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Liguria e Basso Piemonte

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Binari a monte Andora-Finale. La buona notizia? Stop da Roma causa divisioni su tracciato e priorità. E WWF: plauso ai sindaci di Borghetto e Laigueglia

L’annuncio sulla pagina del Secolo XIX – Savona: “Niente finanziamenti al piano fino a che non ci sarà unità di intenti sul tracciato e sulle
priorità. In ballo ci sono almeno 1,5 miliardi di euro”. E un consiglio: «Basta litigare sul progetto per il raddoppio ferroviario». Leggi anche: DA WWF-Italia-Liguria un plauso ai sindaci di Borghetto e Laigueglia che hanno avuto il coraggio di palesare le enormi criticità del progetto di spostamento a monte.

Luca Rebagliati / Albenga 26 luglio – Dal ministero arriva il diktat sullo spostamento della ferrovia: «Far ripartire il dialogo con i territori per un tracciato condiviso». A dirlo sarebbe stato il coordinatore delle struttura tecnica di missione del Mims, Giuseppe Catalano, durante un’audizione con una delegazione di amministratori regionali liguri tra cui Selena Candia e l’assessore Giovanni Berrino. La delegazione ligure avrebbe chiesto a Catalano delucidazioni sul mancato inserimento dello spostamento a monte (con completamento del raddoppio) della linea ferroviaria nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), cioè tra le opere strategiche che saranno immediatamente finanziate ed avviate.
Un’esclusione che ha irritato i fautori dello spostamento a monte (in via Fieschi l’inserimento del raddoppio ferroviario era considerato una certezza), e che ha fatto tirare un sospiro di sollievo a Wwf, Comitato Territoriale, Comitato Pendolari e Assoutenti (che tra l’altro organizza  un  interessante convegno a Borghetto proprio sulla mobilità) da sempre contrari allo spostamento dei binari per l’allontanamento delle stazioni dagli abitati e per il gran consumo di suolo agricolo.
Catalano avrebbe risposto in maniera tranciante che l’esclusione è dovuta a due motivazioni. La prima è che non è possibile terminare l’opera entro il 2026 come previsto dal Pnrr, la seconda è che al momento non esiste un progetto definitivo con un tracciato condiviso. Di qui l’invito del coordinatore a riprendere il dialogo con i territori.
Evidentemente il ministero vuole avere la certezza, prima di sbloccare un finanziamento da più di un miliardo e mezzo, di non ritrovarsi a dover fronteggiare i problemi già vissute con opere mal digerite da chi vive nei territori coinvolti. E soprattutto non si vuole che le esigenze del trasporto internazionale e le necessità di quello locale entrino in conflitto.
Una situazione complessa, visto che spostare i binari potrebbe aiutare il primo ma rischierebbe di penalizzare il secondo, mentre lasciarli dove sono sortirebbe effetti opposti, senza contare le aspettative di chi vorrebbe togliere (l’esempio più lampante è quello di Loano) i binari dal centro per non dover più passare ore della propria vita fermi ai passaggi a livello, e le preoccupazioni di chi teme (ad esempio ad Albenga) un letale bagno di sangue (in termini di ettari coltivabili) per la preziosa economia agricola.
Da: Non perdiamo il treno22 luglio 2021, 10:48 – SavonaNews – Dove finiranno i 7 milioni di metri cubi di detriti estratti dalle gallerie dello spostamento a monte della ferrovia? Con lo spostamento a monte della ferrovia, la costruzione delle nuove gallerie (25 chilometri, a doppia canna) porterà in superficie 7 milioni di metri cubi di detriti…

Con lo spostamento a monte della ferrovia, la costruzione delle nuove gallerie (25 chilometri, a doppia canna) porterà in superficie 7 milioni di metri cubi di detriti. Per semplificare la comprensione: pensate a un quadrato con un lato di due chilometri e mezzo, sul quale posare uno strato di terra e pietre, alto un metro. Oppure pensate a un quadrato più piccolo, con un lato di 850 metri, ma con un altezza di 10 metri. Questa è la dimensione del materiale che verrà estratto dai tunnel.

Ovviamente in Liguria non esistono aree libere così ampie da destinare allo stoccaggio del materiale di risulta. Sono stati preparati diversi piani delle discariche per affrontare questa fase dei lavori. Due progetti di smaltimento hanno raggiunto una fase avanzata a livello amministrativo e adesso andremo a analizzarli.

Entrambe le ipotesi hanno una parte comune. Mezzo milione di metri cubi di detriti sarà utilizzato per alzare di dieci metri l’area di cinque ettari dove sorgerà la stazione di Bastia d’Albenga. Questo innalzamento della quota sarà necessario per evitare una brusca discesa dei binari, che limiterebbe ulteriormente la velocità dei treni. Un volume simile (circa 500 mila metri cubi) sarà distribuito sulla nuova linea ferroviaria per realizzare il terrapieno su cui poggeranno le rotaie in superficie. Un milione di metri cubi sarà stoccato in discarica a Tovo San Giacomo.

