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Le colline dei bambini: 20 itinerari per famiglie. Langhe, Roero e Monferrato

Prendiamo per mano i bambini e inoltriamoci tra le vie selciate di piccoli borghi e pittoresche città a dimensione d’uomo, lungo i sentieri che portano da una vigna all’altra, di collina in collina, alla scoperta delle Colline dei Bambini. Un’iniziativa davvero pedagogica per le famiglie che scelgono di educare i figli ai valori non effimeri. Ovvero conoscere la natura, il suo ruolo nelle virtù di una civiltà, rispetto alle dissacranti mode che portano intere generazioni all’autodistruzione.  Far conoscere la natura, scoprire l’importanza ai fini dell’accrescimento del bagaglio culturale, umano, anzichè fare massa, passatempo oziando nell’effimero che alla fin fine crea solo danni e infelicità per se, per gli altri.

 

Venti camminate a misura di bambino pensate – e testate – dagli autori per essere percorse da tutta la famiglia. Le colline Patrimonio dell’Umanità Unesco sono una location perfetta per camminare insieme ai bambini: le distanze sono accessibili e i dislivelli molto ridotti.

Percorsi immersi nel paesaggio suggestivo delle terre del vino e del tartufo, tra borghi autentici e castelli rinascimentali, lontano dai pericoli che si possono incontrare in alta montagna.

Il modo ideale per far scoprire ai bambini il piacere di camminare nella natura alla scoperta di luoghi ricchi di cultura e tradizione.

È tempo di andare alla scoperta di questi territori con i nostri bambini perché sono terre non solo di vino e tartufo ma anche, e in special modo, di dolci colline ondulate che si susseguono senza fine, aspre rocche tagliate nella sabbia argillosa, boschi silenziosi che ornano le colline, alternati a filari e filari di viti da cui spuntano castelli imponenti, torri slanciate, piccoli borghi impreziositi da colorati affreschi, colli percorsi da ordinate file di viti che li rendono simili a teste appena pettinate di giganti dormienti.

Un mondo che spazia dalla storia concreta, come la dinastia dei Falletto, a slanci di amore ricordati da un cedro centenario, a leggende che si perdono nel tempo dietro le vesti scure delle Masche, le streghe locali.

I panorami da cartolina si sprecano nella zona di Langhe, Roero e Monferrato. Quando si percorrono le sue strade in auto, a ogni curva si sente il desiderio di fermarsi per scattare una fotografia. Un paesaggio che per la sua unicità è stato riconosciuto dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità: qui l’uomo nei secoli ha sottratto alla natura selvatica ogni brandello di terra coltivabile per ordinarla e prendersene cura. Si è ricavato i suoi spazi – le strade, i borghi – incastrati tra i dolci rilievi naturali e gli elementi del territorio. Il lavoro dell’uomo esalta la bellezza delle morbide colline, dei noccioleti, dei campi coltivati: nulla è lasciato al caso, ogni elemento del paesaggio è sapientemente curato per ottenerne il massimo beneficio senza danneggiarne la possibilità di beneficiarne anche in futuro.

Osservando questi luoghi immaginate come sarebbe viverli dall’interno e sentirsene parte. Il modo migliore per godere appieno della loro bellezza è abbandonare l’auto e inoltrarsi a piedi. Le caratteristiche del territorio fanno sì che non vi siano dislivelli impegnativi o difficoltà tecniche. Caratteristiche che rendono queste terre perfette per le escursioni con i bambini. Le Colline dei Bambini (Fusta Editore, pp 144, €13.90, ottobre 2015) raccoglie venti itinerari ideali da affrontare con i propri figli, in alcuni casi anche con passeggino al seguito.

Tra paesaggi unici, boschi silenziosi, rocche tagliate nella terra argillosa, e poi piccoli borghi, castelli e torri medievali, c’è così tanto da vedere, da scoprire e da raccontare che annoiarsi è impossibile.

