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Se ne è andato per sempre don Aldo Rosso
Apostolo in 13 parrocchie, mai uno scandalo
tra Loano, Albenga, Andora e l’imperiese

Don Aldo Rosso, classe 1946, negli ultimi anni, ha sofferto molto, colpito dalla malattia via via debilitante. Ha svolto le sue funzioni a Civezza (IM), finché le forze e una volontà ferrea l’hanno sorretto ( 31 ottobre 2011). Gli sono sempre rimasti vicino le persone più care: la mamma Amelia che da Pietrabruna, in autobus, poi in treno, raggiungeva il suo figliolo, due, tre volte al mese, quando studiava nel Seminario Vescovile di Albenga; i fratelli Luciano e Gianni, le cognate, i nipoti. I parrocchiani, i tanti amici che si era fatto durante la missione sacerdotale, da prete e da uomo buono, semplice, intelligente, sensibile, altruista.

Non è semplice ricordare in un momento di grande tristezza e dare l’addio ad un compagno di Seminario con il quale si è condiviso un percorso di gioventù, di studi, di fratellanza sociale, più avanti come parroco a Loano per un decennio. Un legame di reciproco rispetto ed affetto sincero, disinteressato, con tanti ricordi. Ci univa la formazione giovanile, l’educazione rigorosa, le passeggiate, le partite di calcio, i sacrifici del collegio; forgiati nel carattere, nell’orgoglio degli umili e privazioni del benessere, nel senso del dovere e del rispetto, della fede come scelta esistenziale e di speranza. La sensibilità verso i deboli, gli emarginati, le minoranze. Don Aldo benvoluto e stimato nelle 13 parrocchie dove ha prestato servizio. Dal Sacro Cuore di Albenga, al Cuore Immacolato di Maria ad Andora, a Dolcedo,  Villatalla,  Valloria e Tavole, Leca d’Albenga, Cisano e Cosciente, Pietrabruna, Civezza e vice assistente dell’Azione cattolica.

Don Aldo apparteneva alla ‘vecchia guardia’ del clero diocesano e che ormai supera di poco le dita delle mani, alcuni sono ospiti di case di riposo. Da prete ha vissuto le contraddizione di una diocesi che era scivolata nel fango, additata sui mass media. Mentre il tessuto sano, rappresentato dalla maggioranza dei sacerdoti, veniva messo a dura prova dal susseguirsi di scandali, inchieste giudiziarie, persino l’onta del carcere, delle condanne. Una tempesta senza fine che ha finito per travolgere lo stesso vescovo Mario Oliveri e che avrebbe dovuto svolgere il ruolo di sorvegliante e supervisore, dal greco επίσκοπος (epìscopos).  Invece l’Eccellenza Reverendissima non ha scongiurato un mare di guai. Anzi, secondo il parere dei più, ne era la causa stessa; l’autorità del vescovo, successore degli apostoli, aveva perso i suoi punti di riferimento. L’accoglienza delle ‘pecorelle smarrite‘ provenienti da altre diocesi ha avuto ripercussioni laceranti. Al punto da diventare la ‘diocesi più chiacchierata d’Italia’. Dove seminaristi e preti gay (nulla contro l’omosessualità) potevano contare su tanta benevolenza, fino a prendere di fatto il sopravvento anche nell’assegnazione delle parrocchie. Acqua passata, la lezione è servita. La Diocesi di Albenga – Imperia sta tornando a brillare, senza più zone franche. Ognuno sa che il paracadute è mosso dalla bontà, dalla comprensione e a nessuno è più consentito nuotare in uno stagno. E l’omertà non paga.

Don Aldo Rosso, il terzo da sinistra, a fianco al compianto don Pino Zunino, durante una solenne cerimonia nella chiesa di San Pio X a Loano

Ognuno con i suoi pregi e difetti, importante non perdere mai di vista la pietra miliare del Vangelo e dei doveri sacerdotali. Per un cristiano praticante sono la carta di identità del buon cattolico, per un sacerdote la cartina di tornasole dell’apostolato vissuto, del buon esempio.

Don Aldo non era un conservatore, non apparteneva agli anti conciliari, non tifava per i tradizionalisti. Sapeva stare tra la gente, con la gente, con i giovani soprattutto, nelle occasioni di svago, nelle feste mondane, nelle cerimonie religiose, in chiesa e fuori. Non soffriva di doppia personalità, doppia vita. Capace di penetrare nel cuore dei parrocchiani e di quanti hanno avuto modo di frequentarlo, stargli vicino, ascoltare i consigli, suggerimenti, preoccupazioni, raccomandazioni. Animato da grande forza d’animo, fiducioso e positivo anche nella sofferenza.

