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Savona e provincia, verde urbano: pagelle di Legambiente. Il capoluogo nel banco dell’asino

Il problema della cura del verde urbano a Savona e in provincia. Proteste e proposte.  Si registrano sempre nuove proteste che riguardano la gestione del verde urbano.

di Gabriello Castellazzi*

Secondo dati Legambiente  il nostro capoluogo è al 95° posto su 104  per la cura del suo patrimonio di alberi e nei Comuni della provincia si moltiplicano le petizioni per una maggiore attenzione a un problema che entra oggi a pieno titolo nei processi di transizione ecologica.

Per affrontare correttamente la questione sono necessarie alcune premesse: E’ ben noto che ogni singolo albero contribuisce all’assorbimento di anidride carbonica  dall’atmosfera, producendo ossigeno vitale per tutti noi, migliora il comfort ambientale, riduce gli inquinanti dispersi nell’aria, protegge il suolo, sostiene e moltiplica la biodiversità garantendo rifugio e protezione per molti animali.

Più l’albero è grande, più le foglie sono fitte, maggiori sono i benefici: l’ombra fa spendere meno energia per il raffreddamento delle case nel periodo estivo e  risparmiare sul riscaldamento (grazie all’effetto frangivento) nei periodi freddi.

L’attualità del problema sta nel fatto che con l’autunno inizia la stagione delle potature nei parchi, sui viali e nei giardini. Immediatamente arrivano le proteste per le modalità di esecuzione di questi interventi.

La sensibilità per la salvaguardia del patrimonio verde è aumentata notevolmente e le proteste si levano quando alberi dotati di una folta chioma vengono potati in modo esagerato, quasi capitozzati.

A questo problema si associa l’altro, altrettanto importante e grave: il taglio sempre più frequente di alberi ad alto fusto che, pur rientrando secondo alcuni agronomi nella categoria di “rischio moderato” (quindi con obbligo di successivo controllo biennale secondo regole consolidate), vengono immediatamente tagliati e, quando va bene, sostituiti generalmente con pianticelle che porteranno i preziosi benefici solo dopo venti o trent’anni.

Questo avviene perchè da quando i Sindaci sono diventati responsabili della salute pubblica e i tecnici comunali possono essere chiamati in giudizio, tanti alberi sono visti unicamente come un pericolo incombente che inesorabilmente conduce al noto dilemma: chi si assume la responsabilità?

Da qui la legittima richiesta dei cittadini di avere il tempo sufficiente per poter commissionare controperizie certificate da agronomi di fiducia.

Gli abbattimenti devono ovviamente essere programmati e accompagnati da un avviso pubblico.

Purtroppo è prassi che tra la pubblicazione di “inizio lavori” e il momento fatale passino pochi giorni. Questo è scorretto, ammenoché non sussistano evidenti e gravi motivi di pericolo incombente.

Riprendendo il tema delle potature, affrontiamo un problema forse meno traumatico ma altrettanto importante.

Ci aiuta Elisa Marmiroli, agronoma, laureata in “Tutela del paesaggio” presso la Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna e autrice dell’ importante testo sulle procedure corrette da seguire per la potatura delle piante. Affrontando direttamente il problema lei dice: “in Italia c’è un ritardo culturale tangibile. Parchi e alberi non sono considerati di valore. Siamo rimasti al concetto delle potature degli alberi da frutta, che si eseguono per aumentarne la produzione, trasferendole all’albero ornamentale che invece va gestito in modo completamente diverso. La capitozzatura non si deve più fare, va applicata una potatura adatta all’età e alle caratteristiche di ciascuna pianta, intervenendo solo sulla porzione esterna della chioma, conservando i rami primari e quelli interni. Si pensa, sbagliando, che fare potature più precise e attente sia più costoso; in realtà, la situazione è ben diversa perché ogni albero ha le sue esigenze particolari. Una programmazione porta a minori spese perché le capitozzature richiedono nuovi interventi in pochi anni, mentre potature ben fatte lasciano effetti di lunga durata”.

Lo scorso anno, con il D.M. 4/4/2020, il Ministero dell’Ambiente ha definito i “criteri ambientali minimi” (cam) per la gestione corretta del verde pubblico e tra le altre indicazioni ha precisato di “evitare la capitozzatura, la cimatura e la potatura drastica degli alberi”. Infatti le potatura sbagliate (per non parlare della capitozzatura) provocano stress alle piante, carie interne, crescita di rami deboli in prossimità del taglio, morte delle radici corrispondenti con conseguente instabilità dopo pochi anni, consente a parassiti e malattie di attaccare l’albero.

E’ noto che sulle palme si devono tagliare unicamente le foglie secche, in quanto il succo che fuoriesce dal taglio fresco attira il micidiale “punteruolo rosso”. Purtroppo si constata che spesso, per miopi motivi economici, si esegue il taglio anche delle foglie verdi con gravi rischi per la pianta.

In conclusione, il verde urbano deve essere trattato con maggiore attenzione e cura per gli effetti benefici che ha sull’ambiente e sulla qualità della vita di tutti noi.

Gabriello Castellazzi* – Europa Verde – Verdi della provincia di Savona

 

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