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C’era una volta la Riviera della ‘dolce vita’. Un testimone – protagonista racconta

Guido Viglietti da 23 anni segretario – volontario del Centro tutela diritti del malato al S. Carona, da 9 del Comitato etico. Per 15 anni presidente della Pro Loco di Vezzi Portio, per 5 consigliere alla Comunità Montana del Pollupice. Amico personale di decani del Partito Liberale, ex ministri – parlamentari: Alfredo Biondi e Raffaele Costa, genovese il primo, cuneese il secondo. Tra i compagni di classe, leva 1943, Gustavo Zagrebelsky, insigne giurista, giudice costituzionale dal 1995 al 2004, presidente della stessa Corte nel 2004 e Roberto Faenza, regista, sceneggiatore, saggista. Per 21 a nni, Viglietti ‘re’ dei locali notturni a Finale Ligure (nel periodo d’oro erano 21) e a Sauze d’Oulx (To). Solo due fratelli l’hanno superato nel primato ‘by night’: Tito e Franco Ferranti, origini abruzzesi, natali a Sanremo, precursori nel ponente ligure fino alla Costa Azzurra. Franchino ora fa il bagnante, ad Alassio, 11 mesi l’anno. Storie di vita e spaccati inediti, che trucioli.it propone ai lettori  e destina agli archivi.

Guido Viglietti, classe 1943, memoria storica della ‘dolce vita’ nella Riviera by night, intervistato da trucioli.it racconta

L’incontro con Viglietti al bar Caviglia di Finale Ligure. Due ore di domande e risposte. Guido Viglietti personaggio d’altri tempi. Memoria storica, testimone e protagonista tra i pochi rimasti nella Liguria di ponente. Un irriducibile, si direbbe, che non rinuncia alla ‘dolce vita’, seppure sia cambiato tutto.  Non ci troviamo di fronte ad un megalomane, ad un esaltato. La sua vita brillante e da ex playboy,  la trascorre con la compagna, figlia di un mitico pescatore finalese. La sua passione restano le auto sportive. Da figlio di papà, a 20 anni, guidava una Ferrari spider, oggi non rinuncerebbe mai  alla Jaguar.  Una fama per il ‘gentil sesso’, ma una ferita non lo abbandona. La perdita della figlia di 27 anni.  Politicamente non stravede, pare cammini con i piedi per terra. E’ stato candidato di Area Popolare alle ultime regionali, a sostegno di Giovanni Toti. Nella sua Finale Ligure l’hanno votato 41 elettori. Non se n’è fatto un cruccio, tutto più o meno previsto. ” Mi sono divertito, anche a cena  con Alfano e Lupi “. Ha sostenuto l’elezione a sindaco dell’avvocato Giovanni Ferrari, da giovane è stato corrispondente locale del Secolo XIX. Fece il giro d’Italia la foto che lo ritraeva insieme all’allora giovane presidente del Consiglio, Giovanni Goria, nel ‘ritiro’ della casa al mare della sorella, a Varigotti.

Nella bacheca di Finale Ligure Marina, l’ultima campagna elettorale. Ho perso la chiave, dice Viglietti, e devo togliere il mio manifesto

Signor Viglietti, cosa merita, a Finale Ligure, di ‘passare alla storia’. Parliamo di cose leggere, popolari e che hanno lasciato il segno nella mente, nel cuore di tanti finalesi e turisti.

Non ho dubbi, il Bar Vittoria. Anch’io ero un giovanissimo turista, anch’io l’ho scoperto quasi da ragazzino. In quel locale, di sera, arrivano anche da Portofino: giocatori di calcio di serie A, dive, industriali, artisti, playboy. Mi sento fortunato di essere tra i testimoni di quegli anni e che le giovani generazioni ignorano. E quasi nessuno racconta più. Credo di essere la memoria storica  del glorioso bar Vittoria. Lo gestiva un leggendario Renzo Appiani, classe 1939,  che si era poi trasferito alle Seychelles; un esercente ricco di iniziative, pittore e fotografo.  Aveva ereditato dalla mamma quello che, allora, era conosciuto come il ‘bar della zappa’ perchè ritrovo abituale dei contadini di Calvisio. Già, Renzo era un genio che non fumava un pacchetto di sigarette, ma almeno quattro- cinque pacchetti al giorno.  Alla fine pesava 120 kg, si muoveva a stento.  Colpito da un ictus, invano e in ritardo venne trasferito a Parigi. Era cugino  dell’imprenditore ed ex ‘petroliere’ Federico Casanova che ora vive in Brasile.  Al Vittoria ricordo, come fosse ieri, Fiffi Astengo di Savona, Pierino Marenco che a 75 anni e si è trasferito in Marocco. Eravamo tanti gli habitués. Il Vittoria, status symbol degli anni sessanta nella Riviera dei  giovani’leoni’..

