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Liguria, analisi del voto nei 234 comuni. Il cambiamento elettorale. Tutti i numeri

ELEZIONI POLITICHE 2008 – 2013. Analisi del voto relativa a tutti i 234 comuni della Liguria. Acura di Legautonomie Liguria

Presentiamo, in questa occasione una nostra analisi condotta a livello dei singoli comuni della Liguria, relativa al confronto dei dati elettorali tra le elezioni politiche del 2008 e quelle del 2013.

Emergono elementi di grande interesse al riguardo della “volatilità” elettorale complessiva, dell’interscambio tra le diverse forze politiche, nella diversità delle specifiche situazioni locali.

In questa sede abbiamo pensato di offrire una valutazione più approfondita , riferendoci prima di tutto ai dati  nazionali, al raffronto con quelli regionali presi nel loro insieme, delle quattro province e dei comuni capoluogo.

 

I dati di voto in Liguria. Comune per comune.

 

LA DIMENSIONE NAZIONALE

La previsione di un aumento del “non voto” è stata puntualmente rispettata. La quota dei partecipanti al voto che era arrivata nel 2008 all’80,91% è scesa al 75,19%, con un calo del 5,72%.

Inclusa la percentuale del 2,57% relative alle schede bianche e alle schede nulle, il totale dei voti validi è calato di quasi 2.500.000 unità nel corso dei cinque anni (i dati sono relativi all’elezione per la Camera dei Deputati per la quale concorre il “plenum” degli aventi diritti, essendo il voto del Senato precluso ai giovani tra i 21 e i 25 anni).

Il totale dei voti validi è quindi di 34.002.523: il totale del non voto tocca circa  13 milioni di elettrici ed elettori (nel 2008 10.500.000 circa) con un incremento di 2.500.000.

Ferma restando la necessità di approfondire la dinamica dei flussi è possibile affermare che nessuna forza politica è risultata in grado di intercettare in misura significativa la disaffezione e, di conseguenza, l’alto tasso di volatilità fatto registrare verso le nuove liste che hanno ottenuto significativi risultati (8.688.545 voti per il Movimento 5 Stelle, 2.823.814 voti per la Scelta Civica di Mario Monti, 1.090.802 voti per SeL) si può considerare del tutto interna al sistema.

In queste condizioni è apparso del tutto fuori luogo parlare di “eccezionale rimonta” da parte di Silvio Berlusconi e del centro destra: la coalizione ha perso, in cinque anni, 7.141.406 voti (il PDL ha ceduto 6.297.000 voti circa, la Lega Nord 1.600.000, parzialmente compensati dai suffragi raccolti da nuove formazioni, fra le quali ha ottenuto senz’altro un risultato considerevole, date le circostanze, Fratelli d’Italia con 666.001 voto).

L’effetto “rimonta” (mai del resto stato in campo per davvero) è stato dovuto al contemporaneo vistoso calo del PD e della coalizione di centrosinistra che nel 2008 era composta dallo stesso PD e dall’IDV raccogliendo 13.689,330 voti, mentre la coalizione formatasi per il 2013 tra PD, SeL e Centro Democratico di Tabacci e Donadi ne ha raccolti 10.047.507 (un saldo negativo di 3.642.000 circa).

In realtà il PD aveva goduto di sondaggi favorevoli al momento delle “primarie”, sia per l’assenza in quel momento di competitori sul piano politico (Monti faceva ancora il tecnico “super partes”, il centrodestra appariva smarrito e senza guida, il Movimento 5 Stelle era sicuramente sottostimato), sia per l’enfasi mediatica che quell’avvenimento aveva suscitato: ebbene lo stesso PD è rimasto prigioniero nel recinto stabilito dalle primarie. Tra il 3 milioni di partecipanti a quell’evento (un evento da fruire è stato scritto) e gli 8.642.700 voti raccolti il 24 e 25 febbraio emerge la dimostrazione di una scarsa capacità dei partecipanti alle primarie di rappresentare uno “zoccolo duro” di attivisti capaci di coinvolgere davvero ampi strati dell’opinione pubblica.

Sorge a questo punto una domanda: da dove arrivano allora gli oltre 11.500.000 voti che rappresentano  la somma dei voti raccolti da Movimento 5 Stelle e Scelta Civica di Monti? Difficile rispondere, ma si può ipotizzare, fatto salvo il dato di “cannibalizzazione” da parte di Scelta Civica dei suoi alleati (l’UDC ha ceduto sul campo circa 1.400.000 voti passando da 2.000.000 a 600.000, mentre FLI si è fermata a soli 150.000 voti ottenuti su tutto il territorio nazionale), un ingresso “bipartisan” di voti a favore del Movimento 5 Stelle.

