Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Povero insegnante che balla con i somari!
E chi sono i conti Beraudo di Pralormo


[Balla con i somari – seconda parte]. Molte materie vengono deliberatamente ignorate fin dalla scuola primaria. Oggi l’alunno della scuola elementare oltre al cellulare, ha la calcolatrice; se gli chiedi quanto fa due più due questi ti risponde: ” aspetta prendo la calcolatrice!”. La tabellina pitagorica, di lontana memoria, viene imparata se in famiglia hai qualcuno che te la insegna. Viceversa vengono imbottiti della teoria degli insiemi, ma quando arrivano, se arrivano, alla matematica analitica, trovano impari difficoltà a risolvere il calcolo di una semplice matrice [A + A11 + A12 + ….. Ann], viceversa, lo studente oggigiorno, dopo tanto penare, ha imparato a memoria il….

CREDO

Credo in Archimede,

creatore della geometria,

solida e piana,

di tutti i numeri divisibili ed indivisibili.

Credo in un solo Pitagora,

figlio unigenito di Euclide

per mezzo del quale

tutti i problemi

sono stati risolti.

Fu condannato

e per disgrazia liberato,

discese nello Spirito Santo

di tutti i professori

ed in particolare

per giudicare

i promossi ed i bocciati

e le loro lacrime non avranno mai fine.

Credo la matematica

una,

santa,

barbosa

e odiatissima materia

e trascuro questa

per il perdono delle altre;

aspettando lo scrutinio finale

e le botte di mio padre

che verranno……….

Amen

La contessa Consolata di Pralormo sposa il conte Filippo Beraudo di Pralormo nel 1968. E’ ambasciatore di Torino per i giochi olimpici. Nel 1996 la decisione, con il marito Filippo e con i figli, di trasferirsi stabilmente nell’antica dimora di famiglia e di proseguire un’avventura iniziata secoli fa.

In questo mese si svolge la mostra di MESSER TULIPANO XVII edizione dal 2 Aprile al 1 Maggio 2016 Dal 2000 nel parco del castello medievale di Pralormo, nel cuore del Piemonte, la straordinaria fioritura di oltre 75.000 tulipani e narcisi annuncia la Primavera.

Tra le varietà più curiose selezionate per la primavera 2016, una collezione di tulipani neri, i nuovissimi tulipani pop up che sembrano coni gelato, i parrot e gli eleganti viridiflora; i tulipani stellati; i frills, dai bordi sfrangiati e tanti altri. Ogni anno la mostra propone nuovi allestimenti a tema. Per l’edizione 2016, l’argomento collaterale sarà “il linguaggio dei fiori”. Nel parco storico, nell’antica Orangerie e nella serra ottocentesca del castello, scenografie, mostre ed esposizioni offriranno spunti nel campo della moda, dell’arte e del flower design proposti da collezionisti, artisti, stilisti, paesaggisti, vivaisti, chef, maître pâtissier, ballerini e flower designer.

Domenica 24 aprile, all’interno del parco, i visitatori “si pestavano i piedi” ma pochi erano gli italiani in confronto con gli stranieri, che acquistavano il biglietto per visitare il Castello, per altro in parte abitato, dai Conti Beraudo.

Il Castello Beraudo di Pralormo, la cui prima costruzione risale al XIII secolo come parte del sistema di fortificazioni di questa zona del Piemonte contesa tra Asti e i Biandrate. Lo possedettero i Gorzano, i Pelletta e dopo la definitiva vittoria di Asti, Manfredo Roero ed i suoi discendenti.

Nel 1680 Giacomo Beraudo acquisì il terzo del castello posto verso sud e venne investito del titolo di conte dalla reggente Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours.

Nel 1730 circa venne edificata la cappella dall’architetto Galletti, poi sopraelevata con un bel salone affrescato. Ma è da attribuire al conte Carlo Beraudo la ristrutturazione dell’intero edificio, affidata nel 1840 all’architetto di corte Ernesto Melano.

