Trucioli

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Caffeina per restare svegli/ Scrittore savonese racconta Andreotti collezionista e giornalista

Fiumi di inchiostro, ore di trasmissioni televisive e radio, eppure un savonese-scrittore ricorda uno spaccato poco conosciuto e raccontato della vita, degli hobby di Giulio Andreotti. La straordinaria collezione di francobolli dello Stato Pontificio e ancora, la raccolta di pregevoli campanelli da chierichetti per la S. Messa.  Non solo, Andreotti presidente dell’Associazione Nazionale Stampa Filatelica e Numismatica. Iscritto all’albo dei giornalisti professionisti dal 1° dicembre 1945. Era tra i più longevi.
ANDREOTTI, IL COLLEZIONISTA 
Una straordinaria raccolta di francobolli dello Stato del Pontificio (ovvio: con le Sue ‘referenze’ in Vaticano), un’altra raccolta di pregevoli campanellini (per intenderci quelli dei chierichetti a Messa) dono di amici e personalità.
Giulio Andreotti, per lunghi anni Presidente dell’ANASFEN (Associazione Nazionale Stampa Filatelica e Numismatica), autore di numerosi saggi attinenti la disciplina della filatelia come testimone della storia antica.
A un cronista curioso che gli chiedeva di quanto onerose le parcelle dei i Suoi avvocati difensori, con riferimento ai processi di accusa per mafia, assolto, rispondeva con il solito humour: ‘bravi ragazzi questi avvocati ma alquanto esosi, ho dovuto vendere la mia amata raccolta di francobolli per saldare il conto’. 
IL FILM
‘Il Ministro’  film del regista francese Pierre Schoeller, un affresco sociale a scandagliare un Paese, come l’Italia, disilluso e in crisi di identità: ‘… oggi si è instaurato uno stile politico che in realtà è un virus alieno che muta geneticamente il senso del fare: l’esercizio dello Stato non è più affidato ai servitori che, nel solco della tradizione democratica, attuino e tengano conto del contratto sociale con il popolo; oggi l’esercizio dello Stato viene svolto all’interno di un muschio narcisistico, personalistico che ne stravolge l’operato e i confini’.
Un film già visto, sempre lo stesso da cinquant’anni a questa parte.
L’ALTRA FINE DEL MONDO –
Cari Amici di Trucioli, è tempo di rottamare il vostro computer: è in arrivo, a breve, il ‘computer organico’ identificabile nel ‘brain to brain interface’, una rete di cervelli comunicanti con il pensiero.
Il progetto, elaborato dal professore Miguel Nicolelis del Duke dell’University Medical Center della North Caroline, è in fase di concretezza, comparato su due topi capaci di comunicare tra loro, scambiarsi comunucazioni compartimentali via internet, quindi anche a  grandi distanze, utilizzando due elettrodi, ‘econder’ e ‘decoder’, impiantati nella corteccia motoria.
La trasmissione dei dati avviene in tempo reale, al momento c’è solo da perfezionarne la sincronizzazione allo scopo di attivare al meglio il moto celebrale.
Non comprendiamo questi futuribili stravolgimenti tecnologici, siamo preoccupati per questa sfida tanto oscura quanto arrogante dell’uomo tendente a volersi paragonare a Dio.
(Su  www.azioneriformista.it,  in Home, nel reportage  ‘apri e dipingi’  un esempio di come ‘la tecnologia interferisca con alcune espressioni similari di natura organica’, ovviamente artificiali).
FARE SPOGLIATOIO –
e non fare ‘spogliarello’ come qualcuno si è affrettato a parafrasare in modo malizioso: che questo non è il Governo con premier Berlusconi con le belle ministre di contorno ma è il Governo Letta, che convoca tutti in abbazia, a Spinello a due passi da Siena, tanto per conoscersi l’un l’altro, infatti la prima giornata d’incontro avrà per tema ‘la felicità nel giardino coltivare e meditare’, speriamo che ne seguano altre, meno spirituali e più concrete, del tipo ‘buon raccolto e pomodori per tutti’ gli italiani‘.
I precedenti incontri, in abbazie e conventi, voluti da Romano Prodi, nel 2006 a villa San Martino vicino a Perugia e nel 2007 a Caserta, furono all’insegna della ‘sfiga’, infatti subito dopo caddero i Governi, tant’è che Beppe Fioroni ebbe a dire con sottile ironia che ‘l’abbazia va benissimo, sopratutto per chi –  intendendo il governo – potrebbe avere una breve vita terrena è importante guardare all’eternità’.
