Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Caffeina per restare svegli/ Ci scrive Antonio Di Pietro. Le riflessioni settimanali

Presidente della Repubblica, il futuro o il ritorno al passato. Riflessioni, notizie e commenti raccontati da un osservatore-scrittore di Savona.

 

SPOGLIO DELLE SCHEDE,ELEZIONE DEL PRESIDENTE: ‘Napolitano G.’, ‘Napolitano G.’, ‘Napolitano G.’…
 Nella nostra nostra nota su Trucioli di questa settimana, ‘il futuro o il ritorno al passato’ siamo stati preveggenti, almeno per quanto riguarda il ‘passato’  anche se abbastanza facile  visto che siamo in Italia.
Ritorna ‘nonno’ Napolitano, che si sà, più che in ogni altra parte del mondo, i nonni italiani sono straordinari e insostituibili.
Fallito l’inciucio Bersani&Berlusconi, il significato è uno solo: le coscienze hanno avuto un sussulto e si sono svelate.
Dell’Ancien Regime rimangono ancora delle scorie, le più pesanti, ma è solo questione di tempo, presto saranno liquefatte negli altiforni della vera democrazia: quella dei cittadini non più solamente sudditi.
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, IL FUTURO O IL RITORNO AL PASSATO 
Giovedì 18 aprile, data di uscita di Trucioli, il nuovo Presidente della Repubblica Italiana potrebbe già essere stato nominato a seguito delle tre tornate di votazioni in programma: pertanto non siamo in grado di conoscerne il nominativo, in ogni caso queste brevi note potranno essere motivo di riflessione, oggi, ma ancor più nei tempi a venire.
 
Dopo il ‘miracolo’ dell’elezione al Soglio Pontificio di Papa Francesco, il popolo italiano spera in un altro ‘miracolo’: l’elezione di un Presidente della Repubblica al di sopra delle parti, estraneo e nemico degli inciuci delle ‘sacrestie’ del potere fine a se stesso, un Presidente di grande  personalità, di indiscusso valore morale, di attenta partecipazione al sociale, difensore nobile dei valori della nostra Patria nel mondo.
C’è oggi la straordinaria opportunità, probabilmente l’ultima prima del caos finale, di dare un senso concreto alla tanto conclamata necessità di cambiare registro. 
Tutti, o quasi, i nominativi ricorrenti in questa tornata elettorale, si rifanno a ciò che è definito come il ‘Jurassic Park’ della politica: c’è poco da stare allegri e tanto da preoccuparsi, forse anche da piangere. 
La speranza se così si può chiamare (e non perchè proposto dal Movimento5stelle, con le Quinarie, al quale comunque va dato merito se non fosse altro come atto di lungimiranza e coraggio) è affidata, semplicemete e senza alcun sott’inteso, a quattro personaggi universalmente riconosciuti come ‘persone per bene’, Rodotà, Zagrebelsky , Gabanelli e Strada questi ultimi due purtroppo e a sorpresa rinunciatari per loro personali considerazioni.
Non entriamo in merito, rispettiamo le opinioni di tutti, ma non possiamo esimerci dal  pensare ai nostri figli e nipoti i quali hanno il sacrosanto diritto di avere un futuro sereno e non l’imposizione di un torbido ritorno al passato. 

 

ANTONIO DI PIETRO SCRIVE A GIGLIOTTI 

Caro Gigliotti, rispondo alla Sua e-mail del 20 febbraio, scusandomi per il ritardo e ringraziandola per il contributo che ha voluto farmi pervenire.

Colgo l’occasione per ribadire che l’’Italia dei Valori continuerà, con senso di responsabilità, a battersi e a dialogare con la società civile con l’intenzione di rinnovare, rifondare e rilanciare la sua azione politica. Restiamo  in campo e proseguiamo le nostre  battaglie che hanno prodotto negli anni scorsi risultati di cui io sono orgogliosissimo, come il no al nucleare, alla privatizzazione dell’acqua e alle leggi ad personam.

Ci prepariamo ad affrontare nuove sfide contando sull’appoggio dei militanti e simpatizzanti che, in queste settimane, hanno fatto sentire la loro voce attraverso mail e telefonate. Consapevoli della necessità di un rinnovamento, indispensabile e profondissimo, continueremo a operare, con più determinazione che mai, perché in Italia ci sia una coalizione di centrosinistra riformista e coerente, che possa vincere davvero le prossime elezioni.  Infine, le ricordo che al prossimo congresso straordinario di Giugno, mi presenterò dimissionario.

Cambieremo lo statuto per renderlo ancora più democratico e partecipato e individueremo il segretario politico.

