Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Il procuratore Granero non meritava la prima pagina? Pressioni, ricatti, pedinamenti

Non sappiamo quanti attestati (meritati) di solidarietà abbia finora ricevuto. Una storia triste (di pressioni, ricatti, pedinamenti) e sconvolgente da ogni angolo si guardi. A ‘dedicare’ la prima pagina al procuratore capo della Repubblica, Francantonio Granero, dovevano essere i quotidiani più diffusi in Liguria: dal Secolo XIX, alla Stampa, a Repubblica, i notiziari nazionali Rai, Mediaset, la 7 . Nulla. Occasione mancata. Sottovalutazione ? Scelta meditata ? Cosa che avvenne invece, per alcune testate, nel maggio 2014, con il presunto ‘scandalo talpe‘ alla Carige. Quattro magistrati, tra cui Granero e il predecessore  Vincenzo Scolastico, tra gli inquisiti. Con quale esito finale ? Pare scagionati. ULTIMA ORA RICEVIAMO:  Caro Luciano, permettimi di dire che il tuo pezzo su Granero contiene un errore e una ricostruzione negligente nel riportare lo spazio dato al caso Granero. L’errore , assolutamente in buona fede, lo hai fatto riconducendo all’ottimo e coraggioso collega Molinari considerazioni che invece sono mie e che avevo scritto sul mio blog. Marco Preve

Francantonio Granero procuratore della Repubblica a Savona

Granero non meritava la prima pagina, i titoli di ‘testa’ dei notiziari per essere stato il ‘motore’ investigativo del processo Teardo.  Fu il primo caso in Italia (1983)  di ‘associazione a delinquere di stampo mafioso tra pubblici ufficiali’ (presidente della Regione, della Provincia, 5 sindaci, assessori, professionisti di spicco, portaborse). Neppure per essere stato al Ministero di Grazia e Giustizia col ruolo di dirigente o apprezzato procuratore capo a Trento (vedi inchiesta sangue infetto). Un rigoroso servitore dello Stato, della Costituzione democratica, della giustizia. Granero, prossimo alla pensione (da fine agosto), convocato davanti ad una commissione parlamentare  d’inchiesta ha pronunciato parole inequivocabili, gravi, messe a verbale: “Io sono stato soggetto a pressioni di tutti i tipi, come ricatti e pedinamenti. Se si vanno a toccare determinati interessi, succede questo”. 

Nel 2015 pare emergere dalle cronache giudiziarie e parlamentari un mostro: tra colletti bianchi o neri ? Non troppo deviati. Con una premessa personale. Chi scrive non avrebbe mai voluto scrivere questo articolo. Anche perché da ormai vecchio cronista e testimone ‘di strada’ alcune cose le abbiamo scritte e riscritte su due blog ad iniziare dal 2005. Il filo conduttore: chi ‘comanda’ a Savona e provincia ? Chi tira i fili ? Chi fa parte della massoneria ‘deviata’ ? Magari insospettabili, con una ‘buona stampa amica’ (vedi archivio), con qualche rara, davvero rara, eccezione. E soprattutto una regola non scritta: mai un’inchiesta, un approfondimento da giornalismo d’inchiesta. Lontani, da tempo, persino testate come L’Espresso, la Repubblica e l’ultimo nato il Fatto Quotidiano. Non è un mistero per gli addetti. Non si disturba il manovratore con sporadici articoli, notizie, locandine. Semmai l’insistenza e la resistenza costante, quando si scava, si consultano sistematicamente e si incrociano dati, elementi disponibili,  compreso l’archivio stampa per il confronto di chi c’era, chi c’è, i protagonisti, le dichiarazioni, magari gli stessi del potere trasversale incolore citato da Granero;  aggiungiamo creditizio, affari, professioni, denaro facile. Quello che papa Francesco definisce ‘lo sterco del diavolo’.