Chissà cosa ne sta pensando a proposito Giulio Andreotti, assente giustificato, in questo momento impegnato a  cercare di convincere San Pietro a proclamarlo ‘subito santo’; e quel buon uomo di Luigi Lusi ex tesoriere della Margherita che si ritrova suo malgrado e a dispetto in un altro convento sia pure a 5 stelle.
Inomma, come diceva quel Sant’Uomo di Ignazio, fondatore della Compagnia di Gesù ‘Todo modo para buscar la voluntad divina’, tutto va bene, quindi anche lo spogliatoio pur di raggiungere lo scopo.
‘GIRLFRIEND IN A COMA’  quando l’indignazione è assente –
Per noi italiani anche l’indignazione può essere demandata, i nostri partner europei ne sono ben felici e non mancano occasioni per sputtanarci.
Nello scabroso film ‘Girlfriend in a Coma’ (la fidanzata in coma), del registra inglese Bill Emmot, non ancora  presente nelle nostre sale cinematografiche, il bisturi affonda nella ignavia di noi italiani, con un preambolo introduttivo fatto di imbarazzanti disegni animati  dove si evidenzia l’orribile femminicidio da parte di una figura orribile, informe, che massacra  a pugni e calci fino al coma. una figura femminile identificabile con l’Italia
Il film scorre veloce, con immagini cruente, flask di archivio, commenti aspri che fanno sussultare l’animo in un contesto politico avvelenato che attinge a quanto già accaduto, e sta accadendo, nel nostro Paese: che, nella proposizione del regista, mette in rilievo la nostra incapacità e la mancanza di coraggio nel volersi indignare.
PORFIROGENITO –
E’ stato usato, a proposito di Enrico Letta, il termine porfirogenito. Anche se dovrei ricordarne il significato, in assenza di memoria, sono andato in Wikipedia a vedere cosa vuol dire. Ecco: in greco Πορφυρογέννητος, letteralmente “nato nella porpora”. Questo termine, latinizzato in Porphyrogenitus o Porphyrogenitos, era un titolo onorifico conferito al figlio o alla figlia dell’Imperatore bizantino.(Lorenzo Borla)
YES WE CAN,  Letta parla al ceto politico, Berlusconi alle persone –
Se la sensazione generata dall’intervento sulla fiducia del senatore Monti alla camera nel 2011 era di grande speranza per la fine della stagione politica, quella che ha accompagnato l’ascolto dell’intervento di Enrico Letta è stata di sollievo per lo scampato pericolo della deflagrazione generale del sistema istituzionale.
Però, nonostante la visione a 360° (senza ironia!) del discorso di Letta rispetto alla tigna professorale di Monti, nonostante la grande boccata d’ossigeno che offre a un paese fiaccato e impaurito, non è scattata la potenza motivante del we can! Limiti dell’oratoria? O limiti dell’approccio narrativo? Come risulta evidente dalle prime pagine dei quotidiani o ascoltando i tg, nel discorso di Letta manca un messaggio chiave, quello che dà corpo a un obiettivo facilmente riconoscibile nella nostra vita quotidiana. Un valore simbolico che motivi all’adesione entusiastica, yes we can.
Non c’è, per intenderci, il corrispettivo dell’Imu per lo schieramento che fa capo a Berlusconi.
Non che manchino i temi (notevolissimo il passaggio sui confini), ma questi, nonostante l’affermazione di voler parlare di politiche piuttosto che di politica, sono sempre affrontati come concetti astratti, non come aspetti della vita quotidiana.
Letta parla al ceto politico, Berlusconi parla alle persone.
Qualcuno dirà che parla alla pancia, alle emozioni ma non è solo questo; a patto che davvero si possano dividere pancia e cervello nelle motivazioni umane. Anche Letta suscita e cerca le emozioni ma lo fa con metafore e racconti dotti, lontani dalla quotidianità, come il finale su Davide e Golia.
Berlusconi, invece, ha probabilmente, la capacità istintiva di centrare quella che nel marketing viene chiamata la Usp, unique selling preposition, la esclusiva motivazione all’acquisto;  individua il tema, gli attribuisce il valore simbolico motivante e attorno ad esso costruisce l’aggregazione.
