Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Vessi Portio e il suo territorio: 150 grotte dove vivono molte specie di invertebrati. E c’è la fauna che popola la Liguria

Sopra le rupi e dentro le grotte Nell’area abbondano gli ambienti rupestri, che ospitano comunità vegetali casmofitiche (cioè adattate a vivere nelle fessure delle rocce) e sono siti idonei alla nidificazione del falco pellegrino (Falco peregrinus) e del gufo reale (Bubo bubo): la presenza di questi uccelli è il motivo del divieto di arrampicata sportiva su alcune pareti di roccia; sono comunque una novantina le specie di uccelli presenti e tutelate da norme internazionali.

Prof. Ettore Arch. Bianchi

Nelle oltre 150 grotte vivono diverse specie di invertebrati di rilievo, molti dei quali sono endemici, come gli aracnidi Histopona paleolithica, Chthonius concii e C. gestroi, endemismi puntiformi; sono inoltre presenti diverse specie di pipistrelli ed il geotritone (Speleomantes strinatii).

Animali al limite Il SIC rappresenta l’area di presenza meglio conservata di alcune specie che si trovano in Liguria al limite orientale della propria distribuzione. Tra i rettili e gli anfibi, la lucertola ocellata (Timon lepidus) ed il pelodite punteggiato (Pelodytes punctatus) sono anche specie rare ed assenti dal resto d’Italia, proposte per l’inserimento nelle liste della “Direttiva Habitat”.Queste repentine variazioni ecologiche si riflettono anche sulla distribuzione dell’erpetofauna rendendo così possibile la presenza in pochi chilometri di specie spiccatamente termofile e di specie mesofile.

Esistono comunque specie di Anfibi e Rettili di grande valenza ecologica che possono vivere sia in ambienti mediterranei che in ambienti continentali come il Ramarro occidentale, la Lucertola muraiola, l’Orbettino, il Saettone, la Natrice dal collare e la Natrice viperina per i Rettili ed il Geotritone, il Rospo comune, la Rana agile e le Rane verdi per gli Anfibi.

Salamandra Pezzata

Salamandra salamandra (Linnaeus, 1758)

Nomi vernacolari: Bisciabàggiu, Nèspuru surdu, Lajåza, Sirvèstru, Snèsctr, Ginèstru, Nespusùrdu

La sottospecie presente nella provincia di Savona è S. salamandra gigliolii (LANZA, 1983); ha una distribuzione mediosudeuropeo-maghrebino-anatolico-iranica,(POGGI, 1994a). In provincia di Savona è abbondante nell’orizzonte delle latifoglie a riposo invernale. La specie è più frequente tra i 200 metri ed i 1000 metri, ma è stata rinvenuta anche poco sopra al livello del mare (località “La Pace” – Albissola Superiore).

DESCRIZIONE – Anfibio di medio-grandi dimensioni che può superare i 20 cm di lunghezza complessiva. Il capo presenta occhi sporgenti ed ammassi ghiandolari in rilievo ben evidenti. Le zampe hanno dimensioni simili e la coda presenta una sezione circolare. Sulla colorazione di fondo nera spiccano numerose macchie di colore giallo intenso. La larva ha un forma simile a quella dell’adulto anche se più gracile e con colorazione brunastra uniforme; presenta dei ciuffi branchiali ben evidenti ai lati del collo ed una macchia chiara alla base degli arti. Frequenta gli ambienti boscati dei piani pedemontano e montano, come castagneti, faggete, boschi misti di caducifoglie ed eccezionalmente leccete miste (località “Le Manie” e “Pian Marino” – Finale Ligure).

MODALITÀ DI RIPRODUZIONE – Ovovivipara con gestazione della durata anche di un anno, la femmina partorisce da 10 a 70 larve, per lo più 20-40 (LANZA, 1983). STATUS – Basso rischio, anche se è spesso vittima del traffico stradale.

Tritone Alpestre

Triturus alpestris (Laurenti, 1768)

Nomi vernacolari: Pesce ka , Labrêna, Grìgoa d’ægua, Sgrìgua d’êgua

Nella provincia di Savona si trovano popolazioni appartenenti alla sottospecie Triturus alpestris ssp. apuanus (ANDREOTTI, 1994a).

Il Tritone alpestre ha una distribuzione mediosudeuropea (CAPULA,2000a). La presenza della specie si rileva da circa 200 metri fino a circa 1200 metri di altitudine. Allo stato attuale delle conoscenze, nel comune di Giustenice raggiunge il suo limite occidentale di diffusione ligure. È da segnalare la presenza di una popolazione, nel comune di Alto (CN), in prossimità del confine regionale.

DESCRIZIONE – Anfibio urodelo di medie dimensioni che può raggiungere i 12 cm di lunghezza complessiva con maschi più piccoli delle femmine. La coda è piatta a timone ed il ventre è color arancio uniforme con macchie nere sulla gola. Da notare che alcune femmine della popolazione di Stella presentano un’insolita e diffusa punteggiatura nerastra sul ventre. Durante il periodo riproduttivo i maschi sviluppano una cresta vertebrale gialla e nera ed una colorazione blu intenso sulle parti laterali del dorso. La larva può raggiungere una lunghezza massima di circa 5 cm e si presenta con colorazione ocra con macchie scure irregolari e ventre biancastro-rosato. E’ l’unica specie di tritone che presenta forme neoteniche in provincia di Savona. Frequentatore di ambienti pedemontani e montani, nel periodo riproduttivo lo si può rinvenire in torbiere, stagni, abbeveratoi e vasche artificiali.

MODALITÀ DI RIPRODUZIONE – Ovipara, la femmina depone da 250 a 300 uova per anno (NÖLLERT & NÖLLERT, 1992). Le forme neoteniche di T. alpestris possono rimanere in acqua per tutta la vita.

STATUS – Vulnerabile. Sensibile all’introduzione di ittiofauna nei siti riproduttivi.

Rospo Comune

Bufo bufo (Linnaeus, 1758). Nomi vernacolari: Bàggiu. Nella provincia di Savona è presente la sottospecie Bufo bufo ssp. spinosus (LANZA, 1968). La validità tassonomica di questa sottospecie è tuttora messa in discussione (LANZA, 1983; AA. VV., 2006).

Il Rospo comune è una specie a distribuzione eurasiatica (DUGUET & MELKI, 2003c). In provincia di Savona è comune in tutto il territorio. La presenza della specie si rileva dal livello del mare fino a circa 1000 metri di altitudine.Nella provincia di Savona è presente la sottospecie Bufo bufo

ssp. spinosus (LANZA, 1968). La validità tassonomica di questa sottospecie è tuttora messa in discussione (LANZA, 1983; AA. VV., 2006). Il Rospo comune è una specie a distribuzione eurasiatica (DUGUET & MELKI, 2003c). In provincia di Savona è comune

DESCRIZIONE – Anfibio di medio-grandi dimensioni (maschi fino a 10 cm e femmine fino a 15 cm) che possiede un corpo piuttosto tozzo, pupille orizzontali, iride da arancione a rosso-bruno e dorso verrucoso caratterizzato da una colorazione bruno-giallastra. Presenta una testa larga con delle grandi ghiandole parotidi prominenti. I maschi, durante il periodo riproduttivo, sviluppano delle callosità nuziali di colore bruno scuro sulle prime tre dita degli arti anteriori. I girini, che possiedono una colorazione bruno scura, possono raggiungere una lunghezza massima di circa 4 cm.

