Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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La malapianta, le radici della legalità, la pesca dei politici, intoccabile (?) Gullace. La lista 37 di agosto 1984 del procuratore Russo

Una ‘guerra’ iniziata oltre 30 anni fa? Oppure ‘guerra in ritardo di 20 anni‘ come ha scritto Graziano Cetara, capo redattore della redazione unificata del ponente ligure Il Secolo XIX – La Stampa ? Gli atti ufficiali confermano che fu il procuratore della Repubblica, Michele Russo, succeduto a Camillo Boccia, il primo ad avviare proposte di applicazione di ‘misure preventive’ per 37 persone, a seguito di un rapporto del Comando compagnia dei carabinieri di Albenga. Cittadini originari del sud, residenti tra Alassio, Albenga, Ceriale, Borghetto S. Spirito, Loano, Savona. L’analisi di Cetara, in buona parte da condividere, resta orfana di un nodo pesante. Perché non fare nomi e cognomi quando scrive ‘…la giustizia guardava altrove per mancanza di leggi, se non per connivenza’. Tema cruciale: quando ha messo le radici la criminalità mafiosa del ponente ?

La Procura della Repubblica di Savona, se si esclude un periodo piuttosto opaco, con tanti processi a ‘ladri di polli’, pochi pesci grossi per vicende di corruzione. Con rare eccezione per tangenti: scandalo patenti alla Motorizzazione Civile; arresto di uno stimato sindaco della Valbormida; arresti all’Ufficio imposte di Albenga; maxi scandalo dei prefabbricati del Friuli terremotato (giudice istruttore Renato Acquarone) . Savona appariva ‘provincia’ immune dall’illegalità da ‘colletti bianchi’ ? L’Acna di Cengio, in Cassazione finì in bolla di sapone. Le stragi sulla Savona – Torino cessarono con  la richiesta di sequestro dell’allora giovane Pm, il compianto Antonio Petralla. Nessuno lo cita, fu lui quando resse l’ufficio istruzione del tribunale a respingere la richiesta di archiviazione di Boccia dell’esposto di Renzo Bailini sui  finanziamenti al Savona Calcio. L‘antipasto di quello che con Francantonio Granero e Michele Del Guardio diventerà un enorme vulcano: scandalo Teardo, primi collegamenti accertati con  la famiglia Marcianò, diventati presunti padrini della cosca calabrese nell’imperiese (’82-’85). E ancora, prime tracce dei rapporti politica – malavita in quel di Varazze e Savona, persino  largo uso di dinamite intimidatoria, incendi di scavatori, camion, per imprenditori restii a pagare il 10 %.

Le cose segnarono una svolta drastica con il procuratore Russo. Era noto a Sanremo per il suo rigore nella ‘capitale ligure‘ degli scandali al Casinò, di arresti di politici eccellenti.  Con Russo, a Savona, arrivarono tempi tormentatissimi, burrascosi nei rapporti col sostituto procuratore Tiziana Parenti (vicenda nave carica di armi), magistrato assurta sulla scena nazionale per la presidenza dell’ Antimafia e l’abbraccio al partito di Berlusconi, l’esperienza parlamentare. Nonostante fosse soprannominata a palazzo di giustizia a Milano, dove si era trasferita, ‘Titti la rossa’. Oggi avvocato schivo e riservato. Un’amicizia solida con un maresciallo dell’Arma che fu in servizio da brigadiere alla caserma di Loano e successivamente ‘sfortunato’ braccio destro del mitico gruppo anticrimine del capitano Michele Riccio, salito alla ribalta per un bruttissima storia di ‘pentiti’ e mafia in Sicilia. Lui nella veste di accusatore del generale Mori, per mancata cattura di un super boss.

A proposito di Piccolo fu risarcito dallo Stato con un centinaio di milioni per detenzione e spese legali. Russo, a sua volta, dopo una condanna per tentata concussione e falso nella veste di procuratore, dopo 20 anni, è stato assolto, ma fisicamente distrutto. Tra le sue inchieste, forse in qualche caso troppo impulsivo e precipitoso, la più intrigante riguardò alcuni professionisti – medici e primari di Albenga – principali soci in una discussa finanziaria ‘prestasoldi’  e successivamente nell’inchiesta, con arresti, per ‘invalidità facili’.

Il successore fu Renato Acquarone, già nella giudicante del tribunale con Vincenzo Ferro e Vittorio Frascherelli considerati le ‘eccellenze’, sotto ogni aspetto, dell’allora magistratura savonese. Nella fase iniziale dello sdoppiamento, procura del tribunale e procura delle preture, procuratore capo delle seconde era Maurizio Picozzi, diventato procuratore a Mondovì, oggi del tribunale unico di Cuneo, tra gli aspiranti a tornare a Savona. Superfluo ricordare  le ferite che si aprirono per un susseguirsi di ‘veleni’ esplosi al nuovo Palazzo di Giustizia. La sorte toccata ad Acquarone che aveva affrontato scandali e processi di spessore (basti pensare Depuratore consortile di Savona, rapporti Pci – cooperative rosse), ebbe l’esito finale di ‘sconfitta o vittoria della giustizia’ a seconda delle opinioni. La Riviera in quel periodo fu scossa dal terremoto e dalla spettacolarità dell’arresto del presunto ‘clan politico- affaristico’ di Angelo Viveri e compagni, con ordini di cattura richiesti dal Pm, Alberto Landolfi. Un fine corsa di assoluzioni nei vari gradi di giudizio. Prima ancora fu la volta dell’uragano rifiuti tossici in discariche, della montagna di veleni scoperta nella cava Fazzari di Borghetto S. Spirito.  Il capostipite ed il figlio Filippo in carcere. Non mancarono arresti eccellenti di sindaci a Borghetto, a Tovo S. Giacomo, l’allora big dell’imprenditoria finalese Federico Casanova, emigrato in Brasile.