Sarebbe la prima volta che, in Italia dalla modifica della legge elettorale avvenuta nel 1993 con l’adozione del maggioritario poi corretto nell’attuale proporzionale con premio di maggioranza, un fenomeno del genere si manifesta in tali rilevanti proporzioni, di effettivo passaggio da entrambi i fronti del defunto bipolarismo italiano, a una “terza forza” dalle caratteristiche per ora di tipo precipuamente protestatario e formata sul modello del “partito elettorale personale”

L’affermazione del movimento 5 Stelle segna comunque il “de profundis” per il particolare “bipolarismo all’italiana” fondato su larghe (e litigiose coalizioni) ma per un certo periodo entrato nella mentalità del cosiddetto elettore “mediano”.

Le due coalizioni maggioritarie nel 2008 avevano assommato l’84,46% dei voti validi (46,81% il centrodestra, 37,55% l’alleanza PD-IDV).

Adesso le prime due coalizioni assommano all’incirca al 58,73%, con una flessione complessiva del 25,73%.

La caduta del bipolarismo richiama il tema della modifica della legge elettorale che, in questa occasione, ha davvero fornito una pessima prova rispetto alla capacità del meccanismo di fornire un esito sulla base del quale garantire –come si dovrebbe- rappresentanza e governabilità. Inutile fare l’elenco delle criticità; l’assegnazione del premio di maggioranza su base regionale al Senato, le liste bloccate, l’esagerato premio di maggioranza ottenibile senza il raggiungimento di alcuna soglia minima (nel caso la coalizione vincente alla Camera con il 29,54% ottiene il 54% dei seggi: una dimensione davvero squilibrata)

Infine il disastro di Rivoluzione Civile: nelle elezioni 2008 Arcobaleno e IDV (forze d’origine di Rivoluzione Civile) aveva ottenuto oltre 2.670.000 voti, Rivoluzione Civile ne ha conseguito 765.054. Considerato che SeL (frutto in larga parte di una scissione di Rifondazione Comunista) ha avuto circa 1.000.000 di voti, si può dire che Rivoluzione Civile ha ceduto un altro milione di voti, suddiviso tra Movimento 5 Stelle e astensione. Sempre valutando il risultato di SeL si può anche affermare, con una certa tranquillità, che l’apporto fornito a Rivoluzione Civile,  beninteso in termini di voti  e non certo in termini di militanza, dalle forze che avevano fatto parte della Lista Arcobaleno (Rifondazione Comunista, PdCI, Verdi)  è risultato ridottissimo, al punto da far pensare come quasi sparito un elettorato di appartenenza “storica”.

IL QUADRO REGIONALE

Anche in Liguria si è verificata la crescita del fenomeno del “non voto”: si è passati da una percentuale dei votanti del 78,00% al 75,11%, con una perdita del 2,89% allineando così la nostra Regione al dato nazionale, dopo che nel 2008 si fosse verificata una astensione superiore alla media.

I voti validi sono risultati in diminuzione di circa 65.000 unità.

La novità più rilevante del panorama elettorale della Liguria in questo 2013 è sicuramente rappresentato dalla maggioranza relativa raggiunta dal Movimento 5 Stelle con 299.966 voti pari al 32,10%: una novità del tutto dirompente considerato che questo Movimento, com’è noto si presentava per la prima volta alle elezioni politiche e superiore di gran lunga alla media nazionale.

Questo risultato è stato dovuto, ovviamente, dal calo degli altri partiti, in primo luogo da parte dei principali soggetti.

Valutiamo allora le cifre, partendo dalla coalizione di centrosinistra: nel 2008 l’alleanza PD-IdV raccolse in Liguria 425.055 voti pari al 42,51%.

Nel 2013 l’alleanza tra PD, SeL, Diritti e Libertà ha ottenuto 290.052 voti, pari al 31,08%: di conseguenza con una perdita di 135.003 voti pari all’ 11,43% percento.

Essendo SeL alla sua prima esperienza elettorale, dal punto di vista della singola forza politica è possibile calcolare soltanto la perdita subita dal PD, pari a 117.405 voti e al 9,89%.

Sul versante del centrodestra, nel 2008 la coalizione tra PDL e Lega Nord si era attestata su 435.171 suffragi, corrispondenti al 43,58%.

Nell’ultima occasione del 24-25 Febbraio 2013 il centrodestra, formato questa volta, da PDL, Lega Nord, La Destra (che nel 2008 si era presentata da sola ottenendo in Liguria 26.889 voti pari al 2,69%) e la nuova formazione denominata “Fratelli d’Italia” ha ottenuto 215.186 voti: una fortissima flessione calcolata in 219.989 voti validi, e in una percentuale del 20,56%.

