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Felicino se n’è andato, veterano socialista loanese raro esempio di coerenza ideale

Se n’è andato senza clamori, né gran folla ai funerali. Felice (Felicino) Opizzo, tra i veterani, in quanto a iscrizione, del partito socialista, sezione di Loano. E’ stato un tifoso leale e convinto del simbolo, sole nascente con falce e martello sul libro, che nella vita non gli ha procurato ricchezza e notorietà, privilegi, ma di cui poteva andare fiero. Non era un combattente rissoso e permaloso, semmai gran cuore, sempre pronto da volontario a fare la sua parte, spesso tra delusioni e chiacchiericci.

(Con un click si può ingrandire l’immagine) Di lui, oltre ai suoi cari famigliari, sono rimasti a ricordarcelo i manifesti funebri, l’archivio. Forse una ‘partenza’ a sorpresa, il primo maggio  Festa del Lavoro. Eravamo lontani da Loano in quel frangente e non ci è stato possibile partecipare alle esequie. Del resto, spesso, più della presenza, si giudica la coerenza di comportamenti in vita. Non fa nulla, anzi niente di nuovo, se nessuno dei vecchi compagni  dello scomparso si è premurato di avvertire  il vecchio cronista rimasto volontario nel suo piccolo, umile memoria storica della città, di tanti suoi concittadini di ieri soprattutto. Felicino non aveva mai dato occasione di fare scoop e di accendere la miccia delle polemiche politiche, amministrative, infarcite di personalismi, beghe di campanile, miopia, egoismo, egoismo materiale, protagonismo clientelare. Felicino era  ed è rimasto persona – tesserato semplice, di buone maniere, educato, gentile, attivista dietro le quinte. Nella esistenza terrena ha conosciuto alti e i bassi, la cattiva e la buona sorte. Negli anni della prima gioventù apparteneva, si fa per dire, alla ‘Loano bene‘ che frequentava il bar – dehor di famiglia della Pineta, sul lungomare di levante. Era tra i locali più frequentati dai giovani loanesi e dai turisti estivi. Era un punto di ritrovo quando nacque ed andava di moda il juke box: gettoni da 50 e 100 lire.  I suoi genitori gestivano un locale considerato una ‘miniera’, lo sapevano bene i fornitori di bibite dell’epoca (Eugenio Zappa, in vita, oggi contitolare dei Bagni Kursal, l’azienda di distribuzione Pignocca, quella dei fratelli Sciutto). I coniugi Opizzo che, nonostante fossero oberati dal lavoro, hanno cresciuto con onore due figli: il primogenito Felice, la secondogenita Iose. Considerati giovani fortunati e magari invidiati per la posizione economica, una famiglia di encomiabile dignità, con tanti amici, estimatori.

Il rampollo Opizzo, dopo gli studi al nautico, tra le scuole preferite in una città ricca di cimeli della marineria e non solo. Un ex sindaco, Felice Elice, per alcuni anni fu tra i primi fornitori di bordo d’Italia, con uffici e sede a Genova, ma anche a Napoli e Venezia; dava lavoro a molti concittadini, di Verzi in particolare.  E oggi vive il suo ricordo nel fratello ‘comandante Italo’.

La prima esperienza pubblica di Felice Opizzo risale al 1972, aveva 28 anni. Candidato alle elezioni amministrative del partito socialista (I socialisti per il Comune di Loano, era lo slogan.) Trenta i nomi inseriti nella lista in rigoroso ordine alfabetico. Non c’era ancora stata la riforma elettorale che oggi designa agli elettori l’aspirante primo cittadino.  Il big riconosciuto era Osvaldo Pignocca, padre dell’attuale sindaco Luigi.  Tra i nomi più popolari il geometra Alberto Vignola, famiglia storica del socialismo loanese e provinciale; c’era Gavino Asole, origini sarde, pensionato fiduciario di Santa Corona; il notaio Giacomo Burastero tra i pochi che aveva rapporti da vecchia data con Sandro Pertini.  Due erano i giovani ‘capitani’ marittimi Felice Opizzo , mestiere del commerciante (ad iniziare dalla produzione di cartoline, allora mercato fiorentissimo); esercitava sulle navi invece  Giovanni Capogna che il destino ha strappato parecchi anni or sono.

