Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Alassio è più ‘povera’ senza Maria Teresa

Maria Teresa Verda per decenni dietro le quinte della famiglia Balzola. Le istituzioni si sono doverosamente ricordate di due persone valide e benemerite nel contesto socio-economico-turistico. Il marito Rinaldo e l’amatissimo figlio Pasquale. A lei, allergica alle ‘passerelle’ e al ‘palcoscenico’, restava l’amore di moglie, mamma, nonna. L’intransigenza della dignità e il segreto di sentirsi coprotagonista della fortuna e della gloria del ‘marchio Balzola‘. Ma è Alassio che si ritrova più povera, moralmente ed umanamente, in quel suo tessuto corroso dallo sfascio di molti ideali. E’ partita per sempre la donna laboriosa e onesta, da sette decenni sulla plancia di comando di un’azienda. Ha abbracciato 150 anni di storia. Cara Maria Teresa, ti salutiamo chiedendo scusa per non essere stati capaci a smuovere le coscienze al Comune di Alassio, alla Camera di Commercio (due istituzioni) che ti hanno sempre dimenticato, ignorato. In buona fede, pensiamo, non per questo giustificabili.

Maria Teresa Verda Balzola, per 70 anni, alla cassa del bar- pasticceria di famiglia (Silvio Fasano)

Non è la prima volta che ricordando valorosi cittadini passati ad altra vita scriviamo: virtù e meriti devono essere apprezzati, valorizzati da vivi e non ‘celebrati’ da morti. In una circostanza-ricorrenza abbiamo rimarcato che l’istituzione provinciale della Camera di Commercio, almeno con i suoi ultimi  presidenti Giancarlo Grasso (longevo nella carica) e Luciano Pasquale, forse con i più diretti collaboratori, avevano perso un’occasione ideale per mandare un messaggio di testimonianza alla meritocrazia. Invece neppure una targa per l’artigiana-esercente Maria Teresa Verda che ha concluso il suo lungo e glorioso cammino con 70 anni di attività commerciale sulle spalle. E tanto meno, nella sua amata città, hanno pensato al riconoscimento dell”Alassino d’Oro“, consegnato – abbiamo già rilevato in passato – a cittadini (residenti e non) meritevoli, ma anche a personaggi che, secondo le stesse istituzioni democratiche, erano stati coinvolti in procedimenti penali di un certo spessore e gravità. Oppure ‘assolti’ per prescrizione. Motivi di opportunità avrebbero consigliato una maggiore cautela, sensibilità e rispetto verso la cultura della legalità. Ad Alassio, purtroppo, anche le ‘pietre’ raccontano la putrefazione morale della cosa pubblica, il sopravvento del denaro e dell’affarismo, della endemica corruzione ambientale. Non si parli, per favore, di verità giudiziarie. Gli idealisti e gli onesti in questa cittadina ‘baciata dalla natura’ e dal benessere, da decenni sono perdenti e rassegnati.

Dobbiamo ammetterlo, Maria Teresa, nella sua integrità poco avvezza al degrado, non gradirebbe essere tirata in ballo in questa retrospettiva di avvenimenti, ma è un dovere di cronaca. Raccontare fatti accaduti  non è un’opinion. Non sta a noi trarre le conclusioni. Ognuno faccia la sua parte, grande o piccola che sia. Verso questa famiglia crediamo di aver svolto, con tutti i limiti professionali, un impegno al servizio dell’informazione. Nel corso di 46 anni di giornalismo locale.

Maria Teresa, devota e cristiana, ha messo in pratica il Vangelo o la sua essenza, sposandosi nel 1941, aveva 20 anni. Fino al 2011 è rimasta ininterrottamente in attività. Poche ferie, rari pranzi di gala a fianco del marito che ha ricoperto importanti cariche nell’ambito della Confcommercio-pubblici esercizi.  All’azienda di Soggiorno. E nell’Associazione dei Lions Club.   Commendatore della Repubblica Italiana.