Dal punto di vista delle singole forze politiche il PDL scende da 367.374 voti a 174.568 ( meno 192.806, pari in percentuale al meno 20,06%), la Lega Nord cala da 68.337 voti a 21.861 (46.746 unità, calcolabili in percentuale al 4,50%), La Destra scende da 26.889 voti a 5.345 (una flessione di 21.554 unità, pari al 2,12).

Appare evidente valutando questi numeri che il successo del Movimento 5 Stelle in Liguria sia stato dovuto a un afflusso di voti “bipartisan” dal centrosinistra come dal centrodestra, tanto più che, in misura molto minore rispetto al Movimento 5 Stelle, ha aumentato voti anche il “centro” raccolto attorno alla lista del Presidente del Consiglio Mario Monti.

Nel 2008 il posizionamento “al centro” del sistema politico era stato mantenuto dalla sola UDC che, in Liguria, aveva ottenuto 37.820 voti pari al 3,78%.

Nel 2013, in quella posizione politica, si sono presentate tre liste, in coalizione tra loro : Scelta Civica di Monti, UDC, FLI per un totale di 92.593 voti pari al 9,90% (un incremento, quindi, di 54.773 unità, pari al 6,12%). La crescita del Centro è stata dovuta, esclusivamente, all’apporto della Lista Monti che ha ottenuto 78.409 voti (8,39%) “prosciugando” letteralmente l’UDC scesa a 10.565 voti (un calo di 27,255 unità, in percentuale un meno 2,65%).

Considerato il calo più accentuato, tra le forze maggiori, fatto registrare dal centrodestra si può tranquillamente affermare che la maggior parte dei voti ottenuti dalla Lista Monti provenga proprio da quel bacino elettorale.

Un risultato fortemente negativo è poi da addebitare, anche in Liguria, alla lista di Rivoluzione Civile. Nel 2008 la lista Arcobaleno e l’IDV (presentatasi, però, in alleanza con il PD) avevano sommato 86.135 voti, pari all’8,62%.

Rivoluzione Civile ha ottenuto 19.509 voti (- 66.626 voti, pari ad un calo del 6,54%.

Un raffronto negativo anche per il Partito Comunista dei Lavoratori sceso, tra il 2008 ed il 2013, di 2.792 unità pari allo 0,25%.

 

PROVINCIA DI GENOVA

Nella provincia di Genova si è registrato un aumento molto contenuto, ben al di sotto della media nazionale, delle astensioni.

Nel 2008 infatti si recarono alle urne il 76,79% degli aventi diritto mentre nel 2013 la percentuale è scesa al 75,05%, con una diminuzione del 1,74%.

Il totale dei voti validi è calato da 543.006 (nel 2008) a 512.267 (nel 2013) con una flessione di 30,739 unità.

Dal punto di vista della distribuzione dei consensi l’alleanza di centrosinistra ha mantenuto il primato provinciale conseguendo 170.378 suffragi pari al 33,25%. Nel 2008 l’alleanza PD-IdV aveva avuto 250.723 voti (quindi una flessione di 80.345 voti, pari al 12,92%).

In particolare il PD, nella provincia di Genova, ha avuto in questa elezione 151.410 voti contro il 221.010 del 2008 ( – 69.600), corrispondenti in percentuale a un calo dell’11,15%.

Il Movimento 5 Stelle ha ottenuto, in provincia di Genova, 163.936 voti (32,00), ovviamente tutti in crescita poiché si presentava per la prima volta..

Sul versante del centrodestra l’alleanza PDL-Lega Nord- La Destra- Fratelli d’Italia ha ottenuto 105.031 voti ( 20,50°%) con una flessione, relativamente contenuta dati i tempi, di 111.486 voti (- 19,27%) rispetto all’alleanza tra PDL e Lega Nord nel 2008.

Dal punto di vista delle singole forze politiche il PDL ha ceduto, in Provincia di Genova, 96.652 voti (-16,63%), la Lega Nord  24,158 ( – 4,34%) e La Destra (che nel 2008 aveva fatto corsa a sé) 10.183 voti (- 1,90%).

Al centro l’alleanza tra Lista Monti, UDC e FLI ha toccato il 10,35% (media superiore a quella regionale, tanto è vero che dalla Provincia di Genova sono arrivati due eletti: uno alla Camera e uno al Senato).

