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Savona calcio: finalmente! Niente fumo e molto arrosto

Dopo trentanove anni il Savona è tornato in serie C. Quella vera, la terza serie, non la C/2 creata alla fine degli anni ’70 e divenuta nel tempo una serie anacronistica: troppi costi, ricavi ridotti all’osso e squadre che, ogni estate, spariscono dal panorama calcistico nazionale.

Rimangono ben impresse nella memoria immagini ed episodi che resteranno indelebili.

Gol bellissimi, come quello di Virdis (sono 22 finora…) contro il Mantova, oppure Gallon nella sfida con il Renate, o ancora quello di Mannoni al Vallèe d’Aoste, domenica nel match decisivo per la conquista della promozione matematica.

Partite memorabili, vedi la vittoria in rimonta al “Bacigalupo” contro il Renate, con tre gol segnati negli ultimi cinque minuti di gioco, che hanno consentito agli Striscioni di ribaltare lo 0-2 e trasformarlo nel 3-2 finale. Oppure lo 0-2 di Alessandria, successo che mancava da 44 anni in terra piemontese, forse il match chiave nell’ intero campionato, che ha data alla squadra piena consapevolezza nei propri mezzi.

Splendide immagini di tifo e colore sugli spalti, che a molti avranno fatto andare indietro nel tempo. Quanti si saranno sentiti tornare bambini nella sfida casalinga contro l’Alessandria, con oltre 1.500 spettatori sugli spalti e larga rappresentanza ospite. Per tacere della sfida decisiva contro il Vallèe d’Aoste, quasi tremila, gradinata tutta biancoblù, tappezzata di Striscioni che venivano esibiti nei lontani anni ’80.

Questa stagione ha radici importanti. Nella guida tecnica, perché l’allenatore Ninni Corda, nato ad Alghero, ha saputo creare un gruppo coeso (in questo aiutato dalla presenza di ben otto giocatori sardi) e dedito al lavoro, riuscendo nel contempo a mantenere altissime le motivazioni della squadra, costruita in estate spendendo cifre di gran lunga inferiori ad altre compagini (vedi Pro Patria, Bassano, Venezia, Alessandria, Rimini). Ma anche nella società, ricostruita a tempo di record dopo il burrascoso fallimento della passata stagione. Il Cavalier Dellepiane si è circondato di persone serie, ben radicate nel tessuto imprenditoriale e professionale cittadino, poco propense ad apparire e molto a fare.

Ecco, forse questo è stato il vero segreto: niente fumo e molto arrosto. Poche, pochissime dichiarazioni e molti, moltissimi fatti. Che differenza rispetto al passato, quando alle frasi roboanti seguivano dopo pochi anni fallimenti dolorosi. E alla festa domenica al “Bacigalupo” nessuno ha fatto passerella: spazio ai giocatori, i veri protagonisti di un impresa sportiva destinata a entrare nella storia.

(foto di Massimo Rotondo)



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