Acqua passata, materiale al macero o coperto da polvere. Il tempo fa da spugna, le nuove generazioni di politici e di giornalisti sono informati, ma anche disinformati. Non erano tra i testimoni diretti. La riflessione di Graziano Cetara, cresciuto alla ‘scuola di giornalismo’ di Genova e provincia, pone l’accento  sulla “criminalità organizzata di stampo mafioso che nel ponente ligure hanno convissuto felicemente e per lungo tempo. Mentre i politici – rimarca – pescavano a piene mani nelle clientele e nei voti gestiti  dai portavoce della comunità calabrese (non solo gente onesta), la giustizia (in alcuni casi….). E così la malapianta della ‘ndrangheta ha affondato negli anni, radici profonde e a messo a frutto il fiume di denaro sporco proveniente dai suoi business storici: cocaina, armi, estorsioni…“.

Non siamo tra gli infallibili. Sbagliato però generalizzare quando si parla di politici e connivenze, consenso elettorale. Tutti colpevoli, nessun colpevole. Intanto la verità storica, perlomeno savonese, documenta che la prima lista  di candidati con ‘cittadini socialmente pericolosi e…‘.risale agli anni ’80 a Borghetto S. Spirito e aveva la bandiera della destra estrema. Sempre a destra, con personaggi ‘noti’ alle forze dell’ordine, pochi candidati alle comunali di Albenga. Le primi infiltrazioni, a sinistra, almeno quelle che ricordiamo, furono nel Psi ingauno, qualche presenza nel Pci di Viveri, con l’allora avvocato Donato Cangiano all’opposizione nel partito. Accadeva anche nel Psdi, nella Dc del galantuomo avvocato Filippo Basso. Casi sporadici e non targati ‘ndrangheta.

Infiltrazioni insidiose, con ripercussione a catena, che  interessavano tutti gli schieramenti, sinistra estrema esclusa, riguardavano invece la massoneria affaristica che manovrava l’intreccio affari – politica. Non sono mancati massoni ‘noti’ alla giustizia e alle forze di polizia. I giornali hanno sottovalutato, taciuto a lungo su questo fronte. Solo saltuari accenni, raramente approfonditi.

Se il collega Cetara ha ragione a dare per scontato che personaggi come Fotia che lui cita espressamente, sono emanazioni della criminalità organizzata mafiosa calabrese in Liguria, bisogna ammettere che la ‘benemerita’ categoria dei giornalisti e del quarto potere, non si era accorta per anni. Negligente, assente, distratta ? Non tocca agli organi di informazione a ‘fare il cane da guardia’ alle deviazioni, alle lacune delle istituzioni, della politica, del potere ? Che dire di chi, per oltre tre decenni, ha gestito da deus ex macchina le redazioni  da Genova e Ventimiglia senza aver mai scritto un articolo di allarme ‘radici mafiose’ ? Chi ha voglia e pazienza di sfogliare gli archivi stampa della cronaca locale, sul tema mafia, criminalità organizzata, politica contaminata, personaggi di ieri e di oggi, potrà farsi un’idea precisa. Ricordare date, fatti, nomi e cognomi dei protagonisti diretti e indiretti.

Peccato che il pool di magistrati di Francantonio Granero perda il suo ‘capo strategico’ causa pensione. Senza la loro tenacia, acume, penetrazione, indipendenza, scelta di fedeli e bravi collaboratori, la pentola secondo un vecchio detto non si sarebbe scoperta perlomeno con questa entità. Dietro l’angolo, tuttavia, sarebbe un errore dimenticare come andrà a finire. Le stesse vicende dei ‘cugini’ di Imperia, di arresti e sequestri clamorosi, di assoluzioni e dissequestri, sono istruttive. Poi c’è chi, come il procuratore generale della Repubblica di Palermo  in una recente intervista televisiva, ha osservato: “...La mafia si è trasformata, fa grossi affari soprattutto al nord, ma la piaga prioritaria del Paese, in tutto il paese, è la corruzione diffusa, il sistema delle tangenti a pioggia… “. Già, un chiodo fisso per chi da 47 anni si ritrova a scrivere di questa provincia e bazzica l’imperiese per le sue origini, l’interesse affettivo a quella terra martoriata da cosche, da corrotti e corruttori,  da sfacciate fortune e arricchimenti facili,  da attentati incendiari, dalla cementificazione della fascia costiera, dal deserto dei borghi dell’immacolata montagna.

Luciano Corrado

P.S. CORRUZIONE: A CHE PUNTO SIAMO? Ora non rimane che vigilare sull’iter legislativo delle prossime settimane. Nella Prima Repubblica il paradigma era “Fatta la Legge trovato l’inganno”, nella Seconda muta in “Fatto l’inganno trovata la Legge”. Opportuno un riposizionamento su “Dura Lex, sed Lex” confidando sulla nuova Presidenza della Repubblica che già mostra di saper ben difendere la Legalità. (Documento dell’Associazione “Eticasempre”, www.eticasempre.it, presidente Gigliola Ibba). – di Marcello Mancini/Eticasempre – TESTO IN http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=17116

  

L.Corrado

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