Specie prevalentemente terricola mostra una buona plasticità ecologica. Durante il periodo riproduttivo frequenta preferibilmente ambienti maturi e stabili quali stagni permanenti, vasche artificiali, abbeveratoi, torrenti e corsi d’acqua a corrente moderata.

MODALITÀ DI RIPRODUZIONE – Ovipara, ogni femmina depone un’ovatura, costituita da un cordone lungo fino a 4 metri, contenente da 4000 a 6000 uova (GIACOMA & CASTELLANO,2006).

STATUS – Basso rischio. Va comunque valutato localmente l’impatto del traffico stradale durante le migrazioni pre e post-nuziali.

Raganella Mediterranea Hyla meridionalis Boettger, 1874

Nomi vernacolari: Ræna, Ræna di limoni, Raina, Batuézza, Rana

La specie è attualmente considerata monotipica (DUGUET & MELKI, 2003e).

La Raganella mediterranea è una specie a distribuzione ibero-francese- maghrebina, che raggiunge in Liguria il suo limite orientale di distribuzione (DUGUET & MELKI, 2003e).

In provincia di Savona è comune nella zona litoranea dal livello del mare fino a circa 500 metri di altitudine. La presenza della specie nei comuni di Zuccarello e Nasino è, molto probabilmente, legata a terreni con colture di erbe aromatiche in vasetto e pertanto potrebbe trattarsi di popolazioni non stabili (ORTALE, com. pers.); non sembra superare lo spartiacque tirrenico.

DESCRIZIONE – Anfibio arboricolo di piccole dimensioni che raramente supera i 5 centimetri di lunghezza. Gli arti posteriori sono relativamente corti e le estremità delle dita presentano dischi digitali che consentono un’ottima adesione su molteplici superfici. La pelle è liscia e presenta una colorazione dorsale verde chiaro molto variabile. Il ventre e la gola sono biancastri (i maschi possiedono una gola giallastra per la presenza del sacco vocale) e la banda laterale, al contrario della Raganella italiana, non è presente lungo i fianchi e si estende dalla narice fino all’inserzione delle zampe anteriori. I girini presentano una colorazione bruno-olivastra con riflessi metallici e possono raggiungere una lunghezza massima di circa 5-6 cm.

Specie termofila legata ad ambienti mediterranei. Frequenta garighe, cespuglieti ed arbusteti, coltivi ed aree urbane. Utilizza come siti riproduttivi stagni permanenti o temporanei, vasche, cisterne artificiali e persino secchi abbandonati.

MODALITÀ DI RIPRODUZIONE – Ovipara, ogni femmina depone circa una sessantina di piccolli ammassi contenenti da 10 a 30 uova ciascuno (NÖLLERT & NÖLLERT, 1992).

STATUS – Basso rischio. Sensibile all’introduzione di ittiofauna nei siti riproduttivi.

Geco Comune Tarentola mauritanica (Linnaeus, 1758)

Nomi vernacolari: Ciattua, Scurpiùn, Scrupiùn, Scurpiùnorbu

La sottospecie presente nella provincia di Savona è quella nominale (CARPANETO, 2000b).

DISTRIBUZIONE – Il Geco comune è una specie a distribuzione circum-mediterranea occidentale (ARNOLD & BURTON, 1986). Nella provincia di Savona è facilmente osservabile lungo la zona costiera e non sembra superare lo spartiacque tirrenico-padano. La presenza della specie si rileva dal livello del mare fino a circa 700 metri di altitudine.

T. mauritanica è presente anche sull’isola Gallinara (SALVIDIO et al., 1992) e sull’isola di Bergeggi (OTTONELLO & LAMAGNI, oss. pers.).

DESCRIZIONE – Sauro di dimensioni medio-piccole che può raggiungere una lunghezza totale di circa 16 cm. I maschi sono più grandi e robusti delle femmine ed alla base della coda possiedono due rigonfiamenti corrispondenti agli organi copulatori. Presenta una colorazione del dorso che varia tra il grigio ed il bruno. La coda ed il dorso sono ricoperti da numerosi tubercoli. Caratteristica è la presenza di unghie solo sul terzo e sul quarto dito. Specie termofila legata ad ambienti mediterranei. Frequenta muri a secco, pietraie, cumuli di legna, cavità degli alberi, abitazioni umane e coltivi.

MODALITÀ DI RIPRODUZIONE – Ovipara, da una a tre deposizioni annue. Per ogni deposizione da 1 a 2 uova (CORTI & LO CASCIO, 2002). – STATUS – Basso rischio.

Orbettino Anguis fragilis Linnaeus, 1758

Nomi vernacolari: Sezeia, Sesegura, Seséla, Sensegia, Orbetìn

La sottospecie presente nella provincia di Savona è quella nominale (MABEL SCHIAVO, 1994).

L’Orbettino è una specie a distribuzione eurasiatica-occidentale (ARNOLD & BURTON, 1986). Nella provincia di Savona è comune in tutto il territorio. La presenza della specie si rileva dal livello del mare fino a circa 1500 metri di altitudine.

DESCRIZIONE – Rettile d’aspetto serpentiforme presenta squame dorsali e ventrali lisce con un colore di fondo che va dal grigio al bruno rossastro. Può raggiungere una lunghezza

di 50 cm ma in genere non supera i 35 cm. Le femmine al contrario dei maschi,che hanno una colorazione più uniforme, presentano delle strie sui fianchi ed a volte una striscia vertebrale logitudinale sul dorso; mostra un’ampia adattabilità ad ambienti diversi, frequenta preferibilmente aree ecotonali, quali zone cespugliate, prati ai margini di boschi e bordi delle strade. E’ comune frequentatrice di ambienti antropizzati come coltivi e giardini.

MODALITÀ DI RIPRODUZIONE – Ovovivipara, la femmina partorisce tra giugno e settembre da 4 a 26 giovani (ZANGHELLINI, 2006). – STATUS – Basso rischio.

Lucertola Muraiola Podarcis muralis (Laurenti, 1768)

Nomi vernacolari: grívura, grígura, grígua, sgrìgua, mesega

La posizione tassonomica delle sottospecie di P. muralis è estremamente incerta. Secondo CAPULA (2000b) la sottospecie presente nella provincia di Savona è P. muralis ssp. brueggemanni.

DISTRIBUZIONE – La Lucertola muraiola è una specie a distribuzione mediosudeuropea ed asiatica occidentale (ARNOLD & BURTON, 1986). Nella provincia di Savona è facilmente osservabile in tutto il territorio. La presenza della specie si rileva dal livello del mare fino a 1400 metri di altitudine. P. muralis è presente anche sull’isola di Bergeggi

(OTTONELLO & LAMAGNI, oss. pers.) e sull’isola Gallinara (SALVIDIO et al., 1992).

DESCRIZIONE – Lacertide di dimensioni medio-piccole che raramente supera i 7 cm di lunghezza fra l’apice del muso e la cloaca. Presenta un disegno dorsale molto variabile con colorazione di fondo dal grigio al bruno con strisce longitudinali più scure sui fianchi nelle femmine. I maschi durante il periodo riproduttivo presentano pori femorali più sviluppati.

