Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Eugenio Arduino, pittore di Ormea, un indimenticabile artista dimenticato

Ormea, capoluogo dell’alta Val Tanaro ai piedi del Mongioie – un gruppo dolomitico facente parte delle Alpi Liguri – nell’Ottocento ebbe la ventura di ospitare un artista tanto importante quanto sottovalutato e trascurato: Eugenio Arduino , che proprio a Ormea nacque il 18 novembre 1846 da una famiglia modesta, padre calzolaio e madre contadina, primo di cinque figli, e a Ormea morì il 27 aprile 1917. Settant’anni nei quali ricoprì letteralmente Ormea, i suoi dintorni e le sue frazioni di innumerevoli dipinti soprattutto di soggetto religioso, forse solo perché erano gli unici ad essergli commissionati, anche se non dovevano essere pagati bene perché morì in assoluta povertà.

Filippo Bonfiglietti

Non era un dilettante: aveva studiato pittura all’Accademia Albertina di Torino insieme a un collega più noto, Giovanni Borgna, e quindi è un pittore accademico, anche se pare che abbia abbandonato prematuramente l’Accademia per amore di una donna nobile. Era stato allievo di Andrea Gastaldi  (autore, tra l’altro, del celebre dipinto raffigurante Pietro Micca mentre da fuoco alle polveri a Torino) che, in una lettera del 1884 lo definì “un artista provetto, non d’anni ma di sapere, di indole mite e laboriosa… con un ingegno tutto speciale per i soggetti religiosi… autore già di molte bellissime opere murali ed in tela ad olio, condotte con sicurezza di stile e con vera maestria di composizione e di dipinto”.

Dopo aver lasciato l’Accademia, la sua attività ruotò per la maggior parte intorno a Ormea, l’alta val Tanaro e la valle Arroscia fino ad Albenga: una zona dove non c’è quasi chiesa o cappella che non abbia un dipinto di Arduino, il quale decorò almeno una cinquantina di piloni.

Ebbe solo una parentesi in Egitto nel 1869, di cui si favoleggiò a Ormea,  al seguito della spedizione italiana che andò a celebrare l’apertura del canale di Suez e la contemporanea prima dell’Aida il 24 dicembre 1871. Una parentesi dalla quale qualcuno dice che sia tornato con una bella ragazza egiziana, le cui fattezze sembrano essere state il modello di molte sue figure femminili.

Pare che fosse un personaggio anomalo per i suoi tempi. Era molto più colto della media dei compaesani e, oltre alla pittura, amava la musica: sembra che suonasse l’organo, il clavicembalo e l’arpa. E le sue poche evasioni, con una probabile propensione ad alzare il gomito, parlano di un personaggio che probabilmente non si sentiva del tutto a proprio agio nel suo mondo.

Visitazione_ (P. 176), pilone sotto Coturin, affresco originale di Eugenio Arduino

Ormea gli deve la maggior parte dei dipinti di valore della sua storia, se si esclude il Cristo Pantocreatore del ‘300 e la pretesa crocifissione del Moncalvo del ‘600. Però, forse per la sua eccessiva umiltà e per la conseguente mancanza di celebrità, non sembra averlo considerato un valore: l’unico lavoro di cui si sappia in proposito è la tesi di laurea di Elena Mandrile (non di Ormea, peraltro come il sottoscritto), scritta nel 2007.

