Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Savona candidato Bruno: il mio diario elettorale. Savona al voto, Astengo: anomalie e criticità

Danilo Bruno: Il mio diario comincia dall’accettazione della candidatura firmata giovedì 19 agosto ad una riunione presso la Stella Maris a Savona. Lista in appoggio a Marco Russo, che si chiama Sinistra per Savona: democrazia, ecologia, solidarietà. Franco Astengo (non candidato sostenitore di Savona 2021, Il rosso non è il nero): “La giunta uscente che ha governato la Città non si presenta e sfugge al giudizio delle elettrici e degli elettori savonesi. Si conferma così un ‘anomalia….”

di Danilo Bruno*

Danilo Bruno candidato

Io sono dirigente nazionale di Europa Verde e questa volta abbiamo deciso di rientrare nello schieramento di centrosinistra dopo 15 anni di opposizione insieme a Noi per Savona anche perché vi sono state due novità:

a) la candidatura di Marco Russo e il suo progetto dell’agenda, che si rivolge a cittadine e cittadini chiamando ognuna e ognuno al proprio impegno diretto per migliorare la situazione della nostra città;
b) il documento di “il rosso non è il nero” su cui abbiamo registrato una notevole identità di vedute e su cui abbiamo fornito un nostro contributo non scontato. A questo punto ho deciso di candidarmi e di non fare “un numero per chiudere la lista” come altre volte, aderendo a richieste nazionali del mio partito e alle sollecitazioni dei nostri iscritti e iscritte per quanto ho precisato subito che sarà l’ultima volta poichè ritengo l’impegno sociale e politico – culturale fondamentale ma faccio veramente fatica a pensare ad un eventuale impegno nelle istituzioni in un mondo che è cambiato e che ha spesso ribaltato i valori di riferimento dove l’antifascismo, la democrazia, la pace, l’accoglienza sembrano spesso essere divenuti dati fastidiosi così come l’Europa e non più condivisi da tutte e da tutti.
Ho però ritenuto necessario ricordare cosa diceva Mazzini: ovvero alla base di tutta la nostra azione ci deve essere la consapevolezza di assumerci le nostre responsabilità verso l’Italia e l’Europa per cui ho ritenuto necessario provarci almeno con l’obiettivo minimo, insieme agli altri e alle altre Verdi, di poter parlare di cambiamento climatico, Europa, Costituzione, Savona che ritorna ad avere un ruolo propulsivo e propositivo in Liguria. E soprattutto ad essere una città accogliente, multietnica, europeista e figlia dei propri valori espressi, tra le altre cose, dalla Apparizione della Madonna di Misericordia, fino alla prefettura Chabrol, dalla Medaglia d’oro della Lotta di Liberazione, dalla reazione popolare alla tragica serie di bombe nere del 1974, fino alla città ove si tenne il processo a Pertini e agli altri antifascisti nel 1926.
Per ricordare infine che Savona è pure la città che può vantare un museo archeologico, quasi unico in Italia poiché vive a stretto contatto con gli scavi e con i materiali che sono emersi e che emergono da ogni campagna di ricerca condotta dall’Istituto Internazionale di Studi Liguri sezione Sabazia, di cui sono dirigente.
Ho pensato quindi di condurre una campagna elettorale fondata su Europa, sull’affermazione della cultura e del valore dei beni culturali, quale fondamento della coscienza civile della città e costruzione di una nuova cittadinanza attiva.
Ho accettato di candidarmi nella lista “Sinistra per Savona” sia per le scelte politiche prima elencate ma anche perché in essa ho ritrovato molti amici e molte amiche con cui abbiamo fatto percorsi politici comuni anche se oggi magari non vediamo le cose più allo stesso modo ma siamo in una piccola città e spesso le diverse visioni nazionali possono trovare una mediazione a livello locale nei programmi e nelle cose condivise più che in quelle che ci separano.
Ho anche accettato questa lista poiché il termine “sinistra” non significa necessariamente “marxista” ma anche laico e liberale nella tradizione, a cui da tempo mi richiamo, da Mazzini a Gobetti, che fu intransigente con la dittatura fascista ma colse in “Risorgimento senza eroi” due punti nodali della storia italiana:
a) l’assenza di una Riforma Protestante, che ci emancipasse da una visione troppo clericale della vita quotidiana, affermando una idea alta e laica della politica fondata per i credenti su un rapporto diretto con Dio senza gerarchie ecclesiastiche a mediare;
b) l’assenza di un ruolo forte e progressivo della borghesia italiana, che invece di consolidare il proprio ruolo come forza di rinnovamento economico e sociale preferì adottare una politica di trasformismo, che portò alla formazione di uno stato fondato più sulla risposta a sollecitazioni speculative che alla conquista di un posto in Europa.
Saprà la Savona migliore e produttiva guardarsi attorno e vedere che una lista come Sinistra per Savona raccoglie pure forze marxiste ma anche gruppi di sinistra democratica e liberale?
Vedremo intanto però faccio sapere che sono socio dell’Associazione Mazziniana e degli amici della Fondazione di Critica Liberale.
Danilo Bruno*
(candidato di Sinistra per Savona)