Dal punto di vista della distribuzione interna alla coalizione la Lista Monti l’ha fatta da padrona in misura molto accentuata anche rispetto ad altre situazioni locali ottenendo 46.054 consensi pari all’8,99%, all’UDC – infatti – sono rimasti 5.411 voti (un calo di 15.429 unità, il 2,79%: quello genovese lo si può ben definire come un classico esempio della già citata “cannibalizzazione” elettorale).

A sinistra flessione evidente per la lista di Rivoluzione Civile: nel 2008 la somma tra Arcobaleno e IDV aveva realizzato 51.736 voti (9,53%) , oggi Rivoluzione Civile si è fermata a 10.688 voti (un calo di 41.048 voti, intercettati per altro molto debolmente da SeL ferma a 17.647 voti: di conseguenza si può ben indicare, del resto come in altre situazioni, la destinazione dei voti in uscita da Rivoluzione Civile come quella del Movimento 5 Stelle e dell’astensione).

Flessione, infine, anche per il Partito Comunista dei Lavoratori sceso  da 5.039 suffragi a 3.411 (-1.628, pari allo 0,27%).

 

PROVINCIA DI LA SPEZIA

Anche in provincia di La Spezia, così come in Provincia di Genova, l’alleanza di centrosinistra ha mantenuto la maggioranza relativa.

Un fatto importante, in una Provincia in cui il  “comportamento elettorale” è sempre stato assimilabile alla vicina Toscana e non al resto della Liguria.

In questo caso il Movimento Cinque Stelle si è piazzato al secondo posto, realizzando una percentuale ben superiore a quella nazionale: 38.390 voti assoluti per il 29,39%.

Andiamo al dettaglio delle coalizioni e delle liste.

La coalizione di centrosinistra (formata nel 2008 da PD e IDV; nel 2013 da PD, SeL e Diritti e Libertà) ha ceduto voti passando da 64.671 a 46.360 (-18.311 pari al 9,45%, quindi una flessione importante ma comunque inferiore a quella fatta registrare a livello regionale e nella provincia di Genova).

Il PD ha perso 16.317 voti (-8,36: un dato però provvisto di forte significato politico perché ha allontanato il partito dalla soglia tradizionale del 40% spingendolo – appunto – poco sopra al 30%).

Sul versante del centrodestra il calo è risultato molto più sensibile rispetto al centrosinistra. L’alleanza PDL-Lega Nord-La Destra – Fratelli d’Italia ottiene, infatti, 29.674 voti (22,71%) rispetto ai 57.176 (39,73%) voti su cui si era attestata l’alleanza PDL-Lega Nord nel 2008. Il calo è dunque da calcolare in 27.502 voti pari al 17,02%.

Molto sensibile il calo fatto registrare dal solo PDL che, nel corso dei cinque anni, ha perso 25.790 voti ( -16,19%) ed altrettanto importante la flessione della Lega Nord che pure nel 2008 aveva cominciato ad ottenere, da queste parti, risultati di una certa importanza: la Lega Nord ha perso 4.684 voti (-3, 11%% riducendosi all’1,66%).

Il mediocre risultato del “centro” realizzato dalla Lista Monti, che esamineremo tra poco nel dettaglio, ci consente di affermare che, in dimensione maggiore che non in altre situazioni geografiche, il successo del Movimento 5 Stelle, nella Provincia di La Spezia, è stato dovuto all’emorragia subita del centrodestra.

Esaminiamo, allora, i dati dei cosiddetti “centristi”.

Complessivamente la coalizione ha ottenuto, nella provincia di La Spezia, 10.886 voti pari all’8,33% (quindi, come abbiamo già fatto notare, ben al di sotto della media nazionale), con 9.048 voti attribuiti alla Lista Monti (6,92%) e 1.373 all’UDC che ha perso ben 3672 voti pari al 2,46%.

Rivoluzione Civile ha ottenuto, nella provincia di La Spezia, un risultato leggermente superiore alla media nazionale: 2,68% pari a 3.510 voti ma la perdita rispetto alla somma raggiunta nel 2008 dalle due formazioni originarie, Arcobaleno e IDV, appare come particolarmente importante: un calo di 8746 suffragi, pari al 5,84%.

Un calo netto anche per il Partito comunista dei lavoratori sceso da 1.145 voti a 771, con una flessione percentuale dello 0,21%.

 

PROVINCIA DI SAVONA

La partecipazione al voto, nella provincia di Savona, si è mantenuta superiore alla media nazionale con la percentuale dei votanti attestata al 77,83%: un calo comunque considerevole rispetto al 2008, quando si toccò la punta dell’81,17%.

I voti validi in diminuzione sono stati in totale 11.630.

Il dato politico più rilevante, però, deve essere considerato la piena affermazione ottenuta dal Movimento 5 Stelle nel complesso dell’ambito provinciale con una quota molto elevata, del 33,03% pari a 56.875.

