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Liguria e Basso Piemonte

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A Borghetto e Albenga si dava la caccia a neofascisti. Nel box tritolo francese mai comparato con gli attentati dinamitardi

L’album delle immagini, ritagli stampa, quando l’archivio non era in un dischetto del computer. Dopo anni emergono aspetti inediti. E’ il caso della bomba, la prima della serie di attentanti, deflagrata nel portone dello stabile dove abitava il galantuomo senatore Dc Franco Varaldo.  Quella sera al cinema Astor, a poche decine di metri, era in programma  il film “Mussolini ultimo atto”. Il libro  scritto dal prof. Massimo Macciò, nel 2007, Le Bombe di Savona 1974- ’75, Chi c’era racconta, contiene una ricerca meticolosa. Il lucido ricordo di quei giorni con un approfondimento di testimonianze di chi ha accettato le interviste. Non è mai stato scritto, prima d’ora, che la rivendicazione arrivò con una telefonata all’abitazione, in via Montenotte, del giornalista Luciano Angelini che è stato a capo della redazione di Savona e poi condirettore del Secolo XIX.

Il telefonista, dopo aver chiesto se era giornalista, indicò dove trovare  parte della miccia utilizzata per l’attentato dietro il vano dell’ascensore del portone di fronte al palazzo dove risiedeva la famiglia Varaldo. Pur tra qualche titubanza, tra la comprensibile apprensione della moglie, Angelini è uscito di casa ed ha rinvenuto il residuo. Non perse tempo e contattò il dr. Lanza che dirigeva l’Ufficio politico della questura di Savona. Gli disse di tornare a casa e mantenere la massima riservatezza che, per quanto si è letto, nella montagna di faldoni e fascicoli, è rimasta tale. Indicata nel mattinale come ‘fonte confidenziale’.  Prefetto era il dr. Aldo Princiotta, questore Berardo, Zappia comandante provinciale dei carabinieri. Qualche giorno dopo fecero visita a Savona  il dr. Emilio Santillo (capo dell’ antiterrorismo) e il generale di Brigata Carlo Alberto della Chiesa.  Tempi lontani, fogli di storia mai raccontati fino in fondo e spesso mistificata. Ora la morte di Fabrizio Terracciano che, se sapeva, ha sempre custodito i segreti. Non è forse un caso che dai suoi interrogatori non sia mai emerso un qualche spiraglio di collaborazione. E non è l’unico che in vita, nel tempo, avrebbe potuto collaborare, arrivando a mandanti ed esecutori, ammesso che fossero sempre gli stessi, con identica matrice, capaci  di seminare disorientamento, lasciando tracce e rivendicazioni pure di estremismo rosso.

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DA ALBENGA A BORGHETTO SANTO SPIRITO

LA VICENDA CHE DI UN’ARMA E DROGA CON UN MISTERIOSO MANDANTE SOSPETTATO DELLE BOMBE DI SAVONA. L’IMPUTATO, PUR CONDANNATO, SI DICEVA INNOCENTE CONFORTATO DALLE AMMISSIONE DELLA CONVIVENTE, MOGLIE SEPARATA DI FABRIZIO TERRACCIANO

E LA LISTA DEI DIFENSORI DELL’IMPUTATO DIFESO DA PIERO CASTAGNETO CHE E’ STATO ANCHE SINDACO DI CAIRO MONTENOTTE  E ESPONENTE DELLA DEMOCRAZIA CRISTIANA VALBORMIDESE

 

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