I momenti migliori per affrontare queste escursioni sono la primavera e l’autunno: quando la natura è rigogliosa e le colline verdeggianti chiedono di essere accarezzate, e dopo la vendemmia, quando si cammina tra le vigne abbracciati da lunghi filari di vite dai colori caldi, e qua e là si incontra qualche grappolo sfuggito alla raccolta perché non ancora maturo. In estate è meglio prediligere le ore del mattino e del tardo pomeriggio, perché la calura e il sole battente delle ore centrali della giornata potrebbero trasformare una piacevole passeggiata in una fatica.

Si cammina su strade sterrate e su tratti di asfalto, raramente su sentieri impervi. L’unico vero nemico è il fango: il terreno delle vigne dopo la pioggia diventa una creta collosa che crea dopo pochi passi un vero e proprio zoccolo sotto la suola delle scarpe.

 

Camminare con i bambini

Più il bambino è piccolo, più è facile muoversi: al piccolo escursionista importa solo aver la pancia piena, essere pulito, ed essere con mamma e papà. La meta non conta. Quando ancora non cammina ci si deve attrezzare con carrozzina, marsupio o zaino porta-bimbi. In questa fase le passeggiate non richiedono più tempo della media.

Tutto cambia quando i bambini iniziano a camminare e sono ormai troppo pesanti per lo zaino. Fino ai cinque anni di età le escursioni possono allungarsi anche molto a causa delle pause per riposare o per esplorare qualsiasi cosa si incontri lungo il cammino. È necessario quindi programmare itinerari brevi oppure avere a disposizione l’intera giornata.

Dopo i sei anni il piccolo camminatore potrebbe tenere il passo di un adulto, ma subentra una nuova variabile: la noia. Diventa importante allora trovare gli stimoli giusti con fantasia ed entusiasmo.

Vista la facilità dei percorsi non occorre attrezzatura particolare. Bastano un paio di scarpe comode, un’abbondante riserva d’acqua, e il classico abbigliamento “a strati”.

Siamo in una zona famosa in tutto il mondo per la propria enogastronomia: dopo una lunga passeggiata fermatevi in una delle molte osterie tipiche a gustare qualche piatto locale. Ogni cinque o sei chilometri di cammino si incontra un centro abitato dove è possibile fare una pausa culinaria. Potrete assaggiare gli agnolotti del plin, riquadri di pasta molto sottili e di dimensioni ridotte, ripieni di carne (spesso coniglio) e verdure, da mangiare sconditi o con sughi di arrosto. I tajarin, fini parenti delle tagliatelle all’uovo particolarmente sottili e ruvidi, serviti con burro e salvia oppure con ragù di carne. Tra i secondi il bollito misto con le salse, gli arrosti, oppure il coniglio o la lepre al civet, cucinato con vino rosso e aromi.

Sui vini non c’è che l’imbarazzo della scelta. I rossi la fanno da padrone sia a tavola sia nei magnifici panorami. Molte delle etichette si fregiano dei marchi DOC e DOCG, e di ognuno esistono varianti a seconda della zona di provenienza. Ricordiamo il Barbaresco, il Barolo, la Barbera, il Dolcetto, il Nebbiolo, il Grignolino, la Malvasia. La scelta non manca di certo.

Se invece decidete di portarvi il pranzo e di gustarlo seduti su un prato, ammirando qualche scorcio incantevole, non dimenticatevi di raccogliere i rifiuti.

La Morra, in visita al cedro centenario di Monfalletto

È una facile passeggiata con pochissimo dislivello, che collega la pittoresca Cappella delle Brunate a un cedro centenario che con la sua imponenza domina il panorama dei vigneti.

