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Liguria e Basso Piemonte

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Laigueglia, già 20 firme per ricorso al Tar: salviamo il paesaggio

“Non c’è tempo da perdere! Abbiamo deciso di fare ricorso al Tar. Il Comune di Laigueglia ha approvato nuove colate di cemento in zone collinari boscate e con vincoli paesaggistici. Nel corso di un incontro, sabato scorso, sono arrivate le prime 20 adesioni. Era presente l’avvocato Granara.

Tuttavia per gli organizzatori di “Salviamo il paesaggio” è già motivo di incoraggiamento essersi resi conto che non sono ‘quattro gatti’, come si suole dire, né dei visionari, a dire basta alla cementificazione continua.  Ad essere convinti che Laigueglia capace di rendere bello ed affascinante il suo centro storico, non può ignorare l’agonia turistico-commerciale e morire di altro cemento.

Non reagire all’aggressione insensata di aree collinari dove c’è ancora verde ed alberi, ed è un autentico suicidio sociale ignorare lo stato della viabilità. Non ci sono strade adeguate, non ci sono parcheggi.  Argomenti che sono già stati affrontati pure a livello consiliare (nuovo Puc) e dalla politica. Trucioli.it ha dato conto il 24 gennaio (Leggi…se il Puc regala altro cemento), come altri mezzi informazione, delle voci di assenso (sindaco e maggioranza consiliare) e di dissenso (minoranza e associazioni impegnate nella salvaguardia di ciò che è rimasto), sulle scelte urbanistiche che dovrebbero caratterizzare lo sviluppo della cittadina nei prossimi anni.

Una parte dei cittadini ritiene che “Le assurde costruzioni previste dal nuovo Puc provocheranno dissesto del territorio, peggioramento  della qualità della vita ed un deterioramento dell’offerta turistica, principale risorsa economica del paese”. Estremismo o buon senso del bene comune?  Sono stati chiusi splenditi alberghi sul mare, trasformati ovunque è stato possibile in seconde case.  Ma ora c’è chi ritiene si possa correre ai ripari utilizzando aree non lontane dal cimitero.

Qualche esempio. Nella zona delle Fascegrasse, dove la Regione ha evidenziato la tutela della biodiversità e ora c’è un solo bosco, vicino ad altre aree boscate, con vincolo idrogeologico, raggiungibile da via Summit, è prevista la costruzione  di un edificio di 1386 mc e 396 mq di parcheggi pubblici, più 800 mq di aree a servizi. Piccolo particolare: d’estate tutta la zona in questione – con l’aumento della popolazione – è difficilmente percorribile  sia a piedi che in auto. Soluzione ipotizzata dal Puc? Nuovi insediamenti e altri parcheggi.

Altra osservazione. Secondo una legge regionale non si potrebbe costruire in aree boschive, se non per attività agrarie. E’ credibile  che un edificio residenziale di vari appartamenti  possa trasformarsi in azienda agricola?

Il Comitato  rivela altri aspetti della nuova minaccia al territorio laiguegliese. Nel cosiddetto  distretto di trasformazione  (DT1)  dal cimitero storico, area campeggio, cinema all’aperto. Sono previsti due immensi volumi destinati ad albergo (16 mila mc), un edificio residenziale di 1190 mc, area parck,  nuova strada in area dove la Sovrintendenza rileva che il DM 13-10-1964 dichiara la zona su cui ricade il ‘distretto’ area di notevole interesse pubblico e la trasformazione prevista potrebbe presentare criticità, avere effetti significativi sull’ambiente.  Altrettanto la Soprintendenza per i beni archeologici rileva altre criticità nell’intervento di potenziamento viario e di nuova viabilità nell’area del cimitero storico.

Leggendo i giornali locali c’è un tema dominante che tiene sempre banco quando si parla di crisi alberghiera e di dequalificazione turistica. Si ripete che la Riviera ha in gran parte perso il suo appeal, le nostre località affacciate sul mare non hanno più quel fascino che attiravano in passato tanti turisti stranieri ed erano predilette dalla buona borghesia italiana. Assurdo non chiedersi qual è la causa principale di un innegabile decadimento e che alla resa dei conti ha influito anche sull’immagine di splenditi lembi della nostra Liguria.

Ben vengano, si continua  a ripetere, gli alberghi di qualità. E Laigueglia sarebbe beneficiata. Come non rendersi – esistono a questo proposito decine di casi concreti, al centro anche di convegni e dibattiti pubblici – che la prima causa a scoraggiare investimenti nella ricettività alberghiera tradizionale sta nel fatto di una quota troppo alta di seconde case. Gli esperti e l’esperienza dimostrano che la prima  a soffrire, con ricadute negative (sono almeno 600 le strutture che anno chiuso dagli anni ’60 ad oggi nella sola provincia di Savona) sono proprio gli hotel.

In un recente dibattito a Finale Ligure, presenti esperti del marketing e di turismo, è stato rimarcato da molti qualificati interventi che  “Le seconde case ormai hanno dimostrato  che portano immobilismo e rendono un paese atrofizzato per molti mesi all’anno”. In altre parole, è demagogico e sbagliato invocare sviluppo e benessere, rinascita di un turismo sano, sacrificando ciò che ancora è scampato alla speculazione, all’inflazione di alloggi vuoti molti  mesi all’anno.

Laigueglia può anche non tener conto di quanto è accaduto sul fronte dell’industria turistica del ponente, in particolare. Ed è un peccato che si debba ricorrere ai giudici per non peggiorare la situazione. Cosa deve ancora accadere per indurci a cambiare rotta?

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