Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Rezzo,Lavina,Cenova 33 mila € di solidarietà
Ma un giorno sapremo le colpe dell’uomo?


Dopo gli eventi franosi e alluvionali in Valle Arroscia del 24 e il 25 novembre 2016 che a Rezzo hanno causato il crollo di un’abitazione, l’isolamento del capoluogo e delle frazioni per diversi giorni, molte cose buone sono accadute: i bambini sono tornati a scuola e il medico ha visitato gli anziani. I volontari hanno ripulito il Borghetto (la borgata di Lavina più duramente colpita) e la raccolta fondi, al 7 gennaio, ha raggiunto 33.000 Euro, di cui 28.000 già stati destinati alle famiglie.

Sulla Pagina Facebook e sul sito della Pro Loco di Rezzo è possibile visualizzare il contatore aggiornato. Ma passata la fase più acuta e difficile, anche per Rezzo dovrebbe arrivare il momento della riflessione e degli interrogativi. Pur tenendo conto delle fortissime precipitazioni, c’è da chiedersi fin dove sussiste quantomeno la concausa dovuta alla scarsa manutenzione del territorio, delle zone più a rischio da parte dell’uomo. In particolare quel ruscello che è gonfiato e poi esondato provocando una mini cataclisma. In che condizioni si trovava ? Quando era avvenuta l’ultima pulizia ? O da anni nessuno si è più occupato del suo stato di abbandono e incuria ? Chi doveva provvedere ? Chi sorvegliare ?

Mario Tozzi,  geologo, divulgatore scientifico e saggista italiano, noto anche come autore e personaggio televisivo, a proposito di alluvioni in Liguria ha scritto su La Stampa: ” Il disastro era prevedibile. E’ vero che la quantità d’acqua era  eccezionale, ma non abbiamo la certezza sia stato un record storico. E soprattutto solo ora ci si rende conto, si ha la consapevolezza di un territorio, soprattutto montano,  in gran parte abbandonato, dai boschi e ai terrazzamenti un tempo coltivati. I corsi d’acqua, i ruscelli in secca molti mesi all’anno, i torrenti piccoli o meno, non solo puliti. In qualche caso, soprattutto a valle, vicino al mare, sono stati intombati. Col benessere collettivo la campagna è stata abbandonata e non ha retto l’impatto con l’alluvione istantaneo.  Bisognerebbe andare molto indietro, nei primi dell’800 e forse  prima per sapere e conoscere gli accadimenti.  Non solo la pioggia è cambiata, sono cambiati fiumi, torrenti, rivi, i paesi. La natura non è buona né cattiva, non esistono corsi d’acqua killer e frane assassine.  Sono eventi naturali che diventano catastrofici anche per colpa nostra. La convivenza dipende dalla nostra capacità di fare un passo indietro dove le condizioni non permettono di vivere nel benessere in cui siamo abituati”.

C’è un altro aspetto che la politica, i geologi dovrebbero chiarire. E’ vero che  Cenova è stata costruita su una paleofrana vecchia e dormiente da secoli ? Così come è successo a Monesi di Mendatica ? Se si sapeva  e chi ne era a conoscenza cosa ha fatto per prevenire ? Non ci interessano gli aspetti penali, interessa capire se il dramma è stato aggravato proprio dall’insipienza umana. Le immagini di Lavina , con la sua frana, con quella massa d’acqua che sfiorava la vecchia casa in pietra a vista, hanno fatto il giro d’Italia e dell’Europa. Gli edifici dell’artigiano Walter De Canis e della  famiglia Bottino, un figlio è medico a Firenze, sono stati per giorni il quadro più desolante e spettacolare della furia devastatrice dell’acqua. E’ stato un miracolo e forse anche merito, come dicono in Regione, dell’allerta meteo, se non ci sono state vittime.

Dopo il disastro, dopo la prima emergenza, occorre il realismo della ragione. Avere l’onestà intellettuale di riconoscere le colpe dell’uomo. Il disastro si poteva certamente evitare quantomeno nelle proporzioni in cui è avvenuto. Farcene tutti, nessuno escluso, una ragione. Soprattutto per le generazioni a venire.


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