Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Don Dani: No alle processioni come passerella

Preghiera, raccoglimento, meditazione. Non fanno parte dei Comandamenti divini, sono tre semplici regole che ogni buon cristiano dovrebbe osservare quando varca la ‘casa del Signore’. Lo fanno i mussulmani (moschee), gli ebrei (sinagoghe). Per i credenti, i praticanti, poi ci sono altri doveri legati al ‘silenzio’ da rispettare quando assistono alla Santa Messa, al Vespro, alla celebrazione di un battesimo, matrimonio, funerale. Cosa accade, invece, con una deriva continua, da qualche decennio a questa parte. Le persone coerenti e rispettose  sono una netta minoranza. Non è più di moda il raccoglimento, il rispetto del luogo sacro. Lasciamo perdere l’abbigliamento (che resiste solo tra i cattolici in paesi del nord e centro europa a maggioranza protestante), dimentichiamo il capo coperto per secoli in uso dalle donne.  Su tutti c’è lo scandalo indecoroso delle processioni trasformate in penosi ‘caroselli’ vocianti, esibizionisti e per tanti passerella, tra risate, saluti, spettacolari distrazioni.

Un sacerdote, parroco nell’imperiese, don Antonello Dani, non ci interessa in questa sede se appartenga a quel nucleo anticonciliare che ha conquistato la maggioranza del clero della tormentata (da un punto di vista episcopale e sacerdotale)  diocesi di Albenga- Imperia. Non siamo qui per difendere o attaccare chi ha scelto la vita sacerdotale e la esercita, a volte bene, a volte male, e che non manca in alcuni casi proprio di fare appello al buon comportamento durante le processioni.

Ci appelliamo unicamente ai cittadini credenti, a quanti forse senza rendersene conto sono entrati a far parte di un mondo assai ben descritto da un pastore, quale è don Dani. Ecco perchè riprendiamo, pubblicandolo, l’articolo comparso su Rivisto di ottobre, il settimanale diffuso gratuitamente nel ponente savonese, nell’imperiese ed il suo entroterra.  Una ‘denuncia’ che meriterebbe la prima pagina.  Eppure in questi secoli di disgregazione galoppante, non fa più notizia. Molti tacciono e si adeguano. Ma a ribellarci, a ricordarci i  doveri del cristiano saremo una minoranza, non certo disposta a rinnegare alcuni principi. Per questo grazie, don Antonello.

L’ARTICOLO PUBBLICATO A PAGINA 16 DI RIVISTO DIRETTO DA DANIELE LA CORTE 

 

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