Guido Viglietti, torinese, turista a Finale Ligure per caso.

Con la mamma, si andava all’Hotel Lido. Ero figlio unico, madre vedova, papà ha lasciato un patrimonio immobiliare. Il Vittoria era punto di incontro per la gioventù dorata di Finale e di Torino. Il posteggio ne era lo specchio: Ferrari e la roadster della più esclusiva e potente delle Lamborghini, la Miura del 1968 fuori serie. A 22 anni sono partito per il Brasile, sono rimasto un anno, sono tornato. Aiutavo un amico di famiglia a Ipanema, gestiva il locale più chic. A Torino ha esordito nella moda, aprendo una boutique. Esperienza ripetuta a Finale, in vico Tubino con la seconda boutique, Sacha, mio soprannome.  Il mio mondo era la moda francese. Poi la terza apertura, sotto l’hotel Moroni, all’insegna Sacha Formel.  Però stare in negozio non era la mia aspirazione, né il lavoro adatto. Ero bravissimo a comprare, giravo tutti i saloni della moda. I bikini arrivavano da Sorrento. Il mio fascino restava la notte. Mi sono detto: viviamo di notte e guadagniamoci sopra.

Guido Viglietti entra nel mondo dei locali notturni…

Era il 1971, il mese di maggio.  Ho aperto la Camargue, con ballerine in pedana. A Finale correva voce, in quel locale ci sono le donne nude. Un’attività sola estiva, con tanto di giardino esterno, 200 posti a sedere, di gente ce ne stava ….Dalla Camargue che ho gestito  per 18 anni, ad un locale a Sauze d’Oulx, nel 1973. Ho comprato, l’ho rifatto, con la soddisfazione di ritrovare la stessa clientela che d’estate arrivava da Milano, Torino. Al mare, a spiaggia in estate, d’inverno lo scii. In montagna ho resistito dieci anni, fino al 1983.

E la Camargue post Viglietti ?

Ho venduto a Fabrizio Fasciolo, oggi un personaggio con ruoli importanti nella Confcommercio, pubblici esercizi.  Con Fasciolo il locale ha cambiato nome: Mirò.  Ora trasformato in ristorante brasiliano.

Guido Viglietti un politico per passione o alla ricerca di ‘poltrone’, di visibilità.

Mi pare di ricordare, era il 1992. Ricordo l’avvocato Enrico Nan, il loanese Pappalardo, Calleri di Finale, ma soprattutto il carissimo Luca Vecchiato, avvocato, persona specchiata in ogni senso.  Fu lui a convincermi ad aderire al Partito Liberale, al gruppo savonese. Con Luca di sponda non fu difficile arrivare in poco tempo a 80 tesserati veri, feci il segretario politico sezionale fino allo scioglimento del partito.

Perdoni Viglietti, aveva già smentito a Uomini Liberi la sua adesione alla massoneria, purtroppo il suo nome è stato ripreso da trucioli.it in quanto qualcuno l’ha inserito nell’elenco dei massoni italiani. A un massone non si può chiedere di tradire, anche se in sonno.  Dica ciò che in coscienza si sente …

E’ stato un avvocato di Finale, nei mesi scorsi, ad informarmi che trucioli.it aveva ripubblicato un elenco in cui io figuravo massone. Falso e in certi contesti diffamatorio. In effetti mi fu proposta l’iscrizione ad una loggia rivierasca da un affermato primario ospedaliero, ora compianto. Mi consigliai con Luca Vecchiato. Risposta secca come sapeva essere Luca :”Se entri in massoneria ti tolgo il saluto….”. Manco a dirlo per nessuna ragione e nessun prezzo avrei  rinunciato all’amicizia di un vero amico. Sia chiaro, non ho nulla contro massoni e massoneria, non si può fare di ogni erba un fascio.