Per analizzare questo dato occorre quindi far partire la nostra analisi dalle perdite subite dai due poli  principali ( o ex-principali).

Il centro-sinistra formato da Pd, SeL, Diritti e Libertà ha ottenuto 47.803 voti pari al 27,76% mentre nel 2008 l’alleanza tra PD e IdV ne aveva totalizzato 70.419 pari al 38,31%.

La flessione del centrosinistra è racchiusa, dunque, in questi numeri: meno 22.616 voti, meno 10,55%.

Il PD, in particolare, ha ceduto nella provincia di Savona 19.328 voti ( da 62.126 nel 2008 a 42.798 nel 2013) passando dal 33,80% al 24,86%, mentre è apparso debole (al di sotto della media nazionale) l’apporto fornito da SeL con 4.614 voti pari al 2,68%.

Dal canto del centrodestra le cifre parlano altrettanto chiaro: nel 2008 PDL e Lega Nord raccolsero, assieme, 88.455 voti equivalenti al 48,13; adesso PDL, Lega Nord, La Destra, Fratelli d’Italia si sono fermati a 44.637 voti (un calo di 43.818 unità pari al 22,21%).

Questi dati ci fanno capire come il maggior apporto al successo del movimento 5 Stelle è stato fornito proprio dalla coalizione di centrodestra rispetto a quella di centrosinistra: una valutazione confermata anche dall’analisi della dislocazione geografica del voto.

Analizzando il comportamento elettorale dei singoli partiti troviamo che il PDL passa da 73.299 voti a 35.931 (quindi più che dimezzato – 37.368 pari al 19,01%), la Lega Nord scende da 15.156 voti a 5.246 (con una perdita di oltre 2/3 del proprio elettorato: – 9.910 voti, 5,21%), e La Destra passa da 5.083 suffragi a 970 ( un calo di 4.113 unità, pari al 2,21%).

A conferma dell’apporto fornito, nella provincia di Savona, dal centrodestra al Movimento 5 Stelle, la verifica relativa alla modestia del risultato ottenuto dalla coalizione centrista formata da Lista Monti, UDC e FLI: 16.169 voti pari al 9,40%.

La Lista Monti ha ottenuto 13.696 voti (7,95%) mentre l’UDC è passata da 6.785 suffragi (pari al 3,69%) realizzati nel 2008 ai 1.869 conseguiti nel 2013 (un calo di 4.916 voti pari al 2,61%).

Particolarmente rilevante il dato negativo di Rivoluzione Civile: nella provincia di Savona la somma tra Arcobaleno e IDV, nel 2008, era stata di 14.158 voti ( percentuale del 7,70%). Il risultato delle elezioni del 2013 per la lista guidata da Ingroia è stato di 3.107 voti (1,80%). Una perdita di 11.051 preferenze, pari al 5,90%.

Calo netto, anche in provincia di Savona, per il partito comunista dei lavoratori sceso da 1.948 voti a 1.299, con un decremento dello 0,31% (da rilevare come, nel 2008, il PCL fosse riuscite a superare, come in poche altre realtà nazionali la soglia dell’1% ottenendo l’1,06%).

PROVINCIA DI IMPERIA

Nella provincia dell’estremo Ponente Ligure è cresciuta, invece, e di molto la disaffezione al voto: nel 2008 i votanti furono il 75,98% degli iscritti nelle liste elettorali, e precisamente 133.453 unità, passati a 123.339 nel 2013 (un calo di 10.114 tra elettrici ed elettori, pari ad una diminuzione percentuale del 4,15%).

La provincia di Imperia si colloca quindi alla retroguardia della partecipazione al voto in Liguria con il 71,93% (ben al di sotto della media nazionale) mentre il totale dei voti validi passa da 129.180 a 119.385 (meno 9.795).

Il dato politico più rilevante è però rappresentato dalla perdita del primato da parte della coalizione di centro destra.

Nel feudo di Scajola il centrodestra è stato scavalcato nettamente dal Movimento 5 Stelle che ha ottenuto 40.763 voti pari al 34,14%.

In una provincia dove la sinistra è da sempre risultata minoritaria (pur avendo dato nella storia grandi dirigenti al movimento operaio da Canepa a Serrati a Natta) la coalizione formata da PD, SeL e Diritti e Libertà ha ottenuto 25.961 voti pari al 21,74%, in netto calo comunque rispetto ai 39.242 voti (30,38) ottenuti dall’alleanza PD-IDV nel 2008 (una flessione di 13.281 suffragi, pari all’8,64%).

