Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Carissimi lupi dopo il grido d’allarme da Mendatica (grazie a Pomati) vi facciamo la guardia con 7 cani pastori maremmani

Trucioli.it aveva riportato, con vena di sarcasmo, gli articoli del Secolo XIX  e la Stampa – edizioni liguri – con tanto di locandine esposte davanti alle edicole (Mendatica allarme lupi: uccidono pecore e vitelli), a firma del più autorevole e popolare giornalista imperiese (caporedattore di Imperia Tv) Andrea Pomati. Nel mirino Mendatica (dove abitano i lupi,titolavano), impegnata nella promozione turistica e della cucina bianca. Era frutto della seconda protesta di Agostino Raviolo, nato ad Imperia il 6.12.1977, titolare di Azienda Zootecnica con sede in Pontedassio. Ha affittato, per 3 mila € , la malga Chinti – Alpetta – Muratella, 30 ettari sul territorio di Montegrosso P.L. ma di proprietà del Comune di Mendatica. Ora la notizia del Sole 24 Ore che tre parchi (Beigua, Aveto e Antola) con la collaborazione dell’azienda Almo Nature, si difenderanno dai lupi utilizzando cani maremmani. Sono propugnatori della tesi del ‘lupo valore aggiunto del territorio per i prodotti agricoli delle aree in cui questo animale è protetto’.

Sul parco dei Beigua tutto è iniziato quando un lupo “ ha attaccato un agnello in pieno giorno, a cinquanta metri da casa nostra –  ha raccontato Francesca Macciò ma la cosa peggiore è che quell’agnello, i miei figli lo avevano allattato con il biberon e, tutti, lo chiamavamo per nome”.  Eppure c’è un’azienda in Liguria che promuove il lupo.

Sono stati i sette cuccioli di pastore maremmano abruzzese i protagonisti assoluti della mattinata di ieri a Busalla, in provincia di Genova. Consegnati, nella sede del Parco Regionale Naturale dell’Antola, ad altrettanti allevatori liguri (anche dei parchi Beigua e Aveto) che ne hanno fatto richiesta. I cani vengono donati ai pastori, che si impegnano a prendersene cura per il resto della loro vita, da Canislupus grazie a un progetto realizzato da Almo Nature, azienda genovese di alimenti per animali domestici. I pastori maremmano abruzzese sono infatti lo strumento più antico per prevenire gli attacchi dei lupi, veri compagni di lavoro per quei pastori e allevatori che vogliano proteggere con efficacia le proprie greggi_DSC0181. Dato il loro alto fabbisogno energetico, il mantenimento di uno stato ottimale di salute è un impegno economico non indifferente, ed è per questo che Almo Nature si è fatta carico del loro mantenimento per un ampio arco di tempo, fino a dicembre 2016 (nella foto sopra, Graziano Podestà, allevatore ligure, con in braccio due cuccioli a lui assegnati).

“In molti –  spiega Pier Giovanni Capellino, fondatore e presidente di Almo Nature – vedono il ritorno del lupo in Liguria come una possibile minaccia per allevamenti, ma Almo Nature invece promuove da tempo, attraverso progetti concreti, una cultura a favore di una biodiversità possibile e quindi a favore e a protezione del lupo, il cui reintegro nel territorio italiano può essere visto come un valore non solo turistico ma anche come valore aggiunto che possono acquisire i prodotti che l’agricoltura produce nelle aree in cui il lupo è protetto”.

Concorda con Capellino il presidente del Parco dell’Antola, Roberto Costa: “Un’iniziativa intelligente: senz’altro un modo per un’azienda privata di farsi conoscere ma senza l’aiuto dei privati è sempre più difficile fare allevamento e agricoltura sulle nostre montagne appenniniche”. Gli fa eco Paolo Cresta, direttore del Parco dell’Aveto: “Speriamo arrivino, anche da altre iniziative come questa, le condizioni per far rinascere l’agricoltura sulle nostre montagne e nella nostre valli”, si augura.

Antonio Aluigi, responsabile settore biodiversità del Parco Naturale Regionale del Beigua, zona di cerniera tra Alpi e Appennino ligure, stima la presenza di lupi nel territorio del suo parco: “Pensavamo, data la natura del territorio, di essere solo un luogo di transito dei lupi, ma circa sei anni fa abbiamo dovuto ricrederci: sono stati individuati tre branchi di lupi, per complessivi dieci o dodici animali, tramite le fototrappole”. Situazione analoga anche per gli altri enti: i lupi sono stimati in qualche decina in totale sul territorio dei tre parchi.