Tra i nomi di spicco, tutt’ora viventi,  Ubaldo Pastorino, allora studente universitario, la matricola; c’era Giancarlo Munari, oggi contitolare della maggiore azienda funebre della provincia, profondo conoscitore della realtà storica locale; c’era Franco Pietro, il “metronotte con la fortuna” a stella polare.  C’erano figure esemplari come il giovane dott. Luigi Guardamagna, o lo storico parrucchiere di via Garibaldi, Mario Del Balzo, oppure il ‘fotografo’ di piazza Mazzini Antonio Vivino,  e ancora Bruno Paliotto che è stato tra le anime della Croce Rossa; il volto buono e mite dell’agricoltore Luigi Saglietto. Come non ricordare un’altro personaggio del Santa Corona, Ezio Borghi, in quel periodo presidente dell’ospedale civile Ramella, un compianto figlio è stato comandante dei vigili, un nipote è un apprezzato direttore della Conad (Loano e Toirano). C’era un altro marittimo Giuseppe (Teresio) Orione, il geometra  Luciano Balocco. Infine l’uomo di cultura, la mente che per un periodo è stato segretario cittadino, piuttosto controcorrente, Adriano Marconi, veterinario comunale, professionista di talento, la figlia ha abbracciato la destra politica, è stata assessore al turismo e alla cultura. Ha sposato il dott. Agostino Dagnino, un passato di gran primario della Rianimazione al Santa Corona.

Tra le voci del programma socialista, nella legislatura di Opizzo, alcune sono significative. La realizzazione di un sottopassaggio di via Stella, già approvato in consiglio comunale, sempre rimasta sulla carta. La realizzazione di uno sferisterio, il potenziamento prioritario dell’ospedale civile (e pensare che eravamo alla vigilia degli anni d’oro del Santa Corona). Eliminazione di qualsiasi imposta comunale per le pensioni minime.

Felicino Opizzo non ha fatto parte dei saltimbanchi, non ha ricorso potenti e potere, ha creduto nell’ideale e nell’amicizia, molto legato e vicino all’ultimo vessillo del Psi loanese, Piero Pesce, consigliere di opposizione e maggioranza, assessore, vice sindaco, componente della giunta provinciale, ex calciatore della Loanesi, un tipo che non si lasciava schiacciare i calli. Forse con l’ex sindaco di Bergeggi, Riccardo Borgo, bandiera dei Bagni Marini, presidente nazionale della categoria aderente a Confindustria, Pesce detiene il record provinciale nella veste di pubblico amministratore, continua ad esercitare nella giunta di Boissano.

La gloria di Felicino erano passione ed impegno nel volontariato, nella confinante Boissano soprattutto. Opizzo tra le ultime dichiarazioni pubbliche, ai giornali – in occasione  della morte  dell’eretico che amava Boissano, Gianfranco Funari, che mancava già da tre anni dal paese – c’è questa: “Gli avevamo consegnato per la trasmissione ‘A bocca aperta‘, il premio nazionale del teatro dialettale che si organizzava a Boissano  negli anni ’80.  Funari era diventato un amico della Pro Loco con cui collaborava nell’organizzare diverse manifestazioni ; una volta fece venire anche due ballerini del Teatro alla Scala di Milano e fu un successone.  Sulle sedie del bar della piazzetta abbiamo trascorso molte ore a parlare ed organizzare nuove iniziative. Molte riunioni le abbiamo fatte anche nella sua villa”.

Il 30 novembre 2014 l’informazione locale annunciava che “In un periodo di profondo disinteresse per la politica, i partiti, con calo di iscritti e consensi, diserzione diffusa delle urne, la Federazione del Psi di Savona annunciava che a Loano era stato designato Lucio Tognolo segretario sezionale, con i vece segretari Felice Opizzo e Pasquale Nesci....Le identità socialiste  sono sempre presenti nelle coscienze di tanti”.

Don Giacomo Savio, compianto parroco di Boissano, ricorderebbe Felicino con queste parole “Una brava persone, uomo buono, un po’ sfortunato negli affari, ma faceva parte degli onesti e di chi crede in certi ideali”. La fatalità vuole che presto si ricorderanno del suo trapasso solo i congiunti, gli amici veri. Per finire nel limbo e nel dimenticatoio eterno. L’avevamo incontrato, l’ultima volta, nel parcheggio  del supermercato Del  Balzo. Era sorridente, affabile, abbiamo preso atto che ‘siamo invecchiati e in attesa dell’ultima chiamata’. Addio Felicino, non dimenticare il conforto verso chi ti è stato sempre vicino, al tuo fianco, nella buona e cattiva sorte, disinteressatamente, a cominciare dai tuoi carissimi congiunti. Continuano a ascoltarti, in silenzio. La tua voce è lontana, lontana, flebile.

Luciano 

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