Il PD flette da 34.284 voti a 22.484 ( – 11.800, -7,71%) mentre l’apporto di Sel risulta, anche in questo caso, inferiore alla media nazionale: 3.165 voti (2,65%).

Ma laddove l’analisi assume il contorno della descrizione di una frana è proprio dalle parti del centrodestra.

Complessivamente l’alleanza PDL, Lega Nord, La Destra, Fratelli d’Italia passa dai 73.563 voti raccolti nel 2008 da PDL e Lega Nord a 35.844 voti ottenuti nel 2013: più che un dimezzamento per un calo di 37.719 preferenze pari al 26,83%.

I singoli partiti: il PDL cala da 61.839 voti a 28.713 ( – 33.126, -23,82%), la Lega Nord da 11.724 a 4.000 (-7.724, -5,73%), la Destra da 3.956 a 943 (-3.013, – 2,28).

Una quota della massa di voti perduti dal centrodestra è sicuramente finito, nella provincia di Imperia, al centro raccolto attorno alla Lista Monti. La coalizione, infatti supera il 10% dei voti con 12.477 suffragi pari al 10,45%.

La Lista Monti oltrepassa l’8% (9.609 suffragi pari all’8,04%) anche se l’UDC flette impietosamente passando da 5.150 voti a 1.912 (un calo numerico di 3.238 unità e percentuale del 2,39%).

A sinistra nel 2008 Arcobaleno e IDV avevano sommato 7.985 voti, pari al 6,18%: nel 2013 alla lista Rivoluzione Civile ne sono rimasti 2.204 ( un calo di 5.781 suffragi, pari al 4,34%).

Il partito comunista dei lavoratori è passato dagli 840 voti del 2008 ai 679 del 2013 ( meno 161, una flessione minima dello 0,06%).

 

COMUNE DI GENOVA

Le elettrici e gli elettori del Comune di Genova hanno limitato al massimo la flessione nella partecipazione al voto, passando da 378.676 a 354.459 ( – 24.217, in percentuale dal 75,90% al 74,73%, un calo del 1,17%).

Nel contempo i voti validi sono passati da 369.660  a 348.492 ( meno 21.168).

Il comportamento elettorale delle genovesi e dei genovesi si è rivelato più tradizionale che non quello di altre parti della Regione.

Il centrosinistra formato da PD, SeL e Diritti e Libertà (che del resto si era aggiudicato le più recenti elezioni comunali) ha ottenuto la maggioranza relativa, pur con una significativa riduzione nei consensi: nel 2008 l’alleanza PD-IDV aveva conseguito 180.818 preferenze, ridotte adesso a 122.552 per la nuova coalizione ( un calo di 58.266 voti). In percentuale dal 48,91% al 35,16% ( – 13,75).

Il PD, in particolare, è calato da 159.371 voti a 108.106 (51.265 voti, per una perdita del 12,09%). Di rilievo, invece, il contributo di SeL, per la cui formazione simpatizza il sindaco Doria, con 13.504 voti pari al 3,87%.

Il Movimento 5 stelle ottiene, nella Città di Genova 112.124 voti pari al 32,17%, comunque ben superiore alla media nazionale.

La coalizione di centrodestra non ha mai realizzato, nel comune di Genova, particolari exploit se non in caso del tutto particolari, magari presentando alle elezioni comunali outsider come Castellaneta, e ha confermato nell’occasione questa tendenza.

Il complesso dell’alleanza PDL-Lega Nord- La Destra – Fratelli d’Italia ha infatti ottenuto 64.384 voti per un davvero modesto 18,47%, nel 2008 PDL e Lega Nord avevano sommato 138.099 voti pari al 37,36% (il calo dunque si configura in ben 73.715 voti pari al 18,89%).

Il PDL è passato da 118.438 voti a 52.760 ( – 65.678, in percentuale una flessione del 16,91%), la Lega Nord da 19.661 voti a 5.818 ( – 13.843, in percentuale – 3,66) La Destra da 8.404 voti a 1.523 ( – 6.881, in percentuale – 1,84).

La coalizione di Centro, formata dalla Lista Monti, UDC e FLI ha ottenuto, nel Comune di Genova (come già nella stessa provincia) una percentuale rilevante del 10,15%. La Lista Monti è stata scelta per 31.528 volte ( 9,04%, anche grazie ad alcune candidature locali di grande peso) mentre l’UDC è scesa notevolmente da 12.820 voti a 2.829 ( – 9.991 pari al 2,66%).

La somma di Arcobaleno e IDV, nel 2008, aveva toccato i 37.412 suffragi (10,12%): di questi voti a Rivoluzione Civile ne sono rimasti  soltanto 7.591, pari al 2,17% (un calo di 29.821 voti, – 7,95 %).