La ringrazio per l’attenzione e per il sostegno.

Cordialmente,

                            Antonio Di Pietro
PC  PDS  PD 
In questa drole d’èlection, per riempire le pagine si strologa spesso sul futuro del PD: resterà unito, si dividerà,cosa succederà a Bersani, chi viene dopo.
Forse sarebbe meglio fare un passo indietro per parlare di come è fatto il PD, cosa che non viene molto approfondita.
Partiamo dal passaggio dal PC al PDS, una fase in cui  c’è stata la massima apertura alla democrazia interna: correnti garantite a livello nazionale, voto segreto sui nomi anche all’interno delle correnti, unica pecca il tentativo di creare dentro al PDS gli stessi raggruppamenti politici che si aggregavano nell’Ulivo: come dire a tutti che l’Ulivo era una fase transitoria, il cui destino era l’egemonia da parte del gruppo dirigente proveniente dal PCI, che intanto sfoggiava un grande esempio di partecipazione democratica dialogando con tutti, facendo anche ampie concessioni, purchè si riconoscesse che il pallino in mano l’avevano loro.
Con queste premesse l’Ulivo è durato poco.
Però, in questo nuovo contenitore del PDS si affermavano le fedeltà correntizie e personali, approfondite poi nei DS, che poi erano quelli del PDS la cui fedeltà ai capi nazionali aveva retto alla constatazione che erano degli incapaci. 
Da allora, il PD ha un gruppo dirigente nazionale, dove quelli che arrivano dalla Margherita sono sovrarappresentati; un  gruppo dirigente che  non accetta di essere discusso politicamente (vedi il trattamento a Renzi, e il povero Barca non sa cosa l’aspetta, diranno che è un agente della trilaterale in versione Obama) ma in cambio garantisce il cursus honorum negli enti locali e poi in parlamento ai suoi fiduciari sul territorio.
Come avveniva nel PC, ma con la non lieve differenza che il cursus honorum non viene deciso collettivamente dal gruppo dirigente, e l’influenza della base è azzerata dall’organizzazione  correntizia,  basata sul porcellum interno e molto frammentata in sede locale, anche se con gli stessi riferimenti nazionali.
Una situazione in cui nessuno comanda a niente, ma se vuoi accedere a qualunque gradino devi dire a quale dei sottopancia locali di quale dirigente nazionale dai la tua fedeltà.
Un sistema perfettamente feudale: il valvassino deve giurare nelle mani del valvassore, che ha giurato nelle mani del grande vassallo.
E l’iscritto che vuole crescere deve scegliersi il valvassino, non certo in base a cosa dice, perchè son sempre frasi fatte in serie.
E’ chiaro che in questo sistema qualunque nuovo ingresso al vertice disturba moltissimo, quindi prima si denigra, poi si ostacola, poi si ignora e infine si fa dire  perentoriamente dai giornalisti amici: “questi sono qui per fare una scissione”.
Che in effetti sarebbe una catastrofe.       
Già oggi il PD nazionalmente conta poco, come certificato in modo notarile da un presidente che ha la stessa origine.
Scisso si ridurrebbe da un lato a quel che fu Saragat quando c’erano i governi centristi, dall’altro a una petulante minoranza che si sente in diritto di misurare il tasso di sinistra di tutto il mondo, ma che è priva di base sociale, che sa cercare solo con la mediazione della CGIL, che sotto la retorica si ferma ai dipendenti pubblici e ai sempre minori occupati dell’industria medio grande, i quali ultimi peraltro votano poco per il pd..
Precari , disoccupati e studenti senza futuro, nel lessico del PD sono l’equivalente della solita conclusione dei grandi comizi del PC di una volta,  che non si fanno più per impraticabilità della piazza, l’appello ai giovani, alle donne, ai disoccupati, ai contadini del Sud, ai terremotati,senza seguito pratico.
C’è qualcuno che ha voglia e tempo di adeguare gli obiettivi del partito alla concreta situazione del paese e dei potenziali elettori? bisogna studiare e ricercare, meglio prendersi una borsa di studio per farlo all’estero. Insieme ai 200.000 giovani italiani che se ne vanno ogni anno, certo non i peggiori della loro generazione. (Claudio bellavita, lettera pervenuta)
ANGOSCIA & FRUSTRAZIONE
Come tantissimi miei compatrioti (quelli che s’interessano di politica se pure per sola passione o malattia)  provo in questi giorni angoscia e frustrazione.