Specie ad ampia valenza ecologica la si può osservare in quasi tutti gli ambienti presenti in provincia di Savona. Frequenta preferenzialmente ambienti ecotonali, muretti a secco, pareti rocciose, massi e tronchi d’albero.

MODALITÀ DI RIPRODUZIONE – Ovipara, da una a tre deposizioni annue. Per ogni deposizione da 5 a 6 uova (GRUSCHWITZ & BÖHME, 1986). – STATUS – Basso rischio.

Saettone O Colubro Di Esculapio Zamenis longissimus (Laurenti, 1768)

Nomi vernacolari: Bissa oxelea, Oxelaia, Bìscia oxelêa, Saetùn

La specie è attualmente considerata monotipica. In un recente

lavoro LENK e WUSTER (1999) hanno distinto Z. lineatus da Z. longissimus, inprecedenza considerata sottospecie di quest’ultima.

DISTRIBUZIONE – Il Saettone è una specie a distribuzione medio sud europea–anatolica- caucasica lacunosa (POGGI, 1994b). Nella provincia di Savona è molto comune in tutti gli ambienti. La presenza della specie si rileva dal livello del mare fino a circa 1000 metri di altitudine.

DESCRIZIONE – Serpente che può raggiungere i 180 cm di lunghezza. Possiede un corpo molto flessuoso e robusto, particolarmente verso metà tronco; negli adulti la colorazione

è tendenzialmente bruno-verdastra, con piccole macchie bianche sulle squame, testa giallastra più chiara del corpo, ventre giallo-verdastro privo di macchie. I giovani tendono ad avere una colorazione bruna con grandi macchie tondeggianti di colore scuro ed un collarino giallastro alla base della testa. Il dimorfismo sessuale non è molto accentuato anche se le femmine tendono ad essere più grandi e robuste dei maschi. Specie ad ampia valenza ecologica la si può rinvenire in svariati ambienti, macchie fitte, boschi, radure e coltivi. Mostra comunque un certa preferenza per gli ambienti con ricca vegetazione arbustiva o arborea. MODALITÀ DI RIPRODUZIONE – Ovipara, la femmina depone da 6 a 12 uova (RAZZETTI & ZANGHELLINI, 2006). – STATUS – Basso rischio.

Biacco Hierophis viridiflavus (Lacépède, 1789)

Nomi vernacolari: Biscia, Bissa, Ratèra, Oxelaia, Bìscia Oxelêa

La specie è attualmente considerata monotipica. Attualmente sono incorso discussioni sulla validità della sottospecie carbonaria.

Il Biacco è una specie a distribuzione mediosuderuropea occidentale (FARINELLO & BONATO, 2000). Nella provincia di Savona è comune in tutto il territorio tranne le zone ove è presente il Colubro lacertino (Malpolon monspessulanus).

Sebbene la presenza di quest’ultimo sembra escludere quella del Biacco, esistono aree di sintopia, soprattutto nella porzione più orientale del territorio provinciale. La presenza della specie si rileva dal livello del mare fino a circa 1300 metri di altitudine.

DESCRIZIONE – Serpente che ha una struttura piuttosto slanciata con una testa ovale ben distinta dal corpo.

I giovani alla nascita misurano in media meno di 30 cm ed hanno una colorazione meno contrastata degli adulti, nei quali su un fondo grigiastro si intravedono delle screziature più scure e spicca una testa nerastra con barrature giallastre. Non vi è dimorfismo sessuale evidente. Gli adulti sono lunghi in media dagli 80 ai 150 cm anche se pare che possano arrivare ai 200 cm.

Gli esemplari delle popolazioni liguri hanno un colore di fondo giallo-biancastro o giallo-verdastro coperto da marcature nere o nerastre che nel primo tratto sono quadrangolari e nella seconda metà tendono a sostituirsi con delle striature parallele.

La specie che mostra un’ampia adattabilità ad ambienti diversi, generalmente la si può rinvenire in zone cespugliose, pascoli, boschi radi, pietraie, ruderi, muretti a secco e coltivi.

MODALITÀ DI RIPRODUZIONE – Ovipara, la femmina depone da 5 a 15 uova (VANNI & NISTRI, 2006). – STATUS – Basso rischio.

Natrice Viperina Natrix maura (Linnaeus, 1758)

Nomi vernacolari: Aspisurdu, Vespusùrdu, Biscia d’êgua, Zerpia

La specie é attualmente considerata monotipica (BONINI & DIMITOLO, 2004) anche se esistono differenze genetiche tra le popolazioni nord-africane/ sarde e quelle del resto d’Europa (GUICKING et al., 2002).

La Natrice viperina è una specie a distribuzione ovesteuropea-maghrebina (BONINI & DIMITOLO, 2004). Nella provincia di Savona è comune in tutti gli ambienti umidi. La presenza della specie si rileva dal livello del mare fino a circa 800 metri di altitudine.

DESCRIZIONE – Serpente di medie dimensioni con maschi più piccoli delle femmine che possono raggiungere al massimo i 100 cm. Il corpo è piuttosto tozzo, il capo triangolare e le pupille rotonde. Gli adulti presentano squame dorsali carenate con una colorazione di fondo brunastra con macchie scure, che possono unirsi e formare barre o strisce a zig-zag ben definite. Sui fianchi possono essere presenti degli ocelli scuri con centro chiaro.

Specie legata all’ambiente acquatico, frequenta torrenti, stagni, laghi ed invasi artificiali.

MODALITÀ DI RIPRODUZIONE – Ovipara, la femmina depone da 4 a 32 uova (LANZA, 1983) – STATUS – Basso rischio.

Natrice Dal Collare Natrix natrix (Linnaeus, 1758)

Nomi vernacolari: Bagea, Biscia d’êgua, Vespusùrdu, Zerpia La sottospecie presente nella provincia di Savona è Natrix natrix helvetica (DAL LAGO & BONATO, 2000).

La Natrice dal collare è una specie a distribuzione centroasiatica-europea-maghrebina (FILIPPI, 2000a). Nella provincia di Savona è comune in tutti gli ambienti umidi. La presenza della specie si rileva dal livello del mare fino a circa 1300 metri di altitudine.

DESCRIZIONE – Serpente piuttosto grande, raggiunge una lunghezza complessiva di 120 cm, con femmine più grandi dei maschi. La testa è arrotondata ed abbastanza ben definita. La pupilla è rotonda e le squame dorsali sono carenate. Il dorso ha una colorazione verde-oliva grigastra con macchie scure. Soprattutto i giovani presentano delle macchie giallognole e nere ben evidenti che si uniscono tra il collo e la base del capo formando un disegno chiamato “collare”.

È la meno acquatica della natrici presenti in provincia di Savona, la si può rinvenire sia in ambienti aridi lontani dall’acqua sia in aree umide, quali saliceti, greti di torrenti, cisterne e ruscelli in boschi umidi.

MODALITÀ DI RIPRODUZIONE – Ovipara, la femmina depone da 4 a 105 uova, in media una trentina (LANZA, 1983; LUISELLI & CAPULA, 1997). – STATUS – Basso rischio.

