Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Albenga/ ‘Gente IN Liguria’: la straordinaria Rosetta Rota, moglie di Flaiano. Amica di artisti e di Loano. Eredita la città di Lugano

Ho conosciuto Rosetta Rota nel 1998. Venuta ad Albenga, dalla Svizzera, si trovava ricoverata, per essere operata agli occhi, nell’Ospedale di Nostra Signora della Misericordia, eccellenza nostra! Mi era stata raccomandata da un volontario AVO, l’avvocato Filippo Basso, dicendomi che vi era una signora nel reparto oftalmico col desiderio di incontrare qualcuno che amasse i libri. Andai trepidante non sapendo chi fosse!!
Rosetta Rota Flaiano con il marito Ennio, a Venezia, nel 1972

Era una signora piccolina, magra, ma col carattere deciso e molto sola. Incominciai a prendere coraggio presentandomi  come libraio e gran lettore.

Mi chiese chi avevo conosciuto degli intellettuali italiani. Questa fu la prima domanda. Risposi citandone alcuni, tra cui Giulio Einaudi, Umberto Eco, Norberto Bobbio, Rosetta Loy, Paolo Boringhieri, Roberto Cerati, Sebastiano Vassalli, Lalla Romano, Mario Rigoni Stern, Dacia Maraini,Camilla Salvago Raggi e Marcello Venturi, Marisa Madieri e Claudio Magris e poi ancora tanti altri più giovani.
Lei allora si presentò:”Mi chiamo Rosetta Rota sono la sorella del musicista Nino e ho insegnato fisica all’Università di Napoli“.
Le dissi il mio disperato odio per la fisica e che per colpa di essa rimasi bocciato all’esame di maturità.
Diventammo amici.
Mi confidò che fu a Roma tra i “ragazzi di via Panisperna” con Majorana, Fermi, Rasetti, Segrè, Amaldi, Pontecorvo. Anzi mi confidò un suo amore per….(non posso svelarlo).
Il professor Corbino nel Regio Istituto di fisica dell’Università di Roma aveva amalgamato  un gruppo di giovanissimi quasi tutti uomini, Rosetta era  unica in quel universo di maschi. Quando per le leggi raziali si dispersero, chi fuggendo in America, chi in Russia, chi in altre parti (il suo amore andò in Francia), lei si ritrovò in via Panisperna sola. Prese tutti gli appunti e i documenti dei “ragazzi” e li nascose in un grosso armadio presso la sua famiglia. Portò via  quel prezioso materiale fatto di appunti, studi, ricerche, scoperte di tutto il gruppo, sapendo che era fondamentale per il futuro della scienza.
Ma successe che nel frattempo si innamorò di un aitante abruzzese, Ennio Flaiano e nel 1940 lo sposò. Purtroppo questo uomo fu possessivo e gelosissimo nei suoi riguardi e, avendo saputo che lei era stata innamorata, corrisposta, negli anni addietro, da uno dei “ragazzi”, la costrinse, pazzamente, a bruciare tutto il materiale.
Questa fu l’unica cosa che non perdonò mai a Flaiano. Nel 1942 ebbero una figlia Luisa detta Lelé che presto s’ammalò e con essa si trasferì in Svizzera per curarla e Lugano divenne la sua città dove rimase fino al 2003, l’anno della sua morte.Con Ennio avevano una casa ad Ostia, dove spesso andava.
Qui conobbe una signora di Loano ovvero Maura Chinazzi, agente teatrale, che le fu vicina molto negli ultimi anni  e che governava i diritti d’autore di suo marito, ormai morto nel 1972, riguardo le opere da portare in teatro.
Rosetta non interferì nel lavoro del marito, diventato famoso nel frattempo sia per i libri, sia per il teatro, sia per il cinema,sopportò le sue tante avventure, ne soffrì, ma il suo dolore più grande, oltre la malattia della figlia, fu la rinuncia al patrimonio lasciatogli dai “ragazzi“. Ospite della Chinazzi nella sua convalescenza dopo l’intervento nell’ospedale di Albenga, io, conoscendo Maura, fui spesso ospite.Qui si riunivano, dopo le recite a Borgio Verezzi nell’estate, gli attori per passare ore piacevoli come Anna Maestri, Corrado Pani, Lea Massari e molti altri.
Successivamente  tornò  a Loano soggiornando al Gran Hotel Garden Lido, dove passai alcuni pomeriggi chiacchierando e ricevendo molte confidenze, tra cui quella di lasciare nulla all’Italia ingrata e infatti i tanti disegni, in suo possesso, di Federico Fellini finirono, alla sua morte, nel 2003 , alla città di Lugano come tutto il fondo Flaiano.
L’anno prima era mancata la figlia Lelé. Avevamo di frequente lunghe telefonate e Lei era serena che fosse morta prima perchè il suo cruccio era grande. Spesso pensava di cosa ne sarebbe stata di Luisa, dopo di lei.
Alla morte di Rosetta, lo scritto,più toccante, per ricordarla, fu quello di Giulia Massari.
Rimangono di lei una lunga confessione registrata inedita.
Altre memorie restano in me.
Gerry Delfino
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G. Delfino

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