 

Il lavoro di Eugenio Arduino è stato considerato con così poco riguardo che, nel 1970, la sua decorazione della volta della parrocchia con stelle su fondo blu,

3. Visitazione, affresco di Eugenio Arduino sul pilone P. 039 di Chioraira

troppo scura per i gusti di qualcuno, è stata rischiarata con un paio di mani di vernice bianca. Mentre molti degli affreschi di innumerevoli piloni sparsi nel territorio si sono deteriorati e stanno peggiorando perché nessuno si è curato di ripararne i tetti. E la volta della cappella della Madonna del Carmine, a Prale Soprani, porta i segni di un’umidità che potrebbero comprometterne la stabilità

A Ormea ho visto per caso almeno una ventina di dipinti dell’Arduino in un paio d’anni, finché ho imparato a riconoscerli e a ricordarmi il suo nome, altrimenti questo paragrafo non sarebbe stato scritto: perché non ho mai letto in nessun luogo “qui si può ammirare un quadro del maestro Eugenio Arduino”. Eppure finora abbiamo contato almeno centosessanta suoi dipinti, una quindicina dei quali concentrati nella parrocchia di Ormea, un’altra quindicina nelle varie cappelle, edicole e piloni della città e un’altra ventina in mano a privati, più una cinquantina di piloni. Dipinse molto a fresco, ma anche ad olio, su tela e su lamiera.

 

4. P.121 Angioletti Divina sei – Chioraira

Lo stile di Arduino è gradevole e dolce, i colori vivaci. Qualcuno ha detto che le pose sono statiche e che le sue figure sono ieratiche, quasi bizantine. Ma non è vero. E’ vero piuttosto che esistono diversi stili di Arduino, dovuti a diverse ragioni: per esempio il bisogno di finire rapidamente, contrapposto a quello di raffinare l’esecuzione; oppure l’età, o la meccanizzazione del dipinto. Perché è noto che aveva schemi prefissati, cartoni che gli permettevano di abbozzare le figura in poco tempo e sempre abbastanza simili a se stesse. Se si paragona la Visitazione di Chioraira (fig. 3) con quella di Coturin (fig. 2) si trovano, nella prima, figure sfumate con cura e nella seconda figure eseguite in modo più sbrigativo. Gli angioletti dell’affresco “Divina sei…” di Chioraira (fig. 4) sono quasi abbozzati, mentre molto più

5. P. 040 Angioletti Madonna Incoronata – Chioraira

elaborati sono quelli del pilone della Madonna Incoronata, sempre a Chioraira (fig. 5).

Resta da notare che, contrariamente agli altri pittori che hanno decorato i piloni della zona, le mani sono sempre ben disegnate e naturali.

Da notare sempre, in Arduino, il colpo di pennello magistrale. E’ notevole nella colomba del pilone “Spirito Santo” (fig. 6), dove il rilievo è affidato a quattro pennellate bianche. E’ notevole nell’affresco “Divina sei…) di Chioraira dove le pennellate magistrali si trovano anche negli angioletti (fig. 4), forse anche a causa della brutale semplicità del dipinto e della fissità delle sue immagini.

6. Pilone Spirito Santo (P. 139). Olio su lamiera di zinco di Eugenio Arduino

Alcune caratteristiche di Arduino, poi, si ripetono sistematicamente così bene da renderlo facilmente individuabile. Il suo cielo è quasi sempre popolato di angioletti seduti su graziose nuvolette, oppure soltanto dei loro visi incorniciati dalle alucce. Intorno alle figure chiave dei suoi dipinti c’è sempre una corona di santi di sua invenzione.

E, curiosamente, ogni tanto sul bordo centrale inferiore dei suoi quadri, quella dedicata alle anime purganti, c’è qualche figura deforme, quasi caricaturale, tanto da far pensare che qualcuno – i cui tratti sono certamente presi dalla realtà – sia finito in qualche suo quadro per dispetto o per scherzo. Di queste strane anime purganti se ne trovano tre al centro del quadro di Maria Ausiliatrice di Quarzina e una nel quadro della Madonna del Buon Consiglio in parrocchia.

7. Madonna a Pian del Fo, olio su lamiera di zinco di Eugenio Arduino

La caratteristica più incisiva di Arduino è nella scelta dei colori. Lo si nota in alcuni affreschi ancora in buono stato, come la Visitazione dell’immagine di fig. 3 ma anche, paradossalmente, in qualcuno dei dipinti più rovinati dove il contrasto con lo sfondo fa risaltare l’effetto cromatico del dipinto. Come nella Madonna del Piano del Fò (fig. 7) e come nella Crocifissione di Albenghetto nella figura 8.