Lui che in Seminario, ai tempi del rettore don Giacomo Contestabile, del vice rettore don Leandro Caviglia, del padre spirituale don Domenico Damonte, del vescovo  monsignor Raffaele De Giuli, vicario generale mons. Nicolò Palmarini, si distingueva per il profitto scolastico e la passione alla musica, insegnante don Borsacchiello. 

Don Aldo che ha potuto apprezzare la ‘ scuola ‘ di uno dei vescovi più colti che ha avuto la diocesi: mons. Alessandro Piazza, persona di immensa cultura. Insegnante di ebraico e Sacra Scrittura, fece parte dell’équipe redazionale della Bibbia CEI. E’ sepolto sotto l’Altare del Santissimo nella Cattedrale di San Michele Arcangelo di Albenga. Mons. Piazza, distaccato dal potere, una preminenza nel ruolo pastorale rispetto a quello ‘politico ed istituzionale’.

Don Aldo che, in Seminario, aveva imparato a suonare l’harmonium, il pianoforte, poi ha coltivato la passione per la chitarra, strumento che più lo avvicinava al mondo giovanile.  Nella lunga e dolorosa malattia, i farmaci, a volte, gli procuravano improvvise ‘crisi di sonno‘, sonnolenza.  Lo ricordiamo, come fosse ieri, sul Monte Frontè, in compagnia dell’arch. Roberto Amoretti che su quella montagna ha ristrutturato l’unico manufatto presente. Si era pranzato alla buona, l’unico ‘ospite’  il pastore che pascolava un gregge di pecore. Quasi all’improvviso, sull’erba, don Aldo sprofondò in un sonno profondo.

Il suo carattere, a tratti remissivo, quasi impacciato, timido, ricco di bontà, allegria, non lo privava dello spirito combattivo quando era necessario. Come quando, da seminarista, giocava la partita di calcio e aveva il ruolo di centravanti. Il goal facile. Addio Aldo, presto ti raggiungeremo anche noi a farti compagnia. (l.c.)

QUESTO IL COMUNICATO UFFICIALE DELLA DIOCESI 

Don Aldo era solito indossare abiti normali dopo aver vissuto gli anni della talare e poi del Clergyman

Alle prime luci dell’alba del giorno 19 settembre, dopo aver ricevuto l’Unzione degli infermi, è morto nel presidio ospedaliero di Imperia il Reverendo sacerdote don Aldo (Edoardo) Rosso. Nato a Pietrabruna (Im) il 25 aprile 1946, venne battezzato nella locale chiesa parrocchiale il 30 maggio 1946 ed ivi ricevette il sacramento della Confermazione il 21 settembre 1956.

Frequentò gli studi teologici presso il Seminario Vescovile di Albenga e venne ordinato Diacono dal Vescovo Alessandro Piazza nella Cattedrale di Albenga, il 25 giugno 1971. Il 10 febbraio 1973, sempre da Mons. Piazza, venne promosso al Sacro Ordine del Presbiterato.

In Diocesi ricoprì i seguenti incarichi:

Suddiacono nella Parrocchia Sacro Cuore in Albenga, dal gennaio 1969 all’ottobre 1972;

Diacono nella Parrocchia del Cuore Immacolato di Maria in Andora, dall’ottobre 1972 al 09.03.1973;

Vice Parroco nella medesima Parrocchia, dal 10.03.1973 al 30.09.1974;

Vicario Parrocchiale di San Pio X in Loano, dal 01.10.1974 al 31.10.1984;

Parroco di Dolcedo, dal 01.11.1984 al 30.06.1992;

Amministratore Parrocchiale di Villatalla – Valloria e Tavole, dal 14.06.1986 al 30.06.1992;

Parroco di Leca d’Albenga, dal 01.07.1992 al 30.06.1996;

Amministratore Parrocchiale di Cisano e Conscente, dal 01.07.1992 al 15.10.1995;

Parroco di Civezza, dal 01.07.1996 al 31.10.2011;

Parroco di Poggi, dal 01.07.1996 al 30.04.2004;

Parroco di Pietrabruna, dal 25.09.1996 al 30.09.2007.

Fu anche vice assistente A.C dal 15.09.1986 al 16.03.1989

Le esequie saranno celebrati da S.E. Monsignor Guglielmo Borghetti giovedì 20 settembre alle ore 15,30 nella chiesa Concattedrale di San Maurizio e Compagni Martiri, in Imperia. Il Vescovo, unitamente alla Comunità diocesana esprime vicinanza alla famiglia e assicura la preghiera di suffragio.

Era il 1961 don Aldo Rosso, dopo la vestizione della talare, nella foto in alto il primo a sinistra e nella foto in basso sulle ginocchia. Il terzo da sinistra è Giancarlo Aprosio, attuale parroco di Villanova D’Albenga e responsabile diocesano delle Confraternite.

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