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Quei retroscena al liceo Grassi di Savona. E il consiglio di classe ? Urge lezione di diritto

Continua la bufera sul liceo scientifico “Orazio Grassi” di Savona. Dopo la sentenza del TAR ligure dello scorso marzo sul caso di Andrea Giudici – la studentessa si era rivolta al Tribunale amministrativo contro la mancata ammissione alla maturità nel 2012 – è arrivata la notizia che la Procura della Repubblica ha aperto un fascicolo iscrivendo nel registro degli indagati la professoressa di matematica e fisica Daniela Delfino con l’accusa di “atti persecutori” e i dirigenti dell’Ufficio Scolastico Regionale e Provinciale nonché l Dirigente Scolastico del liceo savonese per omissione d’atti d’ufficio. L’apertura del fascicolo è in relazione alla denuncia presentata dalla giovane savonese contro Delfino mentre i tre dirigenti sono indagati nell’ipotesi di non aver fornito all’avvocato Gianluca Borghi, legale della studentessa, copia dei documenti attestanti le valutazioni dei compagni di classe della ragazza e i fascicoli di servizio della professoressa di matematica e fisica: accuse tutte da dimostrare ma che, se confermate, getterebbero un’ombra inquietante sulla docente e sull’istituto di via Corridoni.

Già la sentenza di marzo era stata dirompente: i giudici amministrativi savonesi, infatti, nel riconoscere le ragioni di Giudici si erano espressi in termini assai poco lusinghieri nei confronti della commissione di maturità, del consiglio della classe quinta A e, soprattutto, di Delfino (l’unica insegnante ad aver attribuito voti pesantemente negativi alla studentessa) che, secondo la seconda sezione del TAR ligure avrebbe manifestato “un ethos didattico non pertinente al compito svolto” e avrebbe operato “secondo modalità foriere di pregiudizi per la salute psichica” degli allievi a lei affidati.

http://trucioli.it/2013/03/29/savona-vessazione-della-studentessa-nuovi-retroscena-e-interrogativi/

La ragazza, ammessa augualmente l’esame grazie ad un ricorso al TAR, aveva poi dovuto ripetere l’anno nonostante la Commissione d’esame, dopo essersi dapprima rifiutata di valutare le prove, avesse espresso un giudizio negativo con una fretta negativamente rimarcata dagli stessi magistrati (“una “sterile e asfittica visione corporativistica ha fatto premio sull’equanimità del giudizio”). La decisione del Tribunale Amministrativo di far sostenere nuovamente l’esame a Giudici (che si è diplomata nel luglio di quest’anno) era stata dettata da ragioni di buon senso (“l’annullamento retroattivo degli atti impugnati non gioverebbe alla ricorrente” visto il ritardo con cui è arrivata la sentenza) ma nella sostanza i giudici amministrativi le hanno dato pienamente ragione, censurando pesantemente la docente e confermando, in pratica, le risultanze di una relazione di Agostino Pittaluga, ispettore del MIUR, presentata all’Ufficio Regionale nel gennaio scorso., che faceva seguito a rilievi di analoga natura dell’allora preside del liceo Gabriella Viganego.

Ora è arrivata anche la querela da parte di Giudici che si ritiene “gravemente lesa nei propri diritti – si legge nella denuncia – dalla condotta nei suoi confronti tenuta dalla propria insegnante di fisica e matematica”. Sarà la polizia giudiziaria a verificare se le gravi ipotesi sono confermate o meno dalla realtà, anche per le eventuali conseguenze disciplinari, secondo quanto dispone l’art. 66-sexies del Testo Unico sul pubblico impiego , indirettamente richiamato dal codice di comportamento dei dipendenti pubblici entrato in vigoreil 19 giugno (“La condanna della pubblica amministrazione al risarcimento del danno derivante dalla violazione, da parte del lavoratore dipendente, degli obblighi concernenti la prestazione lavorativa, stabiliti da norme legislative o regolamentari, dal contratto collettivo o individuale, da atti e provvedimenti dell’amministrazione di appartenenza o dai codici di comportamento di cui all’articolo 54, comporta l’applicazione nei suoi confronti, ove già non ricorrano i presupposti per l’applicazione di un’altra sanzione disciplinare, della sospensione dal servizio con privazione della retribuzione da un minimo di tre giorni fino ad un massimo di tre mesi, in proporzione all’entità del risarcimento”): in base all’art.55 ter dello stesso decreto legislativo, infatti, la sospensione può essere comminata solo dopo la conclusione del procedimento penale.

La professoressa Delfino (rimane ad oggi una semplice indagata) risulta sempre in servizio nella classe terminale della sezione A dell’istituto savonese. Intanto è alle porte la richiesta di risarcimento danni, “autorizzata” tra le righe dal TAR ligure nella sentenza di marzo, e ora il caso assume rilevanza anche penale. Il comportamento del consiglio della classe di Giudici era già stato ulteriormente stigmatizzato dal TAR perchè i docenti si erano rifiutati di attribuire alla studentessa il credito scolastico relativo all’ultimo anno, disattendendo un’ordinanza cautelare dello stesso tribunale. Una grossolana mancanza di cui qualsiasi studente con una minima conoscenza in materia avrebbe potuto facilmente prevedere l’esito e che pone in ulteriore rilievo la necessità di reintrodurre le discipline giuridiche ed economiche, a tutti i livelli, nei licei italiani: tra l’altro, qualsiasi docente di diritto presente nel consiglio di classe avrebbe fatto rilevare un errore così marchiano e avrebbe così evitato alla scuola una pubblicità decisamente poco gradita.

Massimo Macciò


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