Le figure umane di Arduino sembra si ispirassero spesso a personaggi della zona. L’aneddoto più noto è quello relativo alla volta della chiesetta della Madonna del Carmine a Prale Soprani, dove fra gli angioletti ritrasse i nipotini del proprietario del fondo e della chiesa (fig. 10).

Che aspetto avesse Eugenio Arduino lo si deduce da una foto di famiglia ma soprattutto da un suo autoritratto giovanile (fig. 1) e da un suo dipinto molto più tardo, perché si ritrasse nella figura di S. Luca (fig. 9) in uno degli affreschi che adornano la cupoletta della parrocchia.

Per quarant’anni dipinse più di un quadro per ogni cappella di Ormea, lavorò ad olio come a fresco e a tempera, ebbe il buon senso di dipingere su lamiera quando sospettò – come nel caso di piloni troppo esposti – che la pittura a fresco si sarebbe deteriorata troppo rapidamente: cosa che invece non accadde, salvo che per infiltrazioni d’acqua. Mentre, quasi per paradosso, si sono rovinate prima molte delle sue pitture su lamiera di zinco.

8. Crocifissione, olio su lamiera di zinco di Eugenio Arduino sul pilone P. 081 di Albenghetto
9. Autoritratto di Eugenio Arduino come San Luca, Parrocchia di Ormea 1905

Evidentemente non tutti hanno ancora deciso se vada considerato un buon pittore o un abile artigiano: soprattutto tra i restauratori che lo hanno maltrattato al punto da far preferire di gran lunga l’opera originale malridotta prima del restauro. Qualcuno ha rilevato, con un certo disprezzo, che molte delle sue figure sono ripetitive e molti visi delle sue madonne sono quasi identici, come se fossero fatti in serie, o come se Arduino avesse, della Madonna e dei santi, idee precise che non gli permettevano di cambiarne la fisionomia da un dipinto all’altro. Ma anche questo non è del tutto sbagliato, a pensarci bene: perché una volta capito come fosse il volto di questi personaggi, non ha nessun senso cambiarlo a seconda dell’occasione, del committente o della data. In ogni caso le figure sono gradevoli, i colori scelti con cura e applicati con maestria, le composizioni equilibrate, i drappeggi eleganti e naturali.

Non c’è dubbio che Arduino si ispirasse ai maggiori pittori italiani dal Rinascimento in poi, vista la sua cultura accademica. La parola, dunque, va agli esperti che dovranno dare il loro voto, una volta per tutte. Ma se si paragonano i suoi dipinti agli scarabocchi ingenui di certi suoi concorrenti, è evidente che fu meglio di tutti.

10. Soffitto della cappella della Madonna del Carmine a Prale Soprani

Arduino ebbe il torto di nascere a Ormea quando da quelle parti le uniche persone colte erano quasi solo i preti, quando le comunicazioni erano quasi inesistenti, quando gli unici incarichi professionali a un pittore potevano riguardare opere sacre perché i privati avevano poco denaro e nessun interesse per la pittura, quando le opere sacre venivano pagate un tozzo di pane anche perché il pittore non aveva alternative: o accettava la situazione o doveva espatriare. In una situazione in cui la probabilità di farsi conoscere fuori del luogo dove visse erano praticamente nulle.

Ciò che contava era decisamente il prezzo, come scrive un documento del 9 ottobre 1887: “… il detto Sig. Prevosto fa presente che il Sig. Pittore Eugenio Arduino a modico prezzo ci farebbe nella nostra Chiesa sui quattro vuoti già quadrati a compimento degli ornati quattro belli affreschi

Abbiamo proposto un itinerario per chi è interessato a conoscerlo insieme alle sue opere. Ne vale la pena. E’ un itinerario che tocca tutte le chiese e le cappelle di Ormea ma se ne allontana anche, almeno fino a Bastia di Albenga, Acquetico e innumerevoli paesi circostanti. E forse potrebbe arrivare fino all’Egitto, se ci fosse un minimo di documentazione del passaggio di Arduino da quelle parti.

