Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Il Fai aiuta Mendatica e premia Lo Manto pastore transumante. Montegrosso dona al Cai ‘capanna’ Upega:sarà ‘rifugio Amoretti”

Finalmente un’iniezione di fiducia. Tre notizie in Alta Valle Arroscia e Alta Val Tanaro cuneese. Titoli di cronaca reale  danno vigore alla fiammella della speranza. Eccoli: Giornata Fai d’autunno dedicata a Mendatica e al suo ‘cuore d’acqua’. Per una volta non si parla delle solite promesse. Mendatica inserita nella Giornata Fai 2018. Poi Aldo Lo Manto, pastore transumante tra Bastia d’Albenga e le Alpi Marittime, citato con foto nella ‘copertina’ del Fai: paesaggi del gusto, paese e personaggi. Infine il Comune di Montegrosso Pian Latte ha donato al Cai un rudere a Upega (frazione di Briga Alta, CN). Sarà ristrutturato e i contributi serviranno per realizzare una ‘capanna sociale’ destinata ai soci escursionisti e in ricordo di un caro amico che non c’è più: Marco Amoretti, morto tragicamente, nel 2013, a 56 anni.

Intanto sulle Alpi Liguri e anche a valle si torna a parlare di lupi. Sono tornati a Mendatica, ai Cian Prai, dove si trovano alcune case e campi scout. Nell’area c’è pure il gregge (pecore e capre) della pastorella Simona Pelassa (agriturismo il Castagno), alcuni capi sbranati. Stessa sorte alla mandria di Lo Monto in Fascia Pornassina. Un’estate di strage per i pastori francesi (Passo del Tanarello tra Italia e Francia), decine e decine bestie ‘uccise’ dal branco.

DOMENICA 14 OTTOBRE VISITE GUIDATE A MENDATICA

RISTORO NEI DUE AGRITURISMO MA SI PUO’ PRENOTARE ANCHE IL ‘PRANZO AL SACCO’

Dalle 14 alle 18  si può partecipare alla giornata di raccolta fondi  “Ricordiamoci di salvare l’Italia‘ organizzata dal Fai (Fondo Ambiente Italiano onlus). Il gruppo Fai giovani e la delegazione Fai di Imperia, con il supporto del Comune di Mendatica, il suo sindaco Piero Pelassa e il presidente della Pro Loco, Alessandro Lanteri, fanno conoscere ed apprezzare  la ‘torre della Valle Arroscia’ ed il paese che (Mendàiga) prende il nome da ‘manda acqua‘. Ricorda la capo delegazione Fai, Carmen Lanteri cognome brigasco per eccellenza: “Nell’anno dell’acqua la nostra attenzione è rivolta  a Mendatica, accompagneremo i visitatori alle caratteristiche cascate dell’Arroscia, all’antico mulino  del grano e farina, alla centrale idroelettrica sottostante. Abbiamo organizzato pure un convegno  sul rischio idrogeologico”. Va da se che si parlerà anche di prevenzione, soprattutto rivolta all’abbandono, quasi forzato, della montagna ligure che, purtroppo, aggiungiamo noi, non ha mai beneficiato di una pianificazione per lo sviluppo, investimenti produttivi, pubblici e privati (da attirare ed incentivare con politiche a sostegno del credito e dei posti di lavoro). Forse sarebbe il caso di ricordare una frase del grande Giuseppe Verdi (Le Roncole, 10 ottobre 1813 – Milano, 27 gennaio 1901: Il Nabucco, Il Trovatore, La Traviata): “…Tornate all’antico e sarà progresso….”.

In chiusura della giornata, alle 17,30. nella antica chiesa parrocchiale, ovale e con sei cappelle laterali, concerto d’organo del giovane maestro mendaighino  Roberto Grasso. Musica e cultura, storia e socialità.  “Dobbiamo far conoscere anche ai giovani un territorio  che mantiene una forte identità e idealità locale – dichiara Marzia Cicala capogruppo dei Fai Giovani alla giornalista de Il Secolo XIX Imperia Milena Arnaldi.