La sinistra, ma non sono così sicuro che il problema sia della sinistra se non piuttosto di un certo approccio culturale, non ha questa capacità; una certa politica e molta sinistra guardano le cose dall’alto delle istituzioni, piuttosto che dai marciapiedi.
L’Imu di Berlusconi diventa un valore simbolico, una cornice di significato che evoca tante cose: bisogna far pagare meno tasse, bisogna tutelare un bene prezioso come la prima casa, quella che è sinonimo di famiglia, proprietà e sicurezza acquisita, continuità con i figli, frutto del proprio lavoro. Poco importa se la difesa di queste cose non è coerente con l’abolizione della tassa stessa. È diventata l’elemento che ti distingue, che ti fa identificare. Berlusconi e i suoi sono questo.
Dall’altra parte cosa c’è? L’Europa? Certo, Letta cerca con le borse di studio Erasmus di farla entrare nella quotidianità, ma a quanti parla? Di che cosa parla? Cosa è l’università oggi, un appuntamento nel domani per i giovani italiani?
È urgente trovare argomenti che possano diventare la Usp del Pd di questa fase? A febbraio, gli oppositori del governo Monti, molti dei quali interni al Pd, la individuarono negli esodati e per i loro obiettivi politici fu una scelta felice. La reputazione del governo Monti ne fu fortemente indebolita.
Ma ora? Diventa centrale anche per il Pd individuare una motivazione forte per sostenere il governo Letta, altrimenti sarà solo un successo di Berlusconi.
E’ importante però dire che trovare il messaggio motivante non è questione di copy writer o comunicatori (non lo dico solo per salvarmi l’anima), è una questione di approccio. Bisogna avere il coraggio di prendere un cavallo di battaglia che risponda alle attese delle persone che si vogliono chiamare a raccolta e su questo giocarsi tutto. Le metafore vincenti, i messaggi efficaci, nascono solo da una visione chiara, ben a fuoco, dei problemi che si vogliono affrontare. E poi dal coraggio di mettersi in gioco. E Letta deve essere consapevole che è diventato premier ma non ancora leader.(Claudio bellavita)
RUOLO DELLA SINISTRA-
Pochi anni fa, il grande storico Tony Judt si era posto alcune domande sul ruolo della sinistra che ancora oggi restano d’attualità: “Perché ci riesce tanto difficile anche semplicemente immaginare una società diversa? Perché sembra al di sopra delle nostre forze concepire un assetto diverso, che vada a vantaggio di tutti? Siamo condannati a oscillare all’infinito fra un ‘libero mercato’ disfunzionale e i tanto sbandierati orrori del ‘socialismo’?” (Guasto è il mondo, Bari, Laterza, 2012, p.29)
LA METAFORA DELLLA SINISTRA –
‘Chi apre il periodo, lo chiuda; chi tocca l’apostrofo, muore; non calpestate le metafore’ (Ennio Flaiano)
IL PD COME IL WEST, C’ERA UNA VOLTA –
In questi giorni tutti i giornali schierano i loro pezzi da 90: direttori, grandi editorialisti, commentatori, analisti. Tutti per dire, in mille modi diversi, la stessa cosa: che la colpa del caos in cui ci troviamo è del Partito democratico e del suo leader Pier Luigi Bersani. In effetti è difficile negarlo: Bersani ha inanellato una serie di errori catastrofici e ne paga le conseguenze con le dimissioni.  (L. Borla)
(Mario Calabresi, La Stampa) C’era una volta un partito che appariva come il più attrezzato per affrontare l’antipolitica, che era rimasto l’unico organizzato sul territorio e che si poteva permettere il lusso di lasciare in panchina un leader giovane che pescava consensi trasversali. Quel tempo era soltanto tre mesi fa. Ora c’è un partito senza direzione, senza guida e diviso in correnti che si fanno una guerra spietata arrivando a usare le schede per l’elezione del Presidente della Repubblica come uno stratagemma per contarsi e controllarsi. Ogni corrente ha un modo diverso di scrivere il nome del candidato: solo il cognome, anche il nome per intero o con l’iniziale puntata, messa prima o dopo. Questo partito non è più in grado di decidere quali sono gli amici con cui allearsi e quali i nemici a cui dare battaglia e allora si è cullato nell’illusione di un’autosufficienza impossibile. Questo partito in sole 24 ore ha bruciato due padri, il padre ispiratore e il segretario, lo ha fatto perché ha smarrito ogni solidarietà interna e perfino l’istinto di sopravvivenza, cancellato dalle paure, dagli egoismi e dalla mancanza di visione.
