitandola solo a delle borgate e non all’intera comunità di Roviasca o appesantendo la strada dei Tecci”.

Alesben B.

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