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Il Ponte di Genova: “Intervista con la Storia” Benetton e Guernica. Noi donne e le crudeltà

In questo giorno terribile e triste in memoria di chi viaggiando forse per amore, forse per gioco, forse per un non rinviabile appuntamento con il destino ha trovato la Signora con la Falce ad attenderlo sotto un Ponte genovese ecco che la voglia del viaggio scompare; resta la necessità di percorrere, anche stando seduti, alcuni pensieri sul senso di ciò che spesso nostro malgrado ci circonda.

I Benetton

Seguiranno molteplici puntate di un’ideale quanto necessaria Intervista con la Storia. Per anni leggeremo, cercheremo di comprendere, si intrecceranno ipotesi con prove; incidenti probatori e reciproche accuse sull’accaduto. Noi donne possiamo, terminato di piangere anche solo interiormente, portare sulle nostre gracili spalle tutta l’insensatezza e la crudeltà del mondo. Per questo , spesso, siamo sfinite e scontiamo del sonno arretrato. Magari abbiamo consolato, pensato e cercato un senso mentre altri dormivano o ballavano la vigilia di Ferragosto senza porsi troppi perché a cui rispondere.

Quel Ponte per noi troppo “americano” percorso tantissime volte oggi impone una riflessione. Difficile scansare la retorica, il già detto, l’ineluttabile senso del destino, il commento su uno Stato assente e poco vigile. Seguiranno polemiche, indagini , accertamenti di responsabilità e perizie. Seguiranno discorsi già sentiti e progetti trentennali mai realizzati salteranno fuori. Per ora ricerche: figli, genitori, amici ed amanti. E sangue in un’ inaspettata ed assai poco degna tragedia ferragostana. Tempistica fuori asse nel tempo vacanziero per eccellenza alla quale non siamo abituati.

FUORI I COLPEVOLI E CI VORRANNO ANNI – Altro Ministero, altra Soluzione. Fuori i colpevoli e ci vorranno anni. Obitorio e strazio; traumi da schiacciamento ed insensatezza del nostro quotidiano – tanto aleatorio quanto il camminare su una fune – avranno il sopravvento. Per sopravvivere, allora, meglio cercare di tessere una trama adatta. Differente, mesta e compassionevole. Quella che, in fondo, si possa fare con Tunica arma consolatoria di cui si dispone: Talfabeto.

Mentre scrivo si contano 39 vittime e parecchi dispersi. Bollettino di guerra; un conflitto vicino al Ponente ligure in un luogo caro e noto. Dove per anni ho vissuto e mi sono innamorata. Dove vivono amici veri e dove, forse, mi piacerebbe nuovamente trasferirmi.

Oggi si è scavata una trincea; il territorio è spaccato. Avrei dovuto esser lì tra pochi giorni. Rimanderò; anche solo per la difficoltà logistica ed oggettiva del dover cercare e trovare alternative di percorso. Che per onestà intellettuale tutti coloro i quali si affollano in video dovrebbero dire non esista. La Gronda, il Terzo Valico: in un futuro prossimo, i nostri figli o magari ancor più i nipoti, potranno nuovamente scrivere i paragrafi delle nuove Interviste con la Storia.

UN DECENTE SILENZIO – Per ora sarebbe più elegante e decente restar in silenzio : “Un bel tacer non fu mai scritto”. Per raccoglimento e pudore in un Paese ed una Regione allo stremo ed allo sfascio. Il crollo diverrà emblema della fragilità della nostra stessa esistenza in un sistema che non regge più da tempo. Alla competitività delle altre Nazioni, ai fiumi di soldi spesi chissà come e perché , ad una demagogia di discorsi che non conducono che al nulla, alle interminabili inchieste irrisolte.

Purtroppo come la bamboline russe a “scomparsa“, come le matrioske si sentiranno nei prossimi giorni, mesi ed anni un fluire di ragionamenti, congetture e tesi. Nessuno escludibile a priori, tuttavia nessuno definitivo nella concausa. Tante verità nessuna verità; assioma antico e pur sempre valido. Concentriche teorie da elidersi a scomparsa.

Verranno svolti summit, riuniti Comitati; solo il futuro e lo scorrere del tempo sapranno dirci se si arriverà a determinare l’esatta genesi della strage il cui epilogo sembra esser durato solo pochi secondi. Pochi attimi dopo i quali nulla non sarà mai più come prima. Una “bomba a tempo” si legge oggi. Ripercorro con la mente tutte le innumerevoli volte che ho percorso quel futurista Ponte per rientrare nel Ponente; potendo credere di essere negli States.