In quest’opera di ammodernamento vennero aboliti il fossato ed il ponte levatoio, costruiti il portico d’ingresso, un grandioso scalone e venne coperto il cortile centrale, trasformato in salone a doppia altezza.

In quella stessa epoca il piccolo giardino di rose, sul lato sud citato già nel XVI sec. venne trasformato in parco all’inglese ad opera dell’architetto Xavier Kurten. Sul finire del secolo il nipote del ministro fece edificare l’Orangerie, la grandiosa cascina e la serra in vetro e ferro opera dei fratelli Lefevre di Parigi. Tuttora abitato dalla Famiglia Beraudo,

Chi sono costoro e che ruolo hanno svolto nell’unificazione dell’Italia?

I BERAUDO, nella seconda metà del ‘600, arrivarono a Torino da Barcelonnette al seguito del Cardinal Maurizio di Savoia e vennero investiti del titolo comitale di Conti di Pralormo dalla Reggente Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours.

Lo stemma di famiglia in terminologia araldica si blasona (cioè si descrive) così: Di rosso a tre colombe d’argento, col capo cucito d’azzurro ad una stella d’oro. Esso traduce graficamente il motto della famiglia Puritas et Veritas , in latino Purezza (le colombe) e Verità (la stella).

I Beraudo di Pralormo ricoprirono incarichi importanti nel Regno: nel 1700 Filippo Domenico I° fu primo pretore piemontese nella Valsesia e poi reggente della Gran Cancelleria nella Sardegna appena passata ai Savoia, suo figlio Vincenzo Sebastiano fu artefice della rettifica dell’alveo del Po a Carmagnola per evitare le periodiche inondazioni.

Carlo I° Beraudo di Pralormo (1784-1855) fu Ambasciatore a Vienna sotto Re Carlo Felice, poi, all’epoca di Carlo Alberto, Ministro delle Finanze e Ministro degli Interni del Regno di Sardegna. Re Vittorio Emanuele II° lo nominò Ministro plenipotenziario per la pace con l’Austria nel 1849, lo insignì del collare dell’Annunziata ed infine lo inviò Ambasciatore a Parigi. .

In epoche più recenti Emanuele Beraudo di Pralormo (1887-1960) padre dell’attuale proprietario, fu Generale di Corpo d’Armata, Medaglia d’Oro al Valor Militare e, in campo sportivo, eccellente cavaliere, tanto da ottenere la medaglia di bronzo a squadre alle Olimpiadi di Parigi del 1924, nel Concorso Completo di Equitazione. Sua moglie e madre dell’attuale proprietario, Maria Incisa della Rocchetta (1901- 1996), figlia del marchese Enrico Incisa della Rocchetta e di Eleonora dei Principi Chigi, ebbe un ruolo fondamentale nella conservazione del Castello in tutta la seconda metà del 1900.

Il conte Filippo Beraudo di Pralormo vive nel castello

Proprietario attuale del Castello è il conte Filippo Beraudo di Pralormo, con la moglie Consolata ed i figli. La famiglia risiede abitualmente al castello esercitando il ruolo di tutela e conservazione attraverso continui restauri.

Consolata Beraudo di Pralormo è stata l’ideatrice e realizzatrice di numerose iniziative: dimostratasi dotata di grande creatività oltre che di determinazione, entusiasmo e tenacia, si laurea in Storia dell’Arte con una tesi sulla storia del parco inglese e dal 1975 inizia a disegnare abiti per bambini. Dai primi anni ’90, a questa attività affianca la riscoperta e il rilancio di un’antica arte decorativa piemontese, il ricamo Bandera, ricamo d’arredamento di origini seicentesche.