Vipera Comune Vipera aspis (Linnaeus, 1758)

Nomi vernacolari: Aspin, Vipera

La sottospecie presente nella provincia di Savona è Viperaaspis atra (ZUFFI & BONNET, 1999). Recenti studi genetici e morfometrici hanno però messo in sinonimia quest’ultima con la sottospecie nominale (CONELLI et al., 2004; GOLAY et al., 2004).

La Vipera comune è una specie a distribuzione europea occidentale (FILIPPI, 2000c). Nella provincia di Savona è comune in tutti gli ambienti montani e pedemontani ma diventa rara sulla costa. La presenza della specie si rileva da poche decine di metri sopra il livello del mare fino a 1600 metri di altitudine.

DESCRIZIONE – Serpente di media-piccola taglia che raggiunge una lunghezza totale di circa 60 cm, occasionalmente 75 cm. Il corpo è tozzo, la testa è triangolare ricoperta da piccole squame, la pupilla verticale e l’iride giallo. Il colore di fondo del dorso può variare dal grigio al bruno- rossastro. L’ornamentazione dorsale è molto variabile e può essere costituita da barre scure trasversali, da una linea continua a zig-zag o da macchie irregolari.

Ama ambienti pedemontani e montani, muretti, radure, prati sassosi, boschi, abitati e coltivi.

MODALITÀ DI RIPRODUZIONE – Ovovivipara, le femmine partoriscono, tra agosto e settembre, in media otto-nove piccoli (LUISELLI & ZUFFI, 2000). – STATUS – Basso rischio.

FAUNA SPECIFICA

La varietà della Fauna della Regione Liguria – Liguria di Simona Torrettelli-Pubblicato in: 13.Scienze della Terra

La Liguria offre uno spettacolare scenario per ciò che riguarda la Fauna che popola il suo territorio. Grazie alla concomitanza di più habitat naturali, tra cui montagna, collina e mare,vanta la presenza di numerose specie di animali che altrove hanno trovato l’estinzione. Il territorio è costituito per il 65% da montagne e il restante 35% da colline. La fascia montuosa fa parte delle Alpi ad ovest e degli Appennini ad est, il Monte Saccarello è la vetta più alta con i suoi 2200 metri.

La conservazione di molte specie faunistiche è assicurato dalla presenza di numerosi Parchi e Aree Protette, che garantiscono la sopravvivenza degli animali. Fra questi, citiamo:

Parco Naturale Regionale dell’Antola, Parco Naturale Regionale dell’Aveto, Parco Naturale Regionale di Portofino, Riserva Naturale Agoraie di Sopra e Moggetto, Area Naturale Protetta Parco delle Mura, Giardino Botanico di Pratorondanino, Area Naturale Regionale delle Alpi Liguri, Parco Nazionale delle Cinqueterre, Parco Naturale Regionale di Montemarcello-Magra, Parco Naturale Regionale di Porto Venere, Parco Naturale Regionale del Beigua, Parco Naturale Regionale di Bric Tana, Parco Naturale Regionale di Venere, Parco Naturale Regionale di Piana Crixia, Riserva Naturale Regionale di Bergeggi, Riserva Naturale Regionale dell’Isola Gallinara, Riserva Naturale Regionale di Rio Torsero.

Nei boschi liguri possiamo ammirare alcuni esemplari di fauna selvatica come volpi, caprioli, daini, cinghiali, maiali selvatici, fagiani e il tasso.

Nelle Valli dell’Appennino, ha fatto la sua ricomparsa il Lupo, mentre camminando lungo i sentieri dell’Antola e delle Alpi Liguri, non è raro incontrare la marmotta e il camoscio. Vicino ai ruscelli è facile incontrare bisce, serpenti come il colubro lacerino e la temuta vipera. Fra i rettili è presente anche la lucertola ocellata con i suoi 60 cm.di lunghezza, la natrice tassellata, la natrice viperina.

Spesso si assiste all’avvistamento, nei cieli tersi e azzurri, di numerosi falchi pellegrini, tornati qui a nidificare sulle falesie costiere e alcuni esemplari di aquila reale. Nelle campagne non è difficile imbattersi nello scorpione nero, ovvero l’Euscorpius Italicus, una delle uniche due specie Italiane. Inoltre, il territorio è ricco di ragni, come l’argiope bruennichi e l’unica specie di ragno mortale in Italia, la malmignatta (parente della vedova nera).

Le rane sono numerose, soprattutto nella specie rana appenninica, ma si contano esemplari anche di rana temporaria. Anche fra gli insetti, la Liguria è piuttosto popolata, dalla mantide religiosa alla lucciola, per finire con una infinità di farfalle, ormai scomparse in alcuni centri urbani..

Canis lupus – Il lupo (Canis lupus) è la specie di maggiori dimensioni tra i rappresentanti del genere Canis, le dimensioni corporee variano molto, a seconda dell’area geografica considerata, e possono raggiungere anche i 60 kg di peso. Possiede un corpo slanciato, con il muso allungato, le orecchie triangolari non molto lunghe, il collo relativamente corto, la coda corta e pelosa e gli arti lunghi e sottili.

Il colore del mantello è generalmente mimetico, gli occhi sono obliqui, di colore marrone chiaro, e disposti in posizione frontale e piuttosto distanziati tra loro.

Caratteristica della specie è la presenza dei denti “ferini” particolarmente sviluppati la cui funzione sembra essere quella di tranciare grosse ossa e tendini Il lupo presente in Italia raggiunge un peso tra i 24 ed i 40 kg, mentre la lunghezza dalla punta del muso alla coda è compresa tra i 100 ed i 140 cm. Il colore del mantello varia dal fulvo al grigio e recentemente sono stati avvistati individui dal colore nero nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi e nell’Appennino tosco-emiliano.

E’ presente, con grosse popolazioni, in Nord America, nell’ex Unione Sovietica e nei paesi dell’Europa centro-orientale. Popolazioni meno consistenti ed isolate tra loro sono presenti nella penisola Iberica, in Italia, in Scandinavia, nei Balcani ed in Medio Oriente.

Il lupo, prima che cominciasse la persecuzione sistematica da parte dell’uomo, era diffuso in tutti gli ambienti dell’emisfero settentrionale, in Italia in particolare lo si trovava in tutti gli habitat, dalla macchia mediterranea della costa alle foreste di montagna. Al momento, la scarsa disponibilità di prede e la sempre minore presenza di habitat naturali integri, soprattutto quelli con estesa copertura vegetale che permette ai lupi di nascondersi e sfuggire alla persecuzione umana, hanno ristretto di molto le aree frequentate dai lupi.

Il lupo si accoppia verso la fine dell’inverno, e la gestazione dura circa due mesi. Circa 15-20 giorni prima del parto la coppia cerca una tana che può essere costituita da un tronco cavo, da una cavità rocciosa, da una fossa scavata in terra ed in alcuni casi può essere ricavata allargando una pre-esistente tana di volpe, di istrice o di tasso.