STRALCI DELLA DEPOSIZIONE VERBALIZZATA DI GRANERO, GIA’ DIFFUSA IN RETE E DAI GIORNALI

“…Non voglio introdurre argomenti che siano veramente estranei al tema, ma sono pur sempre davanti a dei parlamentari della Repubblica: la situazione della procura di Savona rispetto alle altre del distretto è abnorme. Il carico di lavoro di ciascuno degli otto magistrati – dalla settimana scorsa siamo otto, ma prima siamo stati sempre in sette – di Savona, fatto uguale a 100 quello di Genova, è 56, mentre quello di Imperia, nonostante i grossi problemi che ci sono, è 14. Ogni magistrato del pubblico ministero di Imperia ha il 14 per cento del lavoro che ha il magistrato di Savona. …Ditemi voi se questa è una situazione che può stare in piedi. Credetemi, abbiamo veramente fatto miracoli. Io sono stato soggetto a pressioni di tutti i tipi, come ricatti e pedinamenti. Se si vanno a toccare determinati interessi, succede questo… Per alcuni versi io mi sono costruito un’idea che avevo sviluppato e avevo appreso quando ho fatto per un certo periodo l’ispettore ministeriale in Calabria e mi interessavo delle deviazioni della magistratura rispetto alla situazione calabrese. Mi avevano spiegato che la zona di Scalea, per esempio, era una sorta di santuario, il cuscinetto tra la parte ‘ndrangheta a Sud e la parte camorra a Nord, nel napoletano…

“..Qualche volta mi sono chiesto se anche il circondario di Savona non debba essere considerato una sorta di zona tra i problemi genovesi e quelli dell’imperiese, perché lì sembrava che tutto andasse bene. Io ero stato in Liguria, essendo nato lì, soltanto per un periodo di dieci anni – dieci anni sono tanti, ma rispetto alla lunghezza della mia attività professionale sono pochi – negli anni Ottanta, quando ho fatto il processo Teardo. …Sono tornato esattamente dopo trent’anni e ho trovato la stessa situazione che avevo trovato allora, ossia una struttura di poteri trasversali, priva di qualunque colore partitico, composta da poche persone, che domina tutta l’attività economica e finanziaria del territorio. Non è un bel quadro quello che vi ho fatto, lo so, ma, o diciamo delle cose vere, o è inutile parlare.”

LA PRESA DI POSIZIONE DEI 3 PARLAMEMNTARI SAVONESI  5 STELLE (GRILLO) 

“...Questa notizia aggiunge un’informazione in più al quadro fosco che si sta delineando intorno alla centrale Tirreno Power di Vado Ligure – affermano Matteo Mantero, Sergio Battelli e Simone Valente, deputati liguri del MoVimento 5 Stelle – Al procuratore Granero, che ringraziamo per il suo lavoro instancabile che lo pone al fianco dei cittadini, va tutto il nostro appoggio e solidarietà. Come sempre ormai accade i cittadini hanno al loro fianco, dalla stessa parte della barricata, la magistratura e non le istituzioni locali che, ricordiamolo, governate da anni dal PD, sono corse a Roma a cercare di trovare l’escamotage per riaprire la centrale. L’obiettivo non era assicurare il diritto alla vita e alla salute dei cittadini, ma trovare le garanzie richieste da Tirreno Power. Un’azienda che tra l’altro aveva già da tempo intenzione di licenziare i dipendenti mentre li ha presi in giro per anni con il ricatto occupazionale. Il Movimento 5 Stelle è al fianco dei magistrati e dei cittadini e vigilerà affinché sia rispettata l’AIA e non aggirata, come invece vorrebbe il PD”.

ULTIMO ATTACCO IN ORDINE DI TEMPO DE ILSOLE 24 ORE ALLA PROCURADI SAVONA

Trucioli.it ha sempre dato conto, spesso ‘postato’, gli articoli apparsi sul prestigioso ed autorevole quotidiano degli industriali italiani (Confindustria), molto attiva e ben rappresentato in provincia di Savona. Le annotazione più pungenti, graffianti, portano la firma  del giornalista Jacopo Giliberto, non è un praticante o un collaboratore esterno. E’ una firma di peso. Ecco il passaggio più critico del servizio del 26 febbraio scorso titolato “Tirreno Power pianifica lo stop”: “…La centrale savonese è sotto inchiesta, chiusa da marzo 2014 per decisione  dela magistratura di Savona…la Procura della Repubblica pensa che l’inquinamento prodotto dalla ciminiera  abbia fato strage, centinaia di persone,  e l’inchiesta ha portato  non solo allo spegnimento degli impianti ma anche ad interventi diretti della procura  nel procedimento tecnico, scientifico e amministrativo  di autorizzazione dell’impianto. Ne procedimento amministrativo le pressioni fortissime  dei magistrati non sono l’unica intrusione: con invasioni di campo intervengono politici, associazioni e comitati nimby…”.