Noi, qui, abbiamo ritenuto di dover riconoscere a questo artista, un secolo dopo la sua scomparsa, il merito di aver arricchito soprattutto le zone sacre del territorio dove ha passato quasi tutta la vita, con opere di un’eleganza e di una piacevolezza rara. Opere così caratteristiche da essere riconosciute quasi sempre al volo per il loro stile, anche quando non si trova la firma del pittore. Opere spesso lasciate andare, del tutto prive di manutenzione, come se non valessero nulla. Opere qualche volta restaurate in modo così spaventoso da far temere più il restauro del degrado.

Per questo riportiamo (fig. 11) l’affresco raffigurante la Madonna di Valsorda, realizzato da Arduino nel 1880 su un pilone di Borgoratto, in comune di Garessio, restaurato nel 1989 da un certo Spinardi (la firma è in basso a destra) stravolgendone i colori e la composizione, per non parlare delle figure e dei visi, conciati in modo da renderli inguardabili. Come se l’affresco deteriorato non contasse nulla, come se chi l’aveva dipinto fosse stato un qualunque imbrattatele, come se non fosse possibile recuperarlo, visto che le parti essenziali – i visi, le figure, i colori – non erano ancora perduti.  Un discorso del tutto analogo a quello relativo all’olio su lamiera del pilone P. 064 (fig. 8), una Crocifissione che consideravamo il più bel dipinto di Arduino, rovinato nei primi mesi del 2011 da un pittore incaricato del restauro e che, oltre ad alterarlo completamente, dell’Arduino ricalcò perfino la firma. Il risultato si trova nella figura 12.

12. Il dipinto di Arduino La Crocifissione del Bungattu prima e dopo il restauro

E qui ci piace suggerire a tutti i lettori di osservare il dipinto su lamiera, esposto sul fondo del Pilone delle Caranche, sulla strada che conduce dalle case Airola a Perondo, passando per le case Gialatti. E di ammirare il modo con cui fu decorata

13. L’edicola d’el Caronche (P. 043) sulla strada da Gialatti per Perondo. Olio di Eugenio Arduino su lamiera di zinco

un’edicola di pochi metri quadrati, che aveva il solo scopo di dare un riparo ai passanti, funerali inclusi (fig. 13), su una carrareccia in mezzo alla montagna, a centinaia di metri dalla casa più vicina: unico frammento d’arte, che ora va pian piano disfacendosi per mancanza di cura e di manutenzione, neanche fosse uno straccio abbandonato in un fosso. Rappresenta la Madonna con Bambino tra San Giovanni Battista, San Lorenzo, San Giuseppe, San Francesco, San Maurizio e San Grato. E’ in cattivo stato di conservazione. Vale la pena di salvarla.

E vale la pena di creare un museo per raccogliervi le opere di Eugenio Ardoino sparse qua e là e quelle che, troppo esposte e indifendibili, rischiano in ogni caso di sparire per sempre.

E siccome abbiamo iniziato questo articolo partendo dall’autoritratto di Eugenio Arduino, ci è sembrato giusto chiudere le nostre quattro informazioni su questo pittore con un suo panorama di Ormea (fig. 14), dipinto nel 1878, quando la ferrovia non esisteva ancora e quando i suoi abitanti erano il triplo dell’attuale. Dove si vedono bene la Colla di Chionea, la valle dell’Armella, il castello un po’ meno malridotto di quanto sia oggi dopo le depredazioni del ‘900, la strada per Villaro e, sullo sfondo, il Pizzo e le Panne.

14. Ormea, panorama di Eugenio Arduino, 1897

 

Filippo Bonfiglietti

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