Sciolto il Pli, lei è rimasto nel mondo della politica attiva.

Chiuso il Pli, ero andato da un altro caro amico, Raffaele Costa, per chiedere quali fossero i suoi progetti.  Io sono un cristiano praticante, non beghino.  Ho aderito all’Unione Liberale di Centro di cui sono, almeno credo, consigliere nazionale. In sede locale coofondatore di La Casa del cittadino, Luca Vecchiato era presidente. Alle ultime elezione Europee ho sostenuto la candidatura di Guido Crosetto che conosco da lunga data, anche come sindaco di Marene. Posso citare ancora l’adesione  all’unico ‘Circolo’ del Nuovo Centro Destra esistente, il Finale 1 ed avevo pubblicamente ribadito l’appoggio alla lista  Ferrari sindaco. Lo dico perchè c’erano state voci che davano a Finale la presenza di altri Circoli di NDC. Eravamo gli unici con regolare accreditamento presso la sede romana del partito. Inizialmente, tra i promotori, c’era anche l’avvocato Gambarelli, ottima persona e bravo professionista, se n’è andato per motivi personali. C’era  il noto commerciante delle profumerie del finalese, Pons.

Lei non sarà l’ayatollah della Riviera by night, nessuno le può sottrarre il titolo onorifico di ‘principe degli anni d’oro’. Uno degli ultimi che può raccontare, io c’ero, ho visto, ho conosciuto, ho vissuto da protagonista.

Se proprio vuole una mia classifica, la maglia rosa o gialla se la aggiudicano i fratelli Tito e Franchino Ferranti, entrambi in vita. Mai letto un articolo, un servizio che facesse cenno a questi benemeriti campioni del divertimento. Hanno aperto locali da Cannes a Spotorno. Il più anziano, Tito, è rimasto a lungo anche in Costa Azzurra, a Nizza gestiva una gelateria rinomata. Hanno aperto l’ Whisky a Go Go a Sanremo,  lo Scotch Club e il Patio a Finale Ligure,  il Boccaccio a Spotorno, ad Alassio, a Limone di Piemonte. Erano gli anni in cui si aprivano locali senza orchestra, da candela sul tavolo. Non solo, a Finale, Tito è stato il primo titolare del noto ristorante Ai Torchi. Poi merita di essere ricordato Franco Lops di Sanremo che aveva comprato e rilanciato l’ Whisky a Go Go  di Alassio.  Tutti locali che riscuotevano un enorme successo, per giovani e meno giovani. I gestori della Liguria di notte li ho conosciuti tutti, in tutte le località, con più o meno confidenza; rari i rapporti come nel caso dei Berrino di Alassio. Impossibile non citare il grande Mario Marchesini ed il suo Tabù dove ha suonato pure Elio Garassini che è stato sindaco di Loano. E poi Piero Manfrino e gli anni del ‘suo Saitta’ a Loano. Le serate di Franco Odazzi titolare del Cabana, ancora a Loano. O più recente, Carlo Minghetti, ad Alassio.

C’è ancora qualcuno interessato a conoscere, riscoprire la storia mondana di quegli anni ? Cosa ricorda del susseguirsi di incendi dei locali, da Sanremo ad Alassio. Si era fatto un’idea, aveva paura ?

Guido Viglietti aveva già pronto un vistoso cartello ” Chiuso per mafia”. Ma non ho mai avuto problemi direttamente, né richieste dirette o indirette di pagare il pizzo. Lo ammetto, il periodo a Sauze d’Oulx è stato di equilibrismi. In quella zona e dintorni erano al soggiorno obbligato capicosche, capi clan. Venivano nel locale, lo frequentavano con amici ed amiche. Si offriva da bere e nulla più, ovviamente pagavano le consumazioni, magari serate a champagne.  Per la Riviera, quando dominavano le ‘gang’ della Costa Azzurra, preferirei sorvolare. Da me non sono venuti.