“E’ il lupo è il primo problema per un allevatore di queste valli?”, è la domanda che viene fatta da uno degli allevatori in sala. La risposta diffusa è “no”. Ci sono altre criticità, come la parcellizzazione delle proprietà, che rendono difficile recintare con il pastore elettrico, o l’accesso a canali di vendita innovativi. “Certo – interviene un allevatore -, quando un lupo preda le capre di un piccolissimo allevatore e questo deve persino giustificarsi con la asl che non ha più le capre… beh, sfido chiunque a non scoraggiarsi!”.

IMG-20150624-WA0013E’ ancora Capellino a intervenire, chiedendosi a chi spetti promuovere questa agricoltura fatta in presenza del lupo, in un territorio frequentato dal predatore e che, però, lo salvaguarda? La sua ricetta sembra semplice: utilizzando internet come canale di vendita, è possibile raggiungere tutta Europa.  Avvisando il consumatore che il prodotto che va a acquistare “tutela un territorio frequentato dal lupo”, si potrebbero trovare acquirenti. Ma serve un intervento dall’alto, che sostenga un progetto a favore delle produzioni agricolo-pastorali. E’ quello che Pier Giovanni Capellino ha chiesto al premier Matteo Renzi nella lettera aperta indirizzata al governo un anno fa. “Sono gli allevatori che devono diventare i difensori dei lupi”, chiosa Capellino, “perchè sarà il lupo a valorizzare, agli occhi del consumatore, il prodotto”.

Alcune delle esperienze degli allevatori sono molto toccanti. Francesca Macciò, dell’azienda Piani di Masone, nel Parco del Beigua, produttrice di latte crudo che ha beneficiato dei cani da pastore della Almo Nature nel luglio scorso, quando il progetto era ancora solo un abbozzo, racconta di come sia maturata la decisione di chiedere il cane da guardianìa: “Il lupo ha attaccato un agnello in pieno giorno, a cinquanta metri da casa nostra. Ma la cosa peggiore è che quell’agnello, i miei figli lo avevano allattato con il biberon e, tutti, lo chiamavamo per nome”. I beneficiari dei cani sono Sabina Pastorini, Augusto Dearca, Antonella Parodi, Ivana Gatto, M.Assunta e Graziano Podestà, Francesca Macciò, Rino Porcu.

I cuccioli donati provengono da una rete di allevamenti che, grazie a Canislupus Italia Onlus da anni impegnata sul fronte della mitigazione dei conflitti tra lupo e zootecnia, si sta rafforzando tra la Toscana, dove sono attivi più di cento nuclei riproduttivi di lupi, e l’Emilia Romagna. Già nel 2010, con l’importante collaborazione di C.I.R.Ca (la cooperativa che ha come scopo la ricerca scientifica per il recupero e la selezione dei cani da lavoro), vennero consegnati i primi cuccioli di provenienza abruzzese, nell’ambito di un progetto sostenuto dall’Associazione Regionale Allevatori.

Pastori Maremmani con greggeI cani affidati ad aziende agricole attraverso un corso di formazione tenuto da Freddy Barbarossa di C.I.R.Ca. sono stati seguiti negli anni da Duccio Berzi di Canislupus Italia e selezionati come riproduttori principalmente per le caratteristiche comportamentali e per l’efficienza al lavoro. Il modello organizzativo ha funzionato molto bene. I cani, estremamente equilibrati sia con gli animali che con le persone, hanno portato a zero i casi di attacco. I proprietari dei cani hanno acquisito le capacità di gestirli al meglio, dimostrandosi entusiasti della scelta fatta.

Per il progetto di Almo Nature in Liguria, verrà quindi seguito un modello similare. I cuccioli sono stati forniti gratuitamente dalla Canislupus Italia  e dall’azienda agricola Cascina Garscei di Fraconalto (Al), che ha messo a disposizione la cucciolata dei suoi cani da guardianìa, ponendo le basi per la rete ligure. I cani verranno seguiti da Roberto Sobrero, tecnico specializzato in sistemi di riduzione del conflitto tra aziende zootecniche e lupo attivo da anni sul territorio ligure.

Testo ripreso da Il Sole 24 Ore web

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