Intervistato da Corrado Augias su Rai 3, il giornalista scrittore Aldo Cassullo ad una domanda rispondeva: “In Italia abbiamo bisogno di forti iniezioni di fiducia e di urgenti investimenti produttivi, entusiasmo e valori morali, per ritrovare la fiducia…”. Augias: lei dove è nato, oltre ad essere un affermato cronista del Corriere della Sera ? Cassullo:” ….Ad Alba…”. Ma è un altro mondo, è la capitale della terza industria mondiale che non è quotata in borsa e interamente nel portafogli dei Ferrero…con migliaia di posti di lavoro. La capitale del tartufo e dell’unico ristorante con tre stelle Michelin del Piemonte, un’economia in pieno sviluppo e che non conosce crisi. Augias ancora a Cassullo: ” In nome di chi possiamo ritrovare fiducia, crede veramente in quello che dice perché  se mi guardo intorno mi cascano le braccia”. Nel nostro piccolo, nella nostra valle, è quanto da vecchi cronisti andiamo scrivendo ormai da tre decenni proprio guardandoci attorno. Purtroppo mai smentiti dai fatti. Osservando ora con rabbia, ora con pietismo, i giullari di turno che da marito, a moglie, a figli, nipoti, animati da interessi venali, alimentano la macchina della propaganda ed è quella che funziona meglio nei confronti del ‘popolino’.

LO MANTO PASTORE ‘DIMENTICATO’ DALLA POLITICA, MA ONORATO DAL FAI – Sono almeno 30 anni che ci è capitato di conoscere e di raccontare, nei panni di cronista di provincia, la vita di Aldo Lo Manto, 57 anni, tre figli, eterno scapolo. Un pastore che ha imparato il mestiere da bambino, aiutando il papà siciliano che aveva deciso di trasferirsi in quel di Albenga. Il gregge, arrivato via treno, ‘sceso’ alla stazione, ha attraversato la città tra curiosità e stupore. Le nuove generazioni non avevano mai incontrato una mandria per le via della storica città delle torri. Aldo accudisce il suo tesoretto (oltre un migliaio di capre e pecore, prima aveva anche 50 mucche quattro cavalli) tra Bastia d’Albenga – Villanova, nella stagione autunnale, invernale, per ‘migrare’ in montagna, sulle Alpi Marittime, a fine primavera. Il ritorno a meta autunno. Lo raggiungiamo al cellulare mentre è impegnato nella ‘transumanza’ verso la Riviera, due notti e due giorni di cammino, attraverso sentieri, boschi, vallate, in compagnia di collaboratori extracomunitari e sette cani ‘maremmani’ i più adatti nella difesa dai lupi. “Già quest’anno mi è andata bene, ho perso tre o quattro bestie assalite da lupi. Pochi giorni fa, erano le otto del mattino, in Fascia Pornassina, d’improvviso i cani sono balzati come una furia, a dieci metri dal recinto ho appena scorto due lupi, rincorsi….Non solo danno la caccia durante il pascolo, si avvicinano alla base. Devo dire che è andata assai peggio per i pastori francesi che occupano i pascoli del Passo di Tanarello, almeno 50- 60 bestie assalite. Sto tornando a valle dove a causa della pioggia i pascoli sono aridi e per un pastore non è un bel vivere, oltre alle tante difficoltà, ai sacrifici, siamo al lavoro 365 giorni l’anno e se va bene riusciamo a prenderci qualche mezza giornata per fa famiglia, impegni vari, qualche fiera o Expo”.

A proposito, come sono andate le vendite finora nella grande roulette di ‘esposizioni’ e feste enogastronomiche ? “Leggo paginate sui giornali e sui web, interviste, pubblicità, sembra la macchina delle felicità perpetua, io da siciliano non conosco il mugugno dei liguri anche se parlo il dialetto e mi sento integrato. Posso però confermare che il mio banco di formaggi non è tra i più fortunati, dicono che sono più caro. Sarà, vedo in giro  tanta offerta, tante postazioni di formaggi di produzione locale. Che devo fare ? Il finanziere ? Credo e spero di sbagliare, si sta davvero esagerando nello spacciare “dal pastore al consumatore”. Certamente è più semplice recarsi in un caseificio…che magari compra il latte in Spagna, Francia, accade in Piemonte ‘terra di formaggi’ e specialità, accade in Liguria, senza andare lontani. Alla Coldiretti va bene così, chi organizza gli eventi pensa a farsi pagare il posto vendita, in costante lievitazione. Comunque l’invidia non abita a casa mia, meglio se vivono tutti felici e contenti, finchè avrò le forze e spero che almeno un figlio segua il mio esempio”.