IL CROLLO IN PIAZZA AFFARI – Poiché oltre alle vittime si stanno molto più cinicamente e pragmaticamente contando anche i danni collaterali ecco che nonostante il giorno festivo Piazza Affari ha già svolto il suo egregio dovere; snocciolando alcuni dati economici sui quali – asciugate lacrime e ritrovata sorta di lucidità venale – si è con qualche imbarazzo invitati riflettere. Il ponte crollato si trova su una tratta gestita da Società Autostrade per l’Italia ergo Gruppo Atlantia ergo quotazione in Borsa. Sospese per eccesso di ribasso le contrattazioni del titolo nel nefasto pomeriggio che passerà alla Storia si è chiuso con una perdita di circa 1, 1 miliardi di Euro di capitalizzazione. L’azionista di controllo del Gruppo è la famiglia Benetton; gestore anche di altre tratte, nazionali ed internazionali, aeroporti tra i quali quello di Roma.

Nel nostro immaginario collettivo le magliette e le pubblicità dell’ United Colors implacabilmente si fondono; l’emotività chiude la parentesi dei dati di Borsa con ciò fingendo di non aver compreso implicazioni economiche, politiche e di dati di macro lettura degli accadimenti solo apparentemente umani e non speculari tra loro. Immagino i parenti e coloro i quali cercano ancora. Come si potranno legger loro numeri, percentuali di contrattazioni, denaro andato in fumo? Non si torna indietro dalle sciagure ed occorre attrezzarsi, laddove non lo si fosse già almeno un poco, per sopravvivere ai tragici loro risultati. Nessun conforto dalle risse ed accuse reciproche dei politici; alcuni in serio imbarazzo altri incapaci di persuadere.

Ecco quindi che dopo una notte nuovamente insonne per i troppi quesiti irrisolti – come in una diabolica Prova Invalsi a crocette – nasce un sogno. Semplice quanto a volte irrealizzabile: riposare qualche ora . Magari dormire profondamente a lungo; poche riescono a farlo. Soprattutto donne. Il nostro mondo interiore è complicato e poco deteso; avvertiamo qualsiasi impercettibile stonatura così come le deflagrazioni emotive più dirompenti. All’unisono.

LA MORTE NEGLI OCCHI – Eppure la nostra volontà di essere felici e risolte ha quasi sempre il sopravvento; probabilmente abbiamo guardato migliaia di volte la morte negli occhi in questi ultimi anni. Lavorando, sudando, non essendo sul serio felici e realizzate. Non la morte di un Ponte che crolla; di altro tipo. Avvertiamo sventure indotte ed incolpevoli. Sappiamo e sapremo a chi dar colpe. Ma sempre della Nera Signora con il mantello si tratta. Cassandre irrisolte temiamo e cerchiamo l’imponderabile dell’esistenza.

Il senso dell’Autorità, dello Stato, degli Enti certamente lo comprendiamo. Ma risulta un perverso meccanismo di funzioni oggi più che mai per lo più inutili. Attivata e terminata la macchina dei soccorsi e di chi sul campo salva vite e sogni sappiamo bene con il nostro sesto senso femmineo che si aprirà l’ennesimo scenario di non concretezza. Parole, parole ed altre parole tradotte in faldoni nella già oberata Procura della Repubblica genovese. Anche in altri accadimenti di proporzioni minori laddove Palazzi storici e strutture siano state deturpate da incompetenza, senso di onnipotenza e desiderio di rapido ritorno cash senza alcun pudore constatiamo come a nessuna Istituzione o Autorità ‘preposta’ sia venuto in mente di comparire; esserci ed esternare formalmente pareri, rimedi e tutele. Soprattutto tutele. Collaudi statici, prove; contaminazioni ed intelligenti correlazioni tra Uffici – anche solo per via di Comuni illuminati e lungimiranti – tali da far capire all’ignaro abitante, residente o turista se lo spazio in cui vive, la tratta che percorre e l’ufficio blasonato dove lavora siano luoghi anche solo in parte sicuri. Il nulla; silenzio assenso a’ sensi del T.U. ed alcun cenno.

Si potrà dire che rimane nella nostra esistenza appesa ad un Filo il Mistero: il fulmine (?) che non era anticipato dalle mappe meteo, il malore improvviso, l’evento dannoso fortuito e non preventivato né prevedibile. Una plumbea giornata storta sotto un apocalittico temporale in un inconsolabile e luttuoso martedì d’estate. Nella totale confusione emotiva , tra i numeri della debacle di Borsa e delle salme, qualcosa però nonostante tutto ci trattiene e ci salva. Sarà solo un pensiero, ma occorre andare avanti. Noi donne sappiamo farlo al meglio; doniamo la vita, curiamo anime ed infondiamo speranze.

