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Caffeina per restare svegli / Licalzi, Altamura e 20 anni di transfughi nel Psi savonese

A nostro parere, ripercorrendo le vicende di questi ultimi vent’anni del PSI savonese, un remake noioso e ripetitivo, ovviamente scherzando e ridendo (lo specifichiamo per chi non intende o è permaloso per Dna), quindi senza alcunché di malevolo, sarebbe opportuno una visita specialistica antropologica, sociologica e magari anche psichiatrica, oppure in alternativa un salto a Lourdes.
IL MALE OSCURO DEI SOCIALISTI SAVONESI
sulla nostra strada, falsi amici e sopratutto veri nemici
Sembra quasi che i socialisti savonesi, nello specifico il PSI, godano da matti a martellarsi le palle, evidentemente un piacere sconosciuto a noi compagni normalmente virili e probabilmente meno raffinati.
Non conosciamo, e sarebbe oltremodo interessante quanto correttamente dovuto, le ragioni per le quali Pietro Licalzi ha rassegnato bruscamente le dimissioni da segretario provinciale PSI Savona e oltre tutto, come riferito da alcuni blog locali, traslocato nel PD.
A nostro parere, ripercorrendo le vicende di questi ultimi vent’anni del PSI savonese, un remake noioso e ripetitivo, ovviamente scherzando e ridendo (lo specifichiamo per chi non intende o è permaloso per dna), quindi senza alcunchè di malevolo, sarebbe opportuno una visita specialistica antropologica, sociologica e magari anche psichiatrica, oppure in alternativa un salto a Lourdes.
E’ già difficile essere socialisti, oggi, nel conclave della politica inquinata italiana, essere poi socialiti savonesi è come configurarsi dei peones.
Eppure, come dice Sergio Altamura, voce storica, anche lui transfugo con un numeroso gruppo di compagni dal PSI, confluiti in ‘Futuro è Socialismo’, a Savona i socialisti ci sono è il partito che è assente; in effetti è così, nell’attuale concreto, con risorse economiche al lumicino, senza più una sede operativa se pure momentaneamente, senza un programma e una strategia nell’immediato, nessuno entusiamo e visione del futuro.
Solo, e sempre, ‘i soliti quattro dell’Ave Maria’, abbarbicati alle loro scrivanie e il cui perimetro è l’unico orizzonte, oltre, il nulla e il disinteresse.
Con Pietro Licalzi, Franco Costantino vice segretario e qualche altro giovane, ci si era illusi di uscire dalle catacombe cercando di voltare pagina riproponendosi in modo adeguato ai tempi di oggi: evidentemente è mancata la voglia, la capacità di una analisi critica approfondita.
L’imminente congresso provinciale, presumibilmente convocato per metà novembre, speriamo porti chiarezza e coraggiose scelte, non la solita manfrina volta a resuscitare personaggi facenti ormai parte, volenti o non, del  museo delle cere, illusioni e rimembranze capaci soltanto di accelerare la fine irreversibile del partito: quei pochi compagni rimasti, ancor malati o allocati, fuggirebbero a gambe levate.
Comunque, in questo bailamme politico italiano, in questa decadenza morale nella quale si sta consumando barbaramente una Repubblica, dove una casta ingorda è incapace prova disperatamente a sopravvivere a se stessa aggrappandosi agli ultimi vagiti, il PSI è l’unico partito con una valenza storica credibile: al di là di ‘tangentopoli’ (oggi appurato come una finta soluzione mediatica giudiziaria appoggiata dal partito dei post comunisti) in ogni caso meno grave di quanto ogni giorno si palesa e siamo costretti a subire da una parte inetta e trasbordante dell’attuale classe politica.
Già Lenin diceva che ‘di valido resta solo il socialismo con il suo riformismo dinamico’.
A questo punto non resta che sperare in un sussulto delle coscienze per porre termine all’odioso giochetto di ‘far finta di voler cambiare per poi nulla cambiare’.
Solo così il socialismo, i socialisti savonesi, potranno erigersi a forza democratica liberale, credibile e rispettata: se ciò non avverrà, se ancora continueremo a far prevalere i particolarismi, i vecchi sotterfugi, l’ingordigia per accaparrasi le briciole che il PD elargisce a mo’ di elemosina, ebbene, allora rassegniamoci ad essere vassalli di falsi amici e sopratutto veri nemici.
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G.Gigliotti

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