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Liguria e Basso Piemonte

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I Verdi: da anni chiediamo la linea San Giuseppe di Cairo-Ferrania-Savona, anello con la Torino-Savona

Con la “cura del ferro” si rispettano gli”Accordi di Parigi”. Il rilancio del trasporto ferroviario tra Savona e il Piemonte è fondamentale per uno sviluppo economico ecosostenibile e durevole.

di Gabriello Castellazzi*

Se si vogliono rispettare gli “Accordi di Parigi” per  contrastare la crisi climatica non abbiamo altra strada se non quella di ridurre la CO2 in atmosfera, intervenendo in modo deciso sul sistema dei trasporti: il trasporto su rotaia è di gran lunga più ecologico ed economicamente sostenibile rispetto al trasporto su gomma, sia per le merci che per le persone.Nei paesi europei più organizzati la rete ferroviaria offre trasporti rapidi, sicuri ed economicamente vantaggiosi, con soddisfazione dei cittadini, che usando meno l’auto,  guadagnano tempo e salute.

Bene hanno fatto i Sindacati confederali CGIL-CISL-UIL a ribadire unitariamente: “sono necessari investimenti sulla rete ferroviaria, così come sta accadendo in tutto il resto del mondo per  spostare il più possibile da gomma a ferro tutto ciò che riguarda il trasporto merci”; confermando l’importanza di potenziare le linee tra Savona e il Piemonte.

I Verdi savonesi da anni si battono per il recupero completo della rete ferroviaria che collega il capoluogo alla Val Bormida: la linea San Giuseppe di Cairo-Ferrania-Savona fa anello con la Torino -Savona (importante per ridurre il traffico delle auto nell’area metropolitana), idonea agli scambi commerciali tra la costa e il nord Italia (la pendenza massima del 15 per mille consente trasporti pesanti di TIR e container).

Il progressivo aumento del numero di mezzi pesanti sulla rete stradale ligure sta raggiungendo la soglia critica e si moltiplicano gli incidenti gravi. La situazione presenta molti aspetti problematici, a partire dalle condizioni  degli autotrasportatori, che fanno un lavoro duro e pericoloso. I camionisti vivono diversi giorni lontano dalle famiglie, dormono e mangiano spesso nel camion, sottoposti ad un continuo stress psicofisico; per questo sembra che la figura del camionista stia gradualmente scomparendo in Europa.

In Germania, dove l’economia è comunque in salute, mancano circa 45.000  autisti (per 30.000 anziani che ogni anno vanno in pensione subentrano solo 16.000 giovani). La situazione è grave anche in Francia e drammatica in Gran Bretagna. Molte aziende sono costrette ad assumere “driver” in paesi come Nepal, India, Filippine (spesso non hanno la “Carta di qualificazione professionale”).

Chi pensa di affrontare il problema dei trasporti privilegiando il moltiplicarsi di autostrade, sempre più intasate e pericolose, è lontano dal perseguire quello “sviluppo ecosostenibile” tanto auspicato.

Occorre trovare insieme delle alternative e una di queste è l’intermodalità: la combinazione nave-treno-veicolo industriale. Garantire un alleggerimento del traffico, liberando l’asfalto, è un processo che sta prendendo piede in Europa (troppo lentamente in Italia).

L’organizzazione ferroviaria ha il merito di capire come l’integrazione ferro-gomma, privilegiando il primo, prometta ben di piu’ rispetto ad un regime di sterile concorrenza. Il sistema prevede il trasporto su treno di mezzi pesanti completi (motrici e rimorchi), insieme ai relativi autisti, ospitati su di un vagone attrezzato. Una procedura che ha l’indubbio vantaggio di permettere ai camion di superare percorsi stradali in aree difficili come i valichi montani o zone di traffico ipercongestionato e riconsegnare il mezzo ad un autista in piena efficienza. Il servizio effettuato sulla linea Trento-Worgl, in Austria, attraverso il Brennero, consentirà quest’anno il trasporto su treno di 45.000 TIR: un risparmio di circa 13.000 tonn. di CO2, ridotti costi  di manutenzione dei veicoli e riposo per i camionisti, con consegurente minore probabilità di incidenti da stress.

Sulla linea Novara-Friburgo (Germania) via Sempione, l’“autostrada viaggiante” (nei due sensi di marcia) sta oggi utilizzando carri ultrabassi: un unico treno può trasportare fino a 24 TIR (96 convogli settimanali).

Allargando il ragionamento ad altri sistemi di trasporto, alternativi a quello traffico stradale, si potrebbe parlare anche diffusamente delle “autostrade del mare”: in Italia negli ultimi 4 anni il traffico marittimo (TIR su navi attrezzate) è aumentato del 23,5% e grazie a questa modalità di trasporto il sistema stradale si è alleggerito di 190.000 mezzi pesanti.ILLl’lLTRASPORTO OBINATO

Ma la Liguria non  fruisce ancora in modo significativo dei vantaggi di questa modalità di trasporti via mare : l’Autostrada dei Fiori è soffocata da un movimento di TIR che mette in difficoltà il traffico automobilistico, con sofferenza per il settore turistico.

Mezzi pesanti e container provenienti da Portogallo-Spagna e Francia dovrebbero essere imbarcati a Marsiglia o Nizza per essere poi traferiti nei porti italiani bypassando gli intasamenti sulla A10.

Nell’elenco delle priorità dei finanziamenti europei vediamo al primo posto il trasporto ferroviario  (strategico per contribuire alla riduzione del riscaldamento globale) e la Liguria deve approfittarne perchè ha bisogno di una efficace “cura del ferro”.

Gli Amministratori liguri dovrebbero organizzare convegni su questa reale prospettiva di sviluppo ecosostenibile e non puntare a nuove utopistiche autostrade che distruggerebbero il nostro meraviglioso entroterra.

*Gabriello Castellazzi – Europa Verde- Verdi della provincia di Savona

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