Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Carcare, stangata sulle ‘lampade’ votive del camposanto? Raddoppio

Il costo del canone annuo delle lampade cimiteriali, a Carcare, è stato raddoppiato? Il competente ufficio comunale assicura di non aver notizie e non aver dato pareri. Anche se , precisa, il Comune può assumere una delibera senza chiedere alcunché. Sono circa un migliaio, forse più, forse meno. L’ente locale incassa di agio annuale 7.500 euro. Sta di fatto che abbiamo di fronte un conte corrente postale (codice cliente mai mutato dal 1995)  in cui entro il 15 luglio bisogna versare  euro 65,60. Anzichè  32,80 pagati nel 2012,  31,20 nel 2011 e cosi via. Insomma dall’adeguamento Istat si passati alla stangata. “Forse si è trattato di un errore – si affrettano a spiegare in Comune -, è la prima e unica lamentela. In passato ci sono stati dei casi, ma rettificati”.

In effetti sarebbe sbagliato gridare subito al lupo. Anche se nella già ‘rossa’ Carcare qualche personaggio che ha navigato nel governo cittadino e dintorni non era forse il massimo della trasparenza, competenze a parte.   Accade proprio in questi giorni quando si alternano notizie confortanti.Leggi l’arrivo della Noberasco di Albenga, la maggiore azienda  industriale, più seria nei fatti, che  possa vantare questa provincia. Si tratta una società famigliare mai attratta dai profitti e dalle nebbie immobiliari . La seconda assai inopportuna, visto proprio in momento di crisi economica e di posti di lavoro. Il dramma di tante famiglie meno fortunate o se volete sfortunate.  Vale a dire l’annuncio che il ‘focoso’ sindaco e assessori si sono adeguati le prebende della politica. Per il primo cittadino 2.370 euro lorde al mese, il suo vice 1.185, mentre agli assessori a tempo pieno 1.066 euro.

Noi, ci perdonino i lettori, siamo rimasti all’antica. Chi sceglie di fare il pubblico amministratore, di sedere sullo scranno più alto di quella che dovrebbe sempre essere una ‘casa di vetro’, lo deve fare con spirito di servizio senza stipendi e semmai il rimborso solo delle spese di rappresentanza. Così andava avanti l’Italia, soprattutto al Nord, quando viveva il suo miracolo economico. Ma anche ai tempi nefasti (per la guerra e la dittatura) del fascismo. Il podestà era di solito il più benestante e stimato del paese. Seppure non di nomina popolare.

Intanto bisogna segnalare che nel sito ufficiale del Comune per la competenza della ‘gestione servizio lampade votive ‘ era indicato fino al primo pomeriggio di giovedì 18 luglio (poi è scomparso!)  la ‘ragioneria e l’economato’ diretto da Emanuela Tortarolo, assente, ci è stato detto al telefono.  “Non siamo noi competenti – la risposta – ma l’ufficio ambiente ed igiene urbana diretto da Silvano Nervi che al mattino era per lavoro a Savona” e nel pomeriggio  ha garantito che a lui non risultavano aumenti, dispostissimo a segnalare il caso alla ditta.

Il dossier – forse non è il termine appropriato – lampade votive vede oggi come controparte la ditta Viarengo Srl (impianti elettrici-votivi)  con sede ad Asti in viale Don Bianco.  Ha assorbito, nel dicembre 2007, la ditta Lusardi Sas. Con la Viarengo c’è stato, in passato, un incontro in Comune garantendo  che avrebbero mantenuto le ‘tariffe’  nonostante il costo luce continuava a lievitare. L’adeguamento annuale Istat, insomma, pare bastasse.  E ancora c’è l’articolo 16 del capitolato d’appalto in cui è prescritto il divieto di variare i prezzi finali o aggiungere altre voci. Il contratto scadrà nel 2017.

Ma nel 2010 risulta una corrispondenza tra ditta e Comune in cui si affronta il tema adeguamento tariffe e si parla di un incremento del 19 per cento.  Gli impiegati informano il contribuente che i rapporti non siano dei migliori con la ditta in questione.  Forse colpa  del fatto che i contratti sono a lunga scadenza e gli adeguamenti,  causa aumenti, sembra difficile ipotizzarli.

Non sappiamo cosa succede in altre realtà. Possiamo tuttavia fare qualche piccolo esempio. Il Comune di Mendatica, in provincia di Imperia, per una lampada fa pagare da 4 anni, 15 euro, 30 per due lampade, ma gestisce direttamente il servizio.

Nella necropoli di Carcare si sono moltiplicati loculi, cappelle, lampade. E’ quasi una cittadella di pari passo con l’espansione edilizia ed incremento abitativo.  Tenendo conto che nel 1990 due loculi nell’ ottavo reparto, settima fila si pagavano  un milione 428 mila e la concessione per 50 anni, un milione e 200 mila, con l’incremento dei contratti  il Comune non dovrebbe lamentarsi. C’è da osservare che nei Paesi del Centro e Nord Europa non esistono loculi, nè cappelle; solo tombe in terra, con durata massima ventennale, non rinnovabile.

Peccato che per le lampade votive, nella casse pubbliche di Carcare finiscano poco più di 7 mila euro e a nessuno, a quanto pare, sia mai venuto in mente l’assunzione diretta del servizio o comunque una radiografia degli utili prevedibili.

L.C.

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L.Corrado

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