Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Borghetto S.Spirito/ Anno Domini 2122 (Terza puntata)

Il Sindaco di Borghetto è una donna: si chiama Ivanka Giordano, zia di Fabian. Il Partito di Maggioranza è il MUD (Movimento Unitario Democratico), del quale John MOHAMED è il segretario del locale circolo. Ivanka è una attiva sostenitrice del MUD: tutto ciò che il Partito decide è legge.

Ivanka ha una sorta di idolatria per il Partito.

Ed il Partito da molti decenni ha deciso che l’ex Oleificio non deve essere abbattuto.

Il Partito poi altro non è che la famiglia MOHAMED.

Il numero di visitatori che ogni anno giunge a Borghetto al solo scopo di fotografare con le Small Machine il monumento di archeologia industriale è in continua crescita.

Centinaia di migliaia di persone ogni mese, come in una sorta di pellegrinaggio, si recano all’ex Oleificio, che, naturalmente, si può ammirare solo all’esterno.

Il Partito ha deciso che chiunque voglia avvicinarsi alla fabbrica deve corrispondere una sorta di pedaggio pari a 10 supereuro e poi deve corrispondere la tassa di immagine pari ad identica somma.

E’ appena immaginabile l’enorme guadagno per le casse del Comune.

Il Consiglio Comunale del 2 agosto 2088 ha approvato la seguente norma: Chiunque pubblicamente dichiara che l’ex oleificio deve essere abbattuto è punito con l’arresto fino a dieci mesi.

Al termine della esecuzione della pena può essere bandito dal territorio del comune.

E’ altresì vietata qualunque stampa anche non periodica che appoggi chi sostiene che l’ex oleificio deve essere demolito.

Dunque la cittadinanza di Borghetto era molto timorosa anche per questo (non solo per la storia degli spiriti) e non voleva neanche sentir parlare dell’ex oleificio.

La minoranza era rappresentata dal PRO.

Il PRO era il Partito per il Recupero dell’Oleificio: esso aveva come obiettivo quello di creare una nuova industria olearia per sfruttare i grandi uliveti dei Prigliani, ma ciò avrebbe significato che la costruzione non era più annoverabile fra la categoria degli edifici di archeologia industriale.

Ivanka GIORDANO non ne voleva nemmeno sentire parlare ma tutti erano d’accordo su un punto: l’oleificio doveva restare in piedi.

C’era solo una persona che dissentiva all’interno del Consiglio Comunale: era una donna e si chiamava Angela FORTERO da Madonna degli Angeli.

Quando arrivò Conchita a Borghetto era appena terminato il processo contro Angela perché questa in Consiglio Comunale aveva dichiarato che l’ex Oleificio doveva essere abbattuto e al suo posto realizzato un centro per la diffusione della cultura.

Il processo ebbe inizio il 31 luglio 2012 e terminò il giorno successivo.

Tutta la popolazione aveva assistito ad esso ed aveva terminato la sua arringa l’avvocato difensore di Angela FORTERO, tale Palmiro BROGLI, che aveva affermato che Angela, nel sostenere che l’ex Oleificio doveva essere abbattuto e al suo posto creato un centro culturale, non sapeva quello che diceva.

Angela, infatti, si richiamava a vecchi documenti mai trovati dai quali risulterebbe che in passato c’erano a Borghetto persone che avevano sostenuto la necessità di abbattere l’oleificio per realizzare al suo posto un’ opera di utilità sociale.

Signori Giudici – disse l’avv. BROGLI – non può essere esistito in passato nessuno capace di sostenere simili tesi: l’oleificio è il nostro Faro e Angela è in preda a qualche strano demone. Al momento del fatto essa
era incapace di intendere e di volere. Troppo assurda la sua affermazione per considerarla proveniente da persona assennata.

Abbiate pietà: assolvetela per difetto di imputabilità !

Al processo testimoniò Don Federico, parroco di San Matteo, il quale rischiando l’arresto, anche se godeva dell’immunità ecclesiastica, aveva invitato i Giudici a considerare ingiusta la norma del 2 agosto 2088 e che forse era vero che, in passato, qualcuno aveva sostenuto che la fabbrica doveva essere demolita per essere costruito al suo posto un centro culturale.

