Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Loano ha perso il suo meccanico. Giorgio Agolio, tra storia e lavoro, voleva scrivere un libro. Le corriere da Ceva a Finale Ligure

Loano ha perso il suo meccanico,  vissuto fino a 93 anni per il lavoro di cui era un coerente maestro. Giorgio Agolio, solo una sessantina di persone ai funerali, è partito per un lunghissimo viaggio eterno e di lui restano le ceneri, la scuola di vita. L’ultima destinazione sarà la tomba di famiglia a Bardineto. Carattere burbero, scontroso, ma franco e leale. Un creativo molto speciale. Ha lasciato un’eredità morale, da cittadino valoroso e ricco di inventiva, gli mancava la leva del potere e delle affiliazioni. Un’esistenza da pioniere al volante dei pullman in Liguria e Basso Piemonte lungo i percorsi dei carrettieri,  tra migliaia di passeggeri, nell’azienda di famiglia. Prima, da giovane, col padre,  Callisto, origini a Pontedecimo. Poi con la sorella Silvia e il fratello Italo vivente. Giorgio, il meccanico dalle mani d’oro.  Con la terza età aveva trasformato l’officina in museo e abitazione, mancava solo il letto. Rimodellava pure le biciclette destinate al macero. Tra i personaggi unici si direbbe, nel loro modo di essere: sacrificio, bontà, semplicità, dedizione, intraprendenza, dignità. Nel 1972 fece capolino nel mondo politico amministrativo, per la prima e l’ultima volta si candidò nello schieramento della Democrazia Cristiana. Raccolse una manciata di preferenze.

 

Facevano parte di quel gruppo 30 aspiranti. Capolista era l’avvocato Mario Rembado, eletto primo cittadino. C’erano già i successori Giuseppe Guzzetti e  Elio Garassini. Figuravano personaggi come il dr. Filippo Maffeo, dr. Arturo Germano, dr. Flavio Casto, ing. Nicolò Elena,  Bruno Berton,  dr. Gino Borghese, dr. Felice BosisioGiorgio Leonardi Vugi, Vincenzo Arena, il rag. Manfredi De Francesco,  rag. Andreino Franchelli, Mario Panozzo, Pasquale Ebe, Giacomo Ravera,  Fernando Richero, Luisella Rosso (unica rappresentante donna, non estivano le quote rosa), Nicola Vaccarezza, l’insegnante Andreino Viglino, Pietro Goso bardinetese del paese natio  di Maria Carretto, deceduta nel 1997, moglie esemplare di Giorgio Agolio. Dal matrimonio sono nate tre figlie: Carla, Silvana e Rachele. A seguire i nipoti, i pronipoti. E particolare curioso, è destinato ad estinguersi il cognome Agolio per l’assenza di eredi maschi.  Giorgio da vedovo, nonostante gli acciacchi, era autonomo e negli ultimi tempi era assistito dalla badante. Sapeva accudire a se stesso: dalla cucina, alla biancheria, alle pulizie. Costretto all’uso della sedie a rotelle non si rassegnava. Modificava le sedie da ufficio, per spostarsi, essere operativo, aveva allestito nella mitica officina – garage una cucinetta dotata di quanto necessario a trascorrere le giornate. L’estate scorsa aveva accettato di tornare a Bardineto nella struttura per anziani Villa degli Abeti. Un mese di soggiorno in un ambiente che consentiva di rivivere l’affascinate avventura esistenziale, tra ricordi ed il suo dialetto.  Ma in particolare di un periodo si sentiva fiero e coinvolto. Al nipote Carlo Briozzo chiese di far ristampare ed ingrandire la tessera di autiere dell’esercito, servitore della Patria nella caserma di Zinola (Savona).

A Loano la scomparsa di un pioniere della caratura di Giorgio Agolio pare non abbia scosso più di tanto la memoria della comunità del terzo millennio.  Le nuove generazioni spesso non conoscono, attratte da interessi e valori che purtroppo finiscono per rilegare nel dimenticatoio esponenti e pagine importanti della storia del ‘900.  La Gazzetta di Loano il 15 ottobre del 1993 dedicava quasi l’intera prima pagina alla famiglia Agolio. Ricostruiva la nascita, le tappe  del servizio di corriera tra Loano e Battifollo (Cn).  “Due volte al giorno – esordiva l’articolo  forse scritto dallo storico locale prof. Antonio Arecco -, alla mattina e nel tardo pomeriggio,  sulla piazzale della stazione ferroviaria, in attesa di qualche viaggiatore che doveva raggiungere Bardineto, Calizzano o Bagnasco, sostava l’autobus della ditta  Agolio Callisto…”.  E ancora, sul mensile, la foto storica  per i trasporti pubblici della città dei Doria. “Il 18 settembre 1937 con l’inaugurazione della linea di autocorriera Loano – Bagnasco. L’autobus era limitato per affrontare  gli stretti tornanti dei Giovetti.  L’autista era Nunzio Oddone, poi Giorgio Agolio, il papà ed il più giovane della famiglia Italo“.

Festa della prima Comunione di Giorgio Agolio: (primi anni ’30) il fratello Italo, la sorella Silvia, con Caterina Tiberti in Agolio , Callisto e Grazia Carmela Calì

Un filone storico approfondito, nel 2008, dal libro Le Autolinee della Riviera (fratelli Frilli editori, 287 pagine, molte immagini) scritto da Corrado Bozzano (Genova), Paolo Mussapp (Finale Ligure) e Marcello Tarditi.  La storia illustrata del trasporto pubblico su strada nel ponente savonese.  Libro che non pare abbia avuto molta eco e diffusione, eppure merita di essere letto per le molte testimonianze e per chi è interessato a mantenere viva la conoscenza del nostro territorio, le sue radici, l’evolversi dei tempi, della struttura sociale dei trasporti su strada.