FERRUCCIO SANSA E LA 14 ° DOMANDA MANCATA A RAFFAELLA PAITA 

L’ ottimo e certamente sfortunato giornalista Mario Molinari nel suo blog NiNiN del 3 marzo mette correttamente l’accento sul “procuratore ricattato e il silenzio delle istituzioni..“. E aggiunge: “Certo che è curioso. I una Liguria in cui i politici fanno interrogazioni su qualunque cosa, dai fringuelli alle cozze, ai sioux, all’Isis, all’ozono, un procuratore cpo della repubblica che dice di essere ricattato, pedinato e sottoposto a pressioni e tutti questi campioni  delle istituzioni (non dimentichiamoci l’Anm) si limano le unghie”. Come dargli torto, anche se può accadere che qualcuno si sia mosso senza voler apparire, allergico alla cassa mediatica o per motivi di opportunità.

Un ruolo importante, non sappiamo se da quarto potere o meno, lo giocano i mezzi di informazioni. Con una significativa domanda: cosa racconta, testimonia, la rassegna stampa ligure del ruolo che ha avuto per anni la Carige, il deus ex macchina Berneschi (ora davvero ex) e magari la più piccola Carisa ? I finanziamenti alla speculazione edilizia, a imprenditori ‘rampanti’. Due direttori del Secolo XIX, in editoriali-sfogo, da commiato, avevano scritto che uno dei 5 ‘centri di potere’ a cui  non ‘dare troppo fastidio’ era la banca genovese. Berneschi, in banca; tra i politici Claudio Scajola e Claudio Burlando.  I due, in verità, di ‘mazzate’ ne hanno ricevuto, il ‘bunker Carige’  è rimasto ‘intoccabile’ fino alle cannonate delle inchieste giudiziarie, le manette, l’onda della prima pagina e del ‘mostro’ tra guardie carcerarie.

In Liguria continua a rimanere sotto traccia e rischia di finire coperto dalla polvere un tema che riguarda l’informazione e il potere economico che la controlla. Abbiamo letto con interesse  nel blog del FattoQuotidiano, nella sezione politica, le 13 domande  che il giornalista Ferruccio Sansa, figlio di Adriano, magistrato e giudice, già ‘scomodo’ sindaco di Genova, ha indirizzato a  Raffaella Paita nel giorno della convention. Da liberi giornalisti, appartenenti alla vecchia scuola di raccogliere notizie soprattutto tra la gente, tra gli ‘ultimi’, avremmo aggiunto una quattordicesima. Per noi la prima domanda. Che pensa il probabile futuro presidente della Regione Liguria, erede del burlandismo nel bene nel male, se questa regione si ritrova, da Sestri Levante a Ventimiglia, col monopolio informativo, dopo la storica fusione di La Stampa – Il Secolo XIX ? In provincia di La Spezia la Nazione di Firenze ha una larga diffusione.  E’ un tema da dibattere soprattutto nel savonese e nell’imperiese. O ignorare come sta succedendo ? Per quale ragione ? Cosa accade nella ” repubblica di Genova ” dove dal primo marzo Il Corriere Mercantile (6 mila copie) e il settimo numero La Gazzetta del Lunedì non usciranno più in edicola in tandem con La Stampa?  Una collaborazione che si interrompe dopo 15 anni, in conseguenza della fusione.  C’è il problema dei posti di lavoro dei poligrafici (49 erano al Secolo XIX), e delle ‘pericolose concentrazioni editoriali in mano a pochi, con altri interessi’ ha ricordato l’anziano direttore Mimmo Angeli. Che dicono le forze politiche più sensibili, il mondo delle associazioni più rappresentative, del sindacato ? Imbarazzato silenzio ? O si attenda la ‘prova dei fatti’ ?

Un’informazione  monopolista, accade in Liguria, non dovrebbe preoccupare  prioritariamente lo stesso mondo dei giornali e dei giornalisti, del primo cittadino della Liguria Regione ? E’ verissimo, le aziende editoriali devono rispettare le logiche del profitto e del sano mercato, non beneficiare in eterno, come avvenuto ed in parte accade, degli ‘aiuti di Stato’, soldi dei contribuenti. E la pluralità informativa ? Di recente Sergio Marchionne ha reso noto che le ristrutturazioni, le concentrazioni, se ben fatte,  sono la giusta medicina alla concorrenza, al risanamento, al lavoro che si evolve. La nuova società editrice Itedi (Secolo-Stampa), stando alle proiezioni, chiuderà il bilancio 2015 in attivo. Addio conti in rosso. Restano interrogativi e preoccupazioni nelle scenario ligure, forse come non era mai accaduto dopo il periodo del fascismo e della dittatura.

Luciano Corrado 

L.Corrado

L.Corrado

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