Per gli altri cinque milioni di metri cubi, i due progetti principali danno destinazioni differenti.

Secondo la prima ipotesi, più “concentrata” dal punto di vista geografico, il materiale di risulta dovrà essere depositato su altopiano di circa 50 ettari, da coprire con un’altezza media di 10 metri, compreso tra Enesi (la zona di Albenga dove c’è il canile) e località Ciappe a Villanova, sulla sponda orografica sinistra del torrente Arroscia, in corrispondenza dell’aeroporto Panero.

In base alla seconda opzione, promossa dall’ex Comunità montana, questi 5 milioni di metri cubi sarebbero invece da smaltire in una serie di vallette secondarie, affluenti dell’Arroscia, considerate idonee dal punto di vista geologico e idraulico.

Nessuno studio ha previsto come smaltire il materiale proveniente dal terzo tunnel (quello pedonale di sicurezza, da realizzare in mezzo alle due principali) perché si tratta di un obbligo di legge emerso solo recentemente. Sinceramente non siamo in grado di valutare quanto questa galleria aggiuntiva possa incidere sul volume complessivo dello “smarino”, il materiale provenienti dagli scavi.

C’è infine un’ipotesi affascinante, sulla quale bisogna evitare sia facili entusiasmi sia bocciature a priori. Qualcuno propone di usare il materiale di risulta per opere di difesa dell’arenile, in particolare moli e dighe soffolte. Noi crediamo che questa eventualità sia praticabile, ma che si debba analizzare le rocce prima di buttarle in mare, per evitare inquinamento e danni al turismo. Questa scelta non deve diventare solo un modo per risparmiare sui costi di discarica.

Usare la terra per opere di ripascimento ci sembra invece più complicato. La terra delle nostre colline ha una consistenza diversa rispetto alla sabbia dei giacimenti marini, usata abitualmente per le opere di ripristino delle spiagge. In passato, i comuni hanno negato l’autorizzazione a riutilizzare il materiale, proveniente dagli scavi, per rinforzare l’arenile. Ci vengono in mente solo rarissime eccezioni, tra cui l’operazione edilizia T1 di Ceriale, a pochi metri dal mare, dove oggettivamente il materiale estratto era molto simile alla sabbia.

Gruppo d’informazione Non perdiamo il treno.

DA WWF-Italia-Liguria
Un plauso ai sindaci di Borghetto e Laigueglia: due Sindaci che hanno avuto il coraggio di palesare le enormi criticità del progetto di spostamento a monte.

I sindaci Canepa e Sasso Del Verme

Non si può che esprimere apprezzamento e ringraziamento ai Sindaci di Borghetto Santo spirito, Giancarlo Canepa, e di Laigueglia, Roberto Sasso Del Verme, per aver avuto il coraggio di esprimere pubblicamente in un incontro al MIMS le gravissime criticità del progetto d spostamento a monte della ferrovia tra Andora e Finale, auspicando una revisione del progetto.

La storia dello spostamento a monte ricorda la favola de “i vestiti nuovi dell’imperatore” di Hans Christian Andersen.  Molti, moltissimi sono consci del danno che comporta questo progetto di spostamento a monte della ferrovia tra Andora e Finale (impropriamente definito come di “raddoppio”) ma pochi all’interno delle istituzioni hanno avuto il coraggio fino ad ora di dire in modo chiaro che “il re è nudo”, ovvero che questo progetto porterà conseguenze negative enormi all’ambiente, alla mobilità, all’economia agricola e a quella del turismo sostenibile.

Auspichiamo che altri Sindaci seguano l’esempio dei Sindaci di Borghetto e Laigueglia ed evidenzino i danni che provocherà lo spostamento.  Pensiamo in particolar modo ai Sindaci delle località che vedranno sparire completamente il servizio ferroviario se verrà realizzato il progetto e a quelli che vedranno le stazioni essere “deportate” a km di distanza dalla sede attuale, ma anche ai Sindaci che hanno già visto le conseguenze dello spostamento a monte già effettuato.

Chiediamo anzi ai due Sindaci coraggiosi di farsi parte attiva presso la Regione affinché le località da loro amministrate, dove esiste una ferrovia funzionante ma assai poco valorizzata, possano usufruire di un servizio adeguato all’importanza turistica che esse ricoprono, mentre adesso siamo di fronte ad una manciata di treni al giorno, e nel caso di Borghetto con addirittura buchi di ore e ore in alcune fasce del giorno.

Il futuro del Ponente ha bisogno di un trasporto ferroviario al servizio di cittadini, pendolari e turisti, tutelando il paesaggio e il territorio : le nostre più grandi ricchezze . Esistono valide possibilità di potenziamento della linea, alternative allo spostamento a monte. Occorre solo la volontà politica.

Intanto la Regione intervenga nei confronti di Trenitalia affinché potenzi il servizio, con più treni, più carrozze, più servizi e di conseguenza più sicurezza. Così insieme, possiamo costruire un futuro davvero sostenibile.

Lunedi’ 19 luglio 2021

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