Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Novità! Dopo san cemento la garden therapy

Non avete il giardino o un terrazzo? Non importa: bastano un davanzale, un orto urbano o un angolo dell’ufficio per iniziare questa pratica che migliora la qualità della vita. Era già la fine degli anni 60 e poi negli anni avvenire chi scrive questo questo – con il copia ed incolla di un recente articolo dal sito Ing.Direct (Banca on line internazionale) diffuso in Europa e all’estero – iniziavamo il vano sforzo, da minoranza schiacciante, contro il pericolo di ricoprire di cemento ed asfalto i nostri centri urbani. Prima si è iniziato, quasi ovunque dove era possibile, a mare della statale Aurelia, poi a ridosso della fascia dei centri storici, quindi via via verso la prima collina. E per la ‘memoria’ più o meno recente che fine hanno fatto, nelle nostre cittadine, gli immancabili annunci, titoloni, degli ‘orti urbani’ sponsor i Comuni ? Qualcuno ha più verificato e reso noto come siano andati a fine quei proclami ad impatto mediatico ?

In molte località – vedi lo scellerato esempio di Loano che si è preclusa perfino di realizzare quel piano provinciale che prevedeva l’Aurelia bis a monte e forse non è il solo caso nel ponente savonese – gli strumenti urbanistici non hanno sottratto alla speculazione (e al legittimo interesse dei proprietari del cogliere il lucroso affare) gli orti che erano una caratteristica delle località di mare. Così come sta accadendo da un paio di decenni con la ‘cancellazione’ delle tradizionali botteghe nei centri storici, spazzate via dalla grosse catene commerciali con sede, in netta prevalenza oltre i confini regionali. Un impegno a salvaguardare l’identità ambientale e sociale immolata sull’altare di uno sviluppo irrazionale e che nel tempo non gioverà al tessuto economico e turistico. Vedi la qualità complessiva di un turismo che si caratterizza da mordi e fuggi, meno componente straniera assai più sensibili per cultura a privilegiare madre natura, località che siano davvero a misura d’uomo. Sarà sufficiente per il rilancio e la qualità del turismo cercare salvezza sulla collina e sui monti dove almeno non ha fatto danni la scelleratezza, o forse l’incapacità di chi ha retto le sorti dei governi ci città, province, regioni, lo Stato stesso, la nostra vana ? Un altro esempio di ‘degrado’ l’abbiamo conosciuto quando in alcuni settori della politica è iniziata un’accanita guerra all’istituzione prima ed ai parchi liguri poi, sfruttando obiettivi errori di gestione in qualche caso. Oggi la maggioranza dei cittadini e delle forze politiche si sono ricreduti e convertiti sulla risorsa parchi. Nelle scuole, seppure lentamente e parzialmente, si formano coscienze e sensibilità come palestra di valori ambientali che non c’entrano nulla, è bene dirlo, con le politiche di quei Verdi made in Italy che al governo si sono coperti di ridicolo e qualche scandaletto. Non ha caso sono ridotti allo zero virgola.

Non possiamo ignorare cosa è accaduto in questi decenni dei nostri orti, dei fazzoletti di verde, piante, ortaggi, fiori. L’esempio più clamoroso, da guinness, è Alassio. Dove lo spazio di un posto auto, laddove c’era un orto, è arrivato sul mercato a oltre 100 mila euro e che avevamo documentato con tanto di foto, numero telefonico e ‘richiesta’ della somma. Alassio dove l’unico verde privato scampato, anche con alberi secolari, si trova a ridosso di ponente del Caffè Roma, grossa villa ottocentesca della famiglia Ferrero, sottoposta peraltro a vincolo.

L’impegno a perseverare affinchè siano salvaguardati gli ultimi fazzoletti di orto che qua e là resistono dovrebbe ormai far parte della coscienza collettiva che, per troppo tempo, ha subito il fascino delle sirene del ‘falso progresso’. Non paga poterci vantare con l’avevamo previsto, ci siamo battuti davvero in minoranza, le conseguenze le stiamo in parte pagando, peggio andrà forse per le generazioni a venire. E si perchè il nostro boom edilizio e turistico l’abbiamo conosciuto grazie a quell’ambiente ‘sano’, ricco di buon senso e di preveggenza, che ci hanno tramandato gli avi. Valorizzando le produzioni agricole di cui l’umanità ha bisogno (vedi ora in tam tam dei prodotti a km zero dal negozio al ristorante, all’agriturismo), impedendo con la coltivazione della terra e dalla salute dei boschi curati i disastri idrogeologici che fanno danni e finiscono per costarci un patrimonio di risorse, denaro sottratto ad altri investimenti. Pur in presenza di alluvioni, con rarissimi casi, non si assisteva nei secoli a generalizzati allagamenti di campagne e città.

Qualcuno direbbe, purtroppo la società che chiameremmo ‘moderna’, ha portato il ‘cervello all’ammasso’. Le voci di dissenso e di allarme (non da oracoli, ma del buon senso e dell’esempio seguito in comunità più evoluto, informate) a sciagurate scelte urbanistiche e di pianificazione non hanno sortito effetti. Speriamo meglio nel presente e futuro prossimo. Ben vengano anche i suggerimenti consigli dei filosofi di cui la nostra civiltà, anche quella che si perde in secoli lontani e che si apprende nei testi scolastici, sia benvenuta ed abbia successo anche la Garden therapy. (L.Cor.)