Una città della Riviera savonese che più ammira.

Non ho dubbi, Loano; a mare della via Aurelia hanno realizzato una cittadina  ammirevole, turisticamente gradevole. Dalla passeggiata a mare sopraelevata, all’arricchimento del decoro complessivo, al mega porto. Sono del parere che Angelo Vaccarezza sia stato un bravo sindaco, ottimo come oratore ed incantatore. L’ho conosciuto quando era a Tele Trill di famiglia ed io facevo un programma  in italiano e francese a Radio Liguria International di Albenga.  Dico che Loano ha fatto passi da gigante e si vede  nel commercio, negli esercizi pubblici. Pochissimi locali vuoti, negozi che si rinnovano, mentre a Finale è una chiusura dopo l’altra.

Un sindaco, una personalità di Finale che ha conosciuto, da meritare il ‘regno dei cieli’.

Un solo nome e poi molta mediocrità, il comandante Migliorini. Altri sono stati capaci di rovinare, letteralmente, anche Finalpia. Una citazione credo la meriti il compianto finalese Santiago Podestà, detto Nene, ha aperto La Marinella dove ora c’è Il Covo, poi Il Cucù.

Viglietti, nel terzo secolo, anche al ristorante può ‘godersi la vita’…

Mancherebbe altro, la vita bisogna goderla finchè siamo in tempo. Mi piace la cucina, odio i ristoranti stellati e la nouvelle cuisine. In Piemonte sono un carnivoro ed ammiro che in quella Regione, in alcune province, siano sorti ristoranti davvero eccellenti, rinomati. che attraggono clienti pure dal Mar Ligure.  A Borgio c’è una bravo ed un po’ eccentrico ristoratore, con la moglie esperta di vini; a Finale c’è qualche trattoria semplice dove si sta bene, almeno per i miei gusti, per chi ama la cucina del territorio. A Varigotti abbiamo un nome di prestigio, Muraglia – Conchiglia d’Oro, ma devo essere però sincero. Ogni volta che telefono, mi sento  ripetere “la prossima settimana…”.  Mi sono stufato.

Da 23 anni segretario del Centro Tutela Diritti del Malato al Santa Corona,  da 9 nel Comitato etico. Compito non tra i più facili soprattutto con le vicissitudine che negli anni hanno caratterizzato l’ospedale, i suoi vertici. In peggio o in meglio ?

Al Santa Corona si è raggiunto il picco, è andato via via peggiorando. Non voglio parlare del contenzioso che seguiamo a seguito di segnalazioni,  dico solo che di recente due casi sono destinati a finire alla Procura della Repubblica. Il maggiore delitto alla Sanità è stato compiuto quando era ministro Rosy Bindi con l’introduzione dell’intramoenia  (ed extramoenia). I cittadini non capiscono perchè se vai con le liste Asl – Cupa devi aspettare mesi per un esame, una visita e per lo stesso esame e lo stesso specialista, se a pagamento, si può fare magari il giorno dopo la prenotazione. Il secondo flagello sono i medici di famiglia, senza per questo generalizzare. Sono  mosche bianche quelli che visitano il paziente secondo i canoni tradizionali. Così si intasano pronto soccorso, radiologia. E proprio il pronto soccorso del Santa Corona con un primario ed un equipe eccellente, sotto ogni aspetto, finisce per fare da parafulmini, attirarsi le ire dei cittadini e qualche volta dei politici alla ricerca di notorietà.

L’ultima sua dimora terrena quale sarà ?

A Torino nella monumentale tomba di famiglia, con papà, il nonno, mia figlia. Quando sono in Riviera vado a trovare, nei compasanti, gli amici che ho perso. Prego per loro. Prego per Luca: era colto, simpatico, una buona forchetta, amava il buon bicchierino, la buona musica. Con lui ho perso un fratello. Me ne andrò in pace con me stesso, almeno lo spero, ma con un rimpianto. Non aver preso la laurea.

Luciano Corrado 

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