Consolata Beraudo di Pralormo

Nel 1992 fonda la Consolata Pralormo Design, finalizzata alla progettazione e organizzazione di eventi, mostre, festival, molti dei quali si sono svolti proprio nel castello di famiglia. In particolare, MESSER TULIPANO, evento botanico, che ogni anno nel mese di aprile accoglie migliaia di visitatori con la spettacolare fioritura di tulipani nel parco.

La scuola italiana di Storia dell’arte era da sempre un modello in Europa, introdotta dalla riforma Gentile del 1923. Oggi i dati Ocse descrivono la nostra scuola «ignorante», precipitata agli ultimi posti, vicina al Montenegro e alla Tunisia. Questo mentre altri Paesi, come Francia, Austria e Portogallo, si ispirano alle discipline della Storia dell’arte e del Disegno secondo le linee pre riforma Gelmini, e la introducono anche nelle classi elementari. Perché, scriveva lo storico Andrè Chastel, alla fine degli anni ’80, nei suoi inascoltati appelli al Governo francese (recepiti poi da Sarkozy nel 2008, che ha reso obbligatorio l’insegnamento dell’arte anche alle elementari): «Il fronte più importante nella battaglia per la salvezza del patrimonio storico e artistico europeo è quello che passa nella scuola, come fanno benissimo in Italia».

La riforma Gelmini è riuscita anche a dividere gli insegnanti: da una parte 2 mila precari, storici dell’arte vincitori di concorsi espulsi insieme alle loro discipline, dall’altra quelli di ruolo: «Una operazione barbarica, la definisce Marinella Galletti, che produce ignoranza e che fa tacere i professori rimasti nella scuola, protetti dal posto sicuro. Fuori i dannati, dentro i “fortunati” che preparano classi di allievi e futuri insegnanti del nulla».

Il 7 novembre 2013. Il Parlamento approva il decreto «L’Istruzione riparte» presentato, «con soddisfazione e orgoglio» dal ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza. Contiene tra l’altro, dice il comunicato del Miur, «borse per il trasporto studentesco, fondi per il wireless in aula e il comodato d’uso di libri e strumenti digitali per la didattica». Reintroduce anche una materia soppressa, la Geografia.

Inapplicato l’art. 9 della Costituzione, tradito il pensiero di Roberto Longhi che si batteva per «quella Storia dell’arte che ogni italiano dovrebbe imparar da bambino come una lingua viva, se vuole avere coscienza intera della propria nazione». Si domanda Salvatore Settis: «A che cosa serve la Storia dell’arte? È semplice: come tutte le scienze (e in particolare quelle storiche) serve per capire. Serve per capire un mondo come il nostro inondato da immagini senza subirle passivamente, sapendone smontare e ricostruire i meccanismi di persuasione. Perché se rinunciamo a capire, faremo come i ciechi della parabola illustrata da Brueghel nel quadro conservato a Capodimonte: quando un cieco guida l’altro, tutti cadono nella fossa».

“Un controsenso o, piuttosto, un suicidio. Stiamo infatti custodendo e valorizzando, con un enorme dispendio di risorse, il capitale storico-artistico più prezioso del mondo e al contempo formando i cittadini che lo dilapideranno. Cos’altro aspettarci dall’inevitabile diseducazione delle future generazioni? Stiamo per consegnare nelle mani di un popolo devastato dalla riforma Gelmini, incapace di distinguere una chiesa gotica da una barocca, un inestimabile patrimonio culturale. Un patrimonio che noi oggi, paradossalmente, con ingenti investimenti, cerchiamo di preservare proprio per quelle stesse generazioni che potrebbero, un domani, arrivare verosimilmente a distruggerlo.”

E per ultimo trattiamo l’ Italiano e la Storia della Letteratura Italiana. Oggigiorno i giovani si esprimono come tanti “cavernicoli” a viva voce “mangiando le parole” ovvero con vocaboli tronchi oppure tramite sms telefonici le cui parole assumono, se lette, suoni gutturali; si esprimono con parole che assumono significati difformi da quelle di in buon vocabolario, es:

“………………….