Lo Manto da due anni non organizza più le comitive che lo seguono durante la transumanza e che aveva attratto la Tv pubblica inglese, Striscia la Notizia, la Rai, articoli e posto sui social. “Gli anni pesano, il buon umore e il  morale fanno ogni giorno a pugni con la realtà. Penso, ad esempio, a quanto mi sta accadendo con il Comune di Ortovero (e trucioli ha già scritto ndr )”. Il pastore ha comprato un’area di 5  mila mq. per realizzare un caseificio da adibire alla sua attività, realizzando anche un’abitazione per la famiglia. Il progetto  di ristrutturazione di un locale presistente, con ampiamento e cambio destinazione d’uso, redatto dall’ex presidente dell’Ordine provinciale degli ingegneri di Savona, un professionista d’esperienza e quotato, anche tra comuni della Riviera ed entroterra. La Monto non ha chiesto un progetto con la volpe sotto l’ascella della speculazione, o di una possibile variante in sanatoria. Ha trovato un Comune, retto da un sindaco leghista che però ha delegato edilizia ed urbanistica ad un architetto. Ebbene, non sarà un’eccezione, ma i due tecnici parlano linguaggi diversi ed interpretano in perfetta contrapposizione lo strumento urbanistico. Il Comune forte di una pronuncia del Tar che si presta, a sua volta, a qualche dubbia interpretazione.

Una lunga e speriamo non troppo noiosa elencazione per veder almeno sorridere Lo Manto quando telefoniamo per conoscere come sia stato possibile che proprio lui sia finito nella ‘copertina web’ nazionale dei Fai, insieme ad un altro persona. “Non ho santi in paradiso, non sono benefattore, e da quest’anno iscritto al Fai. Sono due anni che finisco in copertina dopo che ho partecipato ad una manifestazione al Castello di Masino. L’altra persona  l’ho conosciuta in quella circostanza, si tratta di Paolo Ciapparelli, presidente del Consorzio salvaguardia Il Bitto storico, che opera in Alta Valtellina, un bravo imprenditore”.

Navigando su internet si può leggere un articolo de Il Giorno del 21 luglio 2016: “….Il Consorzio punta l’attenzione sugli «inaccettabili attacchi da parte della Coldiretti» spiegando che: «Dopo l’annuncio da parte di Paolo Ciapparelli, presidente dei «ribelli del Bitto», dell’imminente cambio di nome del Bitto storico, cambio sollecitato dall’assessore regionale Fava onde evitare le conseguenze anche penali della violazione delle norme europee, si è assistito alla fiera dell’ipocrisia. Chi ha combattuto e denigrato il Bitto storico oggi ha paura che la Valtellina faccia una figuraccia al Salone del Gusto di Torino: sarà difficile spiegare perché i prosecutori della più autentica tradizione del Bitto non possono utilizzare il nome Bitto». E ancora l’articolo: “«Nel corso degli amici dell’ultima ora, che invocano la “pace del Bitto“ e invitano a “restare uniti“ si distingue la Coldiretti. Quest’ultima, attraverso le dichiarazioni del presidente Marsetti paventa conseguenze catastrofiche a seguito del cambio di nome. Ma ciò che è inaccettabile è la diffamazione dei «ribelli del Bitto» accusati di “strumentalizzare la difesa delle tradizioni, della tipicità, della storia, del territorio a fini di mero interesse“». Accuse che il Consorzio respinge con forza ricordando che «gli oltre 100 soci della Società valli del Bitto, per sostenere il metodo storico, hanno realizzato di tasca loro una casera che è anche una galleria d’arte, di cultura, di umanità, diventata un elemento di interesse turistico. Una casera per la quale la Società valli del Bitto ha dovuto investire, in un periodo in cui il Comune di Genola non disponeva delle copiose entrate attuali, ben 300mila euro. In dieci anni la società ha agito operando come una fondazione, riconoscendo ai produttori un prezzo etico. Ora Marsetti (ma non solo lui) chiede al Bitto storico di non cambiare nome e di continuare a “fare da traino“. Sarebbe come chiedere a Varenne di trainare un pesante carro insieme a dei ronzini».