Una quindicina di pagine sono riservate al ‘capitolo Agolio’ che operava su un vasto territorio, dal basso cuneese al ponente savonese. Parla del successo e dell’intuizione del precursore, Callisto che ha avuto i natali a Pontedecimo nel 1890.  Primo lavoro : viaggi in autocarro di merci sbarcate dai piroscafi nel porto di Savona. Poi Callisto si trasferì a Bardineto interessato alla produzione di barite (biacca) ed alla commercializzazione oltre i confini del paese.  Nel 1934  fece un accordo con un’ altra famiglia storica nei trasporti ponentini, la Società Fratelli Bollorino  che gestiva la linea  Loano, Borghetto, Ceriale, Albenga. In quegli anni  viaggiava con autolinea anche Giuseppe Panizza, cerialese, classe 1897. C’era una terza famiglia di ‘autolinee’, i Balestrino. La ditta iniziò negli anni ’50 con noleggio di bus ed auto con conducente. La figura di spicco era Giovanni Balestrino. Seguì la trasformazione in Sap con una flotta di autobus.

Torniamo ai tempi di Callisto Agolio,  trasformò il servizio stagionale, tra Loano e l’alta Valle Bormida, in annuale. Era il 1934. Due corse al giorno con un Fiat 618 di 14 posti, carrozzeria in legno. Sostituito da un secondo di 22 posti proveniente dalla ‘fabbrica’  Briano & Astengo di Altare.  Nel settembre 1937  fu inaugurato ed esteso il collegamento Finale, Pietra, Loano, Bagnasco che si snodava  sul  difficile colle dei Giovetti e rese necessario un terzo acquisto, un altro Fiat 618  carrozzato dalla Conta di Torino.  L’intraprendenza, nonostante gli anni post bellici, con alti e bassi, spinse l’ormai affermata azienda Agolio a chiedere licenze di autonoleggio a Bardineto (auto più pullman per gite turistiche).   A Milano  fu comprato  un Lancia Zeta da 28 posti, rosso fiammante.  Seguì il periodo del trasferimento delle licenze a Loano (era il 1950).  Si  estese il servizio di linea a Giustenice, a Ceva, e toccò la frazione Verzi. La presenza dei figli, la collaborazione preziosa della figlia, portò  a sviluppare ulteriormente i pullman turistici grazie al boom del settore.  Finché l’asticella socio economica, i cambiamenti, hanno determinato le prime serie avvisaglie  di crisi del trasporto pubblico. Gli imprenditori del ramo, uno dopo l’altro, finirono per gettare la spugna,  di fronte all’avanzare di società pubbliche, presto afflitte da ‘cronici’ disavanzi, buchi di bilancio pagati dai contribuenti.  Agli inizi degli anni ’70 il ‘marchio Agolio‘ ammaina la bandiera  della linea oltre  Giovo. Fino al 1978 mantengono i collegamenti Loano, Giustenice, Verzi.  Infine subentra la Sar  pubblica (1979) dell’allora presidente Marco Lengueglia che rileva la linea Agolio rimasta nel frattempo a Silvia (oggi non più in vita) e Italo Agolio. Hanno rispettivamente due figli:  Luigi che con passione e competenza manda avanti da solo un’autofficina e Carlo Briozzo, impiegato Cia di Albenga e milite veterano della Croce Rossa di Loano.

Giorgio Agolio con una delle prime vetture di autonoleggio della ditta di famiglia

Il cuore e la mente di Giorgio erano rimasti  in corriera, ma parlava spesso e volentieri della sua esperienza militare (1943). Era stato autista e si occupava della meccanica. Ricordava il fuggi fuggi  del settembre ’43. Cambiava espressione del volto quando ripercorreva l’avventura di una salvezza miracolosa.  Destinato ad imbarcarsi su un piroscafo  per raggiungere le coste del Nord Africa. Lui era a Pachino (Sicilia). Per una fortunosa circostanza rimase a terra, il piroscafo affondò e Giorgio poteva testimoniare ai posteri.  Ma chi è stato il migliore amico in quel di Loano?  Domenico (U meneghu) Mongibello, trovatello, solito girare col carrettino. Compagni di leva e di solidarietà umana.

Giorgio Agolio, uomo semplice e valoroso, se n’è andato senza che la città fosse tappezzata di manifesti di partecipazione al lutto. Sui siti internet più diffusi,  sulle pagine locali, dal ‘rumorosissimo’ popolo di facebook  neanche un cenno. Assai diverso dal silenzio dignitoso, schivo che ha accompagnato il cammino dell’esimio cittadino. La sua anima riposa con i racconti di storia e l’indelebile ricordo di quanti l’hanno ammirato e gli hanno voluto bene.

Caro Giorgio, prima o poi arriveremo tutti in quel mondo ‘misterioso’, e silenzioso, ti porteremo le due ultime biciclette da bambini che non hai avuto il tempo, da creativo quale eri, di trasformare in risciò. Lassù, invece, avremo di fronte un’eternità, speriamo sia quella dei giusti. Vicino e insieme ai nostri cari. Su questa terra non ti incontreremo più !

Luciano Corrado

IL LIBRO DI STORIA CON ALCUNE PAGINE DELL’AZIENDA AGOLIO

L.Corrado

L.Corrado

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