Frustrazione due volte: per quello che (non) sta succedendo in politica e, in secondo luogo, per non avere io stesso idee non del tutto chiare sul da farsi.
Da una parte condivido ad esempio le opinioni di chi rifiuta, per ottime ragioni, la trattativa con Berlusconi.
Dall’altra devo riconoscere che Matteo Renzi ha detto una cosa banale ma non per questo meno vera, si sta perdendo tempo: ‘o ci si mette d’accordo o si torna a votare’.
Considerazione condivisa dalla maggior parte degli italiani, unita al disagio di aver visto Bersani umiliato dall’apprendista stregone Grillo (Luciano Borla).
FOR PRESIDENT 
Nel tardo pomeriggio di giovedì, quando uscirà il nuovo Trucioli, probabilmente già si saranno concluse le tre prime votazioni in programma per l’elezione del Presidente della Repubblica: va da sè che queste nostre brevi note saranno imprudenti, superate se non addirittura fuori luogo.
Ci scusino, in tal senso, gli amici lettori di Trucioli, non possediamo la sfera di cristallo, ci consideriamo come dei trapezisti da circo sempre a rischio di caduta: sperando ci sia la rete di protezione a salvarci.
E se per semplice curiosità, i nostri lettori, chiedono cosa ne pensiamo dei candidati al Quirinale (i nomi li conosciamo a menadito) noi rispondiamo semplicemente : ‘siamo per Sandro Pertini come esempio unico e nobile tra questi morti viventi’.
Vogliamo iniziare con un appello, non nostro, a preambolo, declamato con grande passione da quei due geniali e straordinari istrioni che sono Franca Rame e Dario Fo:
‘ come dice Dante da noi cresce il mal seme di Adamo. Coloro che in questo preciso istante si trovano in combutta per distruggere ogni chiara lealtà e con giochi infami si apprestano a governare truccando leggi e giustizia in orrendo mercato. L’incontro è già avvenuto, di nascosto hanno patteggiato, sull’alto colle hanno contrattato, lassù porranno un loro burattino facile da gestire. I loro sodali stanno frementi pronti ad applaudire e il popolo che ha votato questi al governo perchè sterzassero verso un profondo rinnovamento, muto resta?. No, noi non ci stiamo, è tempo di urlare tutta la nostra rabbia e lo sdegno. Attenti, quel che sta succedendo, se non spezziamo questo indegno intrallazzo, cambierà tristEmente la storia per un lungo avvenire. Vogliamo lasciarci seppellire dentro il vuoto del nulla?. No, noi non ci stiamo, qualcosa lo dobbiamo inventare, mettiamo in campo tutta la nostra disperazione, una soluzione la dobbiamo trovare, altrimenti non possiamo più lamentarci. Nella storia dei popoli, nulla è casuale: ogni caduta e ogni levata stanno nelle mani di noi che ancora liberi viviamo. No, noi non ci stiamo’.
ABULIA 
In occasione delle elezioni del Presidente della Repubblica è stata installata a Montecitorio una ulteriore  macchina per i caffè, ‘con tanta caffeina che necessita rimanere svegli’  meglio comunque sarebbe stato una teiera
con litri di camomilla tanto per afflosciare gli animi: che poi questi signori continuano a fare pessime figure, come la Finocchiaro furiosa contro Renzi, appellato come ‘miserabile’  per essersi permesso di biasimarla per gli acquisti fatti all’Ikea con la presenza degli addetti alla sicurezza impegnati a spingerle il carrello
Grillo evidentemente comincia anche lui a risentire della stanchezza, ci sono momenti di abulia : dichiara che il prossimo Presidente ‘non dovrà essere un politico’ per poi correggere che se la rete sceglierà Prodi (nel voto web delle ‘quirinarie’) il Movimento 5 Stelle sarà comunque disposto a votarlo: ‘del dire e del fare’ che tanto la coerenza nella politica italiana è un optional.
Casini (mai come in questo caso nel nome il destino), coinvolto e declassato dall’insuccesso di Monti nelle recenti elezioni, ha ripreso a tessere la consueta tela (‘destra o sinistra pari sono’, la politica a ‘macchia di giaguaro’ e dei ‘due forni’) di strusciamento verso il centro destra ma l’impresa è ardua se non impossibile, magari qualcosa riuscirà a fare con l’aiuto dello ‘Spirito Santo spa’ della quale detiene un buon numero di azioni privilegiate.
