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L’opinione/ Giustizia ed Europa, e referendum: la riforma è davvero roba da Draghi!

Che Draghi ben conosca i problemi strategici del Paese Italia, tra cui il problema strategico della Giustizia, civile e penale, è un’ovvietà di primo grado, oltretutto dopo fior di Recovery Plan definito in quel senso.

di Sergio Bevilacqua

Che il suo stile sia quello di una ordinata organizzazione del lavoro del suo Governo, e che quindi tocchi ai ministri sostenere le azioni di delega e la comunicazione di conseguenza, con tutti i gradi di dibattito opportuni, meccanismo cardine della democrazia amministrativa, è anche chiaro.

Che la dialettica istituzionale porti gli incrociatori del consenso (Lega, Radicali, FdI strana accolita…) a compiere manovre extra-parlamentari (referendum) per sostenere le proprie ipotesi e far valere presso l’ingenuo elettorato idee che dovrebbero essere scambiate soprattutto in Parlamento, è anche una condizione sanamente democratica.

Che il M5S sia distante da una attuazione di democrazia diretta con i suddetti referendum popolari è particolarmente significativo: non erano loro quelli del “popolo che decide in democrazia diretta senza partiti”? O quando si tocca quel poveretto di Bonafede, baluardo granguignolesco di politica grillina, decade tutto, come davanti a un Re (del dj set…)?

Cartabia contro referendum? Assolutamente no. La Guardasigilli è seria e lucida e sta, come si deve, ascoltando ciò che accade nel Paese: dibattito in Parlamento e manovre dei partitucci per le strade, in attesa di trarre le sue considerazioni e guidare verso ciò che le parrà meglio, con Draghi per l’eventuale, ultimo colpo di timone.

Ciò che finora ho visto sfuggire al dibattito sulla Giustizia penale, la prima parte avviata della riforma complessiva dei tribunali e dei giudizi, è una condizione che discende dalla globalizzazione e che non può essere trascurata: per i delinquenti e per le organizzazioni criminali, il rischio penale è rischio “d’impresa” (criminale). Infatti, il reato porta “benefici” individuali (proibiti) e comporta rischi di pena per l’atto deviato commesso. Con tutto il mondo interconnesso, e con informazione diffusa e profonda su dove i reati possono essere compiuti con più (deformata e incivile…) soddisfazione, transitano anche i luoghi ove le pene sono più miti. È quindi prioritario effettuare una rigorosa uniformazione tra i principi penali degli ambienti statali contigui e, ormai, del mondo tutto.

Se rubare o spacciare droga in Italia comporta un rischio di livello 1 e farlo in Olanda comporta un rischio inferiore, la delinquenza fa questi calcoli e così “migra”; non solo, ma accanto alle pene più o meno severe, si realizzano anche meno o più reati… L’UE non ha ancora scandito bene il principio di omologazione dei sistemi penali, forse per favorire certi Paesi che restano tane di reati (vedi appunto l’Olanda nell’antidroga, con il suo clamoroso effetto economico… Paese “Frugale”, come si vede in questo caso, ma solo per ciò che gli fa comodo!).

Benissimo parlare da legulei, ci mancherebbe, è fondamentale nella giurisprudenza: ma non dimentichiamo le condizioni reali delle società umane, e dei diversi Stati…. e l’ormai coeso sistema continentale e, perché no, mondiale.

Intanto, incedono i referendum sulla riforma della Giustizia penale. La Lega li ha cavalcati, dimostrando il fiuto di Salvini per le iniziative ad alta resa mediatico-elettorale, fino addirittura ad apparentarsi con l’impossibile, con gli eredi di Pannella, certamente agli antipodi in generale sui diritti civili. Presso il movimento radicale, è rimasta questa saggia misura della democrazia diretta: ovvio, vicino al povero Marco Pannella ci sono sempre state menti lucide di importanti intellettuali e istituzionalisti, non strilloni e sognatori in ritardo (Grillo e Casaleggio) nutriti di odio. I radicali son sempre stati intelligentemente pacifisti e seriamente attenti al pragmatismo in politica, senza essere mai diventati un covo di corruzione e concussione. E nemmeno di deliri informatico-populisti come i grillini: grande differenza d’intelligenza politica e di competenza istituzionale…

E ora, sempre loro, i radicali, sono la voce più schietta ed efficace per ciò che è la vera quota possibile di democrazia diretta che una società di massa, con uno Stato complesso come l’Italia, possa produrre ed utilizzare. Quindi, complimenti alla Lega, una volta tanto…, e buona la risposta di Fratelli d’Italia riguardo a come comportarsi davanti all’urna: 4 sì (Riforma del CSM, per consentire a ciascun magistrato di candidarsi senza intermediari ideologico-politici al CSM; Responsabilità diretta dei Magistrati, per elevare l’attenzione al concreto esito delle sentenze e non soltanto alla loro correttezza teorico-formale; Equa valutazione dei Magistrati, che devono essere valutati come tutti i soggetti professionali della P.A.; Separazione delle carriere di P.M. e Giudice) e 2 no (Maggiori limiti alla custodia cautelare favoriscono la reiterazione dei reati con la circolazione dei delinquenti; Legge Severino: Ripensamento sui contenuti di reato che non consentono la copertura di cariche politico-amministrative nello Stato).

Speriamo bene. E poi verrà la Giustizia civile: e ne rivedremo delle belle come dieci anni fa, con il rilancio necessario sulla mediazione civile, e le lobby degli avvocati decisi a non perdere la pagnotta grassa di ritardi e di formalismo deleterio…

E quindi l’urgente ripresa del Testo unico del 2000 per gli Enti Locali, ove occorre mettere al centro il concetto di Democrazia Amministrativa. Riforme sempre fallite per lo spirito satanico o ignorante che alberga nelle menti politicoidi della gran parte dei nostri parlamentari di ieri e di oggi.

Insomma, affrontare tutto questo è davvero roba da Draghi

Sergio Bevilacqua

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