 .
IL PD E IL TEMPO SMARRITO –
(Antonio Polito, Corriere) Un partito può avere dissidenti, ribelli, contestatori, correnti; ma quando arriva all’esplosione anarchica e autolesionistica, quando non c’è più né legame ideale né solidarietà personale né interesse politico a tenerlo insieme, vuol dire che il partito non c’è più. Di chi è la colpa di questo disastro, che si riverbera anche sulle istituzioni? È facile rispondere: del leader e del suo gruppo dirigente. In pochi mesi è stato dilapidato un capitale politico immenso, ed è stata bruciata l’unica alternativa di governo che l’Italia aveva dopo il fallimento del centrodestra di Berlusconi. In campagna elettorale, si è investito quel capitale nella presunzione di non aver più bisogno di nessuno. E dopo il voto si è tentato di fare, nel giro di un mese, prima un governo con Grillo e poi un Presidente con Berlusconi, come se le due cose fossero compatibili, come se si potesse nutrire la base di carne di giaguaro e poi chiederle di farsi vegetariana.
IL MINESTRONE –
Ci sono voluti vent’anni per far maturare il frutto dell’innesto tra il PdL e il PD: e ora qualcuno si accorge che il frutto non è propriamente sano e gustoso, anzi ha un sapore sottile di veleno.
Viene da dire, tanto per essere crudi e sintetici ‘il Governo è fatto e l’Italia è salva e sopratutto è salvo Berlusconi’ che evidentemente è quanto anelavano i compagni in cuor loro, dimentichi della propria storia, battaglie cruente ed infinite, progetti, sacrifici, principi indiscutibili: l’ultimo di poco meno di un mese fa  ‘mai un inciucio con il PdL, noi, noi del PD, siamo duri e puri, la nostra parola è una sola’.
Non più imprensentabili, quindi, ma tutti presentabili e ‘insieme appassionatamente’ che la storia è solo una minchiata, chi non è d’accordo esca dal partito: chiaro?.
Chiarissimo e infatti diversi (ex) alleati si sono dileguati non fosse altro per un fatto di coerenza e di rispetto verso i propri elettori.
Insomma, si è ritrovata una grande famiglia, ‘il papi, lo zio, le fidanzate, le nipotine e il nonno bis’  è tempo di rallegrarsi, mai data fu così scaramantica come questo appena trascorso 25 aprile Festa della Liberazione: che se qualche partigiano mai si ritrovasse a dare una occhiata, si metterebbe a piangere nel vedere come in quattro e quattrotto si è riusciti a rottamare la
nostra Italia Democratica per la quale molti di loro hanno sacrificato la  vita.
Forse ci restituiranno l’IMU, quindi va ‘tutto bene signora la marchese’, che ci frega di tutto il resto, l’orgoglio, la dignità , la partecipazione convinta ad un ideale politico, compagni o non compagni, guardie o ladri, tutti a magnà che il minestrone è servito.
SCHERZI DA SUORE, SCHERZI DA SEL –
‘Zitti zitti, quatti quatti’ per non rovinare l’afflato tra PD & PdL del nuovo Governo, nessuno si è sognato di evidenziare, se non fosse altro come semplice informazione per noi cittadini disattenti, che la Boldrini, Presidente della Camera, è nota iscritta e proveniente dal partito Sinistra Ecologia Libertà SEL –  dichiaratosi nettamente all’opposizione: scherzi da suore e ‘infiltrata’ Suo malgrado.
RENZI COME TONY BLAIR?-
Matteo Renzi sembra già possedere la dote fondamentale di un leader di successo. Quello di essere punto di riferimento, più esattamente oggetto del desiderio, per le ragioni più svariate, delle persone e delle aree più diverse.
Hanno così espresso apprezzamento nei suoi confronti, naturalmente in tempi diversi, berlusconiani e antiberlusconiani, sostenitori dell’inciucio e nostalgici dell’alternativa, neolaburisti e neoliberisti, esponenti politici da rottamare e rottamatori in s.p.e. Una anzi molteplici “convergenze parallele” che possono alimentare le aspettative più entusiaste di chi vede nel sindaco di Firenze una sorta di predestinato salvatore della patria “pidiina”; ma anche  i sospetti più profondi nei confronti di una figura la cui sfavillante poliedricità non sarebbe che la mascheratura di un sostanziale vuoto.