Palco numero 17 (numero fortunato o altrimenti?) del Teatro Regio di Parma, in occasione della commemorazione dei cento anni della nascita di Pietro Barilla l’inventore della pasta italiana, Renzi e Berlusconi (occasionalmente…c’è da crederci) si sono ritrovati a chiacchierare, ovvio senza testimoni, per oltre un’ora: che sicuramente, da bravi ‘sciupafemmine’ avranno concordato
per qualche seratina da trascorrere in allegria, nulla di più: ma qualcosa è comunque filtrato, pare che il Cavaliere (con voce in ‘falsetto e sottilmente ironica’) abbia assicurato Renzi a proposito delle elezioni del Presidente: ‘c’è la disponibilità del PdL a votare come il PD ci proporrà’… parole da Settimana Santa a ricordare uno degli Apostoli, quel certo Giuda Iscariota.
Riemerge dai fondali del Titanic PSI, Bobo Craxi, a impartire lezioni di democrazia: ‘basta con questi nuovi capi armati di polemica per soli fini di potere e con metodi che non si ricordano neppure nella vitiperata Prima Repubblica’; neppure la sorella Stefania riesce a comprenderlo, figuriamoci noi socialisti senza arte ne parte.
IL FILM
‘Il Ministro’ film  del regista francese Pierre Schoeller, un affresco sociale a scandagliare un Paese, come l’Italia, disilluso e in crisi di identità: ‘… oggi si è instaurato uno stile politico che in realtà è un virus alieno che muta geneticamente il senso del fare: l’esercizio dello Stato non è più affidato ai servitori che, nel solco della tradizione democratica, attuino e tengano conto del contratto sociale con il popolo; oggi l’esercizio dello Stato viene svolto all’interno di un muschio narcisistico, personalistico che ne stravolge l’operato e i confini’.
Un film già visto, sempre lo stesso da cinquant’anni a questa parte.
MONTI E INGROIA dalle stelle alle stalle
‘Siamo ciò che ci meritiamo’  un Paese  senza più strada per il futuro, senza più la voglia o la capacità di rimetterci in carreggiata, con una sferzata di coraggiio e anche di umiltà.
Siamo il Paese del ‘caffè meravigliao’, i nostri politici ne sono l’esempio quotidiano.
Mario Monti a giurare che mai si sarebbe candidato alle elezioni politiche per poi rimangiarsi ogni cosa e proporsi con sfacciata disinvoltura.
I ‘cacciatori di teste’ di Beppe Grillo a promettere di scuoiare il Parlamento per poi trincerarsi nel burlesque mettendo a nudo inesperienza e incapacità contrattuale
Antonio Ingroia, il P.M. senza macchia e senza paura, ammirato per la disfida contro le Istituzioni inquinate, si assopisce, si eclissa in Guatemala , ritorna in Italia per dare vita a ‘Rivoluzione Civile’ con scarso risultato elettorale; prova a riposizionarsi in Sicilia con un incarico di ‘esattore’ su imput del Presidente della Regione ma il CSM lo blocca, potrà solo andare a scaldare una sedia come P.M. aggiunto ad Aosta l’unica città dove non si era candidato. Oppure dimettersi dalla Magistratura e continuare a fare il politico come semplice cittadino.
INQUILINO MOROSO
Giulio Tremonti dopo avere abitato per lungo tempo in un appartamento in via di Campomarzio, uno dei quartieri più eleganti di Roma, di proprietà del Pio Sodalizio dei Piceni, ma in pratica nella piena disponibilità dell’amico e consigliere politico Marco Milanese, non intende pagare quanto dovuto: o meglio, dice di aver sempre corrisposto l’affitto, ma via ‘breve‘ e in contanti cioè in ‘nero’ e quindi senza le ricevute di riscontro.
Non è per nulla d’accordo l’ex amico Milanese che gli ha intimato, tramite i suoi avvocati, di saldare quanto in sospeso a tutt’oggi e cioè euro 174.819,12 : che, quei 12 centesimi, hanno fatto andare su tutte le furie Tremonti che a sua volta ha annunciato querele.
Così va l’Italia con i nostri ameni politici come buon esempio.
MA INSOMMA ‘CHE DEVO FA?
Domenica appena trascorsa, allo Stadio di San Siro, si è giocata l’attesa partita Milan – Napoli.
Sugli spalti, Francesca Pascale, fresca fidanzata di Berlusconi, applaude scatenata al gol iniziale del Milan; poi a seguire il gol del Napoli e Francesca, napoletana verace nata a Fuorigrotta, nuovamente ad applaudire con entusiasmo.
Apriti cielo! commenti e fischi a gogò, ma questa ingenua fidanzata del Cavaliere che ‘doveva fà?‘:…magari, come consiglio, ovvio, evitare di andare allo Stadio.
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G.Gigliotti

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