SAVONA 2021: ANOMALIE E CRITICITÀ’

di Franco Astengo (coordinamento “Il rosso non è il nero”)

Franco Astengo del gruppo Il rosso non è il nero che sostiene la candidatura di Russo sindaco

Si stanno delineando candidature e schieramenti in vista delle elezioni comunali di Savona che si svolgeranno il prossimo 3-4 ottobre. In questa situazione la giunta uscente che ha governato la Città non si presenta e sfugge al giudizio delle elettrici e degli elettori savonesi. Si conferma così un ‘anomalia che avevamo già avuto occasione di segnalare ma che adesso, proprio nel momento della presentazione delle liste, vale la pena di sottolineare aprendo un punto di riflessione.

Proviamo a riassumere: la Signora Sindaco uscente rinuncia alla candidatura, di conseguenza non sarà in lizza la lista a lei intitolata nel 2016 che ottenne 1.513 con il 5,22%; buona parte degli assessori uscenti non saranno presenti nelle liste e altri sono trasmigrati in formazioni diverse da quelle nelle quali erano stati eletti cinque anni fa (pur rimanendo nell’ambito del centro destra).

Si potrebbe pensare ad un “fuggi fuggi” generale cui cercherà di rimediare il Presidente della Regione che, oltre a presentare una lista intitolata a suo nome (altra anomalia: un presidente di Regione che presenta una propria lista nelle elezioni di un comune evitando anche di far correre l’insegna del suo partito) punta ad assumere una funzione di Lord Protettore indicando come possibile Sindaco un suo fiduciario nell’ottica di costruire in Liguria un sistema neo-feudale.

A questo punto si impone un momento di riflessione. La giunta savonese uscente ha governato cinque anni emettendo alti lai circa il disastro (principalmente finanziario) trovato all’insediamento: una montagna di debiti (situazione di pre-dissesto) sulla quale è stato costruito un discorso di stretta austerità (almeno per un certo periodo della consiliatura) giustificativa di un immobilismo pressoché totale (senza stilare elenchi si può ben affermare che non è stata affrontata alcuna delle questioni vitali per il futuro della Città).

Fatte salve le ben chiare responsabilità delle giunte precedenti all’uscente e acclarato il fondamentale impegno di voltare pagina che tocca a chiunque avrà l’onere (piuttosto che l’onore) di amministrare Savona per il prossimo quinquennio è il caso di richiedere un pubblico “passaggio di consegne” su almeno due punti decisivi che rappresentano criticità essenziali rispetto a una seria e concreta prospettiva di governo:

1) L’austerità (utilizzata a fisarmonica) condotta nel corso di questi 5 anni è stata giustificata, come abbiamo già fatto cenno, dall’enormità del deficit. Adesso se ne rivendica una diminuzione. La domanda è semplice: quanto di questa diminuzione di deficit è coperta dalla cartolarizzazione di beni comunali ( come “Canto del Cigno” pare sia stato nuovamente tirato in ballo Palazzo Pozzobonello, la storia della cui possibile vendita risale ormai a oltre trent’anni fa) ?

2) Sarebbe interessante disporre dei dati riguardanti la pianta organica del Comune al momento dell’insediamento della giunta in questo momento uscente confrontata con la situazione attuale.

Sicuramente su questo punto è legittima l’obiezione del blocco a livello nazionale delle assunzioni nella pubblica amministrazione. Rimangono però da capire alcune questioni: a che punto stanno le dotazioni organiche nei vari settori (più o meno: cosa è stato privilegiato o cosa è stato penalizzato) ?; a che punto è la digitalizzazione dei servizi (il sito web del Comune necessita sicuramente di un adeguato restyling) ?, Come è stato utilizzato la smart working nel periodo del lockdown e poi in seguito?; quali servizi sono stati, eventualmente, esternalizzati (cimitero, uscieri,ecc) ?; quale rapporto esiste, nel personale presente, tra tempo indeterminato e precari e in quali settori i precari sono utilizzati ?