La femmina alla fine della gestazione, dà alla luce dai 4 agli 8 cuccioli dal peso di circa 300-400 grammi ciascuno. I cuccioli, che in Italia nascono tra aprile e giugno, completamente inetti e con capacità sensoriali scarse (ciechi e sordi), dipendono all’inizio completamente dagli adulti. Vengono alimentati esclusivamente con il latte materno durante i primi 20 giorni di vita. Successivamente, per un periodo di circa 40-50 giorni, gli viene offerto del latte integrato da rigurgiti a base di carne. I cuccioli lasciano la tana dopo circa 2 mesi di vita e a poco a poco iniziano a seguire i genitori nei loro spostamenti apprendendo dagli adulti le tecniche di caccia, la conoscenza e l’utilizzazione ottimale del territorio, le strategie per evitare gli ambienti e le situazioni più pericolose.

Le dimensioni corporee definitive vengono raggiunte a circa un anno di età, mentre la maturità sessuale verso i due anni, anche se femmine in cattività sono in grado di riprodursi già a 10 mesi. Il lupo è un carnivoro specializzato nella predazione di grossi erbivori selvatici, ma può includere nella propria dieta all’occorrenza anche mammiferi di piccole dimensioni, frutti, carcasse, animali domestici e rifiuti di origine umana. Il lupo in Italia ha una dieta molto variabile, va da una dieta che include quasi esclusivamente ungulati selvatici, in particolare il cinghiale nell’Appennino tosco-romagnolo, a diete che includono in misura variabile, ma consistente, bestiame, carcasse e rifiuti, nel Parco Nazionale d’Abruzzo

La buona notizia è che «Quando sono disponibili prede selvatiche, il lupo tende a preferirle al bestiame. In particolare, il cinghiale è una preda importante nei Paesi del Mediterraneo, con frequenze variabili che si verificano in tutte le aree. L’abbondanza del cinghiale nella dieta dei lupi dovrebbe portare ad una diminuzione della predazione sul bestiame». Il cinghiale è alla base della dieta del lupo, seguito dai caprioli e dal bestiame. Per quanto riguarda gli altri ungulati non sono mai la principale preda del lupo, ma alcuni studi riportano predazioni di cervi come in Val di Susa, dove la presenza di cinghiale era trascurabile, e anche di daini, mufloni e camosci.

A partire dagli anni ’70, con i cambiamenti dell’utilizzo del territorio, con l’urbanizzazione e l’abbandono delle campagne, con la creazione di nuove aree protette e l’applicazione delle leggi nazionali e internazionali sulla caccia, ma anche con l’immissione di fauna selvatica, molte specie erbivore sono aumentate ed hanno esteso i loro areali in gran parte dell’Europa. Il cinghiale è sicuramente l’ungulato che ha avuto il maggior successo, con un forte aumento numerico e una grande espansione del suo areale, tanto che la sua gestione è diventata molto problematica. La caccia avviene generalmente all’interno di territori in cui i lupi persistono per periodi più o meno prolungati ed il fabbisogno giornaliero medio di carne di un lupo di dimensioni medie è di circa 3-5 kg. Il tasso di successo dell’attività venatoria del lupo è stimato intorno al 10% del totale degli attacchi, nel caso specifico di caccia a carico di prede di grosse dimensioni.

In Europa, segnalazioni di casi di antropofagia da parte del lupo erano frequenti in passato, ma spesso provenivano da fonti non certe ed attendibili, generalmente frutto di pregiudizi e antichi retaggi culturali avversi al lupo. In Italia, dove le segnalazioni di casi di attacchi rivolti a persone da parte di lupi e di cani sono state spesso confuse tra loro, gli ultimi casi accertati di antropofagia si sono verificati intorno al 1825. L’antropofagia del lupo è in ogni caso considerata un comportamento raro del lupo, che può verificarsi occasionalmente solo in condizioni ambientali particolarmente degradate, caratterizzate per esempio da una cronica carenza di prede, una popolazione rurale in forte espansione, e, più spesso, la presenza nella popolazione di individui affetti da rabbia silvestre.

Il lupo è inserito, in qualità di specie “vulnerabile”, nella cosiddetta Lista Rossa redatta dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), che elenca tutte le specie in qualche modo in pericolo. La popolazione italiana è passata, negli ultimi 30 anni, grazie alla legge che lo protegge dal 1971, da circa 100 esemplari agli attuali oltre 500.

Il lupo ha ricolonizzato tutto l’Appennino e ha raggiunto le Alpi Occidentali e la Francia, ma è ancora visto come una minaccia da pastori e cacciatori. Per i pastori il lupo non perderà mai l’appellativo di massacratore di pecore, nonostante oggi rechino più danni alle greggi i cani rinselvatichiti. Per i cacciatori il lupo è un abilissimo concorrente nella caccia al cinghiale, e per tale motivo se ne avvistano qualcuno lasciano lungo i sentieri i bocconi avvelenati o li impallinano direttamente.

Per tali motivi ogni anno dai 50 ai 70 esemplari, circa il 10-15% del totale, vengono uccisi illegalmente. Poiché i suoi antichi territori sono protetti, e grazie alla sua notevole adattabilità, la popolazione del lupo è attualmente in crescita. Infatti oltre a predare ungulati selvatici e domestici mangia piccoli mammiferi, carogne, rifiuti e persino frutti.

Vulpes Vulpes- La Volpe, ovvero Vulpes vulpes, è un mammifero appartenente alla famiglia dei Canidae, denominato anche Volpe rossa. L’areale della volpe rossa si estende dall’Irlanda fino al Vietnam e al Giappone, per comprendere l’Africa, il Nord-America e il circolo polare artico e l’Alaska. E’ presente anche in Italia, nelle regioni Sicilia, Sardegna e Liguria.

Si tratta di un mammifero carnivoro di medie dimensioni che facilmente si adatta a vivere negli ambienti più disparati, dai margini delle aree abitate alle praterie montane. Principalmente vive nei boschi e nelle campagne coltivate, ma non mancano avvistamenti anche alle periferie delle città. Si ciba prevalentemente di piccoli roditori, uccelli e conigli che, in genere, caccia con estrema astuzia dopo logici appostamenti. Fra le prede della Volpe si contano anche talpe, ricci e lepri, oltre ad alcuni vegetali come la frutta e le bacche.

Il corpo della Volpe è ricoperto da una folta pelliccia di colore variabile dal rossiccio fino al marrone. Possiede una lunga coda che nella parte terminale è rivestita da pelo bianco, così come la gola e il ventre. Il muso della Volpe si presenta allungato ed affusolato, con orecchie appuntite di forma triangolare. Può raggiungere, in media, un peso variabile fra i 4 e i 10 kg. e una lunghezza fra gli 80 e i 140 cm.

Generalmente la volpe si accoppia sempre con lo stesso partner e fa vita di coppia all’interno di un nucleo formato da un maschio ed alcune femmine. Il maschio si occupa attivamente della cura dei cuccioli e alla loro difesa. Inoltre, durante le prime settimane di vita dei cuccioli, la madre non si allontana mai dalla tana e viene amorevolmente nutrita dal maschio che le procura il cibo. La volpe comunica con gli altri esemplari attraverso segnali olfattivi, tattili e sonori.