Pure, in questa confusione, reale o percepita che sia, ci sono due fari che ci possono illuminare; il richiamo al partito democratico americano e quello a Tony Blair. Illuminazioni esaltanti per i revisionisti d’ogni ordine e grado; anatema per la sinistra dura e pura; motivo di curiosità per i non allineati come noi. Insomma per quanti sentono il bisogno di capire il valore di questi due riferimenti e soprattutto, come dire, la loro funzionalità politica nell’Italia di oggi.
Da questo punto di vista il modello di partito targato Usa non è affatto scandaloso. Anzi. A cominciare dal fatto che il suo insediamento (o blocco) sociale è assai più articolato e “di sinistra” del nostro, comprendendo classe operaia organizzata, minoranze etniche, borghesia “liberal” e giovani. Il fatto è, però, che questo blocco, socialmente e demograficamente maggioritario, non è acquisito in partenza nella sua adesione e soprattutto nella sua partecipazione al voto. E ha quindi bisogno di essere di volta in volta mobilitato da un leader; portatore non tanto di un programma di governo quanto di una visione della società.
Un leader, ecco il punto. Per ricordare il fatto che il partito americano esiste e si esprime in funzione di una persona candidata ad un ruolo pubblico; che sia la presidenza oppure l’ufficio di sceriffo e/o procuratore in qualche zona sperduta degli Stati Uniti. E, allora, reti di interessi e di lobby (anche “buone”) collegate con le realtà locali; e una dimensione nazionale che si manifesta appieno solo in occasione delle primarie per l’elezione del Presidente.
Un modello “di destra”? Nient’affatto. Non necessariamente. E, almeno nel caso italiano, un modello a cui non si contrappone più quello del “partito guida” del primo trentennio repubblicano, oramai definitivamente tramontato. E nemmeno quello “redistributivo” cancellato dalla crisi economica. Semmai quello di raccolta e di potere ora vigente; ai lettori stabilire quale sia il meno peggio. Nell’attesa, un po’ scettica, di vedere all’opera il modello propugnati da Barca.
E, allora, le nostre perplessità nascono, semmai, dal richiamo a Blair. E non parliamo del cantore di fantomatiche “terze vie”. O dell’“interventista democratico” fautore della guerra in Iraq. Perché, da questo punto di vista, il Pds-Pd, al di là di ogni considerazione di merito, non ha nulla, ma proprio nulla da imparare.
Di là, appunto, la terza via, con il relativo superamento del socialismo e l’intervento in Iraq. Di qua, l’Ulivo mondiale, il superamento, ancora, non solo del socialismo, ma anche della sinistra e gli interventi militari nella ex Jugoslavia. A prescindere, ancora, da ogni considerazione di merito è chiaro che, per il Pd di oggi, la scoperta di Blair equivale alla scoperta dell’ombrello.
Forse occorrerebbe spiegare tutto questo a Renzi. Per aggiungere che, semmai, più che arrivare a Blair occorrerebbe partire da lui per evitare di ripetere i suoi errori. Errori che non hanno niente a che fare con l’ideologia perché toccano la percezione della realtà.
Per chiarire i termini della questione, va ricordato che l’esperienza laburista, dalla fine del secolo scorso al primo decennio di questo, non ha avuto nulla a che fare con i modelli reaganiani e thatcheriani (anche perché ha avuto al suo centro un forte aumento della spesa pubblica nella scuola e nella sanità) senza però contestarne le premesse di fondo. Questo per dire che, nella sintesi blairiana, si accetta la logica della globalizzazione come in sé positiva. Così come è in sé positivo il libero dispiegarsi dei meccanismi capitalistici; salvo a ridistribuirne i benefici a favore della generalità dei cittadini.
Insomma, un nuovo compromesso tra democrazia e capitalismo, a imitazione di quello avviato negli anni trenta con la costruzione dello stato sociale e le politiche keynesiane.
Propositi più che lodevoli. Ma viziati, nei fatti, da un clamoroso errore di valutazione, perché il capitalismo finanziarizzato e ormai privo di vincoli non sembra, in Inghilterra come in Italia, intenzionato ad accettare nuovi patti con la democrazia, tanto più se proposti all’interno degli stati nazionali.