UN ORTO SOTTO CASA O SUL TERRAZZO PER PURO PIACERE

«Il giardinaggio è il più puro dei piaceri», scrisse il filosofo inglese Francis Bacon, che all’argomento aveva dedicato anni di studio e diversi scritti. Oggi, soprattutto per chi vive in città, occuparsi di piante e fiori è diventata anche un modo per prendersi cura di sé. Innanzitutto, per il più semplice dei motivi: perché brucia calorie. Il National Institute of Health americano lo considera attività fisica moderata, un’ora di lavoro permette di bruciare qualcosa come 330 calorie. Sessioni da mezz’ora, per tre / cinque giorni alla settimana sono già considerate un buon esercizio. Ma i principali benefici sono per l’umore: secondo una ricerca della Rutgers University (pertinentemente intitolata Flower Power) i fiori sono un naturale moderatore degli sbalzi d’umore, con effetti a breve e lungo termine. Una ricerca portata avanti da Harvard insieme al Brigham and Women’s Hospital di Boston ha scoperto che il giardinaggio riduce i rischi di depressione del 30%. Tanti numeri che raccontano una verità semplice e già nota a chiunque abbia «coltivato» questa passione: occuparsi del giardino, di un terrazzo, di un orto o delle piante, fa stare bene le persone e ne migliora la qualità della vita.

Spazi da coltivare. La garden therapy ha bisogno di spazio, ovviamente, ma la buona notizia è che non avete bisogno di una villa con giardino o di uno spettacolare terrazzo per poter accedere al «più puro dei piaceri». Questa piccola pratica quotidiana è molto più flessibile di quanto possiate immaginare: può bastare un piccolo balcone, sa accontentarsi se necessario di un davanzale, può venire con voi in ufficio e anche aprirvi a nuove forme di socialità, come quelle degli orti urbani, che ormai hanno preso piede in tutte le città italiane.

Un orto in un balcone. Partiamo proprio dal balcone, dove oltre alle piante può trovare spazio la coltivazione di fragoline, pomodori, lattuga, cipolla, aglio, melanzane. La soddisfazione di poter consumare la vostra piccola autoproduzione sarà impagabile. Lo spazio che vi serve è davvero modesto: per zucchine servono vasi di 60 centimetri di diametro e 50 centimetri di altezza, i pomodori, i peperoni, le melanzane, i cetrioli e i cavoli si «accontentano» di 50 centimetri di diametro e 40 di altezza, per lattuga, cicoria, sedani, finocchi, cipolle ed erbe aromatiche bastano 30 centimetri di diametro e 20 in altezza. Sul sito Orto Mio c’è un’utile guida completa, prodotto per prodotto, alla coltivazione da balcone.

La felicità è un fiore sul davanzale. Se non avete nemmeno un piccolo spazio esterno ma avete in ogni caso voglia di un pizzico di garden therapy nella vostra vita, anche il davanzale di casa può darvi soddisfazione. Se avete una finestra molto soleggiata e grande, che riceve luce diretta tutto il giorno, potete posizionare cactus, gerani reali, gerbere. Se invece l’esposizione è limitata a poche ore, meglio puntare su ficus, gardenia, beloperone, zebrina. Infine, per i punti dove non arriva la luce diretta, le più adatte sono felce, selaginella e dracena. Ricordate che le piante tenute sotto luce diretta molte ore devono avere sempre il compost innaffiato e ben umido.

Ufficio verde o città degli orti. Le possibilità non sono limitate al vostro appartamento. La garden therapy può anche seguirvi nel posto in cui probabilmente ne avete più bisogno: il vostro ufficio. Avere cura di una pianta può essere l’intervallo ideale tra una fonte di stress e l’altra, ed è anche un gesto di generosità verso i vostri colleghi. Il ficus e l’aloe aiutano a ridurre l’effetto aria viziata di tutti gli ambienti chiusi, mentre la dracena, per le sue proprietà anti-stress, viene addirittura definita il tronchetto della felicità. Infine, se avete voglia di un progetto più strutturato e sociale, avete pensato a un orto urbano? Gli orti urbani sono sorti in tutte le grandi città italiane come antidoto all’overdose di asfalto, caos e rumore che viene come corredo al fatto di dover vivere in uno spazio urbano. Ce ne sono di diversi tipi, la differenza più importante da conoscere è tra quelli condivisi, nei quali si mettono in comune spazi e risorse ma ognuno coltiva il suo lotto di terreno, e quelli collettivi, nei quali la terra e i suoi prodotti appartengono a tutte le persone che gestiscono il terreno. E poi ci sono gli orti sociali, nei quali lo spazio verde non è solo dedicato alla stretta coltivazione della terra ma all’aggregazione tra persone e famiglie. Il sito Orti Urbani ha una guida molto dettagliata al tema e soprattutto una mappa di questo tipo di spazi in Italia.

Avete il pollice verde? Come vi fa sentire a livello emotivo prendervi cura delle piante?

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