Il partito comunista dei lavoratori è sceso dai 3.404 suffragi raccolti nel 2008, ai 2.410 del 2013 ( – 994 voti, pari allo 0,23%)

COMUNE DI LA SPEZIA

Nel comune di La Spezia si è verificata, invece, una delle più alte percentuali di incremento nell’astensione al voto. Si è passati, infatti, da 61.445 votanti a 54.348 ( – 7.097) con un decremento del 6,17%, che ha portato l’elettorato spezzino al di sotto della media nazionale di partecipazione al voto, contratta sino al 74,18%.

I voti validi sono scesi da 59.854 a 53.192 ( – 6.662).

Nonostante una evidente flessione la coalizione di centrosinistra ha comunque mantenuto il primato cittadino.

L’alleanza tra PD, SeL, Diritti e Libertà si è attestata, infatti su 19.199 voti (36,09%) mentre nel 2008 quella tra PD e IDV ne aveva ottenuti 26.722 ( 44,65). Il calo è stato, dunque, di 7.523 voti ( -8,56%).

Il PD ha perduto 6.786 voti ( da 23.995 a 17.209 pari al 7,14%). Superiore alla media nazionale l’apporto di SeL con il 3,44% corrispondenti a 1.832 voti.

IL Movimento 5 Stelle ha ottenuto 14.894 voti pari al 28,00%.

Nettissima la flessione fatta registrare dal centrodestra che pure, nel Comune di La Spezia, non aveva mai realizzato in passato particolari performance.

L’alleanza PDL –Lega Nord – La Destra- Fratelli d’Italia ha conseguito 12.128 voti (22,80%) perdendone, rispetto all’alleanza PDL – Lega Nord del 2008 ben 11.999 pari ad una flessione percentuale del 17,51%.

Il solo PDL è calato tra il 2008 ed il 2013 da 21.371 voti a 9.999 ( – 11.372, in percentuale – 16,92%), la Lega Nord è passata da 2.756 voti a 849 (un calo di 1.907 unità pari al 3,01%) e La Destra da 2.259 a 446 ( – 1.813 e – 2,94%).

E’ risultata debole, nel comune di La Spezia, la presenza del Centro: complessivamente la coalizione formata da Lista Monti, UDC e FLI ha ottenuto 4.822 voti pari al 9,06% con 4.063 suffragi alla stessa Lista Monti (7,63%) e l’UDC in flessione da 2.134 voti a 557 ( – 1.577 voti pari ad una percentuale dello 2,53%).

Rivoluzione Civile ha ottenuto, nel comune di La Spezia, 1.437 voti pari al 2,70%: la flessione rispetto alla somma di Arcobaleno e IDV nel 2008 ( 5.032 voti pari al l’8,41%) è stata di 3.595 voti ( – 5,71%).

Il partito comunista dei lavoratori è passato dai 437 voti del 2008 ai 283 voti del 2013, con una flessione percentuale dello 0,20%).

 

COMUNE DI SAVONA

L’elettorato savonese, in questo frangente elettorale delle politiche 2013, ha dimostrato di aver mantenuto, dati i chiari di luna, un certo tasso di frequentazione delle urne: i votanti, infatti, sono stati 36.239 pari al 78,39%, contro i 40.654 del 2008, pari all’80,30% ( una diminuzione, in termini assoluti, di 4.415 unità – 3,91%).

I voti validi sono scesi da 39.405 a 37.307.

Nonostante un netto calo di consensi la coalizione di centrosinistra ha mantenuto il primato cittadino: nel 2008 l’alleanza PD-IDV si era attestata su 18.408 suffragi (46,71%), oggi quella PD, SeL, Diritti e Libertà si è fermata a 12.737 ( 34,14%). Un calo di 5.671 voti per una percentuale inferiore del 12,57%.

Il PD, dal canto suo, è passato da 16.282 voti a 11.419 ( – 4.863) e dal 41,32% al 30,60% ( – 10,72%) mentre è risultato in linea rispetto alla dimensione nazionale il contributo fornito da Sel con 1.222 voti pari al 3,27.

Nell’ambito del Comune di Savona è risultato, comunque, molto importante il risultato del Movimento 5 Stelle con 12.519 voti pari al 33,56%, molto superiore alla media nazionale.

Del tutto disastroso il computo relativo al centrodestra.

PDL, Lega Nord, La Destra, Fratelli d’Italia hanno ottenuto come coalizione 6.706 consensi ( 17,97%), mentre nel 2008 l’alleanza PDL – Lega Nord ne aveva conseguiti 15.218 (38,62%). Una flessione di 8.512 voti pari al 20,65%.