Al termine del periodo degli accoppiamenti, generalmente nel periodo invernale, l’esemplare femmina partorisce circa 3-4 cuccioli, che premurosamente allatta per circa un mese, fino a quando i nuovi nati non sono in grado di assumere i cibi solidi. Questi ultimi vengono prima digeriti dalla madre e poi rigurgitati nella tana per sfamare le piccole volpi.

Il nemico più pericoloso per questo mammifero è rappresentato dall’uomo, che fin dall’antichità ha perseguito una feroce “caccia alla volpe”, vuoi per motivi puramente ludici come lo sport diffuso in Gran Bretagna, vuoi perché considerata il nemico numero uno dei pollai, dove è abile a rifornirsi di polli. La peculiarità più conosciuta del comportamento di questo mammifero è sicuramente la furbizia con cui si muove e procaccia il cibo alla sua prole. Fin dai tempi più antichi, la volpe è stata considerata l’incarnazione della scaltrezza, colorando molte fantasie popolari e contribuendo a mal vedere questo bellissimo animale.

Capreolus Capreolus- Il Capriolo, Capreolus capreolus, appartiene alla famiglia dei Cervidi ed è un mammifero ungulato, cioè appoggia le zampe su unghielli. Si tratta di un ruminante con apparato digerente poligastrico con una corporatura medio piccola e un andamento molto elegante.

Vive principalmente in Europa e in Asia sugli altipiani e sulle montagne. In Italia lo troviamo anche sulle Alpi e Appennini Liguri. Lo troviamo anche nelle radure e nel sottobosco, sia in pianura che nelle zone collinari. Il Capriolo presenta, nei soggetti maschi adulti, un palco con tre punte per ogni lato che cadono a fine autunno per ricrescere ad inizio primavera.

Ha un corpo ricoperto da un mantello di colore rosso-marrone, tranne per la gola e la parte ventrale e perianale che sono di colore bianco. Il mantello subisce, durante il corso dell’anno, due mute, una nel periodo invernale con un manto di colore grigio-bruno e una in primavera, con colori giallo-arancione vivace. Il Capriolo possiede un muso piuttosto piccolo, colorato di grigio e una coda corta che non emerge dal pelo. Il corpo ha un peso variabile fra i 10 e i 25 kg., una lunghezza intorno ai 90-130 cm. e un’altezza di 60-77 cm.

Gli esemplari maschi svolgono un’esistenza pressoché solitaria, intervallata da scontri per assicurarsi il territorio e ritornano al branco solo in autunno, mentre le femmine vivono solitamente in branchi composti da poche unità e condotti da un esemplare dominante. All’interno del branco, vige una predefinita gerarchia che regola i rapporti sociali. Dopo gli accoppiamenti, all’inizio dell’estate le femmine gravide partoriscono i loro cuccioli, uno o due al massimo, che nascono con un bellissimo manto maculato. I piccoli sono in grado di fare i primi passi già entro un’ora dalla nascita e vengono allattati dalla madre fino a 3-4 mesi. Nell’alimentazione del Capriolo troviamo vegetali molto digeribili con un altissimo contenuto energetico e scarso contenuto di fibra, fra cui gemme, bacche, frutta e germogli. Il Capriolo ha i sensi dell’odorato e dell’udito molto ben sviluppati. Emette un segnale acustico, chiamato abbaio, che assomiglia molto all’abbaiare del cane e che rappresenta uno stato di pre-allarme quando l’animale individua un pericolo imminente.

Nell’esemplare femmina si nota una particolarità sorprendente, una volta fecondata in estate, infatti, l’ovulo si impianta nell’utero e rimane latente fino a gennaio quando riprende lo sviluppo embrionale. Se invece, la fecondazione, per varie cause, avviene in inverno, il ciclo gestazionale si compie senza interruzioni. Unici predatori del Capriolo sono rappresentati, oltre dall’uomo con la sua attività venatoria, dall’aquila reale, la lince e la volpe che predano i cuccioli indifesi.

Sus Scrofa [Singularis Porcus] – Anche se il nome scientifico è in realtà “sus scrofa”, la parola educazione è “singularis porcus” ciò che si impara come una corruzione del tipo antico latino, che può spiegare la recita della declinazione, usata nella serie Asterix più volte. Per la prima volta, Asterix menziona questa frase a pagina 13 dell’album ” Asterix as a Gladiator ” quando viene chiesto da Obelix come viene detto in latino il nome di cinghiale; quando una nave fenicia viene scorta, Obelix vuole ancora sapere come viene detto Singularis Porcus in fenicio. Una successiva menzione sarà a pagina 30 dell’avventura Asterix ” The Odyssey “.

Lì Asterix , Obelix e Nullnullsix riposano con Joshua Steinmazel , che può offrire solo frutta secca. Poi Obelix chiede se non ha un cinghiale (anche essiccato a causa sua). Dal momento che Joshua Steimazel ovviamente mai sentito parlare di un cinghiale, Obelix spiega in modo scientifico che si tratta di un singolare Porcus, appartiene al genere dalle pelle spessa, mammiferi artiodattili Gaula casa e immensamente gustoso. Naturalmente, questo è severamente proibito dalla legge ebraica e, in aggiunta, le risposte di Steimazel , altri tipi di carne possono essere mangiati solo se è kosher . E infine, in ” Gallia in pericolo ” a pagina 11 , Obelix descrive il superklon “Shwor-Zi” con questo termine e un disegno ausiliario. Il cinghiale è originario del Nordafrica e dell’Eurasia, da dove si è propagato praticamente in tutto il mondo.

Il Italia il cinghiale è diffuso su quasi tutto il territorio, con prevalenza in Maremma, in Sardegna, Sicilia, Isola d’Elba e sull’Appennino Ligure, nonché sui versanti collinari fino ai centri abitati. Vive principalmente nei boschi fitti, dove preferisce i querceti, a stretto contatto con una fonte di acqua, come torrenti o stagni. Il corpo del cinghiale può raggiungere dimensioni anche notevoli, fino a 180 cm di lunghezza e fino ad un quintale di peso. Il corpo è tozzo, con zampe corte. I piedi sono dotati di due zoccoli anteriori di dimensioni superiori ai due posteriori. Nonostante le dimensioni delle zampe, il cinghiale si muove agilmente, riuscendo anche a galoppare velocemente.

La coda si presenta lunga e ricoperta di setole che terminano con un folto ciuffetto peloso. Viene agitata nervosamente dall’animale quando quest’ultimo si sente in pericolo. La grossa testa è dotata di un lungo muso conico con un’estremità cartilaginea detta grugno, che ha un forte senso tattile ed olfattivo. I piccoli occhi sono disposti obliquamente e lateralmente al cranio e non garantiscono una vista particolarmente acuta al cinghiale. I sensi maggiormente sviluppati sono senza dubbio l’udito e l’olfatto.

Il corpo è ricoperto da spesse setole che proteggono la pelle dai graffi delle piante spinose del sottobosco e il sottopelo aiuta l’animale ad isolarsi dal freddo. Durante l’anno, il mantello subisce una muta nel periodo primaverile che porta un nuovo pelo sempre di colore bruno-rossiccio.

