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La chiesa: tradizione e attualità, sinagoghe

Tre argomenti ed altrettante riflessioni sono lo spunto per descrivere il volto della chiesa, la sua tradizione e l’attualità, la tradizione e la volontà di Dio, la sinagoga e la chiesa scomunicate.

Tradizione ed attualità
Nella scia della Tradizione della Chiesa e con lo sviluppo richiesto dalle condizioni spirituali del nostro tempo, riprendiamo sostanzialmente il Credo del concilio di Nicea, coscienti dell’inquietudine che oggi agita la fede di alcuni.
Ovviamente, non dimenticando l’imperscrutabilità dei misteri di Dio, umilmente ci applichiamo all’indispensabile dovere di indagine per conoscere, amare e seguire la verità. L’intelligenza, dataci da Dio, raggiunge pertanto la realtà ( ciò che è ), non soltanto l’esposizione linguistica delle strutture, l’interprete non deve ricreare significati secondo l’estro di arbitrarie ipotesi.
Il sensus fidei suscitato dallo Spirito Santo, infatti, anima la fede teologale del Popolo di Dio. Memori, tuttavia, che come a Cesarea di Filippo, con Pietro, proclamiamo, al di là delle umane opinioni, Gesù Cristo, Figlio di Dio, vivente, e testimoniamo la Verità divina affidata alla Chiesa. Ciò a conforto di quanti cercano la Verità, pur appartenendo a credi religiosi diversi, con sincerità ed in piena comunione spirituale di tutto il Popolo di Dio.
Un solo Dio, quindi, in tre Persone: Padre, Figlio e Spirito Santo.
Questo unico Dio è assolutamente uno nella sua essenza infinitamente santa, in tutte le sue perfezioni, onnipotenza, scienza, provvidenza, volontà ed amore. Come disse a Mosè ( Cfr. Ex. 3, 14 ), è Colui che è, è Amore ( Cfr. 1 Io. 4, 8 ): perciò Essere ed Amore esprimono ineffabilmente la stessa Realtà divina di Colui che è rivelato a noi, e che ” abitando in una luce inaccessibile ” ( Cfr. 1 Tim. 6, 16 ) è in Sé stesso al di sopra di ogni nome-persona, di tutte le realtà e di ogni intelligenza creata. Solo Dio può farci conoscere Sé stesso, rivelandosi come Padre, Figlio e Spirito santo.
I vicendevoli legami, che eternamente costituiscono le tre Persone, sono ciascuna l’unico e identico Essere divino, sono la beata vita intima di Dio tre volte santo, infinitamente al di là di tutto ciò che noi possiamo concepire umanamente ( Cfr. Dz-Sch.8 ). Attestiamo l’Unità di Dio, pur non conoscendo il mistero ( Cfr. Lumen gentium, 62; Pauli VI, Exhort. Apost. Signum Magnum, p. 1, n. 1 ). Secondo il Concilio di Trento, poi, il peccato originale viene trasmesso con la natura umana, “non per imitazione, ma per propagazione”, e che per questo quindi è “proprio di ciascuno” ( Dz-Sch.1513 ).
Gesù Cristo, mediante il Sacrificio della Croce, ci ha liberati dal peccato originale e da tutti i peccati personali commessi da ciascuno di noi, come ci assicura l’Apostolo “là, dove aveva abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia” ( Rom. 5, 20 ). La Chiesa, assistita dallo Spirito Santo, custodisce, interpreta ed insegna la Verità della  Parola di Dio, scritta o tramandata ( Cfr. Dz-Sch. 3011 ).
Il Padre genera il Figlio, Questi, Verbo incarnato, e lo Spirito Santo, Persona increata che procede dal Padre e dal Figlio, come loro Amore. Così, nelle tre Persone divine, coaeternae sibi et coaequales ( Dz-Sch. 75 ) si attuano la vita e la beatitudine di Dio perfettamente uno, nella gloria dell’Essere increato, e sempre “deve essere venerata l’Unità nella Trinità e la Trinità nell’Unità “ ( Dz-Sch. 75 ).
Il Verbo eterno, nato dal Padre prima di tutti i secoli, è consustanziale al Padre, homoousios to Patri ( Dz-Sch. 150 ), Incarnato nel seno di Maria per opera dello Spirito Santo, e si è fatto uomo: uguale al Padre nella sua natura divina, ma inferiore al Padre nella natura umana ( Dz-Sch. 76 ), ed Egli stesso uno, non per una qualche impossibile confusione delle due nature, ma per l’unità della pesona (Cfr. Ibid. ). Morto sulla Croce per liberarci dai nostri peccati e sepolto, per suo proprio potere, è risuscitato e ci eleva con la sua Risurrezione alla partecipazione della vita.
L’azione dello Spirito Santo abilita l’uomo ad essere perfetto ” com’è perfetto il Padre vostro celeste ” ( Matth. 5, 48 ).
La Chiesa, per la quale ha pregato Gesù, è indefettibilmente una nella fede, nel culto e nel vincolo della comunione gerarchica. In essa, sia i vari riti liturgici, sia la legittima diversità dei patrimoni teologici e spirituali e delle discipline particolari non minacciano la sua unità, bensì la evidenziano maggiormente (Cfr. Lumen gentium, 23 ed Orientalium Ecclesiarum, 2, 3, 5, 6). Fuori della Chiesa di Cristo, si riconoscono l’esistenza di numerosi elementi di verità e di santificazione ( Cfr. Lumen gentium, 8 ) dal Concilio Vaticano II ormai ufficialmente. AMEN.