I Giudici furono irremovibili e poiché la prova che nel passato qualcuno avesse sostenuto tali posizioni non c’era Angela doveva essere condannata.

E così avvenne: venti giorni di reclusione all’interno della Torre Rossa.

Quando Fabian e Conchita si trovano all’interno dell’Oleificio la notte del 9 agosto 2012 la paura, mista ad eccitazione, li avvolge.

Conchita e Fabian, nonostante fossero intimoriti da ciò che avevano scoperto, cercano di interpretare i segni che trovano su una delle pareti dell’ex Oleificio.

Il Grande Libro non si poteva leggere.

Occorrevano le chiavi per aprire la serratura che lo rendeva inaccessibile.

I due riflettevano e Fabian ebbe un intuizione osservando la parete del ventre dell’oleificio.

L’orologio, ivi raffigurato, indica l’ora, mentre “il numero atomico 90” è quello dell’elemento chimico del torio.

Ecco la prima parola disse Fabian :Oratorio

Si è vero – disse Conchita- ma il Santo e gli arnesi … non capisco.

Suvvia Conchita non essere ingenua: si tratta di San Giuseppe !! disse Fabian.

Sono arnesi da falegname: ecco risolto l’enigma.

E’ l’Oratorio di San Giuseppe che si trova in piazza del Depuratore (già piazza Madonna della Guardia) .

Nell’Oratorio si trova il famoso dipinto del Badaracco “Il miracolo della mula di S.Antonio di Padova“.

Don Federico – disse Fabian – è dei nostri.

Egli è il nostro capo.

Noi, infatti, abbiamo fondato un movimento carbonaro “Salviamo Borghetto. Abbattiamo l’Oleificio e realizziamo al suo posto un Centro Culturale“.

E’ un movimento illegale: il nostro compito è quello di trovare il Grande Libro e scoprire che cosa esso racconta.

La profezia vuole che solo con l’arrivo di una foresta esso verrà ritrovato.

Tu Conchita sei la nostra speranza e con te ho deciso di percorrere il tunnel che dalla parrocchia di San Matteo porta al ventre dell’Oleificio.

I due la notte del 10 agosto si recano all’Oratorio di San Giuseppe in compagnia di Don Federico ed esaminano attentamente quel luogo e il dipinto che ivi era racchiuso.

Trovano all’interno della balaustra dell’altare un codicillo: Exigere
veritas…… nello zolfo e nel potassio.

I tre sono perplessi.

Ma si – disse Don Federico – non può che trattarsi …. di San Matteo !!

Ascoltate: exigere in latino significa riscuotere.

Nell’antichità chi riscuoteva le tasse ? domandò con aria soddisfatta Don Federico ai due ragazzi.

Su forza spremete le meningi … il pubblicano !!

Matteo era un pubblicano e quanto allo zolfo e al potassio beh sono espressi dai numeri atomici 16 e 19.

Al capitolo 16 del versetto diciannove del Vangelo di San Matteo si parla delle chiavi che il Cristo consegnò a San Pietro …

Per tutti i lumi – esclamò Conchita – il Badaracco ha dipinto la Madonna con bambino e i santi Pietro, Erasmo e Antonio Abate e l’opera si trova nella Chiesa di San Matteo …

Ed allora ? disse Fabian

Dai Fabian le chiavi nel dipinto del Badaracco !! lo rimproverò lei.

Fabian sarcastico: che avessimo bisogno di chiavi per aprire il Grande Libro lo sapevamo fin dall’inizio…

Si Fabian disse lei esausta nel vederlo così pigro ma non sapevamo dove potessero trovarsi

E dove si trovano ?

Nella Chiesa di San Matteo ragazzo !! si fece sotto Don Federico.

Ma di preciso non sappiamo .. se ..forse.. chissà … può darsi che …nel dipinto del Badaracco…

Sta a vedere che ora le chiavi le ha il Badaracco !! sogghignò lui, mentre osservava Conchita in tutto il suo splendore.

Proprio così Fabian fece lei.

Si, forse chissà … esclamò Don Federico ma dobbiamo muoverci con prudenza.

Intanto quella notta Ivanka GIORDANO non poteva dormire e si aggirava per il paese con un brutto presentimento …

Giovanni Sanna

LA VIGNETTA DI PAMPOLINI

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G.Sanna

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