La vita del cinghiale si svolge soprattutto di notte, mentre di giorno l’animale si riposa all’interno di buche che lui stesso scava nel terreno. Il branco è composto da una ventina di esemplari di femmine con i cuccioli, dirette dalla scrofa più anziana, gerarchicamente dominante. I maschi, invece, vivono in maniera più isolata, riuniti in piccoli gruppi ad eccezione del periodo degli amori, quando si riuniscono al branco delle femmine. Qui mettono in scena estenuanti combattimenti per allontanare eventuali giovani maschi.

Il cinghiale è un animale onnivoro, si ciba indifferentemente di ghiande, piante, frutti, tuberi e radici, come insetti, invertebrati, carne e pesce. Non è raro vedere un cinghiale cacciare vittoriosamente rane, agnelli, cerbiatti e serpenti.

Sus scrofa Linnaeus, 1758 – l Maiale selvatico fa parte dell’ordine degli Artiodattili ed è un mammifero appartenente alla famiglia dei Suidi. Il maiale selvatico comprende 13 specie, differenti per luogo di origine e condizioni climatiche. In genere, vive soprattutto vicino alleforeste, dove si attiva principalmente di notte per la ricerca del cibo. Il suo corpo è composto da una struttura piuttosto tozza, con zampe corte e un muso molto pronunciato che termina con un grande naso.

Il corpo è ricoperto da ispidi peli, la testa è grossa con denti canini molto sviluppati, che l’animale utilizza a scopi difensivi. Si tratta di un animale molto agile, capace di spostarsi a grande velocità grazie alle particolari unghie (caratteristiche negli Artiodattili) composte da quattro dita. Non possiede una vista particolarmente sviluppata, in compenso dispone di un eccezionale senso dell’olfatto e dell’udito. In genere, l’esemplare maschio è molto più grosso della femmina e può arrivare, secondo la specie, a pesare fino 300 kg.

La dieta del maiale selvatico è molto varia, spazia da radici, frutta, foglie e funghi sino a piccoli invertebrati come lombrichi, vertebrati come topi e rane. Esemplari di Maiale selvatico sono presenti in natura nelle foreste e nei boschi d’Italia. Avvistamenti riportano alla presenza di questo mammifero anche nella regione Liguria.

Le femmine vivono in gruppi con i piccoli, formando un branco composto da svariati esemplari. Il numero dei componenti del branco è notevolmente influenzato dalla disponibilità di cibo presente nella zona. I maschi, invece, vivono una vita piuttosto solitaria e si riuniscono al gruppo delle femmine soltanto durante il periodo degli accoppiamenti. Durante questo periodo, il maschio si avvicina lentamente alla femmina, si susseguono reciproci annusamenti e dopodiché avviene l’accoppiamento. La femmina gravida si allontana dal gruppo e, scelto un posto sicuro, si costruisce un comodo giaciglio dove partorire la sua prole. Alla nascita i cuccioli di maiale selvatico sono molto piccoli, pesano dai 500 ai 900 grammi. Dopo qualche settimana incominciano a seguire la madre nei vari spostamenti. Quest’ultima è molto apprensiva e protettiva nei confronti dei piccoli, se un pericolo minaccia la sua prole arriva anche ad attaccare furiosamente.

Phasianus colchicus- Per Fagiano si intende un uccello dell’ordine dei Galliformes, appartenente alla famiglia Phasianidae, che più verosimilmente assomiglia ad un gallo selvatico. Il corpo del Fagiano si presenta piuttosto affusolato, con un corto collo sormontato da una testa piccola munita di un becco arcuato. Le ali sono brevi e arrotondate, mentre la coda è lunghissima e composta da 16 o 18 penne. Il corpo è ricoperto fittamente da unpiumaggio vistoso, formato da grandi piume arrotondate che lasciano scoperto solo le guance e i tarsi. Le piume si allungano in collari colorati in tinte vivaci.

Il Fagiano è originario dell’Asia, ma nel tempo la specie si è diffusa anche in Europa e nel dorsale pre-appenninico Italiano. Lo troviamo numeroso anche in Liguria, dove in genere predilige i prati e i campi fertili.

Sul terreno si muovono bene, procedono adagio con la coda sollevata e, se impauriti, spiccano un faticoso volo. Le ali del fagiano, infatti, non sono propriamente adatte ad un volo leggero. Con un caratteristico colpo d’ala, il fagiano prende quota, ma il volo in genere dura lo stretto necessario ad allontanarsi dal pericolo. Il fagiano conduce una esistenza abbastanza solitaria, riunito in piccolissimi nuclei, la ricerca del cibo avviene con molta circospezione per evitare l’incontro con l’uomo, da sempre suo predatore per la squisita carne. Nella dieta del fagiano compaiono insetti, lucertole, formiche e ogni genere di sostanza vegetale, dalle foglie alle bacche.

Durante il periodo degli amori, si accendono furiose battaglie fra i maschi. Il fagiano è prettamente poligamo, ama contornarsi di un harem formato da 5 o 6 femmine. Il corteggiamento si svolge a suon di fischi e piume rizzate sul ciuffo e sul collo. Dopo l’accoppiamento, la femmina scava il terreno e depone fino a 10-12 uova. I piccoli, fin da subito, sono già in grado di compiere piccoli voli attorno al nido e restano sotto la protezione della madre per qualche mese.

Meles meles- Il Meles meles, più comunemente conosciuto con il nome di Tasso è un piccolo mammifero onnivoro della famiglia dei Mustelidi che vive in gran parte in Europa, Asia e Nordafrica. E’ presente anche nella penisola Italiana ad eccezione delle Isole. Nella regione Liguria è piuttosto frequente trovarlo nelle coltivazioni di olivi. Abita inoltre le zone boschive dove la vegetazione gli consenta di individuare adeguati punti di riparo. Della famiglia dei Tassi si possono individuare le sottospecie:

Meles meles meles;

Meles meles anaguma;

Meles meles marianensis

;Meles meles leucurus;

Meles meles leptorynchus;

Il corpo del Tasso è piuttosto robusto e massiccio, con una forte muscolatura. Il muso è appuntito e presenta una striscia di colore bianco che prosegue fino al ventre. Le zampe sono dotate di un grosso cuscinetto centrale circondato da quattro polpastrelli rotondi. Si tratta di un mammifero on nivoro che si ciba indifferentemente di radici, rizomi e tuberi, ma anche di lumache, vermi e serpenti compresa la vipera, essendo immune al suo veleno.

L’occupazione principale del Tasso consiste nella costruzione delle tane, attività che svolge di notte essendo un animale notturno. Pur non cadendo in letargo, durante il periodo autunnale il Tasso prepara adeguatamente la tana con erbe secche e muschi. Quando le condizioni atmosferiche sono sfavorevoli, trascorre lunghe settimane di riposo nella tana e sopravvive grazie alle riserve di grasso accumulate nei mesi precedenti.

Le tane sono scelte fra grotte naturali, anfratti della roccia o vengono direttamente scavate nella terra. La tana è composta da profonde gallerie comunicanti con l’esterno e spesso al suo interno vivono più esemplari di tasso. Non è raro che il tasso condivida la tana con la Volpe. All’esterno della tana si possono notare dellle buche nel terreno dove il tasso è solito lasciare i suoi escrementi. Durante il periodo degli accoppiamenti, la femmina da alla luce da 2 a 4 piccoli che allatta per circa 3 mesi.