Come una zattera comparsa all’improwiso tra i flutti. Come un’oasi in mezzo alle dune sterili del nostro divagare nel deserto emozionale. Come un’ ultima possibilità di provare attrazione per un uomo quanto sembrava tardi. Come quando un qualsiasi Ministero, misero simbolo del potere che ci obnubila mente e prospettive, ci risponda che possiamo prendere servizio presso uno dei tanti Enti inutili. Magari per riempire i moduli per ricostruire il Ponte imploso ieri.

I nostri occhi, magari arrossati per il pianto e la tristezza, assorbono e continueranno ad assorbire avidi luce e vita intorno a noi. Struggente e romantico luccichio ; stelline colorate e dorate nei nostri ingannevoli sguardi. Come la stella nera di “Blackstar” testimonianza di morte in diretta e testamento ideale del geniale musicista David Bowie. Oggi più che mai attuale. Quello in copertina, frutto della creatività di altro visionario disegnatore britannico, sembra in apparenza un disegno per lo più scuro ed uniforme; lapidario e senza alcuna via di uscita nella sua lettura introspettiva compresa e pubblicata praticamente postuma. Reca invece a sorpresa in sé, a seconda della luce e della disposizione di animo con la quale lo si guardi, colori e trascendenza. In un viaggio al limite , colorato e struggente. Senza possibilità alcuna di ritorno e spiegazione univoca.

Complici sinapsi, letture puntuali e necessità di nascondersi neironirico e nel fantastico per sopportare ciò che non riesce a farci star bene e provocherebbe, di fatto, devastazione interiore. La nostra esigenza di scrivere e di rifuggire in un unico ed emozionale e spericolato panorama privato. Emotivo, schizzato e schizoide. Pertanto intimamente vero, sofferto e di sicuro sostegno al nostro ritmo lavorativo e vitale ; spesso e volentieri distante dalle nostre più recondite passioni ed aspettative.

IL MONDO CREATIVO DELLE DONNE per lo più svincolato in questa ossessiva modernità dalle canoniche 8 ore lavorative conquista e crocifissione – riesce a sovvertire ed aggredire ogni principio codificato di bellezza; struttura composita che può davvero poter far sopportare lacrime, sangue e swing sotto montagne di cemento armato. La chiave di lettura della salvezza sarà privata, intima e profonda.

“Solitudine disperata ed ostinata fatica” – Picasso 1907 – nell’esperienza cubista. Ecco noi donne, in fondo, anche senza saperlo esprimiamo questo. Magari il risultato non sarà lo stesso ahimè; ma qualsiasi sia la nostra forma compiuta di arte e liberazione espressiva, almeno, per qualche ora o minuto ci sentiremo proprio così.

Ecco che comunque vadano le cose e qualsiasi sia la nostra occupazione avremo in noi il risultato ed il senso di Guernica; come la città basca rasa al suolo dai bombardieri tedeschi anche noi donne, dopo ricadute e sterminio, dovremo rialzarci per far valere il nostro sentire. Anche nel celeberrimo dipinto la donna domina la scena; madri che piangono per la morte dei figli urlando verso il Cielo. Come oggi. Bombe o crolli tutt’altro che casuali avrà poca importanza. Bianco e nero e poche altre cromìe; degne della rappresentazione del nostro strazio grigio, incolore e plumbeo del dolore e del dover riorganizzare il quotidiano per resistere ed andare avanti con le nostre amate famiglie. Lasciando in sottofondo lo spietato meccanismo burocratico; lontano, codificato ed inviso.

Simbolo riconosciuto del pacifismo mondiale ecco che l’idea di Picasso può divenire, con le dovute proporzioni artistiche, un’iconica figura di salvezza per le donne e non solo. Anche per sopportare il dolore, la privazione ed il numero osceno ed insensato delle vittime di un vacanziero pomeriggio ligure. In un viaggio solo a tratti ideale e composito arriveremo anche ad altre rappresentazioni: vitali, colorate, positive. “Bicchiere, bouquet, chitarra e bottiglia” – Picasso 1919. Evocativa figura da Costa Azzurra, luce. Cromìe vivaci e affascinanti. Molte delle vittime stavano andando al mare : limpido come in Costa Azzurra. Appunto.

Un pensiero per le vittime ed una preghiera qualsiasi religione o credo si abbia in animo. In un fatale pomeriggio estivo dove uno Scherzo più grande di noi ci ha sorpreso lasciandoci senza fiato. Fulmine, dardo, cedimento o sabbia nei piloni si vedrà. Sperando che nel frattempo non crollino altri Ponti o Palazzi della zona anarchicamente devastati nella più sovrastrutturata, connivente e moderna gerarchizzata indifferenza. In un’ennesima cronaca di una morte annunciata alla quale, comunque, sapremo e dovremo ancora una volta sopravvivere.

Paola Moroni

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