Di grande rilievo il calo del PDL sceso tra il 2008 ed il 2013 da 13.044 voti a 5.326 (  – 7.718) e dal 33,10% al 14,27% ( -18,83%), la Lega Nord è calata da 2.174 voti a 745 ( – 1.429) in percentuale ( – 3,53%), la Destra da 951 voti a 187 ( – 764, per una percentuale dell’1,97%).

Inferiore alla media nazionale la percentuale conseguita dalla coalizione centrista formata da Lista Monti, UDC e FLI con 3.604 voti pari al 9,66%. La Lista Monti ha ottenuto 3.039 consensi pari all’8,14%, mentre l’UDC è passata dai 1.389 voti del 2008 ai 427 del 2013 ( – 962 voti, in percentuale – 2,38).

Rivoluzione Civile ha ottenuto, nel Comune di Savona, 1.016 voti pari al 2,72%. Nel 2008 la somma Arcobaleno più IDV toccava i 3.873 voti ( una flessione, quindi, di 1.857 voti, in percentuale – 7,11).

Il partito comunista dei lavoratori è sceso dai 490 voti del 2008 ai 291 del 2013, con una perdita percentuale dello 0,46%.

 

COMUNE DI IMPERIA

Il voto politico si è verificato ad Imperia in una condizione molto particolare poiché il Comune è stato recentemente commissariato e si andrà alle urne per l’elezione del Sindaco e del Consiglio Comunale nel prossimo mese di Maggio.

L’astensione è risultata particolarmente contenuta: da 26.262 votanti nel 2008, a  24.646 nel 2013 ( -1.616) per una percentuale passata dal 79,61% al 75,98% ( – 3,63).

I voti validi sono scesi da 25.460 a 23.841.

Il risultato politico è stato, però, del tutto eclatante: il Movimento 5 Stelle, in una città storicamente dominata prima dal voto democristiano, poi Forza Italia e ancora PDL, ha conseguito la maggioranza relativa dei voti con 8023 consensi pari al 33,65%. Davvero un  risultato storico.

Il centrosinistra si è fermato a 6.276 voti (nel 2008 8.966) con una flessione di 2.690 voti, passando dal 35,22% al 26,32% ( – 8,90%).

Nel contesto dell’ alleanza il PD è sceso da 7.856 voti a 5.237 ( – 2.619 pari al – 8,90%) mentre di assoluto rilievo è apparso il risultato di Sel, salita a 971 voti (4,07%).

Il centrodestra ha fatto registrare un crollo davvero vertiginoso, piazzandosi addirittura al terzo posto, dopo 5 Stelle e centrosinistra.

Verifichiamo il dettaglio: nel 2008 l’alleanza PDL – Lega Nord aveva conseguito, nella città di Imperia, una larga maggioranza assoluta con 13.342 voti (52,40%) . Oggi la coalizione PDL – Lega Nord – La Destra- Fratelli d’Italia si è fermata a 6.557 voti corrispondenti ad una percentuale del 23,30%. In sostanza una perdita di 6.785 voti pari ad una diminuzione percentuale del 29,10%.

Nel dettaglio dei singoli partiti il PDL cala di 6.903 unità ( -25,96%), Lega Nord di 1.399 voti ( – 5,29%) e La Destra di 450 ( – 1,72%).

E’ evidente che la gran parte dei voti perduti dal centrodestra si è riversato sul Movimento 5 Stelle, anche se la coalizione centrista ha ottenuto un ottimo risultato con l’11,85% pari a 2.833 voti. La Lista Monti, in questo ambito, ne ha avuti 2.163 (9,07%) mentre l’UDC è scesa da 853 voti a 233 (-620, – 2,38%) scavalcata in questo caso dal FLI (437 voti, 1,83%).

La somma di Arcobaleno e IDV era stata, ad Imperia nel 2008, di 1.927 voti: Rivoluzione Civile è riuscita ad intercettarne soltanto 645, con una flessione di 1.282 consensi pari ad un calo del 4,87%.

Il partito comunista dei lavoratori aveva ottenuto nel 2008 165 suffragi, ridotti nel 2013 a 129, con un calo percentuale ridotto allo 0,11%.

Fin qui i dati dei grandi agglomerati: nel sito gli osservatori che avranno desiderio di approfondire troveranno i numeri di tutti i 234 comuni della Liguria confrontati immediatamente con quelli del 2008 per una visione immediata delle (notevoli) differenze registratesi tra il 2008 ed il 2013.

Genova, 14 Marzo 2013

Franco Astengo

(con la collaborazione di Gianfranco Rossi)

 

 

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