Si tratta di un percorso che dalla colorata Cappella delle Brunate percorre un tratto di asfalto in discesa per poi deviare in corrispondenza di una vecchia insegna che indica i Sentieri del Barolo. Qui il percorso si inoltra tra i vigneti su strade sterrate e piste erbose. Per un po’ si possono seguire i segni a triangolo giallo e quelli bianco-rossi. Il percorso discende in modo ripido fino a una strada sterrata in cui i segni sono andati cancellati: si attraversa la sterrata e nelle immediate vicinanze si attraversa un ponte.

Si segue quindi il bordo del vigneto mantenendolo alla propria sinistra e si compie una specie di zig-zag che riporta a una traccia più evidente.

Proseguendo si incontra una salita che porta a un ciabot isolato: un piccolo edificio adibito a ricovero per i vignaioli che si trova anche sul tracciato della Magnalonga, una camminata non competitiva annuale con di degustazioni di prodotti tipici locali. Sul fronte dell’edificio si trovano una panchina e un tavolo che si prestano a uno spuntino. Da qui si gode una magnifica vista sul tragitto percorso a partire dalla Cappella.

Si prosegue in piano verso la borgata dell’Annunziata e poi sul marciapiede della strada provinciale. Prima di giungere alla chiesa dell’Annunziata si attraversa la provinciale, per poi abbandonarla verso sinistra in prossimità della curva che si incontra poco dopo.

Poco dopo si vede apparire e scomparire il cedro del Libano, meta della passeggiata. Superato un complesso di edifici di colore giallo si incontra la strada sterrata, bloccata da una sbarra, che sale al maestoso albero

Località di partenza: Cappella delle Brunate, regione Brunate, La Morra (315 mslm)

Tipologia di percorso: andata e ritorno

Località di arrivo: Cedro del Libano, colle Monfalletto, La Morra (276 mslm)

Dislivello: +180 metri totali

Lunghezza percorso: 5,5 km totali

Tempo di percorrenza: 1,45 ore (adulti) / 2,15 ore (bambini)

Informazioni: Ente Turismo Alba Bra Langhe Roero: www.langheroero.it / Comune di La Morra: www.comune.lamorra.cn.it / Ufficio del Turismo La Morra: www.la-morra.it

Il cedro del Libano

Il grande albero di cedro del Libano si trova sulla sommità del colle Monfalletto, nella tenuta dei Cordero di Montezemolo. La sua storia risale al 1856, quando fu posto a dimora da Costanzo Falletti di Rodello ed Eulalia Della Chiesa di Cervignasco a ricordo delle proprie nozze. L’albero era un simbolo del loro amore per la terra.

Secondo la tradizione, i giovani sposi si auspicavano che tale sentimento si serbasse sempre saldo nell’animo dei loro discendenti. L’albero, crescendo maestoso, avrebbe rammentato questo loro desiderio alle generazioni future.

Pur trovandosi in una proprietà privata, alla sommità della collina si può accedere a piedi liberamente.

 La cappella delle Brunate

Il coloratissimo edificio che spesso compare in pubblicazioni e sul web è una cappella che non è mai stata consacrata, chiamata anche Cappella del Barolo e Cappella di Sol LeWitt. I fratelli Ceretto la fecero edificare nel 1914 per sostituire un pilone votivo, e la intitolarono alla Madonna delle Grazie. In realtà non venne mai consacrata, ma fu utilizzata piuttosto come riparo per i vignaioli dalla pioggia e dal troppo caldo. Nel 1999 la sua decorazione venne affidata a due eclettici artisti: l’inglese David Tremplet si occupò dell’interno mentre l’americano Sol LeWitt dipinse l’esterno.

Da visitare: Museo Renato Ratti (frazione Annunziata 2, www.renatoratti.com). Nelle cantine dell’antica abbazia si entra nel mondo dei vini di Alba raccontati tramite gli oggetti che servivano alla produzione, alla conservazione e alla vendita della pregiata bevanda. Oggetti che raccontano anche il susseguirsi della storia poiché vi sono anche reperti d’epoca romana (visite solo su prenotazione tel. 0173 50185).

 

 

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