UN RIFUGIO A UPEGA DIVENTERA’ ‘CAPANNA SOCIALE’ DEL CAI

La sezione imperiese del Club Alpino Italiano – Alpi Marittime, presidente Leonardo Moretti, ha annunciato che è prossimo l’inizio dei lavori di ricostruzione dell’edificio che farà da base, a Upega, per le gite organizzate nei dintorni. Un’opera che prenderà il nome di ‘Capanna sociale Marco Amoretti‘. Il rudere è stato donato dal Comune di Montegrosso Pian Latte al Cai. Per far fronte al costo dei lavori ed ad una sollecita inaugurazione saranno organizzate raccolte e manifestazioni ad hoc. E’ anche possibile riceve informazioni visitando il sito  www.caiimperia.com

Chi era Marco Amoretti ? Nel 2013 i media imperiesi scrivevano: “Si allunga l’ombra del mobbing sul suicidio di Marco Amoretti, il funzionario di 56 anni dipendente dell’ufficio tecnico della Provincia che si è tolto la vita gettandosi dal quarto piano della sua casa di Castelvecchio. Alcuni suoi colleghi e superiori sono stati ascoltati in questura dalla polizia e la Provincia sta per aprire un’indagine interna. L’obiettivo è capire se Amoretti fosse caduto in depressione per atteggiamenti non corretti nei suoi confronti sul posto di lavoro o se qualcuno lo abbia istigato. Il giorno prima di togliersi la vita aveva chiesto di essere distaccato in un altro settore dell’amministrazione”.

E Angelo Amoretti che ha scelto di ‘staccare’ la spina del suo sferzante e documentato blog Imperia Parla, grave perdita per la libera informazione imperiese e che a quanto pare era  una voce fuori dal coro o comunque scomoda scriveva: ...Non sono uno psicologo, ma credo che non occorra esserlo per capire che se una persona decide di togliersi la vita, significa che non se la sta passando bene. E allora si potrebbe evitare di scrivere la frase di circostanza “soffriva di crisi depressive“: si vuol dare la notizia? Si dia, ma si eviti di scrivere cose che portano chi non lo conosceva a pensare che il soggetto fosse una specie di “disadattato”. O, al limite, si cerchi di capire (e far capire a chi legge) il perché di un gesto così estremo che, tra l’altro, mi ricorda tanto quello di un mio parente, avvenuto  dalle parti di Cian Zerbo, qualche anno fa. Anche lui soffriva di “crisi depressive”, ma chiedetelo a chi lavorava con lui [qui] a cosa fossero dovute. E chiedetelo a quelli che lavoravano con Marco, ma a quelli che gli erano vicino, non a un collega o un funzionario qualsiasi: forse capirete un po’ meglio. Capirete che le crisi depressive possono derivare sì dalla perdita di un parente stretto (il padre o la madre; un figlio); da un divorzio o dalla separazione da una persona che si amava, ma può anche derivare da come ti senti trattato al lavoro, per dire”.

A trucioli, blog senza pubblicità e senza la targa onlus o Srl, ne sappiamo qualcosa a proposito di potere e potentati allergici. Senza atteggiarci a vittime o coraggiosi, ci sforziamo di fare informazione, con il nostro umile lavoro e sacrificio personale. Non temiamo le caste, lobby, interessi trasversali, a volte presenti nelle istituzioni statali e nella politica deviata.

La scelta di intitolare un ‘rifugio alpino’ a perenne ricordo di Marco è un gesto nobile e moralmente apprezzabile. Per Upega, poi, una ricaduta felice che mira ad incrementare le iniziative private e di associazioni, cooperative, in collaborazione con il Comune di Briga Alta e la Pro Loco. Negli ultimi anni, dopo la nascita del ristorante albergo negozio, in multiproprietà di soci, anche in assenza di un’efficace e sempre utile attività promozionale (siamo testimoni della sorte toccata ad un socio ritenuto colpevole di dare notizie sull’attività e sui risultati dell’investimento ed impegno per non far morire un paese, rilanciarlo con azioni e manifestazioni mirate). La coesione, fortunatamente, ha tenuto e non è poco. I frutti stanno arrivando. La luce di Marco Amoretti farà da testimone. L’estate è andata molto bene, nonostante non ci sia più il cordone ombelicale verso Monesi e le valli del ponente ligure, della vicina Francia. Vala a dire non sia più punto di transito, Upega resta una meta tutta da scoprire quanto a natura. E la scelta del Cai, del Comune amico cunesse, testimonia l’interesse e quanto sia utile collaborare senza steccati.

Il nuovo direttivo Cai, eletto il marzo scorso, è composto da Presidente:  Leonardo Moretti. Vice Presidente: Elena Norzi. Segretario: Giorgio Lugli. Tesoriere: Giancarlo Montaldo. Consigliere: Franco Poidebard. Consigliere: Pierangelo Rigo. Consigliere: Marco Zat. Revisori dei Conti: Sara Bruni- Giuseppe Musso- Nevio Orengo. Delegato Elettivo: Elena Norzi.

 

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