Una vera e propria ‘Slangopedia’, come la chiama Maria Simonetti nel suo ‘Dizionario dei gerghi giovanili’ edito da Stampa Alternativa. Nel libro, sul versante delle parole mutuate dagli animali, ci sono tra le altre ‘mi cangura‘ (per indicare che una questione ‘non mi riguarda’) e ‘inscimmiarsi’ (per chi si concentra su una sola cosa e la ripete in modo ossessivo).

E, ancora, chiamare ‘limone’ chi si circonda di ‘cozze’, ‘rimastino’ chi alle feste non balla, ‘rimastone’ l’over 40 che si veste e si comporta da giovane (ma il giovane dei suoi tempi) oppure ‘sdraiona’ per una ragazza molto emancipata e ‘dentiera‘ per riferirsi alla prof o – in senso lato e un po’ perfido – agli anziani.

A questi si accompagnano i più storici ‘trescare’ (avere un flirt), ‘camomillarsi’ (calmarsi), ‘tranqua’ (tranquillo), ‘sbalconato’ (essere fuori di testa), ‘incicognarsi’ (restare incinta) e ‘citofonarsi’ (chiamare qualcuno per cognome). ………………………………”

Oltre ai giovani, un linguaggio a parte, è utilizzato da persone di “vertice” in Consiglio Comunale, dove la sintassi lascia a desiderare, come pure le forme verbali le quali passano indistintamente da presente a passato e viceversa, e ………ripetitivo:

“…………..pensione e altri, di poter avere anche un lavoro, un’occupazione, quindi credo sia un tema che sono convinto che l’amministrazione abbia approfondito, abbia letto con grande attenzione perché lo dico senza polemica, però non stiamo parlando di parcheggio più, parcheggio meno, o una luce rossa, una luce gialla, qui stiamo parlando di un qualcosa che si chiama occupazione, che si chiama lavoro, un qualcosa che si chiama anche dignità perché una persona che ha un’attività… ovviamente ha una dignità diversa, ma ci sono dignità, ha una sua dignità, quindi è bene che sia stato fatto questo passo, ho dato anche un’occhiata, abbiamo dato un’occhiata al progetto, non ho dubbi che sicuramente avendolo approfondito avrete fatto, perlomeno magari se non uno studio, ma comi una qualche indagine per andare a individuare quelle determinate figure perché fa riferimento a un’area comunale, amministrativa ben precisa anche perché sarebbe originale il fatto che si fosse andati a chiedere la possibilità di impiegare due persone, senza provare, ma sicuramente è stato fatto, a capire se effettivamente ci sono o possono esserci questi due nostri concittadini che possono usufruire di questa agevolazione, su questo non ho dubbio che sia stato fatto anche “.

Quanto sono lontani i tempi in cui Dante degli Alighieri scriveva: TANTO GENTIL E TANT’ONESTA PARE, nella metrica del Dolce Stil Novo:

Tanto gentile e tant’onesta pare,
la donna mia quand’ella altrui saluta
ch’ogni lingua deven tremando muta
e l’occhi no l’ardiscon di guardare

Ella sì va sentendosi lodare
benignamente e d’umiltà vestututa
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare

mostrasi sì piacente a chi la mira
che dà per li occhi una dolcezza al core
che ‘ntender nolla può chi nolla prova

E par che de la sue labbia si mova
un spirito soave pien d’amore
che và dicendo a l’anima: sospira.

TORQUATO CARDILLI scrive – Se Lucio Apuleio, autore dell’Asino d’oro, l’unico romanzo scritto in latino pervenutoci interamente, potesse tornare in vita dopo due mila anni, certamente arricchirebbe i libri delle sue Metamorfosi ispirandosi alla mandria di somari che ci governa, perché l’Italia pur cambiando verso, come enfaticamente proclama Renzi il Magnifico, emette sempre lo stesso raglio.

Alesben B.

 



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