La marmotta delle Alpi [Marmota marmota]-  La Marmotta è diffusa con la sottospecie “marmota” nell’arco alpino e con la sottospecie “latirostris” nei Carpazi, Monti Tatra e alcuni gruppi montuosi della Germania. Nella seconda metà del XX secolo la Marmota marmota marmota è stata introdotta nei Pirenei e in alcune zone dell’Appennino settentrionale (ligure e tosco-emiliano), dove ha dato origine a piccole popolazioni naturalizzate.Sulle Alpi la Marmotta preferisce i versanti esposti a sud e ad elevata pendenza, caratterizzati da prateria con pietraie o massi sparsi e radi arbusti di mugo, rododendro e ginepro. Roditore erbivoro di medie dimensioni (peso di 5-6 Kg, lunghezza circa 70 cm di lunghezza, compresa la coda di 20 cm circa).

La pelliccia è folta e ruvida, grigio bruna sul dorso e ruggine nella parte inferiore. La coda, scura e pelosa, termina con un ciuffo nero. La testa è grossa e rotonda e la posizione degli occhi gli permette di avere un largo campo visivo. Gli incisivi sono molto sviluppati Di abitudini diurne, dedica la giornata alla ricerca di cibo (erbe, germogli, radici, fiori, frutta e bulbi; solo occasionalmente si nutre di insetti), a farsi pulizia, a crogiolarsi al sole e a giocare con i propri simili. Scava tane anche molto complesse (estive ed invernali), dove passa la notte e le ore più calde del giorno.Il letargo va da ottobre ad aprile circa. Il risveglio coincide con il periodo degli accoppiamenti. Al termine della gestazione di 30–35 giorni, la femmina partorisce da 2 a 7 piccoli, che escono dalla tana dopo 40 giorni; a circa due mesi sono indipendenti.

Damma o dama [daino]- Il daino è una specie estremamente adattabile che sopravvive bene in molti ambienti anche se i suoi preferiti sono le aree boschive a prevalenza di latifoglie vicino a radure o spiazzi aperti mentre evita le zone montane con copertura nevosa persistente ed abbondante.

Rispetto al cervo rosso, il daino è molto meno “selvatico”, nel senso che non è così diffidente ed in particolare le femmine (che vivono in gruppi anche piuttosto consistenti, assieme ai cuccioli) si possono facilmente osservare anche durante il giorno, risultando scarsamente timorose dell’uomo. I vecchi maschi, che conducono vita perlopiù solitaria ed abitano zone più impervie, sono invece assai prudenti e difficilmente avvicinabili dall’uomo e da altri animali. Il periodo degli amori dura tra la metà di ottobre e l’inizio di novembre: in questo periodo, i maschi, solitamente solitari, si uniscono ai gruppi di femmine e cuccioli, scacciando i giovani maschi (che formano gruppetti monosessuali di 5-6 individui e rimangono ai margini dei territori dei maschi, nella speranza di accoppiarsi con qualche femmina all’insaputa del maschio dominante) e definendo un proprio territorio.

I maschi difendono il proprio diritto ad accoppiarsi con le femmine da altri pretendenti, spesso smettono addirittura di alimentarsi per meglio controllare il proprio harem, per rivendicare il possesso del quale fanno risuonare frequentemente il proprio bramito. I combattimenti si svolgono sostanzialmente incrociando i palchi fino al cedimento di uno dei contendenti e seguono un preciso rituale. Questo, oltre che la forma appiattita dei palchi degli adulti fa sì che soltanto raramente gli animali riportino gravi ferite al termine dello scontro. La femmina può andare in estro varie volte durante la stagione degli amori, tuttavia essa tende ad accoppiarsi e portare avanti la gravidanza (che dura in media 230 giorni) solo al primo estro stagionale. In prossimità del parto, la femmina si isola dal branco e dà alla luce nel folto della macchia un solo cucciolo (ma non sono rari i parti gemellari), il quale è in grado di vedere e camminare già poche ore dopo la nascita. La femmina porta il cucciolo al branco quando esso ha circa 10 giorni di vita: fino a quel momento, il cucciolo viene lasciato da solo ed allattato ogni 4 ore circa, mentre per evitare di essere individuato da eventuali predatori rimane perfettamente immobile e confida nel mantello mimetico e nella caratteristica di non emanare odore. Il piccolo comincia ad ingerire cibi solidi attorno al mese di vita, anche se non può dirsi completamente svezzato prima dei sette mesi. Il cucciolo diviene indipendente a circa un anno d’età, anche se occorrono almeno altri sei mesi prima che esso raggiunga la maturità sessuale: in ogni caso, è raro che le femmine si accoppino prima del secondo anno d’età, mentre i maschi devono aspettare di aver compiuto almeno quattro anni per poter avere dimensioni del corpo e dei palchi sufficienti da poter sfidare con successo qualche maschio dominante. La speranza di vita dei daini si aggira attorno ai 9-10 anni mentre aumenta se si trovano in cattività.

Il daino assume nel corso dell’anno due mantelli “mute” una autunnale/invernale di colore tipicamente grigio-brunastro, che rende molto meno visibile la pomellatura bianca; una primaverile da Aprile, con sostituzione del pelo invernale con mantello bruno-rossiccio con striscia nera mediana dorsale dal collo alla coda (nero più marcato contornato da bianco cangiante) e macchie bianche su schiena e fianchi (pomellato).E’ caratteristico il mantello giovanile marrone scuro pomellato lungo i fianchi (Bambi) che si mantiene anche nell’adulto.

E’ specie alloctona in Italia, sebbene sia un animale originario dell’area mediterranea; é stato introdotto sin dall’epoca Romana in tutta Europa dal Mediterraneo meridionale-Africa nord/orientale, Asia minore. Il daino frequenta sia boschi di latifoglie che di conifere, la macchia mediterranea e le aree incolte. In Italia é diffuso su tutto il territorio dalla catena alpina, agli Appennini. Le esigenze alimentari configurano il daino come un tipico pascolatore opportunista di tipo intermedio ovvero un animale tendenzialmente poco selettore nella scelta del cibo ma capace di modificare atteggiamento sia in funzione della disponibilità alimentare sia in funzione delle esigenze metaboliche relative ai diversi periodi annuali: un alta densità di popolazione determina nell’areale di presenza, danni ingenti alla vegetazione.

Questi animali, protetti e difesi strenuamente da molti per il loro aspetto dolce e carino, oltre a divorare ogni tipo di ortaggio, creano gravi danni alle piante da frutto, che vengono letteralmente spellate dai loro morsi e dallo sfregamento delle corna, che tra l’altro produce danni ingentissimi alle colture di fronde ornamentali. La presenza di questo tipo di fauna selvatica è divenuta insostenibile e minaccia l’ulteriore abbandono delle campagne della zona” aggiunge Calleri che spiega: “Rispetto al problema cinghiali, ora sotto controllo per quanto concerne le zone di Finale Ligure, Pietra Ligure e della Valmaremola, infatti, controllare daini e caprioli è molto più complicato, perché questi animali sono in grado di saltare le recinzioni ed in più non è possibile eseguire delle battute straordinarie nelle zone più danneggiate, in quanto trattasi di specie protetta”.

Prof. Ettore Arch. Bianchi

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