Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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‘Noli che cambia’ e le scelte ‘indecenti’

Il 5 marzo 2013 il quotidiano “La Stampa” comunica la riapertura al pubblico dell’area di San Paragorio, attualmente, assieme alla chiesa, visitabili solo in casi particolari. Sarà una riapertura che, grazie ad una convenzione tra il Ministero dei Beni Culturali ed il Comune, darà la possibilità a partire dalla seconda metà del 2013, di usufruire di una visita ad orario definito assieme ad eventuali visite guidate. La buona notizia, in quanto tale, è senz’altro da apprezzare, benvenuta!

C’è però un qualcosa che stride, che “smangia” (prude), che grida vendetta storico/culturale al “nolese” doc, colui che su questo territorio, già da bambino, è cresciuto raschiandosi dita e ginocchia inconsapevole di giocare su una miniera d’oro sotterranea di storia, come il sottoscritto. Per cui naturali, spontanee sono le mie irritazioni allorquando leggo e valuto attentamente ciò che il Capo Area Amministrativo, nonchè Vice Segratario Comunale, promosso curatore del Museo Civico diffuso, dichiara con il suo comunicato stampa inviato al quotidiano, esaltando specificatamente l’impegno profuso dal Comune... nascondendo però, di fatto, un’amara realtà, quella di permettere la cancellazione, un contatto visivo di Noli romana al pellegrino.

Spiega il dott. Danilo Bruno:” Si tratta di un importante traguardo per la comunità nolese e, sopratutto, del riconoscimento dell’impegno profuso dal Comune in questi cinque anni per giungere all’apertura al pubblico di una zona importante, che apre innovativi scenari sulla storia di Noli e sulla lettura dell’origine dell’adiacente chiesa. E’ anche il riconoscimento dell’intuizione dell’allora responsabile degli scavi, ed oggi docente di arte bizantina e paleocristiana nella Università di Genova, Alessandra Frondoni. L’apertura del sito archeologico integra il progetto del Museo civico diffuso, che già oggi, oltre al centro storico, ha due importanti realizzazioni nel sentiero del pellegrino e nell’antica strada romana di Voze”.

Cinque anni per predisporre una convenzione? E’ possibile; sono i tempi della burocrazia… In quanto ad “aprire nuovi scenari sulla storia di Noli”… e beh, mi si permetta di obiettare. Ho motivo, assieme ad altri, di porre alcune precise domande inerenti proprio gli innovativi scenari che, invece di essere valorizzati in loco, sono stati o distrutti o quantomeno ricoperti, ma con cemento per costruire abitazione e garages.

Mi riferisco specificatamente agli scavi sull’ex area ferroviaria adiacente a Via IV Novembre. Voci…e come tali prendiamole con le molle, dicono che in prossimità della zona a sud degli scavi dell’area, le ruspe abbiano distrutto resti di molo di porto romano senza che nessuno potesse intervenire. Il contrario di quello che è stato fatto in seguito nella zona a monte sul terreno dei Padri Barnabiti, laddove ci sono stati i rilievi, la scoperta del cofanetto con le monete d’oro, …tante belle descrizioni…, opuscoli…., ed in fretta la casa sopra.

Per quanto concerne l’area ferroviaria sottostante Via Belvedere, di tutto e di più è stato scritto; certo è che sentire affermare dal Sindaco:” …e si che gli scavi li deve pagare il Comune!!!…non ci penso nemmeno!!!...” la dice tutta sull’attenzione che il primo cittadino di origini nolesi superdoc pone ad una scoperta eccezionale e che poteva essere valutata attentamente per un futuro turistico/storico/culturale della nostra comunità. Ha preferito subire ricatto con tanto di lettera intimidatoria da parte della ditta, con tutte le conseguenze negative succedutesi e purtroppo ben note. Bastava rinunciare ad un piano di garages, a qualche migliaia di euro e, sotto una soletta (come ad esempio attuato in Grecia per salvare reperti archeologici) lasciare ciò che è stato mantenuto sotterrato, immortalato, senza mai permettere di distruggere anche a seguito del passaggio della ferrovia, da parte delle generazioni che su questo territorio hanno vissuto.

Se tra il 2006 ed il 2008 , le “varianti” insensate e speculative non fossero state concesse ( e su questo bastava esprimere la volontà di confermare il vincolo archeologico), se avessero comandato davvero i nolesi e non quelli che si sono procurati “affari immobiliari”, i posti macchina previsti (autosilo mai voluto, daqli speculatori appunto) si sarebbero trovati nella cava al posto di un “borgo sotto la cava“… e sarebbero già funzionali. A questo punto sì che avremmo avuto un genuino, vero museo diffuso, meta di pellegrini di tutte le età in cerca di cultura, in tutte le stagioni. Ecco un reale investimento produttivo su cui impegnare risorse provenienti da tante parti intelligenti, interessate.

Custodi dell’ambiente…custodi dei personaggi storici nolesi…?

Certo che si; infatti, nel fare pulizia all’interno delle stanze comunali, capita di trovare un quadro con la fotografia di Luigi Serravalle (prima medaglia d’oro ad un fante) e destinarla al…cassonetto. Fortuna vuole che qualcuno si premuri di salvarla e custodirla gelosamente.

Certo che si; capita di fotografare nel marzo del 2007 presso il deposito del Comune in Regione Mazzeno tre lapidi di marmo.

La grande è il frontale, le altre due sono i laterali del cippo che sostiene il busto del benefattore nolese Luigi Defferrari, tutt’oggi disposto nella sala consiliare. Perchè e chi le ha fatte rimuovere, per poi depositarle in un capannone da dove attualmente non sono più presenti?

Certo che si; abbiamo il museo civico diffuso…anche in discariche…i pellegrini sono invitati a visitarlo, così come i parenti stretti ancora viventi.

Certo che si; continuare a lasciare illeggibile sulla facciata del Comune parte della lapide che intende ricordare “al pellegrino” che passa per la marina di Noli, il valore dei nostri pescatori con il salvataggio di naufraghi della nave trasporto truppe inglesi “Transylvania”.

Certo che si; aver inteso e voluto cambiare la “pelle” del ponte vecchio…quello senza valore!

Certo che si; voler intervenire sull’area del castello con modifiche e “proposte indecenti” come quelle “dell’albergo diffuso“, oppure come quelle di cui se n’è parlato nell’assemblea pubblica di un mese fa (nessuno del consiglio presente), mentre le mura sottostanti, grazie a segnalazioni di “pellegrino” che passeggia, vengono segnalate pericolanti.

Certo che si; essere custodi dell’ambiente e della salvaguardia dell’incolumità delle persone e dei beni immobili significa anche, ogni qualvolta l’onda di mareggiata si ritrae dopo aver lasciato occlusi i tombini di scarico delle acque piovane di corso Italia, mandare uomini e mezzi a tamponare gli unici risultati, ma negativi, dei ripascimenti.

Tutto è compiuto!!! Certo, è NOLI CHE CAMBIA!!!

Carlo Gambetta



 



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C.Gambetta

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