Quando Maria Teresa Balzola era impegnato nel laboratorio di pasticceria di Alassio (Silvio Fasano)

Maria Teresa perse, tra Cervo e San Bartolomeo,  l’unico fratello di 35 anni, militare del battaglione San Marco. Lei che aveva vissuto abbracciando 150 anni di ricordi “Balzola”, conoscendo il papà del nonno fondatore ed ha visto nascere Benedetta, quinta generazione “Balzola“. Un carattere forte, deciso, educato, poco malleabile ai compromessi. Lei che era  ora il ‘faro’ nel laboratorio, ora alla cassa dell’unico locale ‘storico’ del ponente ligure. Ha iniziato il  suo declino psicofisico con l’avvento della malattia del figlio Pasquale.  Poi il tracollo dopo la scomparsa (gennaio 2013).

Ha rifiutato di vederlo per l’ultima volta nel feretro. Voleva ricordarlo sorridente e gioioso. Certo, non si cancellano con un colpo di spugna amarezze, dispiaceri. Con Pasquale aveva perso il ‘credo della speranza’, ultima morire anche nei momenti più tristi e drammatici. Via Pasquale, via mamma Maria Teresa che era rimasta lucida fino all’ultimo, così come quando nel 2002 arrivò l’euro e lei, alla cassa, non ebbe la minima difficoltà, nonostante i suoi 82 anni.  Si era invece spezzata, dopo il dramma di Pasquale, la voglia di vivere, la forte fibra si dissolveva giorno dopo giorno. La lunghissima simbiosi si era interrotta. Fino al punto di rifiutare il cibo.

Maria Teresa ci ha lasciato raggiungendo Rinaldo e Pasquale, ma anche coetanei ai quali era particolarmente affezionata; il compianto ed illustre concittadino, amico prof. Tommaso Schivo, insegnante, il Campione della seguitissima trasmissione ‘Campanile Sera’ di Mike Bongiorno.  Regalò (anni ’60) gli onori ad Albenga (concorrente), con migliaia di telespettatori che di settimana in settimana tifavano e si mobilitavano  per assistere alla sfida.

Toccherà al primogenito, Rinaldo Balzola, ai fratelli e sorelle Valentina, Carlo Maria, Maria Teresa; ai nipotini Carlotta, Nicolò, Martina e Benedetta non tradire l’eredità morale, gli insegnamenti, la coerenza di chi ‘riposa’ nella tomba di famiglia. Affrontare le sfide, mantenendo saldo il valore inestimabile della coesione. Difendendo l’orgoglio di una storia luminosa da tramandare e di buon esempio. Non è un caso se di mamme Teresa, con 70 anni dietro il banco  di lavoro, non ne abbiamo conosciute molte altre. Donne eccezionali. Ha chiuso gli occhi con un desiderio: quella piazzetta che tanto ha dato alla nomea di Alassio nel mondo (oggi il Muretto, ieri il caffè Roma, la Capannina, Villa Romana) vederla intitolata ai suoi cari Rinaldo e Pasquale.

Aggiungiamo che sarebbe un segnale concreto di incoraggiamento, stimolo, ai titolari di attività commerciali, alberghiere, artigianali che tramandano di padre in figlio, per generazioni, il timone  dell’azienda al servizio della società, del turismo, dell’ospitalità, meglio se con la O maiuscola. Mosche bianche appunto.

L.Cor.

UN ARTICOLO CHE SCRISSE IL 6 DICEMBRE 2008 PASQUALE BALZOLA

DAL TITOLO: IO IMPRENDITORE OTTIMISTA E IL BENGODI DEI FIGLI DI PAPA’

Erano gli anni ’50. Alassio regina del turismo, ma anche del primo caffè concerto all’aperto in Italia. Il Balzola di piazza Matteotti poi obbligato a chiudere

L.Corrado

L.Corrado

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