La tradizione e la volontà di Dio

Il Beato John Henry NEWMAN, cardinale, teologo, fondatore di una comunità religiosa…,nel Discorso ” Le cerimonie della Chiesa “, PPS. vol. 2. no. 7, scrive: ” Poco importa il modo con cui impariamo a conoscere la volontà di Dio, che sia
mediante la Scrittura,  mediante la tradizione apostolica o mediante ciò che san Paolo chiama  la “natura” ( cfr. Rm 1, 20) purché siamo sicuri che è veramente la sua volontà. In realtà, Dio ci rivela il contenuto della fede mediante l’ispirazione, perché è nell’ordine soprannaturale. Ma ci rivela le questioni pratiche del dovere morale mediante la nostra propria coscienza guidata divinamente.Le questioni di pura forma ce le rivela mediante la tradizione della Chiesa, dall’esperienza nel metterle in pratica, benché non vengano dalla Scrittura. Ciò per rispondere alla domanda che possiamo farci: ” Perché osservare i riti e le forme che non sono prescritti dalla Scrittura?
La Scrittura ci trasmette ciò che occorre credere, a cui dobbiamo tendere, ciò che dobbiamo mantenere. Ma non ci dice il modo concreto di farlo. Quindi, poiché dobbiamo farlo in tale o tale modo preciso, è opportuno aggiungere qualcosa a ciò che ci dice la Scrittura. Essa ci raccomanda, per esempio, di unirci per la preghiera e collega la sua efficacia…all’unione dei cuori. Ma siccome non ci indica né il momento, né il luogo della preghiera bisogna che la Chiesa completi ciò che la Scrittura si è limitata a prescrivere in linea di massima.
Si può dire che la Bibbia ci dà lo spirito della nostra religione, mentre la Chiesa deve formare il corpo in cui questo spiritosi incarna. La religione non esiste in modo astratto. Coloro che provano ad adorare Dio in modo (dicono) “meramente spirituale” finiscono per non adorarlo affatto.
La scrittura ci dà lo spirito della nostra devozione. La Chiesa ce ne dà il corpo. E come non possiamo vedere lo spirito di un uomo senza il mezzo del corpo, così non possiamo capire l’oggetto della fede senza la sua forma esteriore. ”
Per D. Balocco e/o G. Valpondi, non v’è alcun rischio di idolatria tenendo presente in concetto di unità nella trinità, per cui adorando il Figlio di Dio s’adora il Padre e lo Spirito Santo.
Abbiamo studiato (dice il premio nobel Montale) per l’aldilà ” = l’Eternità, caro fratello in Cristo Gianluca Valpondi.
Ad meliora cotidie, Amen, Alleluja, Maranathà.

Sinagoga e Chiesa scomunicate
“Nel tempo in cui scrive Lc (seconda metà del sec. I d. C., anni 80-90), c’è una fortissima tensione che conduce alla separazione totale, con un atto di scomunica reciproca, tra la comunità cristiana ormai consolidata e la sinagoga anche della diaspora: gli ebrei accusano i cristiani di essere traditori della Toràh di Mosè e, quindi, li considerano “apostati”; i cristiani, al contrario, considerano gli ebrei ciechi, che non sanno vedere il compimento di tutte le profezie nella persona di Gesù, e si ritengono i “veri discendenti” di Abramo (Mt 3, 9). Il momento è drammatico.
Anche all’interno della chiesa le lotte sono feroci, come testimoniano le lettere di Paolo (vedi ad es. la lettera ai Galati): i cristiani provenienti dal giudaismo non accettano “il vangelo” di Paolo, che predica il superamento della tradizione nella novità di Cristo e si oppone drasticamente ai primi, che vogliono che i pagani convertiti prima diventino ebrei attraverso la circoncisione e solo dopo possono pervenire al battesimo come qualcosa in più. Per essere cristiani bisogna farsi prima ebrei.
Dopo una lunga e furibonda lotta, che portò al primo concilio di Gerusalemme, prevale la posizione di Paolo (cf At15,1-29), anche se l’apostolo non sarà mai accettato completamente dai giudeo-cristiani e subirà persecuzione e opposizioni da parte di “falsi fratelli”, che ne spiano continuamente la predicazione e l’agire (cf 2 Cor 11, 26; gal 2, 4)”.
(Il biblista Paolo Farinella, Missioni Consolata Maggio 2008, pp. 23-24). Questo, in sintesi, il contesto storico, in cui collocare Tradizione ed attualità.

Michele dr. Di Giuseppe

 

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