Per Renzi e i suoi emuli, un elemento di riflessione, ma a ben vedere anche per i suoi contestatori (Alberto Berzoni, al Gruppo di Volpedo)
‘NEMICI COME PRIMA’-
E’ In questi giorni nelle sale cinematografiche il film ‘Passione sinistra’, deludente per la critica, discreto successo di pubblico, del regista Marco Ponti, storia di un burino di destra (interpretato  da Alessandro Preziosi) che si innamora di una militante di sinistra, con un corteggiamento stressante a tempo determinato: ‘staremo insieme per poco, per sbaglio, per inganno e dopo nemici come prima’. 
Parole in libertà, confuse che ricalcano il percorso dell’attuale Governo, presubilmente a breve termine e che in ogni caso andrà a finire male: non lo diciamo noi, per vizio disfattista, lo hanno detto, ribadito, sconfessato e … già dimenticato i nostri totem politici.
Per divertimento (in realtà ci sarebbe da meditare e  piangere lacrime amare), riportiamo dal Fatto del 27 aprile e da altri quotidiani alcune di queste improvvide dichiarazioni:
AnnaFinocchiaro, 5 marzo 2013: ‘il PD è unito su una proposta chiara, noi diciamo nò a ipotesi di governissimo con la destra’.
Massimo Dalema, 8 marzo 2013: ‘in Italia non è possibile che, neppure in una situazione di emergenza, le maggiori forze politiche del centrosinistra e del centrodestra formino un Governo insieme’. 
Matteo Orfini, 27 marzo 2013: ‘un Governo PD e PdL è inimmaginabile’.
Enrico Letta,29 marzo 2013: ‘pensare che dopo vent’anni di guerra civile in Italia nasca un Governo Bersani – Berlusconi non ha senso; il Governissimo  come è stato fatto in Germania quì non è attuabile’. 
Roberto Speranza, 8 aprile 2013: ‘serve un Governo del cambiamento che possa dare risposte ai grandi problemi dell’Italia, nessun Governissimo PD  PdL’.
Cesare Damiano, 18 aprile 2013: ‘non c’è nessuno inciucio: se questa elezione fosse il preludio per un Governissimo io non ci stò e non ci starebbe neanche il PD’.
Dario Franceschini, 23 aprile 2013: ‘non si può proporre una grande coalizione, non ci sono le condizioni per avere in uno stesso Governo Bersani, Letta, Berlusconi e Alfano’.
Rosy Bindi, 23 aprile 2013: ‘abbiamo sempre escluso le larghe intese e le ipotesi di Governissimo’. 
Pier Luigi Bersani, 6 marzo 2013, la vera ‘vittima’ predestinata e scioccamente non consapevole dei mastruzzi dei Suoi stessi compagni di partito: ‘non sono praticabili nè credibili in nessuna forma accordi di Governo fra noi e la destra berlusconiana’. 
In questo spettacolo surreale, squallido, tra guitti e nanerottoli, solo il Presidente Napolitano, come comandante di lungo corso, ha saputo dimostrare capacità  nel  raddrizzare la nave Italia alla deriva e prossima ad infrangersi sugli scogli.
Con una domanda da parte di alcuni nostri lettori che ci hanno scritto a proposito, e la cui risposta non è ovviamente verificabile ma abbastanza intuibile: ‘nella ipotesi che l’elezione del  Capo dello Stato, così come se ne parla da tempo, fosse stata effettuata tramite il voto diretto dei cittadini, chi avrebbe vinto tra Napolitano e Rodotà?’.
‘GATTI SOCIALISTI SAVONESI’
(da un inedito di Trilussa)                                                  
Un gatto che faceva er socialista
solo a lo scopo d’arriva’ in un posto,
se stava lavoranno un pollo arrosto
ne la bottega di un capitalista.
Quanno da un finestrino su per aria,
s’affaccio ‘n antro gatto. Amico mio,
– Pensa – je disse – che ce so’ pur’ io
ch’appartengo a la classe proletaria!
Io che conosco bene le tue idee,
so’ certo che quer pollo che tu magni
se vengo giù, sarà diviso in due:
mezzo a me e mezzo a te: semo compagni…
– No, no, – rispose er gatto senza core –
Il nun divido gnente co’ nessuno:
fo er socialista quanno sto a diggiuno
ma quando magno so’ conservatore!
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G.Gigliotti

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