Risulterebbe di un certo interesse anche conoscere le cifre spese per il pagamento di premi vari ai dirigenti e il monte complessivo di spese per il personale (magari per calcolare anche un po’ di percentuali).Tutto questo potrebbe servire ai Candidati in corsa, considerato che i più bei progetti poi nella realtà per essere portati avanti avranno bisogno di adeguate risorse finanziarie e umane.

Franco Astengo

SAVONA 2021: DAVVERO LA FINE DI UN CICLO?

di Franco Astengo

I giornali annunciano (25 agosto) il “via libera” alla costruzione del Crescent 2: l’ultimo “mostro” partorito dalla lunga e dolorosa storia della speculazione edilizia che ha accompagnato il declino della Savona industriale nel corso degli ultimi 30 anni. In questa occasione non rievochiamo nel dettaglio il pur recente passato.

Abbiamo vissuto una fase dove era stata sostituita la regia pubblica (che pur tra luci e ombre aveva caratterizzato la fase di elaborazione e applicazione del PRIS) con l’urbanistica “contrattata” e si era posto mano alla trasformazione della Città allontanando l’industria della sua cinta urbana ( ILVA, Scarpa e Magnano, Servettaz, Balbontin e quant’altro). Tutta l’operazione era stata portata avanti come se si fosse trattato di un’esigenza dei tempi, un ineludibile richiamo della modernità dando invece origine a una gigantesca “fiera delle illusioni”.

In realtà si trattava semplicemente di coltivare l’interesse particolare dell’utilizzo intensivo del territorio in nome del “privato”, così come stava a cuore ad alcuni soggetti utilizzatori della debolezza delle amministrazioni e del retrocedere della funzione sociale dell’agire politico.

In questo modo si è verificato un vero e proprio mutamento di paradigma al riguardo del quale andranno analizzate meglio le diverse responsabilità sul piano imprenditoriale, politico, culturale: all’uopo sarà utile un’analisi ben più dettagliata di quella sommaria contenuta nel testo “La miccia ritrovata” curato da Luciano Angelini e da chi ha redatto quest’articolo.

Nella fase storica che ci ha appena preceduto si sono intrecciate, infatti, responsabilità “trasversali” che hanno fortemente condizionato l’evolversi delle cose mentre l’opposizione è rimasta minoritaria sia sul terreno politico sia su quello della comunicazione. E’ necessario quindi ricordare che all’epoca fu costruito un consenso di massa all’idea che la Città doveva cambiare perché lo chiedevano “ i tempi”.

Chiariamo adesso con il massimo della forza possibile che lo scopo vero di chi ha proposto la fine dei vincoli che regolavano la “Savona del lavoro”, era quello di lasciare mano libera a chi stava portando avanti nei partiti, nelle associazioni imprenditoriali, nelle istituzioni quello scenario di vera e propria “dismissione della Città” che ha determinato il declino di cui oggi molti si stanno lamentando.

L’occasione delle prossime elezioni diventa allora quella di decretare la fine di questo ciclo negativo ed è questo del mutamento di rotta l’imperativo categorico cui debbono assolvere le forze di democrazia e di progresso.

La questione urbanistica deve essere inquadrata in un vero e proprio discorso di “svolta”. Il nodo fondamentale da sciogliere è quello del ritorno alla “regia pubblica”. In secondo luogo è indispensabile rielaborare una progettazione misurata sull’insieme del territorio tra centro e periferia in una visione di “ricucitura” degli strappi esistenti attuata in funzione dell’utilità generale.

L’amministrazione uscente aveva iniziato il proprio mandato con grandi proclami nel merito: una delle prime delibere adottate dal nuovo sindaco avrebbe dovuto prevedere, per esempio, una “Casa della Salute” sul terreno degli Orti Folconi, si è poi a lungo discusso (con opzioni del tutto improbabili) del recupero di Villa Zanelli: nulla è stato fatto in questo senso e neppure verso il recupero (fondamentale) dei contenitori storici dismessi, concludendo la partita in bellezza con il rimettere in vendita l’eterno Palazzo Pozzobonello.

Il riempimento dei vuoti esistenti in Città deve corrispondere a esigenze ben precise. Soltanto per fare degli esempi e non compilare la solita lunga lista della spesa: la territorialità socio – sanitaria; la possibilità di utilizzo di sedi attrattive per le nuove forme di lavoro da remoto;la realizzazione di un rapporto fattivo Città/Università accrescendo così la possibilità per tutti di usufruire di una presenza culturale diffusa; la difesa ambientale partendo dalla cura dell’enorme patrimonio sito alle spalle del centro urbano. La nostra Città si trova di fronte a una possibilità concreta di proficua inversione di rotta: un’occasione da non perdere.

Franco Astengo

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