Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Borghetto S.Spirito/ Una riflessione sul canone delle spiagge

La voce circolava da molto tempo: le spiagge verranno messe all’asta. Un bene demaniale, dello Stato, di tutti quindi, poteva essere venduto al miglior offerente, per sanare, in minima parte, i buchi del debito pubblico.

Chi era d’accordo e chi no (tra cui il sottoscritto). Su tale argomento aveva iniziato la manfrina il ministro Tremonti nella legislatura 2001/2006 e contro tale decisione si erano levati gli scudi del centrosinistra (mentre faceva finta di essere all’opposizione), scandalizzato da una simile proposta. Ora il governo delle “Larghe Intese” che, non si capisce bene perché (o meglio si capisce benissimo) ha stinto il rosso delle sinistre fino al bianco democristiano, ha tentato di riproporlo, ma, forse dopo i sondaggi, che qualche volta servono, ha eseguito una bella marcia indietro scodellando, però, la proroga delle concessioni demaniali ai bagni marini per trent’anni. Alla cifra dei canoni attuali, più il 10% di imposta regionale.

Per il prossimo futuro pare che la Regione voglia portare l’imposta al 100% e che lo Stato, finalmente, voglia aumentare i canoni delle concessioni.

Apriti cielo!

Gli scudi, questa volta, li hanno alzati i concessionari delle spiagge che protestano e chiedono equità (?). Anche se “la legge italiana fin dal 2003 …aveva previsto l’adeguamento dei canoni demaniali, cioè del loro aumento: peccato che il relativo decreto attuativo non sia mai arrivato. Questo significa che in dieci anni….lo Stato ha rinunciato a incassare circa cinque miliardi di euro…” (Marco Palombi – Il Fatto quotidiano del 13/11/2013).

“I balneari, (dice Angelo Bonelli, presidente dei Verdi, sempre nell’articolo di Marco Palombi), però sono una potenza economica con una provata capacità di influenza sulla politica. Il risultato è il seguente: l’erario rinuncia a parecchi soldi realizzando di fatto un trasferimento di ricchezza collettiva all’imprenditoria privata….In Italia esistono circa 30.000 concessioni legate a 15.000 stabilimenti balneari che insistono su 600 comuni marittimi. Il tutto è avvenuto senza alcuna gara di
evidenza pubblica. Le concessioni si sono trasferite nel corso degli anni da padre in figlio o vendute attraverso la creazione di società di gestione di servizi. Una monarchia.”

Ma quanto costa questo giochetto alle casse dello Stato?

Lo Stato ha incassato: “…102 milioni di euro nel 2012, mentre nel 2010/2011 circa 90 milioni di euro e gli anni precedenti la metà. In sintesi lo Stato incassa 3.400 euro a concessione, mentre gli incassi che gli stabilimenti balneari realizzano ogni anno in Italia si aggirano sui 10 miliardi di euro, anche se i ricavi ufficiali parlano di 2 miliardi di euro” .

A tale proposito riportiamo l’esempio illustre citato da Marco Palombi nel suo articolo:

“..il Twiga, stabilimento balneare di Flavio Briatore e Daniela Santanchè a Marina di Pietrasanta, per dire, paga 8.000 euro l’anno e a bilancio 2012 registra un fatturato di circa quattro milioni di euro e utili per quasi 400 mila.”

Anche in Liguria si trema all’idea degli aumenti dei canoni demaniali e la categoria dei Bagni Marini scende in campo con il suo presidente regionale, Enrico SCHIAPPAPIETRA che, nell’articolo de IL SECOLO XIX del 15/11/2013 di Gianluca CANCELLI, spiega la loro linea di difesa che raggiunge notevoli vette di facciatostaggine quando serenamente asserisce:

“Se poi i canoni demaniali stabiliti dalla legge 494 del 1984 e poi oggetto ogni anno della rivalutazione Istat sono troppo bassi, non è certo colpa nostra.”

Anche se affermando ciò il Presidente SCHIAPPAPIETRA non dimostra di essere dotato di un alto senso dello Stato, in un certo senso non ha torto: la colpa non è tutta dei concessionari. Se ne hanno una è quella di non aver mai insistito, negli anni addietro, per una ragionevole e graduale revisione dei canoni ed ora che questi potrebbero essere adeguati ad una più logica ed equa imposizione, scoppia il panico e si alzano le grida contro l’iniquità dello Stato.

Silvestro Pampolini

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S.Pampolini

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